{"id":459,"date":"2015-12-13T10:19:06","date_gmt":"2015-12-13T09:19:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=459"},"modified":"2015-12-13T10:19:06","modified_gmt":"2015-12-13T09:19:06","slug":"zeichen-percorso-unico-dalla-poesia-alla-prosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/zeichen-percorso-unico-dalla-poesia-alla-prosa\/","title":{"rendered":"Zeichen, percorso unico dalla poesia alla prosa"},"content":{"rendered":"<p>   Su mia richiesta ho ricevuto dall\u2019Editore Fazi \u201cLa sumera\u201d di Valentino Zeichen, presentato come sua \u201cunica opera narrativa\u201d. Leggo per\u00f2, in un\u2019acida recensione stesa da Andrea Cortellessa su \u201cTuttolibri\u201d di ieri 12 dicembre 2015, l\u2019avvertenza che invece qualcosa di assai simile Zeichen lo aveva gi\u00e0 fatto uscire col titolo di \u201cTana per tutti\u201d. Ma il dato \u00e8 abbastanza superfluo, non conta la cronologia interna nell\u2019attivit\u00e0 di Zeichen, conta piuttosto il riconoscimento che, prima o poi, era inevitabile che la sua poesia si estendesse nella dimensione, se non della narrativa, almeno della prosa, tanta \u00e8 da sempre la furia dissacrante che questo esercizio poetico nutre in se stesso, deciso a contestare ogni possibile  aspetto di facile lirismo. Quella di Zeichen \u00e8 una \u201cpoesia in pubblico\u201d, al modo che Vittorini aveva chiamato le sue memorie \u201cDiario in pubblico\u201d. E proprio questo impulso a una perenne autocontestazione mi sembra allontanare decisamente il nostro autore dai lidi della destra, cui invece Cortellessa nella sua acrimoniosa lettura pretende legarlo. Se cos\u00ec fosse, come si spiegherebbe che il suo recente Oscar Mondadori dedicato alle \u201cPoesie\u201d da lui stese in un lungo arco di tempo, 1963-2014, \u00e8 stato prefato da Giulio Ferroni? Mi pare che anche lui, come me, siede sui banchi della sinistra.<br \/>\n   Ma senza stare a indagare oltre su eventuali risvolti politici, mi pare essere di sinistra l\u2019ansia profanatrice da cui Zeichen \u00e8 costantemente sorretto, mi basta pensare alla prima occasione di incontro con lui. Era il 1978, e lo avevo invitato a una delle mie \u201cSettimane internazionali della performance\u201d, animate dai poeti sonori sul tipo di Arrigo Lora Totino, Henri Chopin, Bernard Heidsieck, ma avevo voluto inserire anche alcuni poeti \u201clineari\u201d, dato che in quel momento erano anche loro persuasi di dover accedere a una dimensione performativa-spettacolare. E il nostro Valentino si era presentato in scena sedendosi in un canotto gonfiabile, di quelli da escursione su mari domestici, da cui per\u00f2 ostentava la pensosa attitudine del poeta declamante. Del resto, che l\u2019intera sua musa sia dominata da questa continua ansia ossimorica di far cozzare gli estremi, lo si ricava, \u201cad apertura di pagina\u201d, come si dice in questi casi, da vari brani che si possono cogliere qua e l\u00e0 nell\u2019Oscar Mondadori, come quando dichiara di essere dedito a una \u201cmusa podologica\u201d, o di oscillare \u201cfra Petarca e Rabelais, tra l\u2019angelo e Pantagruele\u201d. Oserei pure aggiungere che il lato rabelaisiano \u00e8 decisamente prevalente su quello angelico. Leggo anche, e  mi chiedo come tutto ci\u00f2 possa rientrare in una ideologia di destra: \u201cscoppier\u00e0 la guerra\/ e noi ci arruoleremo \/ nei soldatini di piombo \/ dietro l\u2019ampia vetrina \/ d\u2019una antica cartoleria\u201d, versetti che sarebbero da declamare contro quanti, decisamente destrorsi, oggi ci chiamano alla crociata anti-islamica.