{"id":403,"date":"2015-10-18T09:30:34","date_gmt":"2015-10-18T07:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=403"},"modified":"2015-10-18T09:30:34","modified_gmt":"2015-10-18T07:30:34","slug":"un-consiglio-al-mast-piu-posmoderno-per-favore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/un-consiglio-al-mast-piu-posmoderno-per-favore\/","title":{"rendered":"Un consiglio al MAST: pi\u00f9 posmoderno, per favore"},"content":{"rendered":"<p>   Elisabetta Seragnoli \u00e8 una abile e fortunata imprenditrice industriale di Bologna e dintorni che generosamente dedica una parte del surplus delle sue entrate ad opere di mecenatismo. In tale suo ruolo non le \u00e8 mancato di recente un riconoscimento con visita da parte del nostro premier Matteo Renzi. Le sue iniziative benefiche si rivolgono al settore ospedaliero, ma non mancano di riguardare anche le arti, nel cui ambito ha voluto la costruzione di una Manifattura Arti Sperimentazione e Tecnologia, il che porta alla sigla MAST, secondo l\u2019attuale brillante strategia di acrostici su cui oggi stesso insiste la \u201cLettura\u201d del \u201cCorriere\u201d. Di tutto ci\u00f2 il pubblico bolognese non pu\u00f2 che manifestarle gratitudine ed encomio. Per\u00f2, come si direbbe nel nostro dialetto, \u201cbrisa par criticher\u201d, non mi sento di esimermi dal muovere qualche rilievo critico. L\u2019edificio del MAST, affidato allo studio Labics di Roma (anche questo, suppongo, un acronimo), purtroppo risponde alle regole alquanto passate del Movimento moderno, rispetta cio\u00e8 un\u2019ortodossia alla Gropius e compagni Se fosse stato innalzato negli anni Venti, sarebbe un gioiello di cui Bologna potrebbe menare vanto. Si aggiunga che nello spiazzo esterno, in perfetto coerenza con questa scelta, si agitano le pale meccaniche di uno scultore alquanto estraneo ad ogni nostra tradizione quale Mark di Suvero. Inoltre, la dedica stessa di questo pur prezioso padiglione a celebrare le glorie dell\u2019industria appare anch\u2019essa alquanto demod\u00e9e, considerato anche che al codice genetico di Bologna \u00e8 estranea una presenza di imprese di industria pesante, di stampo macroscopico, le si addicono assai di pi\u00f9 le imprese di taglio agile, quasi all\u2019insegna del \u201cpiccolo \u00e8 bello\u201d, e di questa agilit\u00e0 e leggerezza, se non  sbaglio, il ramo stesso in cui la Seragnoli eccelle \u00e8 valida dimostrazione. Insomma, nel perseguire un simile pur lodevole progetto sarebbe stato opportuno concedere qualche spazio ai vari \u201cpost\u201d del nostro tempo, validi sia per l\u2019architettura che per l\u2019industria.<br \/>\n   Ma il MAST prosegue imperterrito nello svolgere la sua ragione istitutiva, ed eccolo infatti mettere in cantiere una Biennale del matrimonio tra la fotografia e l\u2019industria, con l\u2019intenzione, data la ferma fede nella bont\u00e0 dell\u2019iniziativa, di andare a coinvolgere tutta la citt\u00e0, piazzandovi ben 14 mostre dedicate ad altrettanti protagonisti di valore in questo campo, e collocate in varie sedi di indubbio prestigio nel centro storico. Gi\u00e0 qui si d\u00e0 una qualche ragione di imbarazzo, chi avr\u00e0 tempo e voglia sufficienti per compiere un pellegrinaggio cos\u00ec fitto e impegnativo? Il bello \u00e8 che la casa madre, il MAST stesso, presenta il piatto pi\u00f9 debole, ospitando non uno dei campioni di alto valore, ma un\u2019antologia dei premiati in edizioni precedenti, con atto di umilt\u00e0 difficile da spiegare. Ma andiamo dunque a scorrere di fretta le varie presenze, una delle quali, dovuta a una firma nostrana di eccellenza,  Gianni Berengo Gardin, forse insinua una sottile e beffarda contestazione dell\u2019intento complessivo. Vi si vede infatti il numero uno della rivolta postmoderna a tutti i rigori e le regole del modernismo, Alessandro Mendini, invitato per l\u2019occasione a indossare una rude tuta da operaio, lui che invece ama le evasioni frivole, concedendosi larghe dosi di kitsch. In genere, diciamo che il tema \u00e8 valido purch\u00e9 ciascuno di questi fotografi titolati lo superi, prendendo in definitiva a schiaffoni i rigorismi puritani dell\u2019industria pesante.<br \/>\n   Ovviamente esulto di gioia quando vedo, nella sede nobile fra tutte della Pinacoteca nazionale,  lo statunitense David Lachapelle (1963) che certo, nella sua escursione sistematica di tutti gli spunti della scena quotidiana, non manca di occuparsi anche di scintillanti agglomerati di raffinerie o altro, ma per mutarli in castelli incantati, o in astronavi sul punto di partire per favolosi viaggi nell\u2019etere. Accanto  a lui, il cinese Hong Hao (1965), in un\u2019altra sede deputata quale il Mambo, ci offre abili e suadenti operazioni che per\u00f2 con l\u2019industria nulla hanno a che fare, ma piuttosto con l\u2019acribia di un topo di biblioteca che incastra libri, souvenirs e altro, a tappeto, a mosaico, nelle pareti di casa. Il canadese Edward Burtinsky (1955), in una sede sussidiaria ma ancora pi\u00f9 nobile della Pinacoteca, Palazzo Pepoli Campogrande, se si vuole, ha qualcosa a che fare con l\u2019industria, ma cogliendola in una fase prioritaria, quando si va a scavare in giacimenti tracciandovi solchi, quasi a significare un\u2019invasione di extraterrestri, per prelevarne materiali che poi, s\u00ec, potranno servire per qualche operazione edilizia. Ma ci sono casi in aperta contraddizione con l\u2019assunto industriale, quasi a denunciarne il carattere pretestuoso, per esempio nello statunitense Winston Link, attivo per intero nell\u2019altro secolo, che documenta un villaggio in qualche profondo West, a stento raggiunto dal progresso di una locomotiva, contrastata da un cavallo in primo piano, e il cavallo, non proprio un fondamento del sistema industriale, domina anche in una foto dello spagnolo Pierre Gonnord (1988). E cos\u00ec via, in definiva potremmo siglare l\u2019operazione con un titolo pirandelliano, tutto per bene, ma per favore, ci si tenga a prudente distanza dall\u2019intento industriale, o almeno non lo si consideri esclusivo, e forse anche la palazzina modernista dovrebbe aprirsi a una pi\u00f9 larga e spregiudicata perlustrazione dei sentieri della ricerca contemporanea, o postmoderna che dir si voglia.<br \/>\nBiennale di fotografia industriale, Bologna, MAST e altre sedi, fino al 1\u00b0 novembre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elisabetta Seragnoli \u00e8 una abile e fortunata imprenditrice industriale di Bologna e dintorni che generosamente dedica una parte del surplus delle sue entrate ad opere di mecenatismo. In tale suo ruolo non le \u00e8 mancato di recente un riconoscimento con visita da parte del nostro premier Matteo Renzi. 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