{"id":457,"date":"2015-12-13T10:07:45","date_gmt":"2015-12-13T09:07:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=457"},"modified":"2015-12-13T10:07:45","modified_gmt":"2015-12-13T09:07:45","slug":"il-catalogo-universale-di-ed-ruscha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/il-catalogo-universale-di-ed-ruscha\/","title":{"rendered":"Il catalogo universale di Ed Ruscha"},"content":{"rendered":"<p>Tra le varie fondazioni e istituzioni che fanno di Torino il \u201cterzo incomodo\u201d tra Milano e Roma, come il Castello di Rivoli, la GAM, la Sandretto Re Rebaudengo, la Mario Merz, ce n\u2019\u00e8 pure una intestata a Gianni e Marella Agnelli, la pi\u00f9 piccola, in termini spaziali, ma la pi\u00f9 ardita, dato che \u00e8 stata progettata da Renzo Piano alla maniera di una navicella spaziale, o di una farfalla cosmica, che \u00e8 andata a posarsi, leggera e aerea, sul corpaccio mastodontico del sottostante Lingotto. In questo momento quello scrigno prezioso ospita un\u2019ampia rassegna di Ed Ruscha (1937), lo statunitense che \u00e8 tra i frutti migliori e pi\u00f9 tipici della \u201crivoluzione\u201d del \u201968, quando gli artisti furono persasi a rinunciare al pennello a favore della macchina fotografica, o dell\u2019assunzione diretta degli oggetti, o della coltivazione di \u201cconcetti\u201d immateriali aleggianti nella loro mente. Ma forse, ancora prima, Ruscha \u00e8 figlio del clima Pop, ovvero della debordante presenza di oggetti, rispetto ai quali ha adottato la procedura di Warhol, non l\u2019elogio, la celebrazione monumentale di un singolo prodotto, bens\u00ec la fedele documentazione del loro propagarsi in serie, in modo che la quantit\u00e0 illimitata faccia premio sulla qualit\u00e0 e riscatti la banalit\u00e0-casualit\u00e0 che il singolo pezzo pu\u00f2 vantare. Anzi, pi\u00f9 anonimo e banale appare il \u201ctoken\u201d, la misera pedina di quel gioco multiplo, meglio \u00e8, su di essa si avventa avida e mai saziabile l\u2019ingordigia dell\u2019artista. Fra l\u2019altro, questo elogio del numero, della quantit\u00e0 fa premio pure sulle dimensioni del singolo reperto. Proprio per poterne infilzare una folla innumerevole nel suo spiedo paziente, Ruscha si attiene a piccoli formati, ovvero va a collocare queste spoglie multiple nel formato di cartoline postali, o di quei d\u00e9pliant tra il turistico e il pubblicitario che si sventagliano a organetto, o infine, diciamo la parola ultima, egli \u00e8 produttore di quel genere particolare che si definisce \u201clibro d\u2019artista\u201d, dove si stabilisce una arguta qu\u00e9relle tra i due termini, non si sa bene cio\u00e8 se sia l\u2019assetto del libro, con l\u2019inevitabile foliazione, la successione delle pagine, a imporre le sue regole, o invece la bizzarria, o quanto meno la variet\u00e0 di soluzioni che appartengono all\u2019attivit\u00e0 di un artista.  Non per nulla nella Biennale di Venezia del 1972, trovatomi a illustrare gli aspetti del \u201ccomportamento\u201d al suo primo imporsi, avevo ritenuto obbligatorio allestire proprio una sezione dal titolo \u201cIl libro come luogo di ricerca\u201d, avendo al mio fianco la piena competenza di Daniela Palazzoli. E ovviamente Ruscha era tra i testimoni pi\u00f9 autorevoli  di quella modalit\u00e0 operativa, che era anche pronto a coltivare con ricorso a una vasta  gamma di tecniche. Tra queste, primeggiava allora, e in questa mostra monografica, il riporto fedele della stampa fotografica, ma ci pu\u00f2 stare pure ogni altra tecnica che si addice al versante grafico.<br \/>\n   Naturalmente questa avidit\u00e0 di andare a catalogare l\u2019ovvio, il banale, l\u2019anti-estetico allaccia Ruscha appunto ad altre manifestazioni di una propensione \u201cconcettuale\u201d a stabilire una sorta di catalogo universale di tutto quello che esiste, per quanto vile, anonimo, marginale esso possa sembrare. Da lui parte un filo che lo lega alla coppia tedesca di Bernt e Hilla Becher, solo che questi due hanno limitato la loro voracit\u00e0, bloccandola alla registrazione di una sola specie di oggetti votati all\u2019\u201dantigrazioso\u201d, al cattivo gusto pi\u00f9 smaccato, i reperti di archeologia industriale, mentre l\u2019arco delle riscoperte e rivalutazioni del Nostro \u00e8 decisamente pi\u00f9 ampio, anzi si caratterizza proprio per l\u2019intento di apprestare un glossario universale per figure di tutte le creature, naturali o artificiali, che infestano il nostro pianeta. Per cui, alla fine, in luogo di andare a spulciare questo immenso repertorio con le armi della valutazione critica, nel tentativo di assegnare voti quanto a riuscita estetica, \u00e8 molto meglio assecondare la vocazione  che \u00e8 il primo motore  di un simile saccheggio sistematico di ogni esistenza. Baster\u00e0 insomma limitarsi ad elencare le serie, nel loro transitare dall\u2019artificiale (radio, schermi cinematografici, stazioni di servizio, piscine) ai reparti dedicati a \u201canimali e frutta\u201d, senza neppure evitare la casella in cui sostiamo noi esseri umani, magari ricercati, scovati in aspetti deteriori, in una galleria di volti \u201ccriminali\u201d quali si possono trovare nei vecchi atlanti elaborati da Lombroso e compagni.<br \/>\nEd Ruscha, Mixmaster, a cura di Paolo Colombo, Fondazione Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli, fino all\u20198 marzo, cat. Rizzoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le varie fondazioni e istituzioni che fanno di Torino il \u201cterzo incomodo\u201d tra Milano e Roma, come il Castello di Rivoli, la GAM, la Sandretto Re Rebaudengo, la Mario Merz, ce n\u2019\u00e8 pure una intestata a Gianni e Marella Agnelli, la pi\u00f9 piccola, in termini spaziali, ma la pi\u00f9 ardita, dato che \u00e8 stata [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-457","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=457"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/457\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":458,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/457\/revisions\/458"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}