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sabatale 19-9-20

Domani, domenica 20, non andrò a votare al referendum per due ragioni, trovo incredibile che la nostra costituzione ammetta un referendum confermativo senza indicare un quorum. Poniamo che domani votino solo nove persone, cinque per l’abolizione dei seggi parlamentari, quattro contro, per vedere passare la risoluzione positiva. Mentre si sa bene che per le risoluzioni negative ci vuole un pesante quorum che ne ha provocato tante volte la nullità. Perché questa inconcepibile differenza? Non sarebbe il caso di chiedere in merito un mutamento proprio della costituzione? Altro fatto sconcertante è che quasi nessuno abbia ricordato in merito che, semmai, il vero mutamento costituzionale da chiedere sarebbe stato di abolire il bicameralismo perfetto e inconcludente, che ci affligge. Era anche l’occasione per ricordare i meriti storici spettanti a Matteo Renzi, che si è dato da fare per anni per giungere a questo cruciale e davvero utile mutamento. Io a suo tempo ho eretto una colonna dell’infamia di sapore manzoniano contro quanti, a cominciare da Zagrebelsky, hanno bocciato quella essenziale riforma solo perché Renzi gli stava antipatico e non volevano che acquistasse troppo potere. Purtroppo la cosa non è certo nuova , nella storia del nostro Paese. Il destino si è dimostrato “cinico e baro”, per usare le parole stesse di Saragat, intanto contro di lui, quando pure ha compiuto un passo di grande utilità separando le sorti del socialismo democratico dallo stato di asservimenti al PCI cui lo aveva condannato Pietro Nenni. Ma poi questo leader si era ravveduto e aveva messo in corsa Bettino Craxi, anche lui poi crocifisso da un’Italia che detesta quanti vogliono cambiare, preferendo la stanca routine, l’assuefazione a cose che non vanno, per paura delle novità. Ora tocca proprio a Renzi essere crocifisso da tutti gli eredi dell’estremismo di sinistra, il che funziona anche da cartina di tornasole, da siepe spartitraffico per giudicare chi è è socialdemocratico e chi invece resta erede di vecchi estremismi.

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Dom. 13-9-20o (Azzolina)

Ritorno ancora una volta sulla travagliata questione del ritorno a scuola. Purtroppo hanno ragione le destre nel condannare l’incapacità dimostrata dalla ministra Azzolina, che mi sembra del tutto meritevole di una mozione di sfiducia, anche se il governo giallo-rosso non potrà accedervi per ragioni di opportunità, così come ha pure difeso l’ugualmente indegno ministro Bonafede. Ora vedo che esponenti della Regione Piemonte mi danno ragione, facendo notare quanto sia assurdo e pericoloso lasciare alle famiglie il controllo della febbre degli allievi sul punto di recarsi a scuola. Possono mancare loro gli strumenti adatti, oppure, ancora peggio, può mancare la volontà di fare sul serio, magari pur di sbarazzarsi della presenza scomoda dei figli sono disposti a chiudere un occhio. E’ di ieri il caso clamoroso di una concorrente all’esame di accesso alla facoltà di medicina che, col pieno appoggio della famiglia, pur sapendo di essere contagiata si è presentata ugualmente. Ma la questione decisiva è se ci fidiamo o no del termo scanner. L’altro giorno, a Milano, sono stato sottoposto due volte a questa prova, che come si sa è di esito istantaneo. E’ avvenuto al caffè Campari in Piazza Duomo, e poi al Museo del Novecento. Ovviamente esito negativo, caso mai è risultato che avevo la temperatura perfino troppo bassa. Solo affidandosi a questo criterio è possibile effettuare il ritorno a scuola, ogni altro sistema è invece troppo lungo e scomodo. Come già detto, non è valida l’obiezione che anche in assenza di febbre uno potrebbe essere portatore asintomatico di contagio, vuol dire che, nel caso. attaccherà il sintomo a qualcuno che verrà bloccato. Inoltre bisogna rinunciare al criterio del distanziamento, perché per farlo rispettare non ci sono aule sufficienti, il loro numero dovrebbe essere raddoppiare, ma soprattutto dovrebbe raddoppiare quello dei docenti, che non ci sono. Si pensi a quale disagio si provocherebbe in studenti che, a differenza di loro compagni, si vedano sottratti alla guida di docenti con cui sono affiatati, e magari sottoposti a docenti reclutati all’ultimo momento e sostanzialmente impreparati. Il bello è che proprio i Pentastellati, il partito della infelice ministra, ha rifiutato di accettare di condurre un concorso di reclutamento insegnanti in forza di un punteggio pregresso, sostenendo l’obbligo del concorso regolare. Ora invece si dovrebbe procedere a una leva dell’ultimo momento, senza nessuna garanzia di serietà. Meno male che, quanto ai mezzi di trasporto, il buon senso delle Regioni, e della ministra De Micheli, ha innalzato il limite degli ingressi portandoli all’80% (come si riuscirà però a farlo rispettare?). In sostanza, occorre superare gli stupidi ostracismi dei Arcuri e di tutta la congrega dei nuovi monatti, di Speranza e compagni, se davvero si vogliono riaprire le scuole.

