{"id":936,"date":"2017-04-30T10:40:17","date_gmt":"2017-04-30T08:40:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/?p=936"},"modified":"2017-04-30T10:40:17","modified_gmt":"2017-04-30T08:40:17","slug":"pazzi-nuovo-appuntmento-con-la-realta-romanzesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/pazzi-nuovo-appuntmento-con-la-realta-romanzesca\/","title":{"rendered":"Pazzi: nuovo appuntmento con la realt\u00e0 romanzesca"},"content":{"rendered":"<p>   Sono ben lieto di constatare che Roberto Pazzi, con questo recente \u201cLazzaro\u201d, \u00e8 rientrato in pieno nei panni di principale esponente, presso di noi, di quella che Spinazzola chiamerebbe una \u201cNew Italian Epic\u201d, ovvero una narrativa data alla citazione del passato, un ambito in cui il narratore ferrarese presenta sostanziosi vantaggi rispetto al collettivo Wu Ming, cui, nonostante io sia legato a loro dalla comune cittadinanza bolognese, sono meno propenso a dare pieni voti. Questa sua posizione dominante Pazzi se l\u2019\u00e8 conquistata di primo acchito, con la fortunata opera prima, in ambito narrativo (dato che ne ha pure una di poeta cui tiene molto), \u201cCercando l\u2019imperatore\u201d, di pi\u00f9 di trent\u2019anni fa. Lo aveva scoperto Giovanni Roboni, ma non trattenendosi dall\u2019accompagnare il giudizio positivo con la triste profezia in lui molto usuale, fatta scattare perfino contro il Moravia degli \u201cIndifferenti\u201d, che i tanto felici iniziatori non sarebbero pi\u00f9 stati capaci di eguagliare, non diciamo superare, tanto estro. Invece Pazzi ha proceduto impavido su quella medesima strada snocciolando ulteriori capolavori, come per esempio \u201cConclave\u201d, del 2001, che poi \u00e8 stato in sostanza plagiato, senza che il fatto allora sia stato sufficientemente segnalato, dal pur ben riuscito film di Nanni Moretti, \u201cHabemus papam\u201d, di dieci anni dopo. Naturalmente Pazzi, industre ape operaia, ha continuato a ingrossare la sua arnia, ma forse per un momento disperando che valesse ancora la pena insistere su questa chiave di culto del passato, in una sua prova recente, \u201cLa trasparenza del buio\u201d, si \u00e8 avvicinato, sempre per stare alle categorie opportune messe in campo da Spinazzola, a un New Italian Realism, sfornando la vicenda di un professionista dei nostri giorni che maschera con impaccio la sua omosessualit\u00e0. Ora, a dire il vero, non \u00e8 che abbia recuperato vicende del passato, si \u00e8 ispirato a una realt\u00e0 dei nostri giorno, capace per\u00f2 di affondare gi\u00e0  nel mito, o di recuperare canovacci di antica consistenza. Protagonista \u00e8 tale Alberto Cantagalli, che si mette in testa di fare il vendicatore della democrazia repressa da un tiranno in vesti di stretta attualit\u00e0, in cui si intravede agevolmente la figura di Berlusconi, ma con tanti opportuni accomodamenti. Intanto, si tratta di un uomo politico andato fino in fondo, presentato a noi nella veste di dittatore, quasi di vecchio imperatore romano profondamente corrotto che dalla reggia, un palazzo sull\u2019Esquilino, domina le sorti del nostro Paese, come un dittatore della genia sudamericana. Infatti non so se Pazzi abbia avuto presente un capolavoro di Garcia M\u00e1rquez quale \u201cL\u2019autunno del patriarca\u201d, ma questa definizione calza a pennello al Leo Bonsi, chiamato ad adombrare il preteso dittatore nostrano. Bonsi, nonostante l\u2019enorme potere che amministra, \u00e8 oberato da mille mali, costretto a vivere in carrozzella, praticamente prigioniero di una squadra di guardie del corpo che lo aiutano nelle misere bisogne quotidiane, e perfino soddisfano alle sue voglie erotiche. Infatti, trattandosi di giovani robusti e in piena maturit\u00e0 sessuale, costretti a convivere col tiranno malandato, hanno strappato da lui il diritto di portare nel medesimo conclave anche le compagne. Il tiranno-patriarca ha aperto dei pertugi che gli permettono, nottetempo, di darsi  a un avido voyeurismo, a spostarsi cio\u00e8 di stanza in stanza per contemplare gli amplessi di quella sorta di figlioli adottivi, ammirandone le prestazioni erotiche, siano esse di specie etero oppure omo, la cosa, per la bramosia del vecchio impotente, non fa differenza. Naturalmente l\u2019Autore si \u00e8 ispirato alle \u201ccene eleganti\u201d cui il padrone di Mediaset si \u00e8 dato in anni