{"id":2840,"date":"2022-08-05T10:32:25","date_gmt":"2022-08-05T08:32:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=2840"},"modified":"2022-08-05T10:32:25","modified_gmt":"2022-08-05T08:32:25","slug":"picasso-grande-giocoliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/picasso-grande-giocoliere\/","title":{"rendered":"Picasso, grande giocoliere"},"content":{"rendered":"<p>Sempre dalla mia fonte principale di informaz\u00econe, Artforum, apprendo che nel prossimo ottobre al Mus\u00e9e Royal de Beaux Arts di Bruxelles si terr\u00e0 una mostra sul quesito di quale sia stato il rapporto di Picasso con l\u2019arte astratta. Pare che i curatori ammettano per primi che si \u00e8 trattato di un rapporto ambiguo e incerto. Per quanto mio riguarda, ho sempre messo in dubbio l\u2019uso di questa nozione per l\u2019intera arte contemporanea, invitando a ritrovare l\u2019origine etimologica del vocabolo, perch\u00e9 ci sia astrazione occorre la presenza di una qualche figura di cui appunto si astraggono, cio\u00e8 si stilizzano i tratti essenziali, senza inventarli di sana pianta. In \u00a0\u00a0\u00a0 questo senso \u00e8 stata astratta tutta una fase del contemporaneo corrispondente al Simbolismo di Gauguin, Nabis e compagni, mentre per gli esiti considerati astratti da Mondrian e altri sarebbe meglio parlare di arte concreta, che cio\u00e8 prescinde da ogni riferimento o spunto tratto dalla realt\u00e0 e introduce invece elementi \u201cconcreti\u201d, dal repertorio delle forme geometriche che giace in ogni essere umano. Se si accetta questa nozione di arte concreta, essa non vale nel caso di Picasso, la cui arte ha sempre avuto bisogno di partire da elementi, figure, soggetti e spunti provvisti di qualche esistenza, praticando poi su di essi interventi dinamici, inventivi, indirizzati in tutti i sensi, volti a geometrizzarli, come nella fase cubista, o al contrario a recuperarli da antichi depositi, come \u00e8 avvenuto nella sua fase anni Venti, Ma in genere PIcasso, dopo la fase eroica e sperimentale durata fino al 1930 circa, \u00e8 divenuto un giocoliere spregiudicato, pronto a stilizzare, ma anche a prendere forme dalla realt\u00e0, sottoponendole a ogni possibile trasformazione. In proposito io ho utilizzato il vecchio titolo di Victor Hugo, <em>Le roi<\/em><em>s\u2019amuse<\/em>, da cui il nostro Verdi ha tratto il Rigoletto. Da parte dell\u2019artista catalano, nulla di tragico, ma appunto un gioco spinto, compiaciuto, sempre vario e imprevedibile negli esiti, magari anche con cadute nell\u2019irrilevanza e nel cattivo giusto, come in tutta la produzione ceramica. E anche quello che pare il suo capolavoro assoluto, il massimo suo tributo ai nostri anni drammatici, <em>Guernica<\/em>, non \u00e8 ben chiaro dove quelle sagome siano davvero tragiche, o non invece delle eleganti stilizzazioni, non troppo diverse da quelle che il grande artista eseguiva a scopo commerciale sulle ceramiche, o in una produzione comunque leggera.\u00a0 In Picasso, cos\u00ec, c\u2019\u00e8 da mettere in dubbio non solo il suo contributo alla causa dell\u2019astrazione, ma anche quello ai drammi del nostro tempo. In lui la volont\u00e0 di fare stile, di meravigliarci con le sue acrobazie grafiche e pittoriche, superava ogni possibile esito tragico o drammatico. Bisogna per\u00f2 riconoscergli appunto il merito di aver mantenuto aperta la via della sperimentazione, mentre tanti altri maestri del Novecento si sono bloccati in formule fisse, via via sempre pi\u00f9 stanche e ripetitive. Un crimine che in lui non si \u00e8 mai compiuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sempre dalla mia fonte principale di informaz\u00econe, Artforum, apprendo che nel prossimo ottobre al Mus\u00e9e Royal de Beaux Arts di Bruxelles si terr\u00e0 una mostra sul quesito di quale sia stato il rapporto di Picasso con l\u2019arte astratta. Pare che i curatori ammettano per primi che si \u00e8 trattato di un rapporto ambiguo e incerto. 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