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Dom. 6-9-20 (legge elettorale)

Interverrò in un prossimo domenicale motivando la mia decisione di non andare a votare sul referendum relativo al taglio di gran numero dei nostri parlamentari. In merito al momento mi limito a osservare che sull’esito non c’è da avere dubbi, vincerà il sì, anche se magari solo di stretta misura. Comunque, sarà una risoluzione priva di impatto sul governo. Mentre ovviamente potrebbe essere più grave l’esito delle votazioni regionali, se per esempio la sinistra perdesse la Toscana e la Puglia. In merito, non resta che invocare il voto disgiunto, in nome di una sua utilità, come del resto è già avvenuto in Emilia Romagna, salvando la candidatura di Bonaccini. C’è da augurarsi, cioè, che anche dove, come nella maggior parte dei casi, le forze di governo non si sono alleate tra loro e non hanno rinunciato a presentare propri candidati, il buon senso degli elettori non cada nella trappola e dia il voto “utile” al nome con maggiori possibilità di riuscita, che in genere è quello proposto dal Pd. Però, se anche questo non avvenisse, e la destra riuscisse a infliggere un cappotto ai giallo-rossi, nulla seguirebbe, non si può andare al voto senza una legge elettorale accettata a maggioranza. E’ curioso che proprio I Salvini e Meloni che a ogni passo invocano l’andare alle urne, dichiarino invece che al momento è fatica sprecata affrontare il problema di una nuova legge elettorale, Ma questo è un modo per sottoscrivere un rinvio sine die delle elezioni.

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Dom. 30-8-20 (Sicilia)

In merito ai due maggiori problemi del momento, è inutile che io rinnovi la mia inutile predica a favore di un’applicazione sistematica del termo scanner, che pure risolverebbe ogni problema, consentendo di riempire autobus e vagoni di metropolitana una volta accertato che chi vi sale non è in stato febbrile. Idem all’ingresso di ogni aula. Ma passiamo all’altra questione, quella del Presidente della Sicilia che ha preteso uno sgombero immediato di tutti i migranti giunti sull’isola. Il suo ultimatum era ridicolo, insostenibile, del resto lui stesso ha ammesso di averlo pronunciato solo a scopo deterrente. Ma è vero che non si possono mantenere nei contenitori presenti sull’isola un a massa di ospiti che ne supera la porta di dieci volte. Del resto, il governo l’ha capito e sta provvedendo allo sgombero. Ma resta la questione di fondo, con un interrogativo che nessuno si pone. L’UE continua a pagare alla Turchia qualche miliardo di euro perché trattenga tutta l’immigrazione diretta ai paesi dell’Est? E allora, perché non concedere un uguale trattamento anche a noi? O autorizzarci a prelevare dai fondi di prossima elargizione quanto ci vuole per allestire dei luoghi di accoglienza apprestati a regola d’arte, dove cioè gli immigrati trovino un trattamento umano, come si deve, e anche un processo di educazione a un loro impiego per le nostre esigenze lavorative, per tutte quelle attività che i nostri concittadini non vogliono più fare. Si può pure affrontare su basi realistiche il problema dei rinvii, visto che l’interlocutore non è più una Libia in preda al caos della guerra civile, ma una Tunisia con cui è possibile impostare una seria trattativa diplomatica. Si smetta di invocare una redistribuzione di questi immigrati negli altri Paesi europei, o meglio, è possibile che essi prendano contingenti di questi ospiti eccezionali una volta che abbiano ricevuto una educazione opportuna.

