{"id":470,"date":"2015-12-24T09:02:15","date_gmt":"2015-12-24T08:02:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=470"},"modified":"2015-12-24T09:02:15","modified_gmt":"2015-12-24T08:02:15","slug":"lucarelli-troppo-ovvio-watson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/lucarelli-troppo-ovvio-watson\/","title":{"rendered":"Lucarelli: troppo ovvio, Watson"},"content":{"rendered":"<p>   Non sono mai stato molto favorevole al nume locale (bolognese) Carlo Lucarelli, esprimendo una punta massima di diffidenza verso il suo prodotto pi\u00f9 ambizioso in ambito narrativo, anche perch\u00e9 sottratto alla facile copertura dell\u2019estensore di \u201cgialli\u201d: \u201cL\u2019ottava vibrazione\u201d, reo fra l\u2019altro di tentare le vie rischiose del romanzo storico. Ma mi ero ricreduto di fronte al racconto agile \u201cAlbergo Italia\u201d dedicandogli ben volentieri un \u201cpollice recto\u201d sull\u2019\u201dImmaginazione\u201d. Lo sfondo era quello della nostra ex-colonia, l\u2019Eritrea, tra Asmara e Massaua, che al nostro autore \u00e8 caro credo anche per ragioni familiari. Ma in quel caso la coppia costituita dal capitano dei carabinieri Piero Colaprico e dal suo attendente, anzi, nel dialetto locale, \u201czapti\u00e9\u201d Ogb\u00e0, funzionava bene, affrontando oltretutto una trama accuratamente intrecciata, tra un falso impiccato e oscuri quanto astuti agenti segreti, con un buon rapporto tra storie locali e legami con la madrepatria e i suoi scandali. Purtroppo Lucarelli \u00e8 stato impaziente, ha voluto replicare affrettatamente, ritornando sul \u201cluogo del delitto\u201d e riproponendoci la medesima coppia, per\u00f2 quanto l\u00e0 era ben assortito e piacevole, nella replica si appesantisce, Ogb\u00e0 va sopra le righe, diviene davvero troppo astuto e intelligente, investendosi fino in fondo nella parte del Watson al servizio, anzi, alla guida di uno Sherlock Holmes, al d\u00e0 di quanto gli detterebbe una saggia prudenza di sottoposto, oltretutto di colore. E\u2019 inutile che il troppo bravo dipendente faccia lo gnorri,  di fatto egli recita con un eccesso di immedesimazione la parte dell\u2019abile coadiuvante, ed \u00e8 lo stesso autore che a sua volta pretende di indossare i panni del proverbiale re di tutti i detective, carpendo anche una massima del suo repertorio: \u201cnon c\u2019\u00e9 niente di pi\u00f9 innaturale dell\u2019ovvio\u201d. E\u2019 quasi una \u201cexcusatio non petita\u201d, nel tentativo di giustificare un \u201cgiallo\u201d troppo debole e gracile, che molto promette al suo apparire, ma poi non mantiene, in quanto i fatti prendono proprio la piega che sembra logica a prima vista, contravvenendo al criterio dei legami occulti che emergono solo verso la fine. Il trucco di proteggere una lettera misteriosa mettendola sul tavolo in bella vista funziona una prima volta, ma non conviene abusarne.<br \/>\n   Il racconto promette molto in partenza, si apre infatti con ben cinque morti sospette. Ci sono tre poveri indigeni impiccati ai rami di un maestoso sicomoro,  e subito si aggiunge loro pure una figura ben diversa, del marchese Sperandio, uno di quei nobili pretenziosi che il regime spediva nelle colonie a incrementarne le risorse, magari, lo si sa bene, a proprio tornaconto, tosando spietatamente i poveri colonizzati. L\u2019enorme sicomoro dalla chioma espansa funziona come un coperchio posto su una pentola bollente. Si aggiunge anche l\u2019ulteriore cadavere di una megera che si direbbe sbranata dalle iene comparenti nel titolo. Solo che le iene sono metaforiche, semmai nella vicenda gioca un ruolo selvaggio, di esagerata ferocia un cagnaccio pericoloso, aggressivo oltre ogni limite. All\u2019arguto Ogb\u00e0, scolaro sempre avido di apprendere, viene detto che quelle morti misteriose sarebbero come le tessere di un mosaico, ma il guaio \u00e8 che questa volta le varie pedine entrano facilmente in combinazione, e nel modo pi\u00f9 prevedibile. Il marchese, nonostante i dubbi di Colaprico, che lo aveva conosciuto in patria come persona colma di generosi progetti e slanci, si \u00e8 ucciso davvero, sopraffatto dai debiti, dal fallimento della sua azienda.  E risulta pure inutile sospettare della moglie, per quanto spietata e avida. Purtroppo il nobile, nella sua fretta di andarsene, non ha provveduto nemmeno alla compagna reale della sua vita in colonia, lasciandola nei guai, a cercare di procurare una qualche fetta di eredit\u00e0 alla figlia che ha partorito con lui. Quanto ai tre figuri di basso profilo, certo, sono stati fatti fuori, e se ne scopre pure la causa,  per quanto inverosimile, con la loro uccisione si \u00e8 voluto mantenere coperto un segreto,  che cio\u00e8 l\u2019azienda di Sperandio, invece di produrre sani frutti agricoli, nascondeva nelle sue viscere una possibile miniera d\u2019oro. O era solo un miraggio, una Fata Morgana, suggerita da qualche doratura di superficie? Insomma, le tessere si combinano secondo un mosaico del tutto prevedibile, senza dover ricorrere a doti di particolare perspicacia dei due investigatori, ovvero l\u2019ovvio \u00e8 tale, punto e basta, le nostre attese rimarranno deluse.<br \/>\n   Fallito l\u2019appuntamento con una soluzione ardita e inaspettata, che cosa resta, a voler salvare questa prova? Resta l\u2019effetto verit\u00e0, insito nei frequenti inserti delle parlate locali, ma subito accompagnate dalla traduzione nel nostro volgare, altrimenti incomprensibili, e il colorito dialettale che aduggia la parlata dei nostri connazionali, ma \u00e8 una ibridazione che mostra la corda e  si ripete in modi alquanto meccanici. Forse qualche momento di attenzione lo possono riscuotere certe pratiche di sesso selvaggio cui si danno i nostri bravi ufficiali, oppure certe sequenze di vita quotidiana, quando per esempio, invitati assieme al dominus Colaprico al desco del suo attendente, entriamo nella sua modesta magione, dove per\u00f2 una brava moglie ci ammannisce con fare sicuro qualche piatto locale, quasi invitandoci alla degustazione. Ma sono consolazioni limitate che non compensano la delusione provocata dal \u201cgiallo\u201d,  inevitabilmente affondante nella peraltro dichiarata ovviet\u00e0.<br \/>\nCarlo Lucarelli, Il tempo dlle iene, Einaudi stile libero, pp. 196, euro 18.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono mai stato molto favorevole al nume locale (bolognese) Carlo Lucarelli, esprimendo una punta massima di diffidenza verso il suo prodotto pi\u00f9 ambizioso in ambito narrativo, anche perch\u00e9 sottratto alla facile copertura dell\u2019estensore di \u201cgialli\u201d: \u201cL\u2019ottava vibrazione\u201d, reo fra l\u2019altro di tentare le vie rischiose del romanzo storico. 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