{"id":464,"date":"2015-12-20T11:06:27","date_gmt":"2015-12-20T10:06:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=464"},"modified":"2015-12-20T11:06:27","modified_gmt":"2015-12-20T10:06:27","slug":"echaurren-una-questione-murale-ben-impostata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/echaurren-una-questione-murale-ben-impostata\/","title":{"rendered":"Echaurren: una &#8220;questione murale&#8221; ben impostata"},"content":{"rendered":"<p>   Una vasta rassegna di opere di Pablo Echaurren alla GNAM impone che si vada a rileggere l\u2019intero suo percorso, evidenziandone la natura di grafico eccellente, il che \u00e8 subito indicato dal titolo dato all\u2019intera retrospettiva: \u201cContropittura\u201d, come dire, un\u2019attivit\u00e0 che si pone su un piano minore, rispetto all\u2019ufficialit\u00e0 della pittura, ma che da quell\u2019angolo marginale intende  giocare una carta di protesta,  polemica, disturbatrice, epper\u00f2 nello stesso tempo tenta  di farlo in modi suadenti, conquistando il consenso dei fruitori. In tutto questo c\u2019\u00e8 perfino una eredit\u00e0 dal grande padre che Pablo ha avuto, Sebastian Matta. Forse non \u00e8 contento se si va a ricordare questo ingombrante genitore, da cui ha voluto prendere le distanze, prima di tutto per motivi personali, imputandogli di aver trattato tropo male la moglie romana, e madre di Pablo stesso, ma pi\u00f9 ancora per liberare la sua immagine appunto da quella paterna. Eppure anche Sebastian, in definitiva, \u00e8 stato un grande grafico, rivolto a ricavare dal repertorio del Surrealismo una serie di immagini biomorfe, come tronchi di budelle e di altre interiora, portandole ad allacciarsi tra loro. Non sembri irriverente l\u2019accostamento, ma in un simile modo di procedere io ho sempre scorto qualche traccia che ci riporta a Jacovitti e ai suoi famosi salami tagliati a fette e profusi con ritmo inflazionato in ogni punto delle scenette ordite. Tra padre e figlio, insomma, \u00e8 in comune il voler procedere con ritmo inflazionato, parossistico, incalzante, solo che muta radicalmente la materia prima cui rivolgersi in questo saccheggio metodico. Il padre, come gi\u00e0 detto e ben noto, si vale del mondo biomorfo caro al Surrealismo, nel filone che viene da Mir\u00f2 e Tanguy, mentre Pablo, in rispondenza alla sua pi\u00f9 giovane et\u00e0, sceglie semmai un padrino molto pi\u00f9 duro e secco quale Duchamp, ma vedremo che ne mette in crisi il carattere di assolutezza perentoria, procedendo a farne un uso \u201cpopolare\u201d, trasferendolo da preziosa icona per i pochi a immagine di uso corrente. Mi si potrebbe rinfacciare che proprio la prima serie di queste deliziose prove grafiche,  recante il titolo \u201cVolevo fare l\u2019entomologo\u201d, denuncerebbe anche nel caso di Pablo una partenza da un patrimonio organicista, ma questo risulta subito negato, contrariato da una quadrettatura minuziosa, riempita di piccole immagini accuratamente definite, campite con colori tersi, chiari, degni di cartoni animati. Fin da questo primo momento, mi sembra di vedere l\u2019artista proiettato verso esiti cinetici quali sono consentiti, o addirittura imposti, dagli sviluppi tecnologici. Mi pare di vedere, alla sorgente di questi deliziosi riquadri, le agili mosse di  un pennello virtuale che sotto i nostri occhi va a riempire accuratamente le varie caselle  e profili, come un tempo poteva avvenire nelle miniature e oggi negli spot pubblicitari. Tutto ci\u00f2 \u00e8 anche un modo per riconoscere la freschezza e disinvoltura secondo cui si svolge, in presa diretta, questo felice tinteggiare e campire con mano leggera. Ma come tutti i membri della sua generazione, la stessa che ha dato vita alla \u201ccontropittura\u201d del \u201968, Pablo non poteva mancare a un appuntamento, come gi\u00e0 detto, con Duchamp, che per\u00f2 egli va a prendere, al solito, \u201cdi traverso\u201d, non