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Dom. 23-8-20 (distanze)

Non vorrei insistere a proporre i mei slogan, del resto destinati a cadere nel vuoto, sul tipo delle invettive contro i virologi, o nuovi monatti, raccolti all’insegna del motto “finché c’è contagio c’è speranza”, con la relativa inversione “Finché c’è Speranza (ministro) c’è contagio”. Mi limiterò a tornare alla carica sulla questione della riapertura delle scuole, in presenza degli allievi e ponendo fine alla didattica on line. C’è un solo modo per rendere possibile questa da tanti invocata ripresa di normalità, un ricorso sistematico al termo scanner, ovviamente da non lasciare alle famiglie, che potrebbero ciurlare per il manico, lasciar uscire anche figli in stato febbrile, magari solo per ignoranza, o impossibilità di procurarsi quello strumento, di cui ignoro il grado di accessibilità e di costo. Questa misurazione deve essere effettuata all’ingresso di ogni istituto, con l’esito che ben si sa, se un alunno o un docente ha una temperatura superiore ai 37,5, non entra, altrimenti può avere libero accesso, sospendendo il criterio insostenibile della distanziazione. Ovvero, si potrà sedere accanto a un compagno o compagna anche sullo stesso banco. La pretesa di mantenere tra gli scolari la distanza di almeno un metro è impraticabile, magari si possono anche moltiplicare le sedi delle lezioni o i banchi su cui sedersi. Ma il fattore che non si può moltiplicare a piacimento, è quello deg.li insegnanti. Se una classe fatta in media di venti o trenta allievi deve essere divisa in due, ciò significa che pure gli insegnanti devono essere raddoppiati, ma dove trovarli? Queste sono le forche caudine che la pessima ministra Azzolina, e i monatti di non so quale comitato tecnico, presieduto dall’involuto e contorto presidente Arcuri, degno delle beffe di Crozza e di ogni comico che si rispetti, dovrebbero affrontare e risolvere.

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Dom. 15-8-20 ( Da Milano)

Vedo con molto dolore la decadenza dell’”Espresso”, ormai ridotto a inserto gratuito dentro “La repubblica”, che lo ha svuotato di quasi tutte le rubriche culturali, ormai assegnate all’inserto culturalmente più cospicuo “Robinson”. E pensare che un tempo quel settimanale, anche per i vari aspetti culturali, era prestigioso e seguito, io stesso ne ho approfittato collaborando, dal 1974 al 2000, alla rubrica dell’arte, da solo o avendo partner più importanti di me come Argan e Calvesi. Anche se proprio la rilevanza di quella rubrica, nel mio laborioso percorso, aveva fatto pendere la bilancia a favore del mio volto di critico d’arte, a detrimento di altri miei aspetti. Ma un brutto giorno sono stato licenziato, da un direttore puramente di transito, un tale Giulio Anselmi, poi andato a intristire alla direzione dell’Ansa. Mi era stato detto che potevo rimanere tranquillo, in quanto si trattava appunto di un direttore effimero, ma invece, forse proprio per contrastare a una simile diceria, Anselmi si mise a licenziare, facendo subito una vittima illustre in Antonio Gambino, co-fondatore del settimanale, compagno di strada di Eugenio Scalfari. E poi venne la mia liquidazione a favore di Germano Celant, senz’altro su comando di qualcuno, dato che io suggerii al nuovo capo di adottare anche in quel caso il ritmo quindicinale che già esisteva tra Eco e Scalfari. E lui non aveva affatto respinto una simile ipotesi, aveva solo chiesto due settimane per pensarci, il che a mio avviso voleva dire che doveva riferire a chi gli aveva dato ordine di liquidarmi a favore di Celant. Ho colto da qualcuno l’ipotesi che quell’imposizione venisse da Prada, di cui Celant era il braccio esecutivo a livello d‘arte, con minaccia di togliere la pubblicità al giornale se una tale richiesta non fosse stata esaudita. Negli ultimi tempi, ovviamente, il mio rammarico per l’espulsione si era attenuato, vista la riduzione progressiva che era stata inflitta alla presenza del magno Celant, per poi sparire del tutto. Ora l’”Espresso” è una specie di bollettino privato di Marco da Milano, in cui lui si estenua nella vana lamentela che la sinistra non c’è più, che le cose non vanno, alla maniera di Gino Bartali che diceva “gli è tutto sbagliato, tutto da rifare”. In ciò è spalleggiato dal collaboratore numero uno, da quel Massimo Cacciari che con estrema impudenza si qualifica “filosofo”. Come se invece non dovessimo ringraziare il cielo che ci ha dato l’unico governo possibile, a rimedio di guai ben maggiori. Questa alleanza giallo-rossa, dovuta alla chiaroveggenza di Grillo e Renzi, il diavolo e l’acqua santa, si stabiliscano i rispettivi ruoli come si vuole, comunque ha posto rimedio al male estremo di un pavido presidente della Repubblica che per paura di mandarci a nuove elezioni, due anni fa, aveva atteso con indebita pazienza che nascesse l’ircocervo giallo-verde, cosa, ho detto ripetutamente, da dovergli provocare una mozione di empeachment. Ora per fortuna, in barba ai predicozzi della coppia Cacciari-Da Milano, questo connubio, senza dubbio incerto, traballante, zoppicante, però procede. E si intravedono alcuni punti d’arrivo, come l’elezione del nuovo Presidente, speriamo meno acquiescente e incerto di Mattarella, e le politiche tra tre anni, in vista delle quali senza dubbio ci sarà da riflettere e discutere.

