{"id":907,"date":"2017-03-27T10:03:32","date_gmt":"2017-03-27T08:03:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=907"},"modified":"2017-03-27T10:03:32","modified_gmt":"2017-03-27T08:03:32","slug":"lunediale-hammamet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/lunediale-hammamet\/","title":{"rendered":"Lunediale (Hammamet)"},"content":{"rendered":"<p>I miei pochi lettori saranno rimasti stupiti ieri se, avendolo ricercato, non hanno trovato il solito domenicale. Il fatto \u00e8 che mi trovavo a Tunisi da dove sono rientrato solo ieri sera, e dunque questo in realt\u00e0 \u00e8 un \u201clunediale\u201d, pezzo unico in cui concentro le mie riflessioni sulla puntata tunisina, che a dire il vero si \u00e8 svolta nella localit\u00e0 turistico-balneare di Hammamet, dove abbiamo stazionato per tre giorni, da gioved\u00ec 23 a sabato 25 marzo, per un convegno pieno come un uovo di comunicazioni. Il tutto organizzato soprattutto da Soufiane Chaari, che in definitiva \u00e8 stato per me l\u2019aspetto pi\u00f9 positivo di quell\u2019incontro. Chaari, che parla benissimo l\u2019italiano anche grazie a un soggiorno pluriennale nel nostro Paese,  insegna la nostra lingua e letteratura presso l\u2019universit\u00e0 di Sfax, citt\u00e0 numero due della Tunica, una speciale di Milano, ricca di industrie anche se con non molte attrattive di paesaggio e con i danni di inquinamento provocati dal progresso. Ma confesso che, partigiano come sono della \u201cvita moderna\u201d secondo la perorazione con cui la presenta Baudelaire, che \u00e8 stato in effetti il tema del mio personale intervento, mi \u00e8 venuta una grande voglia di visitare quella citt\u00e0, e in tal senso ho invitato Chaari a chiamarmi per un seminario, anche perch\u00e9 attorno a lui  egli ha cresciuto un gruppo di allievi anch\u2019essi ottimi \u201citalofoni\u201d.<br \/>\n   Per\u00f2 il convegno si \u00e8 svolto a Hammamet, nell\u2019hotel a cinque stelle Mehari, con un tema forse non del tutto felice, \u201cLa lecture des cr\u00e9ateurs\u201d, che ha causato una dispersione delle comunicazioni su una infinit\u00e0 di autori e argomenti. Meglio sarebbe stato tentare un censimento delle vie della critica al giorno d\u2019oggi. La prima impressione che ne ho ricavato \u00e8 di quanto la francofonia domini sovrana in quel Paese, accettata come lingua nazionale accanto all\u2019arabo. In genere siamo convinti che negli ultimi tempi il dominio della cultura francese sia in forte calo, ma certo questo non avviene in Tunisia, e suppongo che sia cos\u00ec anche in Algeria. Ovvero, superati gli anni duri della decolonizzazione, la Francia per\u00f2 ha conservato un pieno dominio culturale sulle ex-colonie. Infatti quell\u2019incontro, diciamolo pure, avrebbe potuto tenersi in qualche universit\u00e0 francese, gli studiosi nostri cugini d\u2019oltralpe lo hanno in sostanza dominato, a cominciare da colui che \u00e8 stato scelto per fare il discorso sia di apertura che di chiusura, Bernard Vouillou, perfettamente dotato di doti di equilibrio e di savoir faire per non scontentare nessuno dei partecipanti, anche col prudente accorgimento di non nominarne nessuno.<br \/>\n   L\u2019Italia, invece, esiste poco e male, oppure se ne hanno tracce ma a livello popolare, tra soggetti non acculturati. Purtroppo, come \u00e8 ben noto, non siamo riusciti a imporre la nostra lingua in nessuna nazione fuori di noi, anche perch\u00e9, arrivati tardi alle imprese coloniali, abbiamo dovuto accontentarci di aree impervie, non facili da domare. Credo che tanto in Libia quanto in Somalia non ci sia una qualche traccia di presenza ufficiale della nostra lingua. Devo per\u00f2 rendere omaggio al nostro Istituto culturale di Tunisi che si \u00e8 fatto carico del mio biglietto aereo. Esigua, in modo del tutto rispondente alla situazione di fatto, \u00e8 risultata la nostra presenza, seppure di buona qualit\u00e0, capeggiata  da Giulio Ferroni, con un perfetto confronto Ariosto-Cervantes, continuata con due semiologi, il torinese Guido Ferrario, anche lui perfetto nel seguire i percorsi incrociati di Calvino, mentre Isabella Pezzini ha reso omaggio alla francofonia, parlando del talento di Roland Barthes, per\u00f2 talento ribelle, mentre altri hanno celebrato un po\u2019 troppo certi personaggi convenzionali come Picon, o troppo eccentrici come Bataille e Blanchot. Ottime cose in  lingua italiana sono venute da Sonia Ben Sador, con acuta lettura di Saba, da Amel Boukhris, che ha affrontato un argomento arduo anche presso di noi come quello del super-barocco Basile, e anche Abir Elghoul ha dimostrato buona competenza nel muoversi tra Dante e Botticelli. Ma nel complesso, l\u2019intero convegno avrebbe potuto condursi in qualche citt\u00e0 francese senza troppe differenze. Naturalmente \u00e8 esistito l\u2019orgoglio nazionale di tenere molte relazioni in  arabo, affrettandosi per\u00f2 a darne estratti nella lingua considerata ufficiale. Purtroppo, ammettiamolo, \u00e8 un po\u2019 triste e colpevole che noi europei si sia totalmente digiuni nei confronti di una grande lingua e cultura come quella del vasto mondo arabo, ma il problema si riporrebbe anche per il cinese, il giapponese, e perfino per il portoghese del Brasile. E\u2019 molto comoda l\u2019adozione universale dell\u2019inglese come esperanto, ma molto riduttiva, forse sta in ci\u00f2 uno degli aspetti pi\u00f9 nocivi della cosiddetta globalizzazione, ma come reagirvi, quali misure adottare? Per\u00f2, come detto sopra, la Francia almeno da quelle parti se la cava molto bene e mantiene intatto un prestigio che invece credevamo ormai logorato.