{"id":618,"date":"2016-06-10T10:00:46","date_gmt":"2016-06-10T08:00:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=618"},"modified":"2016-06-13T07:23:53","modified_gmt":"2016-06-13T05:23:53","slug":"bottici-un-avvincente-polistilismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/bottici-un-avvincente-polistilismo\/","title":{"rendered":"Bottici, un avvincente polistilismo"},"content":{"rendered":"<p>   Chiara Bottici pu\u00f2 essere considerata la buona fata ispiratrice di RicercaBO, ovvero della fase seconda, di stanza a Bologna, del grande ciclo a suo tempo svolto a Reggio Emilia, con annesso logo, RicercaRE. Non per nulla questa scrittrice \u00e8 comparsa due volte, all\u2019officina di rito petroniano, nel 2012 e l\u2019anno scorso, e proprio alcuni dei testi allora inediti da lei letti in quella pi\u00f9 recente occasione sono entrati nel volumetto ora edito da Manni, \u201cPer tre miti, forse quattro\u201d, con un sottotitolo altrettanto eloquente, \u201cRomanzo di romanzi\u201d. Lo avrei gratificato di un convinto \u201cpollice recto\u201d sull\u2019\u201dImmaginazione\u201d,se non fosse che la attenta regia di quella rivista, edita anch\u2019essa da Manni, esclude che si dica bene, o male, dei propri prodotti. Quest\u2019opera mi consente di condurre una riflessione sui destini molto diversi dei due cicli sopra ricordati. Quello reggiano ha marciato col vento in poppa, abbiamo \u201cinfilato\u201d una straordinaria stagione di nuovi narratori che hanno affrontato, alla fiamma, alla baionetta, la situazione allora in atto, cogliendone tutti i sintomi di \u201cordinaria follia\u201d, di crudelt\u00e0 e orrori avvistati pur nella conduzione di piatti resoconti sul quotidiano. Ma i loro successori, di una generazione dopo, non potevano ricalcare le stesse orme, e dunque sono andati alla ricerca di nuove piste, esponendosi ai quattro venti. Non sono certo mancati i buoni esiti, elenco tra gli altri i casi di Giorgio Vasta, Giovanni Greco, Stefano Gallerani, Andrea Bajani, Simone Giorgi, Paolo Marino, Francesco Maino. Leonardo Canella, ma anche un accanito fenomenologo degli stili come il sottoscritto stenta a trovare una traccia comune, un filo conduttore, tra questi vari testi. Esso invece compare nell\u2019ambito, sempre sicuro e fortunato, nel nostro Paese, della produzione in poesia, dove un ricercatore ad ampio spettro come Marco Giovenale ha introdotto davvero uno stile  con una decisa patente di novit\u00e0, quel curioso ricorso a prose che per\u00f2 volutamente si perdono per strada, si troncano nel bel mezzo della vicenda, con perfida sfida al lettore. Per la narrativa, bisogna invocare proprio la molteplicit\u00e0, il polistilismo che emergono nei due titoli proposti dalla Bottici. Si sono  davvero cavalcati i miti, quasi ricorrendo alla categoria del citazionismo, tanto sfruttata nelle arti visive, ma assai poco in narrativa, o quanto meno non vi ricorrevano senza dubbio gli Ammaniti e Covacich e Trevisan eccetera della ondata fine secolo. La Nostra prende invece  come  guide ai suoi percorsi accidentati tre figure appunto del mito, la Sherazade delle \u201cMille e una notte\u201d, l\u2019Arianna del filo che conduce-disperde nel labirinto, e l\u2019Europa, cavalcata e travolta da Giove, cos\u00ec come le vicende al femminile che dominano questi racconti rischiano ad ogni un passo di essere schiacciate dalla protervia aggressiva dei maschi. Ma beninteso, scelte queste introduttrici dal mito, non \u00e8 che Chiara voglia consegnarsi loro mani e piedi, anzi,  indossa quelle maschere con totale agilit\u00e0 e disponibilit\u00e0, portandole a interagire con l\u2019oggi pi\u00f9 drammatico. In fondo, \u00e8 un modo per introdurre delle raccolte di novelle, che a loro volta viaggiano sempre sospese tra un decorso normale e invece l\u2019apparizione di soluzioni arcane, travolgenti, da humor nero o invece  da  improvvise e impensate sorprese. Se insomma la situazione precedente vedeva i narratori impegnati su un fronte di realismo, magari da connotare con due \u201cneo\u201d, qui il realismo deve essere subito accreditato di prefissi o suffissi, occorre parlare di surrealismo o di realismo magico. Nessuno dei racconti ha un decorso normale o prevedibile, la sorpresa \u00e8 invariabilmente in agguato.  In un racconto, \u201cLa nascita\u201d, potremmo pensare di assistere a una cronaca molto fedele, e molto femminile, di una puerpera che appunto attende trepidante il parto, in allarmante ritardo, ma quando infine la creatura emerge, ecco il lazzo, il frizzo, si tratta di un frutto cartaceo, come dire che ora la letteratura, invece che fare presa sul reale, si sigilla a circuito chiuso in se stessa. Lo statuto della impossibilit\u00e0 colpisce ognuna di queste novelle, spingendole verso esiti che ci conducono, allibiti, o compiaciuti,  o divertiti, a delle metamorfosi. Forse in questo senso il caso pi\u00f9 tipico \u00e8 dato dallo \u201cStruzzo\u201d, il racconto che la Bottici \u00e8 venuta a leggere, con ampio successo, al RicercaBO dell\u2019anno scorso. E\u2019 la storia di una brava studentessa, come in definitiva potrebbe essere la stessa autrice, che si dedica a una ricerca scientifica, scegliendo l\u2019animale in oggetto, ma poi, passo passo, deve constatare il compiersi sul suo stesso corpo della metamorfosi di sapore ovidiano, si muta proprio in quell\u2019animale. Siamo insomma in presenza di una scrittura che va alla ricerca di corpi in cui approdare, come se si trattasse di parassiti alla ricerca di nuove dimore disponibili, cancellando in questa ricerca ogni possibile distinzione tra la nostra condizione umana e i vari stati animali e vegetali.<br \/>\nChiara Bottici, Per tre miti, forse quattro. Romanzo di romanzi, Manni Editore, pp. 156, euro 15.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiara Bottici pu\u00f2 essere considerata la buona fata ispiratrice di RicercaBO, ovvero della fase seconda, di stanza a Bologna, del grande ciclo a suo tempo svolto a Reggio Emilia, con annesso logo, RicercaRE. 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