<br \/>\n   Insomma, lo abbia gi\u00e0 fatto nel passato o vi sia arrivato soltanto ai nostri giorni con \u201cLa sumera\u201d, sta di fatto che Zeichen \u201cdoveva\u201d praticare uno spazio unico di percorrenza dalla poesia alla prosa, magari secondo la forma gi\u00e0 canonizzata del \u201cpoemetto in prosa\u201d, o addirittura secondo la formula sperimentale cara a Marco Giovenale e compagni della \u201cprosa in prosa\u201d, che vale a superare ancor pi\u00f9 gli ultimi retaggi di un lirismo facile e sommesso. Siamo cos\u00ec in presenza di questo prodotto che si vuole iscrivere nelle acque territoriali della narrativa. In termini tecnico-retorici, potremmo dire che dalla scrittura breve, dalla brachilogia, che \u00e8 uno dei tratti congeniti della poesia, passiamo alla macrologia, all\u2019\u201doratio soluta\u201d e continuativa. Ma l\u2019impasto \u00e8 sempre della medesima natura, i tre protagonisti, a nome Paolo, Mario e Ivo, per un verso, come l\u2019autore, coltivano le buone maniere e frequentano musei, gallerie d\u2019arte, il primo addirittura nel ruolo di artista in proprio, ben ferrato delle vicende passate e presenti del suo mestiere, e anche gli altri due gli stanno alla pari. Ma sulla loro dimensione di \u201cteste d\u2019uovo\u201d l\u2019autore \u00e8 pronto a riversare tonnellate di fango, di sconcezze, di materialismi di ogni tipo, fomentati dalla circostanza inevitabile che i nostri tre moschettieri hanno incontri casuali con donne procaci e avvenenti. Ne seguono approcci erotici, risolti pur sempre attraverso l\u2019incrocio tra professioni di alto voltaggio  e invece  l\u2019inserimento di dettagli bassi,  addirittura ripugnanti. Il versante Rabelais \u00e8 sempre pronto a imporsi, ma ci sta pure un richiamo a certi ben noti poemetti, dalla \u201cSecchia rapita\u201d del Tassoni al Pope del \u201cRape of the Lock\u201d, e beninteso anche Gadda esercita un forte influsso su questo \u201cnavigar pittoresco\u201d. O se si vuole, si pu\u00f2 fare un passo indietro, ritornare al continente poesia, pur di pescare pur sempre nell\u2019ambito di chi l\u2019ha presa a schiaffoni. Penso ai Metafisici inglesi, a John Donne che loda la zanzara in quanto, avendo punto prima lui poi la sua donna, ha realizzato in se stessa la congiunzione del loro sangue, in un coito fortuito. Insomma, \u00e8 la strategia di innalzare il gratuito, il banale a vette eccelse, o viceversa di evitare subito il rischio di voli pindarici con pronti tuffi nello sterco. Di nuovo ad apertura di pagina trovo in questo pseudo-romanzo straordinarie sequenze metafisiche, alla maniera di Donne, quando per esempio, a indicare che scoccano all\u2019orologio le ore 4,20, viene detto che \u201c\u2026 le lancette amoreggiavano sovrapposte sul numero quattro\u2026 il giorno mugolava lamentoso, senza punteggiatura\u201d. O l\u2019incidente in cui a noi tutti \u00e8 capitato di incorrere perch\u00e9 qualcuno non ha chiuso bene il cancello dell\u2019ascensore provoca lo spietato atto d\u2019accusa al \u201cdistratto sabotatore che aveva trascurato di accostare le ante retrostanti il cancello di ferro\u201d. E cos\u00ec via, ogni episodio viene gonfiato, ma poi si inserisce una punta provocatoria a sgonfiarlo, proprio come poteva capitare al canotto su cui tanto tempo fa Zeichen aveva fatto bella mostra di s\u00e9.<br \/>\n   Si potr\u00e0 muovere a un simile esito la prevedibile critica ispirata dai tradizionali criteri narratologici: i tre personaggi non hanno consistenza, vivono solo nelle battute che pronunciano, nell\u2019abilit\u00e0 di imporre a quanto gli capita un  incredibile processo di dilatazione. Ma sappiamo bene che oggi pi\u00f9 che mai i confini tra il polo della poesia  e quello  della narrativa sono incerti. In fondo, come per i viaggi  Schengen, le frontiere sono state abbattute, ed \u00e8 giusto che Zeichen ne approfitti. Oppure, se proprio si vuole essere malevoli, gli si potrebbe rinfacciare la famosa battuta con cui si castiga il vacuo splendore delle modelle: \u201cSotto il vestito nulla\u201d. Ma se il vestito, come in questo caso, \u00e8 un prezioso broccato, un manto lussuoso, straordinariamente variegato di fibre e colori, non possiamo dichiararci soddisfatti?<br \/>\nValentino Zeichen, La sumera, Fazi Editore, pp. 155, euro 16.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su mia richiesta ho ricevuto dall\u2019Editore Fazi \u201cLa sumera\u201d di Valentino Zeichen, presentato come sua \u201cunica opera narrativa\u201d. Leggo per\u00f2, in un\u2019acida recensione stesa da Andrea Cortellessa su \u201cTuttolibri\u201d di ieri 12 dicembre 2015, l\u2019avvertenza che invece qualcosa di assai simile Zeichen lo aveva gi\u00e0 fatto uscire col titolo di \u201cTana per tutti\u201d. 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