{"id":419,"date":"2015-11-01T09:10:40","date_gmt":"2015-11-01T08:10:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=419"},"modified":"2015-11-01T09:10:40","modified_gmt":"2015-11-01T08:10:40","slug":"il-ricercabo-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/il-ricercabo-2015\/","title":{"rendered":"Il RicercaBO 2015"},"content":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi si \u00e8 ripetuto il solito appuntamento annuale detto RicercaBO, Laboratorio di nuove scritture che dopo una lunga fase tenutasi a Reggio Emilia, da cui la sigla di RicercaRE, era passato, non proprio a Bologna, ma nel finitimo comune di San Lazzaro di Savena, peraltro ormai inglobato nell\u2019area metropolitana nata attorno al capoluogo emiliano. A propiziare il passaggio ci aveca pensato il sindaco, per due mandati consecutivi, Marco Macciantelli, indotto ad accogliere la manifestazione nella sua qualit\u00e0 di allievo di Luciano Anceschi, a cui quelle varie riunioni, care soprattutto al Gruppo 63, si sono sempre ispirate. Ma, andato via lui, il sindaco che lo ha seguito, Isabella Conti, ha voluto distinguersi rigettando quanto il suo predecessore aveva ordito, e dunque si \u00e8 affrettata a licenziarci per scarso rendimento, cos\u00ec come, cancellazione ben pi\u00f9 grave, ha fatto pure nei confronti di un intero villaggio pianificato per sorgere in aperta campagna, il che avrebbe dato lavoro al settore edilizio, oggi  in piena crisi. Ma si sa bene che \u00e8 in atto uno scontro ideologico tra i \u201cverdi\u201d, che vorrebbero il ritorno a uno stato di natura, e chi invece crede e auspica che si proceda a costruire, strade, linee ferroviarie, abitazioni, seppure \u201ccon juicio\u201d.<br \/>\n   Siamo riusciti a sanare la ferita con ricorso a una industriosa cooperativa bolognese, gestita da Carlo Terrosi, che si ammanta di titoli brillanti, Le macchine celibi, Lo specchio di Dioniso, o infine di uno dei soliti acronimi oggi diffusi, Boart, facendo dirottare su di s\u00e9 un finanziamento della Fondazione del Monte che gi\u00e0 assicurava le nostre manifestazioni a San Lazzaro, ma che, incalzata dalla crisi generale, ha ridotto il contributo, costringendo anche noi di conseguenza a ridurre il numero degli autori chiamati a leggere i loro brani inediti, per un confronto immediato con colleghi ed esperti presenti tra il pubblico, dodici invece dei sedici delle edizioni anteriori. Ma col vantaggio che ora il tutto si \u00e8 svolto nell\u2019ombelico della citt\u00e0 petroniana, nell\u2019Auditorium della Biblioteca della Sala Borsa, concesso a titolo gratuito dal Comune di Bologna.<br \/>\n   Questa la scheda dei dati esteriori relativi al nuovo ciclo. Passando a esaminare quelli di taglio critico, un fatto positivo \u00e8 che ci si sia avvicinati come non mai a un rapporto equilibrato tra autori al maschile e al femminile, sette contro cinque. Dispari invece l\u2019altro rapporto tra i generi letterari, appena quattro a rappresentare il genere narrativo, mentre gli altri sono rientrati, almeno in apparenza, in quello della poesia. Il che del resto conferma un trend tradizionale della nostra letteratura, anche di taglio sperimentale, la poesia viene prima e lo fa meglio, questo dai tempi di Crepuscolari, Vociani, Futuristi, e anche il Gruppo 63, e il posteriore Gruppo 93 hanno avuto il primo avvio dalle ricerche poetiche. Ma certo la narrativa appare sempre, magari a torto, come  il traguardo pi\u00f9 ambito e consistente.<br \/>\n   D\u2019altra parte i quattro narratori hanno rappresentato ciascuno un caso a s\u00e9 stante, fornendo quindi un diramato ventaglio di esiti. Yasmin Incretolli, proveniente dalla fertile sinergia esistente ormai da qualche anno tra RicercaBO e i talenti stanati dal Premio Calvino, ha presentato una sorta di stenografia incalzante, un diario ansimante di una teenager alle prese coi difficili rapporti coi parenti, col sesso, con la vita in generale. I presenti vi hanno trovato un possibile aggancio a una delle teste di serie della stagione precedente, Isabella Santacroce: stessa violenza, affidata a una paratassi che non d\u00e0 tregua. Proveniente dalla selezione 2015  del Premio Calvino ci \u00e8 giunto  anche Fabio Franceschelli, che invece rappresenta la tendenza definibile come un New Italian Realism, o un realismo con due \u201cneo\u201d. Infatti rispetto a un neorealismo pi\u00f9 tradizionale, di cui pure Franceschelli ricalca l\u2019impegno ad affrontare temi di stretta attualit\u00e0, come una partita di calcio tra adolescenti, l\u2019episodio non viene ripreso da un narratore oggettivo, procedente dall\u2019alto. In questo caso la scena filtra attraverso varie soggettivit\u00e0, con ricorso al tipico discorso indiretto libero, Di pi\u00f9, Franceschelli, nel recitare il suo brano, ha preferito alzarsi in piedi e affidarsi a una sorta di performance.<br \/>\n  Chiara Bottici ha costituito un ennesimo caso di \u201cripetente\u201d, infatti era gi\u00e0 comparsa al RicercaBO di due anni fa, ma si sono intraviste nei suoi testi concepiti in seguito alcune novit\u00e0 di rilievo, cos\u00ec da giustificare una sua riammissione. In fondo, con lei la prosa ha espresso tutte le sue virt\u00f9 pi\u00f9 tipiche: un narrare disteso, che anzi simula uno scorrimento del tutto prosaico, di un padre che guida la figlia a una visita quasi turistica in un ospedale, ma poi si scopre gradualmente che nelle sale di quel nosocomio sono ospitati casi di follia e delirio, con un progressivo incedere tra un primo approccio di apparente normalit\u00e0, che poi tradisce i segni della deriva, dell\u2019affondo nelle dimensioni della nevrosi e della pazzia, con un ben calcolato trascorrere da un capo all\u2019altro del percorso.