{"id":3013,"date":"2023-02-03T11:43:27","date_gmt":"2023-02-03T10:43:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=3013"},"modified":"2023-02-03T11:43:27","modified_gmt":"2023-02-03T10:43:27","slug":"paolini-tra-tesi-e-antitesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/paolini-tra-tesi-e-antitesi\/","title":{"rendered":"Paolini tra tesi e antitesi"},"content":{"rendered":"<p>Oggi faccio eccezione all\u2019abitudine di accoppiare ogni settimana a un intervento sull\u2019arte uno dedicato alla narrativa, non avendo sottomano nulla di valido in questo settore, mentre mi si offre un caso di straordinaria evidenza per illustrare ulteriormente quanto ho affidato ai miei <em>Protagonisti<\/em>. Si tratta della mostra di Giulio Paolini in atto presso la Galleria Bonomo di Rona, filiazione della sede di Bari in cui abbiamo visto apparire tanti artisti tipici di stagioni passate. Paolini \u00e8 un eccellenete campione della seconda fase, per dirla secondo lo schema ternario che ora vorrei adottare al seguito di Hegel. Egli rappresenta al meglio quella virata che, pur nel seno del concettuale, dell\u2019arte povera e simili, insomma delle tipiche concezioni del \u201968, ha impresso una svolta verso, diciamo cos\u00ec, una specie di \u201carte ricca\u201d, che si compiace di saccheggiare il museo. Ma nello stesso tempo Paolini non viene meno alla consegna do quei tempi, tenendosi ben lontano dall\u2019adottare il colore, ragione per cui non ho potuto prenderlo, nel mio saggio, come perfetto campione dell\u2019antitesi, quali invece mi sono sembrati Ontani e Salvo, che si sono spinti pi\u00f9 in l\u00e0, non avendo paura di sfociare in un colorismo qualche volta addirittura sfacciato, ma mai dimentio di quelle vecchie sponde da cui prendere le mosse, il che li fa perfetti campioni dell\u2019antitesi, molto diversi quindi da Katz, Hockney, Murakami e via elencando cio\u00e8 da quegli artisti che pur adottando apertamente il colore, lo fanno in modi leggeri, senza cadere nella citazione di un qualche passato. Paolini si ferma alle soglie di un traguardo del genere, il che non vuole affatto implicare una diminuzione di valore per la sua arte, ma solo segnalare il caso assolutamente straordinario di un artista che certo si avvia sulla strada del richiamo del museo, ma mantiene una invalicabile riserva sulla possibilit\u00e0 do adtare un colorismo pieno. Proprio nell\u2019opera della mostra romana di cui dispongo certo c\u2019\u00e8 un perfetto ricorso alle armi di cui l\u2019artista torinese sa cos\u2019 bene fare uso, visioni di statue, frammenti buttati all\u2019aria, come di un collezionista che mette in voluto disordine le sue carte, o getta i dadi per una sapiente giocata. E tra questi sapienti enigmi e misteri disegnati con rigore appaiono pure note di colore, che per\u00f2 si fermano al ricorso all\u2019azzurro, che \u00e8 come una concessione minimale. L\u2019azzurro fa fare appena un piccolo passo in avanti rispetto al candore della pagina bianca, pi\u00f9 cara a Paolini per la sua indubbia eredit\u00e0 dal concettuale, C\u2019\u00e8\u2019 in lui come uno sbarramento che lo ferma nella scala cromatica, non gli permette di effettuare passi risoluti in avanti, lo ferma a mezza strada, appunto a un azzurro pallido, ammalato proprio di concettualismo, nel che, beninteso, sta una delle ragioni du fascino proprie di queste opere. Insomma, una via di mezzo tra tesi e antitesi, il tutto ben lontano dalle sintesi che oggi ci propongono artisti ben pi\u00f9 risoluti, ance perch\u00e9 tallonati dall\u2019esigenza di andare oltre quanto hanno fatto i loro immediati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi faccio eccezione all\u2019abitudine di accoppiare ogni settimana a un intervento sull\u2019arte uno dedicato alla narrativa, non avendo sottomano nulla di valido in questo settore, mentre mi si offre un caso di straordinaria evidenza per illustrare ulteriormente quanto ho affidato ai miei Protagonisti. 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