{"id":562,"date":"2016-04-10T09:36:04","date_gmt":"2016-04-10T07:36:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=562"},"modified":"2016-04-10T09:36:04","modified_gmt":"2016-04-10T07:36:04","slug":"giovenale-la-prosa-come-giocare-a-domino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/giovenale-la-prosa-come-giocare-a-domino\/","title":{"rendered":"Giovenale: la prosa come giocare a domino"},"content":{"rendered":"<p>   La settimana scorsa ho condotto una specie di esame di coscienza per elencare i miei rapporti con la ricerca in poesia, certamente pi\u00f9 rari di quanto non mi sia avvenuto con l\u2019ambito della narrativa, ma non del tutto inesistenti. Posso continuare nell\u2019esame lasciando il secolo scorso e avventurandomi nel nuovo gi\u00e0 da tempo iniziato, che nel settore a me caro della ricerca ha significato l\u2019espulsione da Reggio Emilia e dal suo RicercaRE per andare a reimpiantare i nostri Penati in quel di Bologna, con la variante denominata RicercaBO, dove forse la narrativa non \u00e8 stata pi\u00f9 cos\u00ec sicura e dominante come nella fase anteriore, anche se sono comparsi autori di tutto riguardo come Vasta, Greco, Marino, Maino, Giorgi, Bottici, senza per\u00f2 che  si sia manifestato un tratto dominante, distintivo rispetto allo squadrone dei \u201cNarrative invaders\u201d degli anni Novanta. Abbondante invece e sempre di buon livello la presenza degli esercizi in poesia, con un suo allargarsi sulla pagina, divenuta sempre pi\u00f9 uno spartito pronto per esecuzioni orali, sempre ben attenta a evitare un facile lirismo, a praticare un lessico audace, una spezzatura e sprezzatura dei consueti legami sintattici, con qualche inserimento di intraverbalit\u00e0, e via dicendo. Il tutto per\u00f2 senza costituire una vistosa emersione tale da poter essere battezzata con qualche nuove termine. Per\u00f2, una forte emersione c\u2019\u00e8 stata, legata al nome di Marco Giovenale, dapprima apparso come partecipante in proprio, poi come procacciatore di talenti, a cominciare dai compagni di via uniti a lui in un esperimento finalmente originale, concentrato nell\u2019antologia \u201cProsa in prosa\u201d, una specie di \u201cen plein\u201d, di tentativo di cumulare i pregi della narrazione con quelli della sua sorella-antagonista. Ora proprio con l\u2019uscita di due volumetti Giovenale mi consente di verificare l\u2019uno e l\u2019altro di questi aspetti. \u201cManiera nera\u201d contiene buone prove di poesia, che per\u00f2 mi sembra non superino uno standard  abbastanza stabilito, perfino accostabile al fare sentenzioso, ma maliziosamente rotto e \u201ctagliato\u201d con vocaboli e frasi appartenenti a contesti diversi, quale in definitiva ho riscontrato domenica scorsa nell\u2019ultima produzione di Cesare Viviani. Ma l\u2019Autore si presenta pure con un secondo volume dove gi\u00e0 il titolo \u00e8 una dichiarazione di poetica, ovvero di fedelt\u00e0 alla causa cos\u00ec innovativa della \u201cProsa in prosa\u201d, basta riportarlo. \u201c Il paziente crede di essere\u201d, col che si chiede la collaborazione di noi lettori. Si tratta infatti, in linea generale, di una narrativa che si concede un gran numero di vantaggi, proprio quella libert\u00e0, spirito bizzarro, dissacrante, che fa la differenza tra i due generi, ma che per\u00f2 condanna il continente poesia a una certa evasivit\u00e0  e leggerezza costitutive, come un alzarsi da tavola per andarsene a zonzo. Invece la pseudo-narrazione di questa poetica alternativa finge di stare al gioco, cio\u00e8 di mettere le carte in tavola, ma senza preoccuparsi di dare loro un seguito coerente, e anzi, quasi dichiarando una propria impotenza a questo proposito, preferisce che sia l\u2019interlocutore, l\u2019altro giocatore assiso al tavolo, a calare la sua carta, o ad aggiungere il pezzo di un domino. Si potrebbe pensare anche al gioco enigmistico noto come \u201cquesto l\u2019ho fatto io\u201d, dove il redattore si limita a offrire uno schema grafico che poi il fruitore \u00e8 libero di completare a modo suo. Cos\u00ec facendo il \u201cprosatore\u201d ha la facolt\u00e0 di frequentare tutti i possibili generi: il noir, il giallo, il surreale,  il trash, il kitsch, cavandosene poi fuori con abili e pronte mosse, e premettendo al tutto una avvertenza, sul tipo: \u201cma non \u00e8 una cosa seria\u201d. Diciamo anche che in tal modo una pratica di questo genere assume una grande eredit\u00e0 della nostra migliore tradizione, quella dell\u2019asse che da Palazzeschi e dal suo \u201cCodice di Perel\u00e0\u201d procede verso Campanile e Zavattini. Aggiungiamo che il demone della brevit\u00e0, ovvero, ancora una volta, un privilegio della poesia, ma adattato alla prosa, consente a prove di questa natura di dribblare le difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 gravanti sul cartaceo, e di risultare invece  magnificamente adatte per confluire direttamente nella rete. Potremo giocare, \u201cchattare\u201d da un Paese, da un Oceano all\u2019altro, tutti invitati a partecipare a  questo calviniano \u201cCastello dei destini incrociati\u201d.<br \/>\nMarco Giovenale, \u201cIl paziente crede di essere\u201d, Roma, Edizioni Gorilla sapiens, euro 14.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La settimana scorsa ho condotto una specie di esame di coscienza per elencare i miei rapporti con la ricerca in poesia, certamente pi\u00f9 rari di quanto non mi sia avvenuto con l\u2019ambito della narrativa, ma non del tutto inesistenti. 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