{"id":453,"date":"2015-12-06T12:29:57","date_gmt":"2015-12-06T11:29:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=453"},"modified":"2015-12-06T12:29:57","modified_gmt":"2015-12-06T11:29:57","slug":"wu-ming-come-rendere-invisibile-la-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wu-ming-come-rendere-invisibile-la-grande-guerra\/","title":{"rendered":"Wu Ming: come rendere invisibile la Grande Guerra"},"content":{"rendered":"<p>   In genere non sono mai stato molto favorevole al collettivo di autori che si celano sotto l\u2019etichetta dei Wu Ming, forse mi devo riconoscere anche colpevole di non aver fatto alcun tentativo di individuarli, pur vivendo nel loro stesso territorio bolognese. D\u2019altra parte, visto che essi stessi si rifiutano di presentarsi a titolo individuale, perch\u00e9 forzare questa loro volont\u00e0? C\u2019\u00e8 stata per\u00f2 qualche valida eccezione, come nel caso del romanzo \u201cTimira\u201d, firmato da un solitario Wu Ming 2, e con un collaboratore apertamente dichiarato. Inoltre mi \u00e8 pure capitato di dire bene di una loro serie di racconti, \u201cAnatra all\u2019arancia meccanica\u201d, scritta con toni leggeri e ironici. Mentre l\u2019atto d\u2019accusa che formulo contro di loro, e anche in genere contro la cosiddetta New Italian Epic, \u00e8 di essere troppo seriosi, e di aggredire i fatti storici del passato sgretolandoli, andando a pescare, nel vasto fiume della storia, quisquilie marginali, il che magari corrisponde all\u2019attuale culto che ci sentiamo di rendere alla cultura materiale e ai suoi diritti, ma a scapito di una conduzione narrativa ampia e trascinante.<br \/>\n   Questa volta la forchetta della distanza storica \u00e8 stata abbreviata dai Wu Ming, in quanto hanno puntato sulla Grande Guerra, quasi nell\u2019intento di partecipare anche loro al centenario celebrativo. Ma intanto il depistaggio comincia subito, con un titolo, \u201cL\u2019invisibile ovunque\u201d, che tutt\u2019al pi\u00f9 pu\u00f2 riguardare il quarto e ultimo episodio. Sarebbe invece lodevole l\u2019intento dichiarato di presentarsi ciascuno con un volto proprio, stendendo cio\u00e8 in un modo personalizzato ciascuno di questi capitoli, e ritrovando quindi lo stesso criterio gi\u00e0 seguito nel caso dei racconti sopra menzionati. Ma, come si addice nei confronti del mastodontico e tragico evento storico, il tono seguito in genere \u00e8 cupo, n\u00e9 lascia intravedere consistenti varianti stilistiche. E soprattutto, si ripresenta il solito rischio di inconsistenza o marginalit\u00e0. Non si capisce per esempio con quale spirito sia stato concepito l\u2019episodio numero uno, dove protagonista \u00e8 un essere passivo, tale Adelmo Cantelli, rozzo montanaro oppresso dalla famiglia che lo tratta quasi da minorato psichico, impedendogli di andare a caccia, che sarebbe la sua unica aspirazione, Da qui il rifiuto di un destino cos\u00ec soffocante, la decisione di arruolarsi volontario, e di andare a finire perfino tra gli arditi, sopportando con stoica rassegnazione, e perfino con brillante accettazione, quanto comporta una scelta del genere, che non pare sia stata molto frequente, tra i nostri poveri fanti. Naturalmente, come sempre, la premiata ditta Wu Ming saccheggia reperti gi\u00e0 acquisiti agli atti, qui viene trasportato di pari peso lo stereotipo del soldato, ben diverso dal nostro volontario, e del tutto conforme alla media dei poveri richiamati, che si rifiuta di andare a morte sicura uscendo dalla trincea e avanzando contro le truppe nemiche. Alla minaccia dell\u2019ufficiale di passarlo per le armi,  il misero commilitone preferisce darsi la morte da se stesso sparandosi un colpo secco. Episodio, questo,  gi\u00e0 sfruttato dal campione del migliore verismo nostrano, De Roberto, nei suoi racconti di guerra recuperati di recente, e qui commentati,  dalla solerzia filologica di Gabriele Pedull\u00e0. Il primo episodio insomma ci presenta un brano di vita inerte e opaca che pesa come un cibo di difficile digestione.