rispettando il silenzio e vuoto auratico in cui si sono svolti gli esercizi ad alta tensione mentale, e a scarsa ricaduta visiva, del Francese. Lo si poteva, s\u00ec, riprendere, ma a patto di imbottire quei vuoti, quasi per renderli pi\u00f9 confortevoli, pi\u00f9 abitabili, il che trova appropriata conferma in uno dei paradossi o arguti capovolgimenti di celebri sentenze cui Pablo ricorre, proprio per dare forza alla sua volont\u00e0 di essere popolare, comunicativo al massimo. In fondo, Duchamp \u00e8 colui che ci invita a considerare l\u2019arte come sacrificio, rinuncia ai piaceri dei sensi, sforzo della mente. Converr\u00e0 allora ribaltare un impegno del genere, infatti una delle sezioni della mostra si intitola \u201cLa fine del sacrificio come arte\u201d.<br \/>\n   Poi Pablo incontra sulla sua strada i \u201cWriters\u201d statunitensi, ovvero i Graffitisti, e ne accetta ben volentieri la lezione, se ne impadronisce, si d\u00e0 a tracciare il suoi segni insistiti con scrittura alla brava, con bastoncini rigidi come palafitte, intrecciati tra loro, a fare muro, palizzata. E anche a questo proposito scatta un ulteriore azzeccato calembour: \u201cLa questione murale\u201d, da cui non \u00e8 assente, ancora una volta, un desiderio di essere \u201cimpegnato\u201d, di assumere responsabilit\u00e0 in campo morale e ideologico, ma purch\u00e9 queste istanze non diventino uggiose, e non si sottraggano alla possibilit\u00e0 di trovare suadenti espressioni di natura grafica, come deve avvenire coi murali, o anche con i tatzebao, se pur sempre ci si vuole richiamare a fenomeni tendenzialmente rivoluzionari, purch\u00e9 un intento del genere non prescinda mai dalla volont\u00e0 di tradursi in un immaginario sciolto e avvincente. Se si va a vedere, questa \u00e8 di nuovo una regola comune a padre e figlio. Anche il genitore, quando stendeva i suoi murali per protestare contro qualche delitto commesso dall\u2019Occidente, non mancava mai di valersi delle doti di grazia, fantasia, fluidit\u00e0 che si addicono al grande grafico, magari creando anche il dubbio che il suo impegno non fosse poi tanto comprovato e contenesse anche una buona parte di evasione.  Si deve aggiungere che anche di fronte a queste prove, non gi\u00e0 di \u201ccalli\u201d, bens\u00ec di \u201ccaco-grafia\u201d, si sentirebbe il bisogno di uno sbocco cinetico. Quei bastoncini a caratteri cubitali vorremmo vederli comparire in movimento, affidati alla videoarte. Oppure no, \u00e8 giusto che insistano nell\u2019andare a tappezzare pareti, muri, magari a loro volta contrassegnati da tracce di usura, di grossolana consistenza. Siamo tutti in attesa di vedere le immagini sicuramente rozze, espressioniste che il grande videomaker Kentridge si \u00e8 prefisso di infiggere sui muri romani costeggianti il Tevere. Anche il nostro Pablo potrebbe allacciarsi a un\u2019impresa del genere e continuarla felicemente.<br \/>\nPablo Echaurren, Contropittura, a cura di Angelandreina Rorro. Roma, GNAM, fino al 3 aprile, cat. Silvana. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una vasta rassegna di opere di Pablo Echaurren alla GNAM impone che si vada a rileggere l\u2019intero suo percorso, evidenziandone la natura di grafico eccellente, il che \u00e8 subito indicato dal titolo dato all\u2019intera retrospettiva: \u201cContropittura\u201d, come dire, un\u2019attivit\u00e0 che si pone su un piano minore, rispetto all\u2019ufficialit\u00e0 della pittura, ma che da quell\u2019angolo marginale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-464","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/464","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=464"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/464\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":465,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/464\/revisions\/465"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}