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Dom. 9-8-20 (Speranza)

I miei pochi lettori sanno che nelle puntate precedenti avevo inalberato il detto, riferito ai virologi, ovvero ai nuovi monatti, “finché c’è contagio c’è speranza”. Stranamente mi era sfuggita l’identificazione col nome di Speranza, ministro della salute, e dunque ora sono ben lieto di rovesciare la frase, dichiarando che “finché c’è Speranza (al ministero), c’è contagio”, nel senso che le sue incerte fortune restano a galla finchè circola il timore del contagio. Il personaggio è uno di quegli ultra-sinistri che se ne erano andati da Pd non sopportando Renzi, e costituendo la schiera di reprobi detta LEU. Non si vede perché mai, ora che il cattivo Renzi se n’è andato, non rientrino nell’ovile, e neppure perché l’attuale segretario Zingaretti non tenda loro la mano, col che anche nei pronostici il Pd si avvicinerebbe molto alla Lega. Coltivo anche il sogno che pure Italia viva vi rientri, visto il suo fallimento numerico, ma non di idee, in quanto Renzi resta la principale testa pensante di una sinistra magari non gradita da Speranza e compagni. Il quale ministro ha fatto una gaffe enorme, scordandosi di avvisare che col 31 luglio non era affatto scaduta la stupida regola della distanza sociale. Trenitalia aveva colto al balzo quella omissione accettando prenotazioni a posti completi sulle FR. Il divieto che Speranza si è affrettato a ribadire ha creato, come tutti sanno, un caos incredibile nei vacanzieri, suscitando un danno ben superiore a quello di eventuali contagi. Oggi leggo sul “Corriere” che ormai c’è una ribellione a livello regionale contro quell’assurdo criterio, che serve solo a Speranza a prorogare all’infinito i suoi poteri. In questo momento mi trovo a Cortina dove sono ferme le funivie, con la conseguente perdita di lavoro per tutti gli addetti e per i rifugi a cui si potrebbe comodamente accedere col mezzo pubblico. Ci sono casi estremi, come quello di Radio Cortina che nega l’accesso alle sue stanze, scomode da raggiungere salendo ben quattro pianerottoli privi di ascensore, e dunque non certo aperti a una frequentazione di massa. I cattivi ministri sono soprattutto in carico dei Pentastellati, come Bonafede, che invece dovrebbe essere subito ribattezzato in Malafede, in quanto ha rinunciato ad affidare a quel magistrato l’incarico di rilievo nelle carceri per paura della reazione dei mafiosi condannati al rigore del 41 bis. E pessima ministra è pure l’Azzolina, che non capisce che se non viene meno il criterio della distanza non può far ripartire l’anno scolastico. Magari si possono moltiplicare i banchi, ma non gli insegnanti, che erano già insufficienti prima del coronavirus, e lo sarebbero ben di più, se proprio nel rispetto dei precetti di Speranza si volessero moltiplicare le classi per consentire che ognuna ospiti solo una decina di allievi, tutti ben lontani tra loro, e magari anche sottoposti a tampone. Si sa che il tampone è la grande arma in mano a chi vuole perpetuare il contagio. Basta farne qualcuno di più, e il numero risale. Io non conosco nessuno che sia stato “tamponato”, nell’intera città di Bologna coi suoi 300-000 abitanti, O quanto meno, nessuno di mia diretta conoscenza. Come si sa, l’ultima Speranza dei nostri volonterosi nuovi monatti è il conteggio degli asintomatici, Quasi per definizione, se uno in questo momento non rivela di essere contagiato, resta sempre da giocare la carta di farne un asintomatico, e così il numero può salire.