<br \/>\n   Segue un episodio consacrato a chi, viceversa, all\u2019eccidio bellico si vorrebbe sottrarre, ricorrendo a tutte le vie per marcare visita e farsi internare in un ospedale psichiatrico. Come sempre, il membro del sodalizio chiamato a stendere questo brano si sa documentare a dovere, nessuno potr\u00e0 mai accusare i Wu Ming di essersi adeguatamente documentati. Solo che,  strada facendo, il narratore smarrisce il filo conduttore, ci porta alla presenza di un tale Giovanni Mizzoli verso cui deve scattare il classico interrogativo \u201clo \u00e8 o ci fa?\u201d, siamo cio\u00e8 in presenza di un abile simulatore, o di un vero alienato, tanto che perfino la moglie deve prendere le distanze da lui e supplicare l\u2019ospedale di tenerlo rinchiuso?<br \/>\n   Il terzo episodio frequenta certi miti della letteratura, ma anche qui non sappiamo se il fine sia rievocativo, di stendere un capitolo relativo al Surrealismo e dintorni, o invece di portare una nuova accusa a carico delle nefandezze della guerra, su cui, beninteso, ogni lettore di buon senso \u00e8 del tutto convinto e partecipe. L\u2019estensore di questa parte, invece che consultare documenti di vita militare, ci parla di un eroe minore appunto dell\u2019epopea surrealista, Jacques Vach\u00e9, che per protesta contro tutti i valori acquisiti si d\u00e0 all\u2019omosessualit\u00e0, morendo per eccessiva assunzione di oppio abbracciato al compagno di vita, orrido caso per la famiglia che vorrebbe far cadere su di lui la classica \u201cdamnatio memoriae\u201d, ma c\u2019\u00e8 uno spirito sodale quale Andr\u00e9 Breton che vigila a tutela di tutte le eversioni sessuali, sociali, psicologiche, anche perch\u00e9 ha trattato con un caso simile, la misteriosa Nadja cui ha dedicato una famosa indagine. Il tutto visto attraverso una trepida testimone, una giovane sorella di Vach\u00e9 che tenta di ricostruirne le mosse, maledette e rimosse dalla famiglia.<br \/>\n   Forse l\u2019episodio pi\u00f9 accettabile \u00e8 il quarto, anche perch\u00e9 l\u2019estensore di questo capitolo fa un passo indietro rispetto al verosimile della creazione poetica, nei cui confronto il nostro quartetto \u00e8 sempre alquanto incerto e frastornato, preferendo invece rifugiarsi nella solida certezza dei documenti di archivio e restituendoci la veritiera storia dei lunghi passi attraverso cui, in Italia e in Francia, si arriv\u00f2 a scoprire che il \u201ccamouflage\u201d, ovvero l\u2019adozione del mimetismo  nelle armi e nelle divise dei soldati, era una misura necessaria per proteggere la truppa, ma un simile provvido e necessario procedimento incontr\u00f2 la stupida resistenza delle gerarchie militari. Questa, come si diceva sopra, \u00e8 l\u2019unica vicenda che giustifica il titolo, infatti le tute mimetiche, se adottate, avrebbero reso \u201cinvisibili ovunque\u201d le povere truppe. Ed \u00e8 davvero uno di quei capitoli che piacerebbero alla storiografia delle \u201cAnnales\u201d ovvero ai cultori di microstoria.<br \/>\nWu Ming, L\u2019invisibile ovunque, Einaudi stile libero, pp. 201, euro 17,50. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In genere non sono mai stato molto favorevole al collettivo di autori che si celano sotto l\u2019etichetta dei Wu Ming, forse mi devo riconoscere anche colpevole di non aver fatto alcun tentativo di individuarli, pur vivendo nel loro stesso territorio bolognese. 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