{"id":478,"date":"2016-01-03T10:30:20","date_gmt":"2016-01-03T09:30:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=478"},"modified":"2016-01-03T10:30:20","modified_gmt":"2016-01-03T09:30:20","slug":"liotard-perfetto-pittore-delleta-dei-lumi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/liotard-perfetto-pittore-delleta-dei-lumi\/","title":{"rendered":"Liotard, perfetto pittore dell&#8217;et\u00e0 dei lumi"},"content":{"rendered":"<p>Oggi mi concedo un viaggio e visita virtuale  alla londinese Royal Academy of Arts per ammirarvi la retrospettiva dedicata a Etienne Liotard (1702-1789), che pu\u00f2 ambire al titolo di essere considerato il maggior artista del secolo. Lo predispongono a una qualifica del genere, intanto, i dati cronologici, che lo portarono a occupare per intero il Settecento, nonch\u00e9 le sue varie deambulazioni, lui nato per caso in Svizzera ma da famiglia francese, poi attivo in Italia, in Turchia, a Vienna, a Londra, a Parigi. Ma soprattutto, lo si pu\u00f2 definire proprio l\u2019artista dell\u2019et\u00e0 dei Lumi per un suo perentorio, coerente, continuo rifiuto degli sfondi scuri, terrosi, che invece erano stati assunti come regola obbligata dagli artisti del secolo precedente. Da Caravaggio ai nostri Carracci, Rubens, Rembrandt. l\u2019intera internazionale dell\u2019arte europea si era avvolta nel tenebrismo. Invece il Settecento, in linea di massima, vir\u00f2 di bordo e si diede a praticare un chiarismo programmatico, e tra i primi a farlo ci furono proprio alcuni Italiani, pur eredi della grande maniera barocca, si pensi a Luca Giordano, a Giambattista Tiepolo, che ben compresero come si potesse ancora procedere a presentare  i laboriosi viluppi di corpi cari all\u2019et\u00e0 precedente, pur di  servirli con una tavolozza schiarita, passando a praticare tinte caramellose e perfino svenevoli. Lo cap\u00ec soprattutto il migliore dei figli del Tiepolo, Gian Domenico, che nello stesso tempo, accanto all\u2019adozione di tinte luminose, comprese che anche gli atteggiamenti delle persone messe in campo dovevano essere raddrizzati. Il nostro Liotard ignora qualsivoglia tentazione di tenebrismo  adottando fin dall\u2019inizio il pastello, con cui riesce materialmente impossibile fare scuro, inoltre \u00e8 una tecnica assai vicina al disegno, quello che ci vuole se l\u2019impegno principale \u00e8 rivolto ai ritratti, quale fu in effetti la principale vocazione e missione del nostro artista. Col pastello non si riesce a coprire la superficie del dipinto con un\u2019invasione di tenebre, queste sono scongiurate, non possono pretendere di aggredire e corrodere i lineamenti delle figure messe in posa. Il rifiuto di una tavolozza terrosa e ocracea si accompagna per contrasto alla necessit\u00e0 di accordare la precedenza a tinte azzurrine, squillanti, irrorate di fruscianti effetti serici, quali infatti accompagnano gli accurati ritratti eseguiti dal Nostro, che in genere si presentano avvolti in confezioni degne di prodotti di pasticceria, come caramelle, bon bon o altra roba del genere, quasi in un preannuncio del kitsch prossimo venturo. Infatti \u00e8 difficile dire se il massimo dell\u2019attenzione il nostro artista lo rivolge ai lineamenti delle illustri persone ritratte (ma a volte entrano nel suo mirino anche cameriere e servette), o invece ai rigatini degli abiti, e soprattutto delle stoffe di morbidi divani in cui i modelli, o meglio le modelle, per una  decisa preferenza accordata all\u2019universo al femminile, siedono con grazia e compunzione, evitando di affondarvi, lasciando che anche il mobilio, nell\u2019effetto di insieme,  faccia la sua parte, si squaderni nitido e leggero alla nostra attenzione. Il miracolo di questo universo civettuolo, che non si vergogna di ostentare la propria fatuit\u00e0, non si arresta alle stoffe dei divani, o ai servizi sciorinati su tavolini deliziosamente fragili, secondo un gusto che viene dall\u2019Oriente, o comunque entra in consonanza col clima rococ\u00f2, lasciandosi alle spalle anche per questo verso i pesanti apparati secenteschi. Quelle stesse nature morte sono pronte a balzar fuori dai piani d\u2019appoggio dei tavolinetti per essere afferrate e messe in bella mostra dalle figure. Ovvero, i personaggi candidati alla gloria del ritratto per il loro elevato stato di fortuna fermano per un istante le mosse del paziente fotografo chiedendo di comparire anche con qualche elemento che ne qualifichi e attesti ulteriormente i titoli di eccellenza. A questo modo Liotard entra in gara con un altro artista che potrebbe contendergli la pretesa ultima alla qualifica di \u201cmiglior fabro\u201d del secolo, si pensa all\u2019interamente francese Chardin quasi perfetto suo coetaneo (1699-1779), che per\u00f2 gli \u00e8 decisamente inferiore nell\u2019ambito della  ritrattistica, in quanto i suoi busti di damine, o di adolescenti vogliosi di esplorare i loro immediati dintorni, sono colti dal medesimo senso di ferma immobilit\u00e0 che per colpo di bacchetta magica blocca e sospende gli oggetti attorno ad essi. C\u2019\u00e8 insomma un\u2019accurata regia formalista nei dipinti di Chardin che li porta a presagire le sintesi plastiche a venire, fino ad anticipare il Cubismo, ma una proiezione del genere, per quanto provvida e geniale, ha per\u00f2 l\u2019effetto di  congelare il suo mondo, di fissarlo in misure senza dubbio perfette ma un po\u2019 ossificate, laddove il suo contendente Liotard \u00e8 totalmente libero e sciolto, pu\u00f2 trascurare ogni obbligo verso la forma per attenersi a una schietta, disincantata registrazione  dei valori visivi, quasi come un fotografo anzi tempo, iscrivendosi cos\u00ec in una linea di iper-realismo, di super-oggettivit\u00e0. Dovremo attendere parecchio tempo prima di vederla ricomparire. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi mi concedo un viaggio e visita virtuale alla londinese Royal Academy of Arts per ammirarvi la retrospettiva dedicata a Etienne Liotard (1702-1789), che pu\u00f2 ambire al titolo di essere considerato il maggior artista del secolo. 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