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Dom. 2-8-20 (distanziamento)

Commentando i fatti del giorno. Rinvio di Salvini a processo. Nessuno può dubitare del mio sinistrismo, di socialdemocratico da sempre e di attuale iscritto al Pd, ma ho già detto in passato che male ha fattoi il giustizialismo dei tempi di Mami pulite ad abolire un istituto millenario come l’immunità, che a Roma interessava i tribuni della plebe e in seguito, in genere, nei parlamenti di tutto il mondo chi vi sedesse. Un deputato o senatore ha diritto all’immunità se quello che ha fatto trova giustificazione in ragioni collettive, di ideologia o di politica, mentre non ce ne sono per reati a carattere individuale. Per quanto nefanda, la politica di Salvini quando era ministro degli interni rientra nel primo tipo, e dunquw non lo si doveva deferire alla magistratura. Si aggiunga il fatto clamoroso che il governo giallo-verde, con Conte alla testa, lo aveva salvato in un’occasione del tutto simile, e dunque, con quale coerenza ora invece lo ha potuto condannare, per evidenti ragioni di opportunità politica?
Oggi sono in buona con la destra, perché condivo pure l’opposizione che sia Salvini sia la Meloni hanno gestito contro la sciagurata decisione del governo di prolungare l’emergenza antivirus fino alla metà di ottobre, I virologi, ovvero i nuovi monatti hanno vinto ancora. Vorrei far notare il grave guaio che ne viene per la ripresa dell’anno scolastico, se resta immutata la preclusione di stare vicini, magari seduti sullo stesso banco. Se questa stupida norma sopravvive, ne vengono conseguenze quasi ridicole, come quella di commissionare milioni di mono-banchi, richiesta assolutamente irrealizzabile in breve tempo. Ma la pretesa di non avere classi di più di una decina di utenti implicherebbe pure il raddoppio dei docenti, dove trovarli in così poco tempo? Oggi leggo una notizia confortante, che sui treni FR sarebbe possibile stare seduti l’uno accanto all’altro, e allora, perché non concedere la stessa possibilità agli alunni, senza bisogno di raddoppiare banchi e docenti? Dovrei ripetere, come ho già fatto innumerevoli volte, che basterebbe applicare sulla fronte di ogni studente all’ingresso dell’aula il termo scanner, impedendo di entrare solo a chi abbia un’alta temperatura, una verifica semplice e immediata. Ma i nuovi monatti non ci sentono da questo orecchio, continuano a cullarsi sotto il detto “finché c’è contagio c’è speranza”. Quel grande attore che oggi celebriamo, Alberto Sori, in uno dei suoi capolavori aveva proclamato qualcosa di simile, “Finché c’è guerra c’è speranza”.

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Dom. 26-7-20 (banchi)

