{"id":3110,"date":"2023-05-19T10:31:52","date_gmt":"2023-05-19T08:31:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=3110"},"modified":"2023-05-19T10:31:52","modified_gmt":"2023-05-19T08:31:52","slug":"la-fondazione-menna-binga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/la-fondazione-menna-binga\/","title":{"rendered":"La Fondazione Menna.Binga"},"content":{"rendered":"<p>Dal solito Artribune apprendo che \u00e8 nata la Fondazione Filiberto Menna-Tommaso Binga, buona idea, forse anch\u2019io ne dovrei fare una con mia moglie Sandra Borgoge\u00eclli, I due erano molto diversi, non credo solo per differenziarsi, come pure era successo tra Mafai e Raphael, per non farsi concorrenza nella pittura. Binga, che era i nomignolo con cui la moglie di Filiberto era chiamata, o si chiamava lei stessa da piccola, sembrava diversa dal marito per scelte originarie, senza secondi fini. Con Filiberto ho avuto un dialogo amichevole e pacifico per tutta la sua carriera. La sua era cominciata tardi, dopo i trent\u2019anni, All\u2019inizio avevamo militato, come tutti i giovani degli anni Cinquanta e primi Sessanta, nell\u2019Informale, poi eravamo passati alla Pop Art, ma gi\u00e0 qui si poteva notare la differenza tra di noi, che del resto si allargava in una specie di disfida tra Roma e il Nord. I Romani stavano adottando quella linea analitica di cui Menna si sarebbe poi fatto convinto sostenitore, cio\u00e8 fredda, rigorosa, \u201cpura\u201d, come dicevo io allora, che invece propendevo per una linea \u201cimpura\u201d, o, per dirla in termini filosofici, sintetica, come gi\u00e0 era avvenuto in una mostra torinese del \u201977, voluta da Paolo Fossati, fatta alla GAM di Torino, che aveva ancora i muri inclinati provocatoria idea del costruttore, non ricordo pi\u00f9 chi fosse stato, col pretesto che cos\u00ec si prendeva meglio la luce filtrante dai lucernai del soffitto, Ma di fatto bisognava mettere dei pannelli per raddrizzare le pareti. E allora fu chiara la distinzione, con Menna paladino di una linea analitica, geometrizzante, io invece di una linea sintetica, ma entrambi in definitiva alleati contro una linea di realismo sostenuta da Del Guercio. Gi\u00e0 un decennio prima c\u2019era stato un segnale chiaro delle mie scelte \u201cequivoche\u201d e ambigue, cos\u00ec pensavano i colleghi romani, in quanto avevo accolto Domenico Gnoli coi suoi esiti para-surrealisti, convincendo l\u2019amico Rumma, salernitano, quindi tenuto a parteggiare per Menna, ad acquistarne un dipinto, severamente criticato da Filiberto, che lo convinse a disfarsi di quell\u2019opera, giudicata trasgressiva della linea rigorista. In vista della Biennale di Venezia del \u201890 eravamo stati designati entrambi a curare la partecipazione italiana, e sarebbe stato il confronto decisivo tra noi due, ma la malattia si era impadronita di lui, mettendolo fuori combattimento, tanto che si corse ai ripari trasferendomi nel comitato di selezione per \u201cAperto\u201d, il che fra l\u2019altro mi permise di puntare decisamente su Jeff Koons, alle sue prime apparizioni.<\/p>\n<p>Tommaso Binga invece aveva optato per la performance, che organizzava in un luogo speciale, detto Il Lavatoio contumaciale. Ricordo soprattutto una sua eccellente invenzione, che era del confessionale automatico, dove un normale confessionale chiesastico veniva trasformato in una macchinetta automatica, che con voce metallica intimava al cliente \u201cda quanto tempo non ti sei confessato ?\u201d, e cos\u00ec via, come per prendere un caff\u00e8. Una prestazione superba, tanto che mi era venuta l\u2019idea di farmi quasi impresario organizzando una prestazione del genere e accostandola ad altre analoghe per portarle in giro in teatri d\u2019Italia che fossero aperti alla sperimentazione, ma poi non riuscii a farne nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal solito Artribune apprendo che \u00e8 nata la Fondazione Filiberto Menna-Tommaso Binga, buona idea, forse anch\u2019io ne dovrei fare una con mia moglie Sandra Borgoge\u00eclli, I due erano molto diversi, non credo solo per differenziarsi, come pure era successo tra Mafai e Raphael, per non farsi concorrenza nella pittura. 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