{"id":450,"date":"2015-12-06T12:16:46","date_gmt":"2015-12-06T11:16:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=450"},"modified":"2015-12-06T12:16:46","modified_gmt":"2015-12-06T11:16:46","slug":"ennesima-una-mostra-davvero-agnostica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/ennesima-una-mostra-davvero-agnostica\/","title":{"rendered":"Ennesima, una mostra davvero agnostica"},"content":{"rendered":"<p>La Settimana scorsa, alla Triennale di Milano, ho visitato \u201cEnnesima\u201d, ovvero, come recita il sottotitolo, \u201cUna mostra di sette mostre sull\u2019arte italiana\u201d, dove ho avuto il piacere di essere accompagnato dallo stesso curatore, Vincenzo De Bellis, giovane pieno di entusiasmo e fiero, com\u2019\u00e8 giusto, della sua iniziativa. Tuttavia ritengo che il fine dichiarato in apertura, di aver dato luogo  alla \u201cGenesi di una mostra nata agnostica\u201d sia la classica \u201cexcusatio non petita\u201d, con quel che segue, cio\u00e8 l\u2019ammissione di una rinuncia, ingiustificata se appunto viene messa in atto da un curatore di belle speranze. Perch\u00e9 questo rinunciare a un ruolo in proprio, a un elementare diritto di riscrivere la storia, o anche solo la cronaca degli anni recenti? Tanto pi\u00f9 che nessuna di queste rassegne rievocate era apparsa epocale, nulla a che fare con iniziative quali il famoso \u201cWhen Attitudes become form\u201d che mise in orbita il grande Szeemann, e neppure, modestia a parte, la mia \u201cRipetizione differente\u201d. Le mostre qui riesumate erano gi\u00e0 allora alquanto agnostiche e servivano a mettere in luce i \u201csoliti noti\u201d, cio\u00e8 una sfilata di bei nomi, pescati tra vecchi e nuovi esponenti della ricerca. Per carit\u00e0, queste opere si rivedono con piacere, propiziate anche dai magnifici spazi del Palazzo dell\u2019arte, una superba conquista della Milano e dell\u2019Italia tutta Anni Trenta, per\u00f2 rivedere la documentazione di famose performances, di Kounellis, Vaccari, Vettor Pisani, De Dominicis ecc, da un lato, \u00e8 senza dubbio piacevole, ma \u00e8 un pro-memoria rapido e fuggitivo che non so proprio a che cosa serve, non apre a un motivato approfondimento di discorso. Questo concentrato di esibizioni del passato prende semmai un po\u2019 pi\u00f9 di senso quando si procede verso i nostri anni, \u00e8 senza dubbio utile vedere una ampia sintesi relativa all\u2019\u201dImmagine della scrittura\u201d, dove compaiono opere peraltro ben note e pi\u00f9 volte ammirate del Gruppo 70 e in genere delle ricerche verbo-visive, che per\u00f2 oggi meriterebbero qualche aggiornamento, per esempio l\u2019inserimento di qualche numero uno dell\u2019ex-Gruppo 63, che allora era sembrato lasciare il campo del verbo-visivo ai colleghi fiorentini, ma in seguito \u00e8 entrato anch\u2019esso in pista in modi autorevoli, si pensi a Corrado Costa e soprattutto a Nanni Balestrini. Ma certo pu\u00f2 scattare l\u2019alibi che \u201callora\u201d questi autori non entravano nel fenomeno, il che per\u00f2 \u00e8 un \u201cennesimo\u201d indice della sterilit\u00e0 del trincerarsi troppo presto in un \u201cagnostico\u201d filologismo, senza rifare i conti. Utile senz\u2019altro offrirci un \u201cArchivio corale\u201d relativo allo Spazio di Via Lazzaro Palazzi, in cui sono emersi, tra gli altri, protagonisti come Mario Air\u00f2, Liliana Moro, Bernard R\u00fcdiger, ma perch\u00e9 sommergerli nei documenti e opuscoli, invece di darcene le opere stesse, statu