{"id":258,"date":"2015-05-28T09:44:49","date_gmt":"2015-05-28T07:44:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=258"},"modified":"2015-05-28T10:41:02","modified_gmt":"2015-05-28T08:41:02","slug":"charles-pollock-stessi-geni-di-jackson-ma-non-genio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/charles-pollock-stessi-geni-di-jackson-ma-non-genio\/","title":{"rendered":"Charles Pollock, stessi geni di Jackson, ma non genio"},"content":{"rendered":"<p>La veneziana Peggy Guggenheim Collection, nella sede di Ca\u2019 Venier, ci invita a una retrospettiva di Charles Pollock, 1902-1986, molto utile perch\u00e9 vi apprendiamo cose forse non di pubblico dominio. Charles era il primogenito di cinque fratelli tra cui il celeberrimo Jackson, venuto dieci anni dopo, \u00e8 ovviamente il pi\u00f9 celebre e ben noto. Ma purtroppo i \u201cgeni\u201d, intesi come il plurale di \u201cgene\u201d, non hanno nulla a che fare col genio, e dunque i due Pollock di geni in comune, nel primo senso, ne avevano tanti, a cominciare dalla fisionomia. <!--more--> In mostra infatti e in catalogo compare una foto di Charles, eseguita durante un suo soggiorno romano, a otto anni dalla scomparsa del fratello, in cui sembra quasi di vedere quest\u2019ultimo redivivo, solo con lineamenti pi\u00f9 fermi e sicuri di s\u00e9, laddove il cucciolo di famiglia ci \u00e8 sempre apparso tormentato, crucciato. Ma di genio Charles ne ebbe poco, anche se le rispettive vite si svolsero in un sostanziale parallelismo, anzi, forse tocc\u00f2 al maggiore prendere per mano il minore e fargli compiere i passi principali delle rispettive carriere, ma dobbiamo insistere sul solito tasto. Dove il percorso di Charles rivela buona volont\u00e0, diligenza di esecuzione, pulizia mentale, l\u2019altro invece abbatte le dighe, procede con zampate furiose. Prima tappa comune, l\u2019incontro con Thomas Hart Benton, il rappresentante del regionalismo statunitense, del tutto immune dai lieviti provenienti dalle avanguardie europee, intento a tracciare la cronaca di tanti fatterelli locali, con alacre spirito aneddotico. Ma appunto Charles sgrana ancor pi\u00f9 le figure, le spacchetta, per cos\u00ec dire, mentre Jackson le spinge a un abbraccio, a una fusione reciproca. Poi ancora, spostandosi verso Est e marciando su New York, entrambi, negli anni Trenta, incontrano la benemerita Works Progess Administration lanciata dal presidente Roosvelt, una grande iniziativa rientrante nel new deal, nei rimedi promossi contro la disoccupazione in ogni settore, che per l\u2019arte prevedeva il finanziamento di grandi murali, sulla scorta del muralismo messicano. Un progetto illuminato, di cui si dovrebbe ricordare il nostro ministro Franceschini, invece che impegnarsi in pedanti operazioni burocratiche di ridistribuzione di titoli tra le varie pinacoteche italiane. Ancora una volta i due insieme avevano apprezzato il grande esempio di Orozco, ma al solito Charles scioglieva, distendeva, quanto invece il fratello pi\u00f9 dinamico aggrovigliava, stringeva in nodi unitari. Ma soprattutto, quest\u2019ultimo riusc\u00ec ad abbeverarsi alla lezione pi\u00f9 incalzante e trascinante degli artisti europei, al surrealismo di Masson, Mir\u00f2, Ernst, volto gi\u00e0 a fare le prime prove in direzione di una gestualit\u00e0 risentita, e ci stava anche l\u2019influsso del Picasso pi\u00f9 barbarico e aggressivo. Invece, se Charles guardava verso l\u2019Europa, era semmai per rubare le mosse pur sempre pausate e calligrafiche dell\u2019\u201dEcole fran\u00e7aise\u201d, diciamo tra Bissi\u00e8re, Singier e altre cose simili. Insomma, egli non conflu\u00ec in una evidente Scuola di New York, non ne ebbe mai la tessera ad honorem, e anzi, in qualche misura ne rifugg\u00ec, sentendosi attratto da soluzioni pi\u00f9 pacate quali venivano proprio coltivate al di qua dell\u2019Atlantico. Nella sua esistenza, sicuramente pi\u00f9 saggia e meglio amministrata rispetto al fratello, che non per nulla sarebbe scomparso immaturamente, Charles soggiorn\u00f2 a lungo sia a Roma sia a Parigi, dove addirittura spense i suoi giorni, e dunque condusse una specie di inversione delle parti, mentre cio\u00e8 da noi, ad anni Cinquanta inoltrati, giungeva, sconvolgente e provocatoria, la lezione di Jackson, assieme quella degli altri rappresentanti della Scuola di New York, lui ader\u00ec, nell\u2019Urbe, alle mosse pi\u00f9 sciolte e tranquille di un Dorazio, o comunque di un astrattismo molto regolare, a maglie larghe, ben lontano, per esempio, dall\u2019inserimento delle materie brute che da parte di Alberto Burri erano impiegate per mettere in crisi certe gabbie geometriche altrimenti troppo tranquille, come lo erano in quello yankee in fuga dai furori patrii, forse perch\u00e9 da lui avvertiti come arrischiati ed estremisti in eccesso. Tanto che, semmai,  egli si poteva riconciliare con la madre patria quando anche sulla scena di New York, spentisi i sussulti della stagione dell\u2019Espressionsmo astratto, il panorama si distendeva in una nuova astrazione, come promossa per esempio da Morris Louis. Che era quasi un modo a posteriori, circa un ventennio dopo, di prendere le distanze da quel fratello a lui accomunato da tanti \u201cgeni\u201d, ma distanziato dall\u2019aver portato la croce di un \u201cgenio\u201d  scomodo e incontenibile.<br \/>\nCharles Pollock, a cura di Philip Rylands, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, fino al 14 settembre, cat. Marsilio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La veneziana Peggy Guggenheim Collection, nella sede di Ca\u2019 Venier, ci invita a una retrospettiva di Charles Pollock, 1902-1986, molto utile perch\u00e9 vi apprendiamo cose forse non di pubblico dominio. 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