{"id":304,"date":"2015-07-12T10:17:41","date_gmt":"2015-07-12T08:17:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=304"},"modified":"2015-07-12T10:17:41","modified_gmt":"2015-07-12T08:17:41","slug":"leoncillo-e-moreni-il-riscatto-del-meno-verso-il-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/leoncillo-e-moreni-il-riscatto-del-meno-verso-il-piu\/","title":{"rendered":"Leoncillo e Moreni: il riscatto del &#8220;meno&#8221; verso il &#8220;pi\u00f9&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi si sono tenuti importanti convegni per ricordare due figure dominanti del nostro secondo Novecento, Mattia Moreni e Leoncillo Leonardi. Parto dal  secondo dei due, anche se venuto un momento dopo, il 9 e 10 luglio, ottimamente organizzato a Spoleto da una docente dell\u2019Universit\u00e0 di Perugia, Stefania Petrillo, e da una nipote dell\u2019artista, Anna Leonardi, senza dubbio pi\u00f9 ricco dell\u2019altro, in quanto dalla natia Umbertide Leoncillo si \u00e8 spostato e ha svolto quasi tutta la sua purtroppo breve carriera a Roma, e dunque attorno alla sua memoria si \u00e8 stretto il fior fiore della critica dell\u2019Urbe, anche se per ragioni contingenti un trio dominante, Calvesi, Crispolti, Boatto, si sono limitati  a inviare testimonianze in assenza, ma c\u2019erano Rubiu, Cor\u00e0,  Mantura, Claudia Terenzi, Fabio Sargentini, e poi via via, a cerchi allargati, Toscano, Bonomi, Tomassoni, Messina, e pure pi\u00f9 giovani presenze come Tonelli. Tuttavia, pur nel coro unanime delle lodi, traspariva una punta d\u2019amarezza nel riconoscimento che no, Leoncillo non ce l\u2019ha fatta a diventare un nome di riferimento di prima classe, anche a livello internazionale, al pari del conterraneo Burri o di Fontana. Ancora peggio se l\u2019attenzione si sposta sull\u2019altro grande protagonista a Nord quale fu Mattia Moreni, ricordato nel week precedente in un luogo magnifico ma decentrato e solitario sulle colline del Monferrato, in una residenza di famiglia in cui una delle due figlie dell\u2019artista, Francesca, ha raccolto una impressionante testimonianza delle molte tappe del genitore, ma ha dovuto fare tutto da s\u00e9, col solo intervento, se si parla di critici di professione, di Martina Corgnati e dello scrivente. Questa solitudine moreniana \u00e8 il derivato di un\u2019esistenza nomadica, con degli alti picchi di notoriet\u00e0 e volontarie cadute in assoluta antitesi a quanto richiedono i fasti della notoriet\u00e0. Eppure, a un\u2019indagine statistica, Moreni risulterebbe il nostro artista pi\u00f9 promosso su una ribalta internazionale, o quanto meno parigina, per tutti gli anni Cinquanta, lui emerso da una Torino che era pur sempre il terzo polo della nostra vita culturale, dove aveva fatto a tempo a ricevere l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019artista pi\u00f9 contrario alla dittatura di Felice Casorati, cio\u00e8 Luigi Spazzapan, per poi trasmettere quei lieviti al capofila della futura Arte povera, Mario Merz, che comincia proprio come continuatore delle scariche energetiche di Mattia. Inoltre Torino era la sede eletta del fondatore dell\u2019Informale europeo, Michel Tapi\u00e9, che infatti fu pronto a trasportare Mattia sulle rive della Senna e a farne un astro internazionale, esponendolo assieme a Fautrier, Dubuffet, Pollock, Tobey, i Cobra, su un piede di totale parit\u00e0 con Burri e Fontana. Allora, nella Ville Lumi\u00e8re, il grande Mattia risiedeva addirittura in una vecchia sede del Moulin Rouge, da cui per\u00f2 decise a un tratto di andarsene per ristabilire un contatto diretto e davvero bruciante con i valori della terra, ricercata in Romagna fino alla fine dei suoi giorni.<br \/>\n   Presente, con infinita devozione verso questi due grandi protagonisti in entrambe le occasioni, mi sono chiesto, coram populo, perch\u00e9 le loro attuali quotazioni,  di critica e anche di mercato, siano alquanto scarse, se confrontate rispetto a quelle dei compagni di via sopra menzionati. Mi pare che la critica, nazionale e internazionale, col famigerato seguito o prolungamento dei \u201ccurators\u201d, sia vittima di un pregiudizio paradossalmente anacronistico. Tutti ammetterebbero che i nostri tempi sono caratterizzati dal clima postmoderno, salvo poi ad aprire una querelle nel tentativo di fissarne i connotati, comunque di rottura e contrapposizione col modernismo, direbbe la critica USA, o col Movimento moderno, come si disse in architettura fissando al meglio i tratti delle prime avanguardie storiche. Si sa che proprio quel clima si concentr\u00f2 nel detto \u201cless is more\u201d, e cio\u00e8, \u201cmeno fai e meglio \u00e8\u201d, da qui una prelazione