nascenti? Del resto, trattandosi di \u201cvincitori\u201d, li ritroviamo qua \u00e8 l\u00e0 in altre di queste rassegne, secondo il copione dispersivo-ripetitivo che la presente iniziativa assume. Invece essa prende coraggio dedicando un \u201cassolo\u201d  a Sandrinus, a Alessandro Pessoli, artista nato dalle parti della mia citt\u00e0, Bologna, oggi felicemente emigrato a Los Angeles, e testimone dell\u2019attuale impetuoso ritorno alla pittura, affidata  a un pennello grosso e grasso, che ripercorre senza freni le mosse di installazioni e apparati oggettuali provenienti dal culmine dei tempi appena trascorsi: pronto anche ad affidarsi a sequenze video, anche in questo caso ridipingendo, quasi al modo di Warhol, vecchi documentari, dove, poniamo, si vedevano le esilaranti prestazioni di Petrolini, ora rifatte in stile volutamente maccheronico. Infine, per cos\u00ec dire, De Bellis e collaboratori gettano via lo scranno su cui si sono assisi da pretesi arbitri imparziali di una qualche partita di tennis, a contemplare i colpi provenienti dalle varie parti, entrano in scena direttamente nell\u2019ultima sezione, \u201cTempo presente, modo indefinito\u201d. Quanto sarebbe stato meglio se avessero fatto dilagare quest\u2019ultima tappa, magari citando i \u201csoliti noti\u201d solo a titolo di maestri e predecessori, indispensabili per capire la piega presa dagli eventi. In questo caso la mia simpatia va ad alcuni giovani che io stesso avevo selezionato in passate occasioni, o cercato invano di includere nei miei banchetti. Yuri Ancarani \u00e8 stato convitato a una delle mie rassegne di videoarte volte a compilarne puntuali yearbooks. Ora si vale pur sempre del video, ma applicandolo con minuti interventi che danno un palpito di movimento a pannelli in apparenza di lucida e statica immobilit\u00e0, tanto che  quasi ci si frega gli occhi, nello stupore del \u201cvedo o non vedo?\u201d. Ho avuto invece dei rifiuti da Giorgio Andreotta Cal\u00f2, che qui lascia cadere i suoi volatili interventi acustici per darci invece come delle calotte craniche, o dei frutti tropicali sepolti sotto copiose frange di tessuto pilifero. E c\u2019\u00e8 pure una presenza enigmatica di Santo Tolone, qui chiuso in un apparente insulso rigore astretto-geometrico, ma so che dispone di tante altre frecce al suo arco. Per finire, e riassumere quasi i pregi e i difetti della presente iniziativa, ovvero per farmi ripetere per l\u2019\u201dennesima\u201d volta un verdetto gi\u00e0 emesso, incontriamo la sezione \u201cSite specific e dintorni\u201d, con i pleonastici, perch\u00e9 gi\u00e0 tante volte visti, Massimo Bartolini, Monica Bonvicini, Alberto Garutti, e invece un vivace e innovativo Luca Vitone, con le sue iniziative temerarie, come sarebbe, nel caso presente, di prelevare un intero vicolo dalla sua Genova, caratterizzato da tanti ciottoli a vista, quasi un inserto di spirito medieval-popolare nel razionalismo architettonico del Palazzo.<br \/>\nEnnesima, a cura di Vincenzo De Bellis. Milano, Triennale, fino al 6 marzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Settimana scorsa, alla Triennale di Milano, ho visitato \u201cEnnesima\u201d, ovvero, come recita il sottotitolo, \u201cUna mostra di sette mostre sull\u2019arte italiana\u201d, dove ho avuto il piacere di essere accompagnato dallo stesso curatore, Vincenzo De Bellis, giovane pieno di entusiasmo e fiero, com\u2019\u00e8 giusto, della sua iniziativa. 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