{"id":874,"date":"2017-02-19T15:21:32","date_gmt":"2017-02-19T14:21:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=874"},"modified":"2017-02-19T15:21:32","modified_gmt":"2017-02-19T14:21:32","slug":"hockney-nuove-possibilita-per-la-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/hockney-nuove-possibilita-per-la-pittura\/","title":{"rendered":"Hockney: nuove possibilit\u00e0 per la pittura"},"content":{"rendered":"<p>   La Tate Britain, a Londra, dedica un corposo omaggio a David Hockey (1937) per festeggiare i ben cinque decenni della sua intensa attivit\u00e0 pittorica, che forse, in questo momento, lo pongono alla testa della squadra della Pop Art inglese, anche per la scomparsa di competitori pi\u00f9 anziani di lui. A sua volta, conviene proprio riconoscere alla Pop in salsa britannica, oltre che di essere stata iniziatrice del fenomeno, di avere avuto il coraggio, o il limite, di coltivare pi\u00f9 da vicino le vie della pittura, anche se pur sempre in stretta contiguit\u00e0 con la fotografia. Ma in qualche misura la sacra misura della superficie l\u2019ha risucchiata, a differenza dei cugini statunitensi, pi\u00f9 propensi invece sia a invadere la terza dimensione, sia a valersi di formati giganti. Insomma, da un lato, sull\u2019isola, un\u2019arte \u201cda camera\u201d, dall\u2019altro,  negli States, un\u2019arte declamata in pubblico<br \/>\n   Ma tornando a Hockney, egli  rappresenta al meglio una simile vicinanza all\u2019immagine dipinta, magari a gara con una presenza eccentrica e isolata, negli USA, come il pi\u00f9 anziano rispetto a lui, di un intero decennio, Alex Katz. Per parlare del David ora celebrato, mi posso riallacciare a certe osservazioni che proprio in questa sede svolgevo a proposito di Matisse, lamentando un eccesso di scarnificazione progressiva cui il pur grande pittore francese aveva via via ceduto, forse rinunciando troppo al caposaldo \u201coccidentale\u201d della rappresentazione, e prestando ascolto in eccesso ai criteri dell\u2019Estremo Oriente, diventando cio\u00e8 un convinto \u201cjaponard\u201d. Tanto che, a riscontro, indicavo l\u2019opportunit\u00e0 di rivalutare il rivale Pierre Bonnard, che invece gli era stato posposto perch\u00e9 ritenuto ancora troppo coinvolto nella fisicit\u00e0 di valori tonali e atmosferici, non sufficientemente decantati. Hokney, invece, \u00e8 perfetto, da un lato, nel diventare pi\u00f9 comprensivo di larghe fette di spettacolo ambientale, pronto anche a valersi di schemi prospettici. Infatti se volete abbracciare vasti ambienti, di piscine, giardini, balconate eccetera, o anche di interni, dovete tornare a un qualche residuo o sopravvivenza di linee di fuga, di trapezi spaziali,  anche se debitamente schiacciati e tracciati a fior di pennello. Ma da un altro lato \u00e8 anche opportuno evitare di cadere in tentazioni espressioniste, o di greve naturalismo di ritorno, quali invece inficiano, rendono insopportabili, troppo sporche, troppo pesanti le tele pur  tanto acclamate di Lucian Freud. Insomma,  in Hockney sussiste un bell\u2019equilibrio tra interni o esterni giustamente tramati, e tinte leggere, distese, in ricordo di certi paradigmi centrali nell\u2019arte contemporanea, dall\u2019\u201d\u00e0 plat\u201d di Gauguin alla \u201cflatness\u201d di Murakami, con l\u2019aiuto che su una  via del genere viene dalla fotografia, ma ancor pi\u00f9 dalla grafica pubblicitaria, da sempre diffidente degli ingombri plastici e decisa invece  a distendere, a spianare la visione. Non per nulla uno dei temi preferiti da Hockey \u00e8 quello delle piscine, anche per effetto del suo porsi come \u201cartista dei due mondi\u201d, nato e formatosi in Inghilterra, ma pronto a ricevere committenze e prebende in California, dove come \u00e8 ben noto gli specchi azzurri delle piscine si accendono ad ogni passo, maculando il panorama urbano e suburbano. L\u2019acqua per sua natura \u00e8 un elemento mobile che evita di fare massa compatta, mostrandosi invece pronta a ospitare al suo interno i motivi ondulati scaturenti dal soffiare delle brezze, dall\u2019accendersi di mille riflessi, magari ancor pi\u00f9 incrementati dagli spruzzi delle fontanelle alimentatrici, che si aprono come le corolle di una vegetazione trasparente. Beninteso, i medesimi spruzzi dell\u2019irrigazione tramano di s\u00e9  anche il verde fresco e rugiadosi dei prati, altro motivo congiunto a quello delle piscine. Tanta felicit\u00e0 cromatica e descrittiva va poi a invadere terrazze e verande, infine  penetra nelle stanze,  ad allietare le figure umane, anch\u2019esse delineate con silhouettes incisive ma leggere, fino a confondersi con arredi e tappezzerie Per\u00f2, nel dispiegare un universo antropico, certamente il concorrente Katz sa procedere in modo pi\u00f9 insistito e integrale, con zoomate ravvicinate. Mentre la macchina da presa, o la visione del nostro artista preferisce arretrare, afferrare i suoi soggetti in campi lunghi.<br \/>\nDavid Hockney, Londra, Tate Britain, fino al 29 maggio. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Tate Britain, a Londra, dedica un corposo omaggio a David Hockey (1937) per festeggiare i ben cinque decenni della sua intensa attivit\u00e0 pittorica, che forse, in questo momento, lo pongono alla testa della squadra della Pop Art inglese, anche per la scomparsa di competitori pi\u00f9 anziani di lui. 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