{"id":558,"date":"2016-04-03T10:28:26","date_gmt":"2016-04-03T08:28:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=558"},"modified":"2016-04-03T10:28:26","modified_gmt":"2016-04-03T08:28:26","slug":"omaggio-a-zaha-hadid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/omaggio-a-zaha-hadid\/","title":{"rendered":"Omaggio a Zaha Hadid"},"content":{"rendered":"<p>   Oggi non posso astenermi dallo stendere un commosso omaggio a Zaha Hadid, l\u2019archistar con due record a suo merito, di essere stata l\u2019unica donna in grado di iscriversi in quell\u2019eletto club, altrimenti riservato ai soli maschi, e di averlo fatto con un estremismo cui non sono giunti i colleghi. Lei \u00e8 stata la pi\u00f9 risoluta e coerente nel dichiarare l\u2019atto di morte della vecchi geometria euclidea fondata sull\u2019angolo retto, che ha dominato nei secoli, o addirittura nei millenni, l\u2019intera prassi edificatoria, almeno presso la cultura occidentale. Nel \u201cCorriere della sera\u201d di ieri, 2 aprile, compariva una pagina in cui i molti suoi collaboratori l\u2019hanno ringraziata dei suoi apporti, riportandone una frase che non potrebbe essere pi\u00f9 significativa: \u201cil mondo non \u00e8 un rettangolo\u201d. Io nel mio piccolo vedo in ci\u00f2 una straordinaria conferma di uno dei cardini di tutta la mia attivit\u00e0 critica, il fatto che viviamo ormai da tempo in una civilt\u00e0 retta dalla tecnologia di stampo elettromagnetico-elettronico, con la sua connessa imposizione di tutto un patrimonio di forme curvilinee, ellittiche, paraboliche eccetera, al di l\u00e0 di quanto, nell\u2019ortodossia meccanocentrica dei secoli precedenti, poteva essere ammesso solo attraverso applicazioni della circonferenza, allungandola nella volta a botte, o facendola ruotare su se stessa nella cupola, che sono le classiche eccezioni a conferma di una regola pienamente dominante. Questa mia opzione istintiva, che si \u00e8 espressa nell\u2019adesione convinta alla dottrina di McLuhan, mi ha portato, anche in ambito artistico, a sostenere la causa dell\u2019Art Nouveau, soprattutto nelle sue soluzioni architettoniche, con la punta massima rappresentata da Antoni Gaud\u00ec, dalle Case Battl\u00f2, Mil\u00e0 e Pedrera ai missili scagliati contro il cielo nella Sagrada Familia. Poi quell\u2019ardore \u00e8 stato spento dall\u2019arrivo del Movimento moderno, pronto a imporre il dominio appunto dell\u2019angolo retto, e della sua manifestazione plastica attraverso diedri lucidi, taglienti, con negazione di ogni sense-appeal e proibizione dei piaceri del colore e dell\u2019ornamento.  Oltre alla mia continuamente manifestata allergia alle soluzioni moderniste, posso aggiungere a mio merito di aver spalleggiato il guanto di sfida che, pur dalle sponde improprie di un esercizio fondamentalmente pittorico, ha lanciato contro di esse Jean Dubuffet, quando \u00e8 passato a dare forma plastica, dalla scultura all\u2019architettura, ai suoi deliri  grafici, agli intrichi di ghirigori del ciclo dell\u2019\u201dHourloupe\u201d, pronti a infittirsi o a distendersi, ma sempre tenendosi ben lontani dal \u201craddrizzarsi\u201d.<br \/>\n  Se il postmoderno assume un significato, lo si deve proprio  intendendolo come protesta radicale contro ogni sopravvivenza della dittatura dei 90 gradi e di tutta la loro discendenza, il che corrisponde anche all\u2019irresistibile avvento della progettazione affidata al computer, e non pi\u00f9 al regolo, alla squadra, al tiralinee. Di questa rivoluzione, che poi a ben vedere altro non \u00e8 che un inevitabile adeguarsi delle soluzioni visive-artistiche agli schemi imposti dalla tecnologia dominante, la nostra Hadid \u00e8 stata la pi\u00f9 lucida e vigorosa esponente, anche rispetto ai suoi colleghi in eccellenza architettonica.  