continua a favore del monocromo, di opere che tendano a uno zero, sia cromatico che gestuale. Per fortuna il postmoderno, per esempio per la bocca di Bob Venturi, architetto dominante di questa attuale temperie, ha capovolto la frase dichiarando che \u201cless is boring\u201d, cio\u00e8 questa opzione a favore del \u201cmeno\u201d \u00e8 una noia da respingere. Si potrebbe anche aggiungere la massima in romanesco \u201cCome te movi, te furmino\u201d. Ebbene, i nostri due sono vittime di questo dominante, per quanto fuori tempo e luogo, pregiudizio. Leoncillo \u00e8 stato un esempio di volont\u00e0 estrema a caricare comunque le opere, a renderle parossistiche, frementi di vitalismo, a cominciare dalla scelta univoca di un materiale per se stesso vitale, organico come la creta-ceramica-terracotta, antimodernista per eccellenza, tale cio\u00e8 da eliminare da s\u00e9 la grammatica del diedri, del geometrismo a facce ben squadrate, meglio ottenibile invece col marmo o col bronzo. Una opzione del genere, senza volerne fare qui la ricca storia nell\u2019arte nostrana, \u00e8 stata altrettanto bene sostenuta proprio da una di quelle esistenze vicine a Leoncillo, ma che ora riescono ad andare pi\u00f9 lontano. Mi riferisco alle magnifiche ceramiche di cui \u00e8 stato esecutore Lucio Fontana sul finire degli anni Trenta, quando svilupp\u00f2, per dirla con Crispolti, una magnifica carriera barocca, di cui per\u00f2 gli attuali cultori del \u201cmeno\u201d vorrebbero scordarsi, o quasi depennare dal suo profilo per renderlo pi\u00f9 degno di confluire nel main stream di un monotono formalismo. Nell\u2019occasione ho dichiarato che darei tutti i noiosi, ripetitivi, stereotipati tagli cui Lucio poi si \u00e8 dato a favore di una ben assortita selezione di ceramiche barocche, le stesse che poi rendono credibili i tagli quando vengono inflitti dal maestro italo-argentino sulle Nature, aprendo in esse degli oscuri penetrali nei segreti della vita e della materia. Senza per\u00f2 nulla togliere alla forza dei neon, che Fontana sapeva infliggere cos\u00ec bene come laceranti scudisciate nello spazio. Quanto a Burri, non dimentichiamo che nella seconda parte della sua carriera ha lasciato cadere la forse falsa e abusiva maschera informale, del pur esaltante periodo delle tele di sacco e delle combustioni, per approdare al cimitero mortuario dei cellotex, come dire, pane, anzi ostia consacrata per i denti, per gli stomaci asfittici degli appartenenti all\u2019international system, pronti a comunicarsene devotamente, mentre riesce loro assai arduo ingurgitare i frementi grumi leoncilliani.<br \/>\n   Lo stesso, e ancora peggio, va ripetuto per l\u2019altro \u201cassentato\u201d d\u2019ufficio dalla nostra scena, Moreni, che certo in ogni momento della sua attivit\u00e0 ha inseguito il \u201cpi\u00f9\u201d, un urlo, un diapason di energie, inoltre \u00e8 incorso in un secondo reato, forse ancor pi\u00f9 grave,  di cui invece non pu\u00f2 essere incolpato Leoncillo, artista di ferrea coerenza nelle sue mosse. Moreni, al contrario, di stagione in stagione ha mutato pelle, come certi insetti, e dunque dopo la fase informale ha preso di mira gli oggetti, naturali o artificlali, dagli alberi di mele alle angurie, in dialogo lontano con i Pop, con Oldenburg, per esempio. E poi ancora \u00e8 entrato in collusione con i graffitisti statunitensi, con i \u201cwriters\u201d, quasi emulo dei bellissimi murali di Basquiat, percorsi pure da scritture tracciate con una corsivit\u00e0 volutamente elementare. Tante fasi che hanno disorientato la critica, abituata a immobilizzare la propria preda e a ingerirla in tutta tranquillit\u00e0. Per l\u2019internazionale della critica \u00e8 molto meglio avere a che fare con Emilio Vedova, che in definitiva ha sempre continuato il suo gioco delle non so quante carte, movimentandole agli occhi del pubblico, e inoltre non dimentichiamo che alle sue spalle c\u2019\u00e8 sempre stata la nobile Venezia, mentre Moreni si \u00e8 ficcato in localit\u00e0 marginali e fuori mano. Dunque, in conclusione, inutile incolpare fattori esterni, il mercato, le strutture espositive sia pubbliche che private. La colpa maggiore della non adeguata valutazione di questi nostri due grandi sta nel manico, nella mentalit\u00e0 \u201cminimalista\u201d dell\u2019intero attuale sistema dell\u2019arte, nel suo stomaco abituato solo a una dieta per anoressici, fatta di brodini e di smunte bistecchine.    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi si sono tenuti importanti convegni per ricordare due figure dominanti del nostro secondo Novecento, Mattia Moreni e Leoncillo Leonardi. 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