<br \/>\n   Infine, Guido Mazzoni ha rappresentato il trait-d\u2019union tra i due generi usualmente contrapposti, dimostrando invece un\u2019abile capacit\u00e0 di superare i confini reciproci, anzi, di ignorarli, con segmenti di apparenza prosastica, come di chi stende un proprio diario, sospeso tra il personale e il pubblico, denso quindi anche di spunti morali e perfino filosofici. Mazzoni ha parlato di un prevalere, nella sua opera, di un carattere \u201cassertivo\u201d, il che appunto garantisce questa duplicit\u00e0 di esiti, a seconda  che a questo discorrere abbastanza piano e disteso si decida di  dare spazio, o invece si preferisca concentrarlo in breve. Attorno a questo nodo di una poesia che si distende per il lungo divenendo assertiva si possono riportare altre voci della rassegna dei giorni scorsi, per esempio Irene Salvatori contrae, abbrevia le \u201casserzioni\u201d che invece in Mazzoni appaiono in genere pi\u00f9 diluite, inoltre le aggancia anche a forti grumi di oggettualit\u00e0, di \u201ccose\u201d ricche di un sapore di epifania. Sono quelle stesse \u201ccose\u201d a cui Francesca del Moro rivolge un discorso propiziatorio, che per\u00f2 diventa anche il riconoscimento della soffocante legge del consumismo: \u201cBisogna vendere le cose \/ vendere sempre vendere le cose\u201d.  Risultati \u201cassertivi\u201d densi e perentori compaiono anche nei versi di Stefano Guglielmin, basti riportarne  uno come il seguente: \u201cSiamo talpe in crematorio\u201d.  Anche per Laura Accerboni si pu\u00f2 parlate di una assertivit\u00e0, affidata a una recita di vicende arcane e metafisiche, che l\u2019autrice pronuncia a memoria con sguardo sbarrato e concentrato davanti a s\u00e9, a inseguire i fantasmi delle sue arcane favole, come di una Alice che ha varcato la soglia del Paese delle meraviglie. Assertive sono pure le cronache di una vita di paese, se ci si d\u00e0 la pena di riportarle a una normale lingua italiana, ma questo sarebbe un grave errore, in quanto il loro autore, Davide Ferrari, ce le presenta, in prima istanza, in una veste dialettale, di un dialetto della bassa Padana, dalle parti di Pavia, il che d\u00e0 una forza mirabilmente straniante a vicende altrimenti banali e prosastiche.<br \/>\n   Non \u00e8 che tutte le otto presenze di provenienza, all\u2019incirca, dall\u2019ambito della poesia possano farsi rientrare in questo identikit, se ne sono presentate almeno due del tutto dissonanti, ma poste tra loro in sintonia reciproca. Il bello \u00e8 che una pura casualit\u00e0 le ha collocate l\u2019una in apertura, l\u2019altra in chiusura dell\u2019intera sfilata degli autori, cos\u00ec da delineare un perfetto ouroboros, nel nome di un espressionismo rude, affidato all\u2019evocazione dei valori del corpo e della carne. Nel caso di Ariele d\u2019Ambrosio, questa forza espressiva entra in simbiosi con un avveniristico armamentario tecnologico, chiamando le due componenti a darsi forza reciprocamente. In chiusura, \u00e8 giunta la voce altrettanto brutalista di Daniele Barbieri, che per sua aperta dichiarazione si compiace di rilanciare parole fruste e retoriche come cuore e amore, ma ridando loro vigore, proprio attraverso una pronuncia concentrata, esasperata, martellante.<br \/>\n   Semmai, in questa sfilata \u00e8 apparsa un po\u2019 emarginata un\u2019area di sperimentalismi accentuati quale invece aveva caratterizzato i raduni precedenti. Questa volta un agone sperimentale del genere \u00e8 rimasto affidato al solo Luca Zanini, col suo ricorso a cancellazioni, frammentazioni, dilatazioni delle parole sull\u2019intera superficie della pagina a costituire uno spartito pronto per un\u2019esecuzione quasi \u201cpuntinista\u201d. Insomma, questa attuale prevalenza della  poesia non corre il pericolo di apparire pleonastica e ripetitiva, dato che al contrario si sa sventagliare in una molteplicit\u00e0 di filoni e di linee di forza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi si \u00e8 ripetuto il solito appuntamento annuale detto RicercaBO, Laboratorio di nuove scritture che dopo una lunga fase tenutasi a Reggio Emilia, da cui la sigla di RicercaRE, era passato, non proprio a Bologna, ma nel finitimo comune di San Lazzaro di Savena, peraltro ormai inglobato nell\u2019area metropolitana nata attorno al capoluogo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-419","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-letteratura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/419","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=419"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/419\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":420,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/419\/revisions\/420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=419"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=419"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=419"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}