Vado a passarli in rapida rassegna: Renzo Piano, maestro di opportunismo, pronto cio\u00e8 a soluzioni di volta in volta rispondenti ai compiti che gli sono stati dati, ma sena la preoccupazione di conservare una coerenza stilistica; Daniel Libeskind, capace pi\u00f9 che altro di seminare il disordine tra i diedri di provenienza postcubista, di montarli in modi liberi ed eterodossi, per\u00f2 senza saltar fuori da un  residuo postcubismo.  Frank Gehry, fin troppo libero nel suo senza dubbio ardito bricolage, ma compiaciuto nel concedersi un ampio margine di arbitrio. Forse il solo Calatrava pu\u00f2 resistere a un confronto con la collega per coerenza e purezza stilistica, ma perch\u00e9 prende come sgabello per i suoi voli arditi un certo biomorfismo, ricavato da scheletri animali, che gli fornisce una consistente traccia su cui edificare. E dunque, solo la nostra Hadid si slancia sciolta e decisa a inanellare le sue curve, i suoi \u201clazos\u201d scagliati nello spazio, ad attorcigliarsi su se stessi, e a sfidare quanti ancora si affannano a reclamare \u201cpareti lisce\u201d. Ne sappiamo qualcosa, visto che qui in Italia abbiamo assistito alla lunga gestazione del romano MAXXI, contro cui \u00e8 stata scagliata proprio l\u2019accusa di non avere pareti per ospitare \u201cquadri\u201d, ma senza tener conto che ora \u00e8 proprio la misura del \u201cquadro\u201d a essere messa in discussione, a vantaggio di installazioni e altri interventi \u201csite specific\u201d, che in qualche modo le soluzioni curvilinee impostate dalla Hadid provocano, incoraggiano, tutelano, mentre del resto non mancano spazi distesi pronti anche ad accogliere opere di formato pi\u00f9 tradizionale. Se si fa riferimento al MAXXI, \u00e8 doveroso associare al nome del grande e intrepido architetto quello di Pio Baldi, che dal suo ruolo ministeriale ha scelto quel progetto e poi, con paziente e inflessibile impegno, ne ha curato la lunga e tormentata esecuzione, ma venendo poi rimosso, come un Mos\u00e9 cui viene impedito di accedere alla Terra promessa verso cui ha guidato la sua squadra.<br \/>\n   Tra i progetti non del tutto terminati lasciati in eredit\u00e0 dalla Hadid c\u2019\u00e8 pure la cosiddetta \u201cStorta\u201d di Milano, un grattacielo che si guarda bene dall\u2019innalzarsi rispettando l\u2019eterna ed erroneamente ritenuta imprescindibile regola del filo a piombi, bens\u00ec si torce, come se un gigante lo afferrasse e lo \u201cstrizzasse\u201d, proprio per renderlo coerente e rispondente al nostro Zeitgeist. Ammetto che in proposito torna a echeggiare un quesito, gi\u00e0 risuonato al tempo delle costruzioni di Gaud\u00ec piene di estro innovativo, come si vive in quegli spazi sottratti alla confortante e tradizionale sicurezza del rettangolo e dei suoi statici derivati? Provare per credere, forse dovremmo di nuovo raccogliere le testimonianze, come nel caso di Gaud\u00ec. di chi andr\u00e0 ad abitare in quei siti, ma forse sar\u00e0 l\u2019intera umanit\u00e0 a mettersi in viaggio, ad abbandonare i comodi rifugi euclidei per avventurarsi in queste rotte scandite da famiglie geometriche di nuovo conio, con il relativo inevitabile indotto di ordine psicologico. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi non posso astenermi dallo stendere un commosso omaggio a Zaha Hadid, l\u2019archistar con due record a suo merito, di essere stata l\u2019unica donna in grado di iscriversi in quell\u2019eletto club, altrimenti riservato ai soli maschi, e di averlo fatto con un estremismo cui non sono giunti i colleghi. 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