{"id":612,"date":"2016-06-05T09:54:15","date_gmt":"2016-06-05T07:54:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=612"},"modified":"2016-06-05T09:54:15","modified_gmt":"2016-06-05T07:54:15","slug":"rodenbach-una-bruges-davvero-morta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/rodenbach-una-bruges-davvero-morta\/","title":{"rendered":"Rodenbach: una Bruges davvero morta"},"content":{"rendered":"<p>Fazi Editore continua nella sua benemerita attivit\u00e0 di proporci opere minori o dimenticate di grandi firme della narrativa straniera, permettendoci cos\u00ec di andare a compiere verifiche. Non importa che poi, all\u2019atto pratico, queste inducano a stendere giudizi  limitativi, come mi \u00e8 capitato nei confronti di un romanzo di Charlotte  Bront\u00eb, \u201cIl professore\u201d, che non riesce a oscurare la centralit\u00e0 di \u201cJane Eyre\u201d. Ora ho sul tavolo \u201cBruges la morta\u201d di Geoges Rodenbach, opera mitica di cui avevo sempre sentito predicare l\u2019eccellenza, per chi volesse valutare a fondo il Simbolismo di marca belga, ovvero di una delle partecipazioni pi\u00f9 consistenti alla causa del Simbolismo ottocentesco, accanto ai contributi non meno forti che da quel Paese ci sono venuti nel settore delle arti visive. E\u2019 dunque, questo, un apporto prezioso a una mia campagna di sistematica escussione di ogni altro contributo al Simbolismo letterario, cui conto di dedicare una mia prossima fatica saggistica. Ma devo dire subito che l\u2019incontro, pur giunto opportuno, mi ha deluso. Rodenbach visita s\u00ec i luoghi, sacri alla mitologia simbolista, ma lo fa in modi spenti, che alla fine negano ogni aura mistica e riconducono la vicenda narrata a pesanti coordinate quasi di sapore naturalista, niente affatto riscattata. La partenza sembrerebbe avvenire col piede giusto, il protagonista, Hugues Viane, \u00e8 oppresso dal ricordo di una moglie perfetta, Ofelia, che lo ha lasciato troppo presto, affondandolo in una malinconia irrimediabile, chiusa in una vita appartata, col solo sollievo di compiere passeggiate notturne sui luoghi pi\u00f9 tristi, nei B\u00e9guinages, nei conventi  in cui, certo, si condensa tutto il fascino di una delle \u201ccitt\u00e0 morte\u201d pi\u00f9 celebri, secondo l\u2019elenco steso da chi se ne intendeva, dal nostro D\u2019Annunzio. Ma non si vive di soli ricordi, bisogna pur introdurre qualche dato di trama, e infatti il nostro eroe solitario crede a un tratto di scorgere una figura femminile del tutto simile alla scomparsa, tale Jane Scott. Sarebbe il caso di farne davvero una emanazione dall\u2019oltretomba, un fantasma, un doppio della nostra vile scena quotidiana, ma in definitiva l\u2019autore, e il suo spento rappresentante, non sanno sfruttare possibilit\u00e0 del genere. Jane Scott si dimostra un\u2019esistenza volgare, le sue forme che ricordano il perduto amore sono del tutto mentite, come risulta soprattutto nel momento in cui il protagonista introduce quel falso alter ego della moglie nel sacrario delle sue mura domestiche, incontrando infatti la riprovazione di una fida domestica. Col che, sembra quasi di imboccare un \u201cRebecca la prima moglie\u201d in anticipo sui tempi, infatti a sostegno di questo romanzo gli si attribuisce il merito di aver anticipato famose soluzioni filmiche, ma a torto lo si collega a un altro capolavoro cinematografico, alla \u201cDonna che visse due volte\u201d di Hitchcock, in quanto l\u00e0 il simulacro della donna amata \u00e8 pur sempre portatore di valori positivi, nonostante i panni volgari indossati, qui invece non c\u2019\u00e8 alcun rimedio, alla bassezza morale dell\u2019intrusa, tanto che Viane \u00e8 trascinato a un atto davvero poco auratico e spirituale, a strangolare la sosia ingannevole, e dunque la vicenda precipita in un basso livello di \u201cfait divers\u201d, di episodio di cronaca nera,<br \/>\n   Per un riscontro, mi sono andato a leggere un  altro dei sette romanzi che Rodenbach ci ha lasciato, \u201cL\u2019art en exil\u201d, e francamente non so dire se esso sia mai stato tradotto. Ma il verdetto non cambia, qui il protagonista si chiama  Jean Rembrandt, dove il riferimento al grande artista olandese \u00e8 del tutto irrisorio, in quanto si tratta di personaggio presuntuoso e irrisolto, che invano tenta le vie della poesia, senza avere alcun successo. In realt\u00e0, invece che trovarci in presenza di una esaltazione del clima sospiroso e malinconico tipico del Simbolismo, assistiamo all\u2019acredine, alla spietata denuncia con cui Emile Zola, nell\u2019\u201dOeuvre\u201d, ha inseguito e schiacciato, anche l\u00e0, un artista inconcludente, votato alla catastrofe. Questo romanzo, in un certo senso, costituisce una premessa all\u2019altro, infatti l\u2019incerto Rembrandt crede di realizzarsi inseguendo una leggiadra presenza intravista, al solito, aggirandosi in cerca di ispirazione nei paraggi di un B\u00e9guinage, e convincendo tale Maria, che vi \u00e8 solo nello stato di novizia senza aver preso i voti, a cedere alla sua corte insistente. Ma da quel matrimonio verranno solo guai, Maria sar\u00e0 logorata da quell\u2019unione, fino a pentirsi di aver lascito il B\u00e9guinage, del resto una consunzione fisica, del tutto di sapore naturalistico, o appunto alla Zola, \u00e8 in agguato su di lei, e se la porta via, lasciando il povero Rembrandt a deperire nella solitudine, nel fallimento di ogni sogno di gloria. Credevamo che, al contrario, nell\u2019inseguimento del miraggio fornito dai simboli, i cultori di quella sindrome riuscissero davvero a sollevarsi, a conoscere un \u201cpi\u00f9 spirabil aere\u201d. Qui invece troviamo dovunque grigiore, macerie, ceneri spente.<br \/>\nGeroges Rodenbach, Bruges la morta, Fazi, pp. 105, euro 15.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fazi Editore continua nella sua benemerita attivit\u00e0 di proporci opere minori o dimenticate di grandi firme della narrativa straniera, permettendoci cos\u00ec di andare a compiere verifiche. 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