{"id":443,"date":"2015-11-29T09:51:01","date_gmt":"2015-11-29T08:51:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=443"},"modified":"2015-11-29T09:51:01","modified_gmt":"2015-11-29T08:51:01","slug":"brizzi-in-diretta-dal-vero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/brizzi-in-diretta-dal-vero\/","title":{"rendered":"Brizzi in diretta dal vero"},"content":{"rendered":"<p>   Accasciato dalla lettura dei romanzoni di Claudio Magris e di Dacia Maraini, con la loro pretesa di mettercela tutta, l\u2019uno saccheggiando le nefandezze della guerra, l\u2019altra apprestando un centone di tutti i torti inflitti all\u2019infanzia, mi sono consolato leggendo l\u2019ultimo Brizzi, \u201cIl matrimonio di mio fratello\u201d. Non per nulla si tratta di uno degli autori emersi nel favolosi anni Novanta, chiamati a leggere brani inediti negli incontri di Reggio Emilia, a RicercaRE, che in genere anche in seguito hanno dimostrato di rimanere all\u2019altezza di quel loro impetuoso emergere, ma non senza passi falsi. E anche il nostro Brizzi qualche battuta a vuoto l\u2019ha pure commessa. Senza contare che gi\u00e0 ai suoi inizi, nel \u201994, col pur fortunato \u201cJack Frusciante \u00e8 uscito dal gruppo\u201d, sembrava appartenere a fatica a quella cooperativa di soci, caratterizzati semmai da brutalit\u00e0 e violenza, laddove lui si raccomandava per una tenera fragilit\u00e0 adolescenziale. Tanto che poi si era sentito in obbligo di rimediare tuffandosi anche lui in qualche prova di brutalit\u00e0 delittuosa, per esempio col successivo \u201cBastogne\u201d, o anche con un penultimo \u201cO la va o la spacca\u201d. Ma in definitiva egli ha ritrovato un proprio equilibrio attorno a una schiettezza di invidiabile continuit\u00e0, se non adolescenziale, per lo meno giovanile, riuscendo a trovare vie anche abbastanza insolite in cui sviluppare la sua incontenibile e smisurata felicit\u00e0 di narratore allo stato puro. Sono venuti i pellegrinaggi avventurosi, magari condotti a piedi, e inframmezzati di incontri e perfino di vicende da \u201cgiallo\u201d poliziesco (\u201cIl pellegrino dalle braccia d\u2019inchiostro\u201d). Poi Brizzi ha imboccato una serie felice e azzeccata inoltrandosi in un genere di fantapolitica, spingendo cio\u00e8 il suo come sempre fresco e vivace \u201calter ego\u201d a sperimentare addirittura un mondo a venire, procedendo sulla base di ipotesi irreali, supponendo cio\u00e8 che con una giravolta improvvisa Mussolini si fosse sottratto all\u2019abbraccio mortale di Hitler schierandosi a fianco degli alleati. Ecco cos\u00ec le esilaranti avventure dei fascisti che risalgono la Penisola a  fianco degli Alleati, oppure dei tornei di calcio che si compiono in un\u2019Africa coloniale rimasta affidata a noi, come premio del \u201cgiro di valzer\u201d compiuto all\u2019ultimo momento dal Duce. E gi\u00e0 in queste fantastorie Brizzi ha dimostrato una piena aderenza ai fatti del nostro oggi, seppure brillantemente girati verso il futuro, forse proprio per timore che la loro pochezza e banalit\u00e0 intrinseca non bastassero a  giustificarli. Ma ora si \u00e8 deciso, inutili queste fughe in avanti, meglio svolgere una cronaca fedele e in presa diretta dei nostri anni. Ne \u00e8 venuto pertanto questo magnum opus  che sfiora le 500 pagine, posto all\u2019incrocio di tante categorie che sono venuto agitando negli ultimi tempi. Si potrebbe parlare di una autonarrazione, alla maniera di certe imprese recenti di Maggiani e di  Scurati, tanta \u00e8 l\u2019immediatezza e apparente veridicit\u00e0 del personaggio che guida questa ampia cavalcata, Teo, parlandoci in prima persona. Ma i conti non tornano, conosco di persona il padre di Brizzi, gi\u00e0 mio collega universitario, e proprio non risponde ai connotati del padre del romanzo, che invece \u00e8 un abile manager di una ditta di motori. E dunque, siamo in presenza di uno straripante documento in cui il vero della cronistoria si muta in verosimile poetico, ma mantenendo miracolosamente tutta la fragranza di partenza, cos\u00ec come un