{"id":409,"date":"2015-10-23T17:07:09","date_gmt":"2015-10-23T15:07:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=409"},"modified":"2015-10-24T06:04:25","modified_gmt":"2015-10-24T04:04:25","slug":"suburra-un-film-ben-riuscito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/suburra-un-film-ben-riuscito\/","title":{"rendered":"Suburra, un film ben riuscito"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta mi valgo dell\u2019affinit\u00e0 tra il cinema e la narrativa, cui mi richiamo sulla scorta di un padrino di assoluta autorevolezza quale Aristotele, che nella sua Poetica ha avuto il coraggio di trattare in modo unitario due generi in apparenza distanti quali l\u2019epica e il teatro, ma uniti dall\u2019avere in comune la trama. Forte di questa possibile connessione, sono intervenuto lodando la triade di film che abbiamo portato a Cannes, soprattutto insistendo sull\u2019eccellenza di taluni attori, del tutto degni di riportare il palmar\u00e8s. Poi ho pure lodato l\u2019ultimo film di Bellocchio, \u201cSangue del mio sangue\u201d, anche in questo caso insistendo sull\u2019eccellenza del protagonista Herlitzka. Ora mi sento di dire bene di \u201cSuburra\u201d di Stefano Sollima, buon lavoro seppure sulla scia della lezione di Tarantino, da questo regista gi\u00e0 ampiamente sfruttata nei serial televisivi da lui realizzati,  \u201cRomanzo criminale\u201d e \u201cGomorra\u201d. Forse lo si pu\u00f2 considerare come un erede dello \u201cspaghetti western\u201d, seppure rivolto ad altra materia, ma con la stessa prontezza di riflessi, e senza dubbio col rischio di cadere in facili manierismi. Ma ancora una volta viene prima di tutto la bravura degli attori, nell\u2019illustrarla trovo anche la possibilit\u00e0 di percorrere la trama di questo fosco dramma. Sappiamo gi\u00e0 quanto sia bravo Pierfrancesco Favino, qui magnifico nella parte, oggi cos\u00ec di attualit\u00e0, del parlamentare corrotto, pronto ad ogni trasformismo, in questo caso a battersi per fare di Ostia una Las Vegas nostrana, agendo su colleghi corruttibili come lui per ottenere leggine ad hoc, in vista di uno scambio di favori. Di grande efficacia sono le scene girate davvero nelle pompose aule del Parlamento o nel locali adiacente. Da figura rotta ad ogni vizio Favino, nel ruolo di Filippo Malgradi, alterna la corruzione sul piano politico a quella in ambito privato concedendosi notti di vizio estremo, convocando in una sontuosa stanza d\u2019albergo ben due prostitute d\u2019alto bordo, con cui mescola i piaceri di un sesso estremo a quelli della droga. Solo che una delle due avvenenti ragazze squillo muore sul colpo. Ma, quasi imperturbabile, il nostro onorevole lascia che sia la compagna occasionale a sbarazzarsi del cadavere, facendo ricorso a un giovane malavitoso, fratello di una sorta di padrino massiccio e ingombrante. Qui c\u2019\u00e8 un piccolo mistero, dato che quest\u2019ultima figura sembra la copia conforme del boss del famigerato clan dei Casamonica, ma come ha fatto Sollima a impadronirsi in cos\u00ec poco tempo di un personaggio, e soprattutto di uno sfondo di malaffare quale ci \u00e8 stato rivelato, con generale stupore, dal famoso funerale? Il regista \u00e8 straordinario nell\u2019efficacia con cui ci fa entrare in quell\u2019ambiente di una malavita grossolana, vera corte dei miracoli in preda al massimo disordine, a sporcizia, al tumulto di madri e figli gesticolanti all\u2019impazzata. A contrasto con questo padrino grossolano e impastato di fango il regista pone un eccellente Claudio Amendola, detto Samurai, che invece procede con i guanti di velluto, tremendo nella sua crudelt\u00e0, ma pur sempre attento a salvare le buone maniere, quali si convengono a chi tratta  con i pi\u00f9 elevati rappresentanti della societ\u00e0. Se si vuole, il film segue lo schema della catena consequenziale  delle tappe, ognuna delle quali innesca la successiva. Naturalmente non si tratta certo di una \u201cchaine du bonheur\u201d, ma al contrario dell\u2019orrore e delle morti a ripetizione. Quel piccolo malvivente che libera l\u2019onorevole dall\u2019ingombro del cadavere della prostituta morta di overdose, come \u00e8 prevedibile, tenta di ricattarlo, ma sbaglia la mossa, dato che Favino-Malgradi ha le spalle protette, e fa subito intervenire il padrino Amendola-Samurai. Il quale a sua volta ricorre a un esecutore spietato, e nello stesso tempo socio d\u2019affari, in quanto, abitante a Ostia, sarebbe tra i migliori profittatori dell\u2019innalzamento della spiaggia casalinga fino a divenire una capitale dei divertimenti. C\u2019\u00e8 dunque una serie di uccisioni a catena, il delinquente di Ostia uccide il ragazzino che minaccia l\u2019onorevole, il quale per\u00f2 \u00e8 il fratello del malavitoso concepito nello stile  dei Casamonica, e dunque quest\u2019ultimo dichiara tremenda vendetta contro l\u2019Ostiense. Le cose si complicano,  ma inutile qui voler dipanare l\u2019arruffata matassa che procede con sparatorie, eccidi, colpi di scena sempre sopra le righe, ricalcati da scene newyorkesi che non si addicono allo sfondo di Roma capitale, in ci\u00f2 sta l\u2019aspetto caricato all\u2019estremo e cupamente barocco cui senza dubbio Sollima si abbandona, per seguire il modello alla Tarentino. Vale la pena  di menzionare i tocchi residui di umanit\u00e0 di cui danno prova questi feroci attori di un teatro dei pupi in versione sanguinosa. L\u2019onorevole Malgradi, rincasando da una notte di crapula, accarezza con tenerezza il figlioletto che dorme pacifico nel letto. Il boss brutale \u00e8 pur sempre mosso da uno schietto amore per il fratello maldestro, cos\u00ec da volerlo  vendicare ad ogni costo. Infine il padrino feroce ma in panni morbidi, Amendola-Samurai, prima di cadere a sua volta sotto i colpi di una ritorsione spietata ha un momento di tenerezza nei confronti della vecchia madre che gli fa mangiare una forchettata di torta, trepidando per lui e intuendone la sorte minacciata. Il nero insomma \u00e8 intervallato da brevi oasi di luce. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta mi valgo dell\u2019affinit\u00e0 tra il cinema e la narrativa, cui mi richiamo sulla scorta di un padrino di assoluta autorevolezza quale Aristotele, che nella sua Poetica ha avuto il coraggio di trattare in modo unitario due generi in apparenza distanti quali l\u2019epica e il teatro, ma uniti dall\u2019avere in comune la trama. 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