recenti, per\u00f2 avvalendosi in pieno del diritto di portare la vile realt\u00e0 su un piano romanzesco calcando la mano, irrobustendo gli effetti. Certo \u00e8 che tanta corruzione e miseria spirituale arma la mano omicida del Cantagalli, provvisto di revolver Berretta con cui si reca a Roma e comincia una attenta sorveglianza sulla sua vittima, fiero di sentirsi all\u2019altezza dei grandi regicidi del passato, dal Gavrilo Princip che a Sarajevo uccide l\u2019erede dell\u2019impero austriaco provocando la prima guerra mondiale, fino a Lee Oswald, cui si attribuisce l\u2019uccisione di un monarca dei nostri giorni quale Jack Kennedy. Fin qui parti nette, ben distribuite nel recitare i rispettivi copioni, nettamente contrastanti, ma poi il narratore imbroglia le piste, e a questo punto davvero agisce in lui il citazionista, talvolta portandolo anche a esiti incerti, che forse sfuggono anche alla mia comprensione. A cominciare proprio dall\u2019inserimento della figura evangelica di Lazzaro, che dopotutto d\u00e0 il titolo all\u2019intera storia. La parabola evangelica viene qui percorsa alla rovescio, in quanto Ges\u00f9 non riesce a resuscitare l\u2019amico. \u00c8 come un mettere le mani avanti, annunciare che l\u2019intera vicenda sfumer\u00e0 i suoi lineamenti? Forse Pazzi capisce che deve saltar fuori dalla trama impostata, la storia, la cronaca, la testimonianza dei fatti non gli danno spazio, nessuno ha sparato a Berlusconi, pardon a Bonsi. In definitiva, il Nostro riedita la lontana ma magica vicenda degli esordi. Anche l\u00e0, qualche lettore forse lo ricorda, un pugno di armati fedeli allo Zar prigioniero dei bolscevichi tenta di raggiungerlo a marce forzate, ma ben capendo di non farcela su un piano di realt\u00e0 fisica, spiccano il volo, e vi giungono solo sotto forma di uccelli. Anche qui succede qualcosa del genere, l\u2019attentatore, colpevole di indugi, di irresolutezza, prende anche lui il volo, per meglio tenere d\u2019occhio la propria vittima, e procede a questa metamorfosi in due modi, sia mutandosi in una ripugnante mosca, in omaggio al  Golding del \u201cSignore delle mosche\u201d, e cos\u00ec manifestando tutta la crudelt\u00e0 insita nel suo stesso proponimento. Ma in alternativa assume l\u2019immagine tenera, fragile, infantile di Teresa, che \u00e8 nello stesso tempo la santa protettrice ma anche la fanciulla insidiatrice della \u201cgentil farfalletta\u201d. Noi lettori potremmo anche rimanere delusi, defraudati della speranza che l\u2019intero romanzo procedesse verso uno scioglimento finale, verso una catastrofe di specie tragica, con soppressione dell\u2019immondo Leo,  che poi a conti fatti corrisponderebbe a uno  \u201chappy end\u201d. Ma forse  a procurare questa soluzione ci pensano le stesse forze istituzionali. Infatti un  inopinato rigurgito di potere democratico manda la polizia ad arrestare il genio del male per le sue troppe malefatte, e dunque l\u2019insetto ronza a vuoto.  In definitiva il nostro narratore non pu\u00f2 sottrarsi alla vecchia saggezza secondo cui \u201ci sogni muoiono all\u2019alba\u201d.<br \/>\nRoberto Pazzi, Lazzaro, Bompiani, pp. 211, euro 17. E anche ristampa di Conclave, pp.  274, euro 10<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono ben lieto di constatare che Roberto Pazzi, con questo recente \u201cLazzaro\u201d, \u00e8 rientrato in pieno nei panni di principale esponente, presso di noi, di quella che Spinazzola chiamerebbe una \u201cNew Italian Epic\u201d, ovvero una narrativa data alla citazione del passato, un ambito in cui il narratore ferrarese presenta sostanziosi vantaggi rispetto al collettivo Wu [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-936","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-letteratura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/936","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=936"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/936\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":937,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/936\/revisions\/937"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=936"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=936"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.renatobarilli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=936"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}