<br \/>\n  Come succede nei convegni, noi abbiamo bivaccato per i suoi tre giorni nell\u2019hotel prescelto, comodo, costruito come un enorme patio su cui si affacciano in circolo i quattro piani delle camere, il tutto ornato con tipici arabeschi o soluzioni moresche. Nelle poche sortite, abbiamo constatato di essere circondati da altri pachidermi come l\u2019hotel Mahari,  tutte ora in sonno perch\u00e9 non \u00e8 stagione, ma si ha l\u2019impressione che, come succede proprio in certe nostre stazioni balneari, si sia fatto il passo pi\u00f9 lungo della gamba. Infatti molti di questi molossi sembrano aver arrestato la loro edificazione in corso d\u2019opera e ora finestre e balconate danno l\u2019impressione di occhieggiare a vuoto. Il mare lambisce gli hotel, con lunghi viali di palme maestose che in quei giorni erano squassate dal vento. Quando siamo riusciti a saltar fuori dalla residenza coatta, abbiamo potuto constatare che Hammamet \u00e8 dilagante, credo che per darne un equivalente in estensione dovremmo sommare Rimini e Riccione. I viali, e le relative palme, si estendono a perdite d\u2019occhio, tutti indossando  la divisa di un bianco calcinante quasi senza infrazioni. In definitiva l\u2019unica sortita che mi sono concesso \u00e8 stata di un devoto pellegrinaggio alla tomba di Craxi, con l\u2019aiuto di un taxi che mi ha proprio permesso di valutare l\u2019enormit\u00e0 delle distanze, dal nostro hotel al cimitero di Bettino ci sono pi\u00f9 di dieci chilometri, sempre col succedersi di costruzioni candeggianti, che verso il centro di infittiscono e prendono un sapore di maggiore vivibilit\u00e0. Compare anche un vestigio storico, un lungo percorso di mura berbere che inseriscono l\u2019unica nota dissonante, un colore terroso, quasi fosco.<br \/>\n   Quando finalmente si giunge al cimitero dove sono custodite le spoglie del nostro leader, stupisce la semplicit\u00e0, contro certe voci che, polemiche come al solito contro di lui, accennavano a un trattamento regale che egli si sarebbe concesso da quelle parti. Si tratta invece di nulla pi\u00f9 che di un cimitero cristiano, con cancello d\u2019ingresso sempre aperto e anche sgangheralo.  Nulla di elitario,  ci sono decine di tombe con epigrafi in marmo consunto dagli anni. Mi sarebbe stato praticamente impossibile trovare la tomba di Craxi se non fosse intervenuto il benevolo aiuto di qualche presente. Ma infine lo si raggiunge, e si scopre che esso spicca  per totale adesione ai costumi di quella tradizione, \u00e8 una tomba terragna che si distingue per il biancore quasi abbagliante della mano di calce che lo ricopre, e nulla pi\u00f9, un fiore la centro, un libretto in marmo recante una frase sentenziosa. Forse avei dovuto recarmi alla casa in cui abitava, forse l\u00e0 ci sarebbe stato un albo su cui registrare la mia non cessata devozione alla sua opera e statura, ma di nuovo si sarebbe imposto il fattore distanza, attraverso nuove tappe in quell\u2019universo del sempre uguale, di una ripetizione monotona, non troppo differente.<br \/>\n   Il che poi \u00e8 forse la nota dominante anche di Tunisi, per quel poco che ho visto, quando l\u2019amico Chaari si \u00e8 sacrificato e alla domenica mattina ci ha condotto, noi pochi italiani, da Hammamet verso la capitale, annunciata per chilometri prima di giungere al centro, con un lento intensificarsi di case e stabili. Poi, di lontano, abbiamo visto come un infinito gregge di bianche pecorelle intento ad arrampicarsi su dolci colli corrosi dalle luci di un mattino via via pi\u00f9 peno e splendente. Ma, giudicando vana la pretesa di dedicare una visita anche molto ridotta alla citt\u00e0, l\u2019amico conduttore ci ha deviato a una passeggiata in un quartiere anch\u2019esso arrampicato su un colle, posto a piombo sul bellissimo golfo, dominato da case di immacolato biancore, su cui contrasta l\u2019azzurro di inferriate, ringhiere, porte, con bellissimo effetto bicromo, anche se alla lunga un po\u2019 tedioso per una ripetizione ancora una volta non differente, priva di varianti. E beninteso, nelle stradine, negli antri, nei voltoni, si dispiega il tripudio delle paccottiglie ispirate al folclore del luogo, con la pacifica aggressione con cui i venditori assediano noi turisti, e qui s\u00ec che si sentono battute in italiano, ma proprio perch\u00e9 il livello \u00e8 popolare, spicciolo, degradato, prescindendo dall\u2019ufficialit\u00e0 che spetta solo al francese.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I miei pochi lettori saranno rimasti stupiti ieri se, avendolo ricercato, non hanno trovato il solito domenicale. 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