Ma allora, la “patente”, di Paese massimamente sfigato, l’ Europa ce l’ha data, con esito miracoloso, forse con concessioni che non conosco bene ai Paesi “frugali” per convincerli ad avere pietà di noi. Ora la palla rimbalza dalla nostra parte, col problema di come affrontare la montagna di soldi in arrivo. Che peraltro non arriveranno troppo presto, da qui il dilemma se nel frattempo non ci convenga accettare il MES. Sembrerebbe di sì, se non ci fosse quel fatto curioso che i Paesi in condizioni simili a noi, Spagna, Portogallo e Grecia, pare che non lo vogliano. Ma al momento conta soprattutto la scadenza del 31 luglio, mi auguro proprio che Arcuri e compagni non abbiano partita vinta, che venga tolto l’obbligo del distanziamento sociale. Quante volte va ripetuto che il semplice strumento del termo scanner rende superfluo l’obbligo del distanziarsi di almeno un metro? Arcuri e la ministra Azzolina si sono fatti ridere dietro per la richiesta di avere in circa un mese la fornitura di tre milioni di banchi di scuola, .il che diverrebbe del tutto inutile se appunto si accettasse che gli scolari, qualora risultino alla prova del termo scanner privi di stato febbrile, si possono sedere accanto, anche a meno di un metro, come hanno sempre fatto. Fra l’altro, se i banchi si possono anche moltiplicare, l’operazione non riesce a livello di docenti, che ovviamente non si possono segare in due per raddoppiarne il numero, che era già scarso, figurarsi che cosa succederebbe se pretendessimo di comporre delle classi solo con una decina di allievi ciascuna
Ma un altro problema che bolle in pentola è quello della legge elettorale. Non vedo con quale vantaggio Renzi possa sostenere un sistema maggioritario, l’unica soluzione pare l’attaccarsi a un proporzionale con premi in su e sbarramenti in giù, per cui il Pd dovrebbe svolgere una grande impresa di riaccorpamento, riprendersi il LEU, e anche IV. Il privilegio di cui questa gode attualmente per i deputati fatti eleggere da Renzi quando era segretario hanno ben poche speranze di rielezione se non rientrano a testa bassa nel gregge comune.

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Dom. 19-7-20 (Giuseppi)

Come tutti, ho pronosticato lunga vita in qualità di premier al nostro “Giuseppi”, però deve evitare di uscir fuori dal suo ruolo di furbo mediatore tra eccessi opposti. Invece negli ultimi giorni l’ha fatto almeno in due occasioni, mi sembra lunedì scorso in cui ha rilasciato al “Fatto quotidiano” una dichiarazione recisa di revoca del mandato ai Benetton, per poi vedersi costretto a rimangiarsi tanta perentorietà accedendo a vie più moderate consigliate dai soci di governo, con successo di una raggiante De Micheli che è apparsa la vera trionfatrice in questo nodo. Poi c’è stata l’altra dichiarazione ugualmente ultimativa di voler prolungare lo stato di emergenza per il contagio fino al prossimo dicembre. Qui è toccato a un più prudente ministro Speranza fissare l’asticella al limite ben più ragionevole del 31 luglio. In particolare, se si prorogasse oltre questa data ormai prossima l’obbligo di mantenere le distanze previste, sarebbe un disastro, per la scuola e per tutte le manifestazioni culturali, sportive, associative, con grave danno per i rispettivi settori. Tutto questo, l’ho detto ormai fino alla noia, per la non accettazione del criterio elementare del termo scanner. Chi non è in stato febbrile, ha diritto di accedere in qualsiasi luogo, pubblico e privato, al chiuso o all’aperto, e anche di sedersi vicino a chi come lui o lei al momento non riveli uno stato di febbre, Se poi si tratta di un positivo asintomatico, che conta? Vorrà dire che contagerà un qualche vicino cui a sua volta sarà negato l’accesso. Ritorno anche su un altro mio chiodo fisso, che si dovrebbe indagare sull’assoluta anomalia cui l’Italia è andata soggetta, risentendo del contagio in maniera smisurata, rispetto ad altri Paesi europei. E’ questa solo una leggenda metropolitana, dato che poi il morbo si è esteso dovunque? No, la cosa resta sancita, siamo noi i primi, assieme alla Spagna, a recitare questa parte e a chiedere in nome di questa nostra disgrazia sovvenzioni particolari dall’UE, quindi in qualche modo chiediamo una “patente”, al modo del personaggio pirandelliano che voleva riconosciuto il suo ruolo di iettatore. Noi in qualche modo vogliamo che ci venga riconosciuto il ruolo di essere stati “grandi malati”, e di ricevere di conseguenza un trattamento di favore, cioè appunto una patente. Ma perché lo siamo stati, da cosa è dipeso questo non invidiabile privilegio? Purtroppo viene fuori una pennellata in più a scapito di un’Italietta fatta solo di pizzaioli e di mandolinari, che ora chiedono l’elemosina ai compassati e severi Paesi del Nord, andati soggetti al contagio in misure meno pesanti, forse perché non sovrastati da petulanti virologi, incapaci di prevedere e consigliare a tempo opportuno.

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