prodotto alimentare, pur messo a conservare, potrebbe mantenere tutte le virt\u00f9 biologiche di cui \u00e8 dotato per suo conto. E dunque, posso agitare il mio motto di una narrativa che si pu\u00f2 riferire a un realismo dotato di due \u201cnei\u201d,  cio\u00e8 a un neo-neorealismo, oppure appartenere al \u201cnew italian realism\u201d, e nel modo pi\u00f9 integrale e lodevole. S\u00ec, perch\u00e9 Brizzi non bara, tutto  in questa prova ha il sapore delle cose vissute in prima persona, a differenza della ben pi\u00f9 titolata, rispetto a lui, Maraini, che per\u00f2 non ce la fa a raccontare da s\u00e9, ruba i compiti dai vicini di banco, cio\u00e8 dalle notorie vicende gi\u00e0 raccontate dall\u2019infinita schiera dei giornalisti sia cartacei che televisivi, con cui del resto spartisce onori e favori. Qui invece tutto \u00e8 giusto, tutto si pone lungo l\u2019asse che dal vero porta al verosimile, andata e ritorno. Giusti i rapporti di Teo, fratello junior, che dunque subisce l\u2019ascendente del primogenito Max, suo maestro di vita, come quando gli insegna come nascono i bambini, dovuti al fatto che il padre instilla nella madre un piccolo germe, da cui salta fuori la sorella Sofia. Perfetti, nei loro limiti, difetti, errori, manchevolezze, i ritratti del padre Giorgio e della madre Adriana. Del resto dovunque si volga lo sguardo avido, bulimico dell\u2019io narrante, intravediamo volti, profili, esistenze, tutti ben marcati dal segno del veridico, dell\u2019accettabile, senza sforzo, tutto risponde in pieno alla nostra stessa esperienza. Perfino i fatti della vita politica,  incontrati sul filo dei decenni occupati da questa inarrestabile educazione sentimentale, sono accettabili, rispondenti a quanto ne sappiamo e abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Brizzi  nell\u2019occasione non dimentica del tutto le sue precedenti imprese di avventuroso viaggiatore, infatti l\u2019intero romanzo \u00e8 percorso da una trama precisa, il narrante  Teo, ormai divenuto un giovane di successo, mentre rientra con la sua auto da un ennesimo viaggio di affari, viene pregato dagli angosciati genitori di accorrere alla ricerca del fratello Max, che ha seguito un curriculum colmo di peripezie, di passi incerti e travagliati, fino al matrimonio da cui l\u2019intera opera riceve il titolo, con tale Giulia, con cui ha partorito ben tre figli. Ma poi c\u2019\u00e8 stata l\u2019inevitabile, ai nostri giorni, separazione, e chiss\u00e0 che Max, trovatosi ad avere temporaneamente affidati i figli, da una ex-moglie e loro madre divenuta crudele e sprezzante nei confronti del povero coniuge, non abbia meditato qualche passo estremo, col che si spiegherebbe il silenzio del suo cellulare. Da qui la missione estrema e angosciata del protagonista Teo,  costretto a invertire la marcia, a correre verso il Trentino dove risiede il disgraziato fratello. Beninteso, al solito, \u00e8 un viaggio colmo di tutti i dati accessori quali si possono presentare a ciascuno di noi se costretto a un  percorso su autostrada: meraviglie del paesaggio, stanchezza, soste a rifocillarsi, a fare il pieno di benzina, fino poi a scoprire che naturalmente nulla \u00e8 successo di grave, la formula di questa cronistoria familiare non ammette catastrofi, tragedie, colpi di scena, che non siano il normale estinguersi di persone invecchiate, o l\u2019affacciarsi di malattie, il tutto pur sempre affidato al registro del vero-verosimile, pronti a tradursi l\u2019uno nell\u2019altro in modo perfettamente scorrevole ed efficace.<br \/>\nEnrco Brizzi, Il matrimonio di mio fratello, Mndadori, pp. 497, euro 22. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accasciato dalla lettura dei romanzoni di Claudio Magris e di Dacia Maraini, con la loro pretesa di mettercela tutta, l\u2019uno saccheggiando le nefandezze della guerra, l\u2019altra apprestando un centone di tutti i torti inflitti all\u2019infanzia, mi sono consolato leggendo l\u2019ultimo Brizzi, \u201cIl matrimonio di mio fratello\u201d. 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