{"id":385,"date":"2015-10-03T14:32:34","date_gmt":"2015-10-03T12:32:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=385"},"modified":"2015-10-03T14:32:34","modified_gmt":"2015-10-03T12:32:34","slug":"domenicale-4-10-15","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/domenicale-4-10-15\/","title":{"rendered":"Domenicale 4-10-15"},"content":{"rendered":"<p>Qualche volta l\u2019arte pu\u00f2 suggerire soluzioni alla politica. Nell\u2019ambito della prima oggi furoreggia l\u2019endiadi \u201cglocalismo\u201d, dove il globale risulta fuso col locale. Ebbene, a una simile sintesi dovrebbero aspirare i territori che pretendono di distaccarsi da un governo centrale, alla ricerca non di autonomia, il che appare del tutto lecito, bens\u00ec di indipendenza,  che invece si presenta come soluzione troppo drastica, forzosa, non in accordo con lo spirito dei tempi. Il caso pi\u00f9 drammatico \u00e8 quello dell\u2019Ucraina, in cui le regioni dell\u2019Est vogliono andarsene e congiungersi alla Russia, a costo di scontri in armi e versamento di sangue. In proposito ho gi\u00e0 ricordato la soluzione ragionevole raggiunta da noi nel caso dell\u2019Alto Adige, o Sud Tirolo, un territorio, diciamolo pure, di prevalenti tradizioni tedesche, a cominciare dalla lingua. Agli abitanti di ceppo tedesco noi abbiamo accordato piena autonomia, e da quel momento sono cessati gli scontri, gli attentati. Anche un\u2019autorit\u00e0 come Romano Prodi, in una intervista a Scalfari sulla Repubblica di oggi, ha ricordato una simile eccellente soluzione, cui dovrebbe ispirarsi anche la Catalogna, evitando la pretesa di staccarsi dal resto della Spagna, e il discorso potrebbe valere anche per i Paesi Baschi, anche loro mossi da lieviti separatisti. Rivolgendo lo sguardo ad altre zone d\u2019Europa, abbiamo pure il teso contrasto in Belgio tra la parte francofona del paese e quella fiamminga. In tutti questi casi, sembra proprio inutile mirare a soluzioni indipendentiste. La tutela di radici, tradizioni, interessi, anche di natura linguistica, pu\u00f2 coesistere con una rete pi\u00f9 ampia di rapporti, senza che tra le due componenti debba scaturire necessariamente un conflitto. Al contrario, l\u2019inseguire con caparbiet\u00e0 un proprio \u201cparticulare\u201d pu\u00f2 riuscire di impedimento al godimento di strutture unitarie di larga portata. Vediamo per esempio il tema cruciale della lingua. A Barcellona e dintorni \u00e8 giusto tutelare la vitalit\u00e0 del catalano, che possiede senza dubbio una sua nobilt\u00e0, lo sappiamo anche noi, data la sua affinit\u00e0 con i dialetti liguri e insulari della Sardegna e  della Corsica, ma il casigliano \u00e8 assai pi\u00f9 diffuso, e perfino facile da parlare, anzi, costituisce l\u2019unica lingua che pu\u00f2  contendere a livello mondiale la altrimenti indiscussa supremazia dell\u2019inglese. Il francese \u00e8 in declino, ma certamente ha una diffusione ben maggiore rispetto al fiammingo che i secessionisti delle province nordiche del Belgio vorrebbero imporre, n\u00e9 per loro sarebbe consigliabile trincerarsi nel tedesco, lingua anch\u2019essa di limitata diffusione, piaccia o no ai sogni di egemonia nutriti dalla Merkel.<br \/>\n   Un altro tema del giorno \u00e8 il rilancio del ponte sullo Stretto, partito da Alfano, e preso a sberleffi da gran parte dell\u2019opinione pubblica, soprattutto di sinistra, sia per una sfiducia o denigrazione delle schegge che si staccano dal ceppo del berlusconismo, vedi il caso di Verdini e soci, sia per la ripresa di un\u2019opera pubblica considerata inutile e superflua. Ora, sul primo fronte, la sinistra dovrebbe benedire ogni caso in cui dallo iceberg Berlusconi, a suo tempo monumentale e compatto, si stacchino dei blocchi pi\u00f9 piccoli. Magari questi si disciolgono, ma intanto hanno intaccato e messo in crisi quella mole, e dunque, la sinistra dovrebbe apprezzare. Inoltre, se non si ha fiducia nei \u201ccapitani coraggiosi\u201d dell\u2019iniziativa privata, se si crede nell\u2019interventismo dello stato per creare occasioni di lavoro, perch\u00e9 assumere espressioni di dileggio ogni volta che balenano appunto ipotesi di grandi opere? Ponti lunghi sono stati costruiti in tanti Paesi, lo ha fatto con ben due esempi San Francisco, si pensi al classico Golden Gate e anche all\u2019altro ponte, ancor pi\u00f9 lungo, che mette capo alla citt\u00e0 satellite di Oakland, eppure quella \u00e8 zona sismica, in  perenne attesa del \u201cbig one\u201d, cio\u00e8 di un terremoto che potrebbe essere disastroso, ma ci\u00f2 non ha impedito di costruire malgrado tutto.  Ritengo poi nefasta l\u2019influenza dei Verdi quando combattono contro le estensioni dell\u2019alta velocit\u00e0, e quando hanno patrocinato e vinto la causa dell\u2019abolizione delle centrali termonucleari nel nostro Paese, obbligandoci ad acquistare energia elettrica dalle centrali della vicina Francia, che restano in pieno esercizio  e producono larghi margini di profitto.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche volta l\u2019arte pu\u00f2 suggerire soluzioni alla politica. Nell\u2019ambito della prima oggi furoreggia l\u2019endiadi \u201cglocalismo\u201d, dove il globale risulta fuso col locale. 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