{"id":405,"date":"2015-10-18T09:38:29","date_gmt":"2015-10-18T07:38:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=405"},"modified":"2015-10-18T09:38:29","modified_gmt":"2015-10-18T07:38:29","slug":"veltroni-dialogo-col-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/veltroni-dialogo-col-padre\/","title":{"rendered":"Veltroni, dialogo col padre"},"content":{"rendered":"<p>In genere \u00e8 lecito e giustificato nutrire sospetti verso personalit\u00e0 che abbiano raggiunto un notevole livello di successo in vari settori, politica, economia, spettacolo, sport, quando decidono di aggiungere ai solidi titoli gi\u00e0 conseguiti la palma di abili narratori, alla ricerca di un nutrito consenso di pubblico. C\u2019\u00e8 il sospetto che si siano valsi di abili ghost writers cui si siano limitati a offrire i dati materiali, e in presenza di eventuali recensioni positive si teme che siano il frutto di sordidi e inconfessati interessi, di chi si vuole ingraziare il potente o evitarne eventuali e temibili ritorsioni. Questo, per me, non \u00e8 mai stato il caso di Walter Veltroni, di cui, anzi, ho recensito con pieno consenso, su \u201cTuttolibri\u201d, prima di esserne stato rottamato in un modo \u201cche ancor m\u2019offende\u201d, i due prodotti di Veltroni di pi\u00f9 spiccata natura narrativa, \u201cLa scoperta dell\u2019alba\u201d del 2006 e \u201cNoi\u201d del 2009. Ora ho letto d\u2019un fiato il recente \u201cCiao\u201d, che mi ha permesso di distogliermi dalla lettura dell\u2019ultimo, faticoso, greve  prodotto di Claudio Magris, che mi ha dato l\u2019impressione di affrontare un muro di granito scavandolo con le unghie. La scrittura del leader politico invece \u00e8 accogliente, confortante, magari col rischio opposto di esserlo troppo. Inoltre questa volta c\u2019\u00e8, da parte sua, un qualche mutamento di pedale, ovvero ci troviamo di fronte a un\u2019opera scorrente su un doppio binario, al modo di quanto osservavo poco tempo fa a proposito di Scurati e del suo \u201cTempo migliore della nostra vita\u201d, che intrecciava una componente storica, una biografia puntualmente ricostruita di Leone Ginzburg, associandola, per affinit\u00e0 o contrasto, con gli eventi oscuri della sua famiglia. A quel modo, il \u201cvero\u201d della storia documentabile  si incrocia col \u201cverosimile\u201d di una autonarrazione, nei cui confronti non c\u2019\u00e8 alcun obbligo di andarne a controllare l\u2019esattezza, al contrario, ci si deve lasciar trasportare dalle tipiche virt\u00f9 della creazione romanzesca, da giudicare coi canoni che le convengono. Ovvero, se si vuole ricorrere a una formula dotta, siamo in presenza della manzoniana opera \u201cmista di storia e d\u2019invenzione\u201d.<br \/>\n   In \u201cCiao\u201d per un verso Veltroni dedica al padre Vittorio, scomparso nel 1956, a soli 38 anni d\u2019et\u00e0, l\u2019omaggio di una biografia, si deve supporre ben istruita e conforme, a giudicare dalle testimonianze inserite e citate fedelmente di grandi protagonisti del mondo del giornalismo e soprattutto della RAI di quegli anni. Tra i titoli di merito del padre che il figlio puntualmente menziona, in questa fase da accurato biografo, c\u2019\u00e8 anche quella di aver consigliato a Michele Buongiorno di non rientrare negli USA, dopo i primi passi presso di noi, ma anzi di inalberare orgogliosamente il nome di battagli, Mike, che poi lo ha reso famoso. Tanti altri sono i meriti che vengono attribuiti al personaggio precocemente scomparso, e non c\u2019\u00e8 ragione di dubitare della imparzialit\u00e0 dell\u2019uomo politico e testimone dei nostri tempi, non pare che l\u2019affetto filiale abbia fatto velo. Ma su questa dimensione pubblica si inserisce la sfera degli affetti privati, quella che vale in sede di valutazione narrativa, e mi sembra che essa funzioni bene, strappandoci commozione, consenso, partecipazione- Da un piano molto terreno si passa a uno sospeso a mezz\u2019aria, quando un Veltroni gi\u00e0 avanzato negli anni, e rincasando dopo una giornata di normali angustie e affanni, si sente interpellato dal fantasma del padre, che con tono sommesso lo sorprende alle spalle  e intavola un dialogo con lui. Il trasportare la trama a simili livelli sospesi, magico-surreali, non \u00e8 una novit\u00e0, da parte del Nostro. Nel gi\u00e0 ricordato \u201cLa scoperta dell\u2019alba\u201d il protagonista, gi\u00e0 pervenuto all\u2019et\u00e0 matura, finge di stabilire un collegamento telefonico con una sua incarnazione infantile. Diciamo insomma che Veltroni ci sa fare, con mano delicata, nell\u2019affrontare un clima del genere, di sapore da dirsi pascoliano, allo stesso modo in cui \u201cZvan\u00ec\u201d parla con i suoi morti, rid\u00e0 loro una consistenza, seppur diafana e trasparente. Il tutto \u00e8 dominato dalla circostanza di un figlio che dialoga col padre ma quando si trova ad essere pi\u00f9 anziano di lui, mentre l\u2019altro confessa di aver sentito come una colpa, di cui si vuole scusare, l\u2019esser morto tanto presto, senza quasi conoscere il figlio ultimo nato, e appena un po\u2019 di pi\u00f9 il primogenito Valerio. Entrambi poi riversano il comune affetto nel ricostruire il ruolo sostitutivo esercitato dalla vedova e madre. I due modi di procedere si fiancheggiano e alternano con sapienza, con abile montaggio, che non permette alla ricostruzione documentaria di cadere nel tedioso o nell\u2019encomiastico, mentre il privato non si abbandona in eccesso alle lacrime della nostalgia.<br \/>\nWalter Veltroni, \u201cCiao\u201d. Rizzoli, pp. 248, euro 18,50<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In genere \u00e8 lecito e giustificato nutrire sospetti verso personalit\u00e0 che abbiano raggiunto un notevole livello di successo in vari settori, politica, economia, spettacolo, sport, quando decidono di aggiungere ai solidi titoli gi\u00e0 conseguiti la palma di abili narratori, alla ricerca di un nutrito consenso di pubblico. 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