Attualità

Dom. 24-3-19 (quotidiani)

Oggi mi guardo bene dal pronunciarmi sul vistoso argomento del momento fornito dalla “via della seta” e dalle diverse valutazioni che se ne danno, mentre preferisco accennare a un problema di cui io stesso sono testimone. Pare impossibile, in un momento come questo dove tutta la cronaca viene esposta a un commento immediato sotto la luce dei “social”, come di un enorme lente di ingrandimento cui nulla sembra sfuggire. Ma al contrario ci vengono nascosti con destrezza certi fatti clamorosi, forse perché sarebbe imbarazzante entrare nel dettaglio, cercare di fornirne una qualche spiegazione. Mi riferisco per esempio a taluni sorprendenti cambiamenti nella direzione di grandi quotidiani, passati sotto un totale silenzio. Qualche tempo fa alla direzione del “Fatto quotidiano” Antonio Padellaro è stato scalzato a vantaggio di Travaglio, ma nessuno ci ha detto perché questo sia avvenuto, anche se nelle stanze segrete beninteso tutti i ben informati lo sanno, ma preferiscono non dirlo in pubblico. Un quotidiano più importante come “La repubblica” ha cambiato ben due volte la direzione, e anche in questo caso il silenzio circa le ragioni è stato assordante. Una lunga direzione di Ezio Mauro a un tratto è stata sostituita da quella di Mario Calabresi, appena tre anni fa, cui ha fatto seguito quasi immediato una recente a favore di Carlo Verdelli. Forse in questo caso una spiegazione potrebbe essere fornita da una errata riforma grafica avvenuta sotto la direzione di Calabresi, anche se forse non a causa sua, per cui si sono sovvertiti i criteri di buon senso, rimpicciolendo fino ai limiti dell’illeggibilità i titoli degli articoli. Se questa è una delle ragioni del siluramento di Calabresi, ma chissà quale sia l’argomento giusto da adottare, si spiega il totale cambiamento di stile impresso dal direttore Verdelli, che ora adotta titoli a caratteri di scatola, mai visti in quel quotidiano, e ovviamente anche nel suo rivale, il “Corriere della sera”. E’ un modo di reagire a un calo delle vendite tentando di produrre una sorta di rumore a livello grafico per attirare l’interesse di utenti sempre più distratti? Infatti alla base di tutto c’è la crisi del cartaceo, per cui temo che la tiratura, anche dei nostri due maggiori quotidiani, sia in caduta libera, al punto che non si pubblicano più i dati relativi. Sull’onda di queste riflessioni insisto in un esame comparato dei due nostri massimi organi. Il Corriere vince per l’inserimento quotidiano di una eccellente vignetta stesa da Gianelli, forse non particolarmente elegante a livello grafico, ma sempre puntuale, estrosa, indovinata a livello tematico. “La repubblica” reagisce malamente ricorrendo ad Altan, che senza dubbio è più inventivo a livello grafico, ma molte volte difficile di comprensione, affidato a una intelligenza snob, pretenziosa e rarefatta. Il quotidiano romano si prende una rivincita grazie all’”amaca” di Michele Serra, che in genere ha toni giusti, di apprezzabile impegno politico e sociale, mentre il corrispondente trafiletto giornaliero di Massimo Gramellini sul Corriere appare più leggero, sfizioso, nutrito di quisquiglie. Se il confronto si estende ai due supplementi domenicali, darei la vittoria alla “Lettura” del Corriere, più ricca e ampia, se non altro per la buna idea di aprire ogni numero con la riproduzione di un’opera d’arte in copertina, cosa di cui io stesso sono stato un beneficiario circa un anno fa, ricavandone la possibilità di far conoscere a un vasto pubblico il mio ritorno a un’attività pittorica. Il Robinson del giornale concorrente non ha avuto quest’idea, e in genere mi sembra ridotto nel numero delle pagine, ha però una eccellente rubrica a cura di Domenico Gnoli, consistente in una intervista in cui il redattore approfondisce un dialogo con qualche esponente del mondo culturale, e anche in questo caso non mi posso lamentare, essendo stato chiamato in causa in una di queste puntate. E dunque, su questo fronte dovrei giungere almeno personalmente a decretare un risultato di parità.

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Dom. 17-3-19 (ecologia)

Commentando i fatti della settimana. Sul fronte TAV, ormai tutto è fermo fino alle elezioni di maggio, poi si vedrà. Via della seta: si riscontra l’insolito gesto di coraggio del nostro Don Abbondio, il presidente Mattarella, che, mi sembra fuori dai suoi compiti istituzionali, ha osato fare un intervento a favore degli accordi con la Cina, il che è giusto, ma purché siano fatti “con juicio”, come non a torto ammonisce lo stesso Salvini. Poi c’è stato lo sciagurato eccidio avvenuto in Nuova Zelanda a danno di comunità islamiche, ma purtroppo casi come questo sono da paragonare a eventi naturali, terremoti, tsunami, imprevedibili, inesorabili. Ce ne saranno altri, senza che si possano parare i colpi in anticipo. Infine, c’è stato il movimento di milioni di giovani, bello senza dubbio, ma da guardarci dentro. Intanto, tutti quegli adolescenti dimostranti voglio sperare che evitino di acquistare merendine o altri prodotti avvolti in quelle materie plastiche che inquinano i nostri mari. Inoltre spero che esortino i genitori ad acquistare auto sempre più riposte sull’uso dell’energia elettrica invece che di prodotti fossili, o che lo facciano loro stessi appena saranno in età di guidare dei mezzi. Ma siccome avremo sempre più bisogno proprio di energia elettrica in grande quantità, si chiedano, i nostri bravi giovani, se non sia il caso di impostare un’azione per il rilancio delle centrali nucleari, che esistono tutto attorno a noi. Oppure si pongano il quesito, che è poi lo stesso, se il rifugio nella comoda speranza che le fonti energetiche si possano ottenere in quantità sufficiente con pale eoliche o pannelli solari sia davvero sufficiente, oppure no. In definitiva, verrebbe fatto di lanciare un ammonimento alle schiere di giovani: bene, viva il vostro entusiasmo, però in primo luogo datevi allo studio delle scienze, non trinceratevi dietro slogan consolatori ma accampati sul vuoto. E’ troppo comodo e facile prendersela con falsi obiettivi, che alla prova di un rigoroso controllo scientifico non reggono. Voi giovani forse non ricordate che qualche decennio fa lo spauracchio agitato erano le alghe nei nostri mari, di cui veniva accusato l’inquinamento provocato dalle industrie. Ma andando a indagare si è scoperto che il fenomeno esisteva già nel cuore dell’Ottocento, quando i nostri mari certo non subivano gli scarichi dalle fabbriche. E poi oggi di questo spauracchio non si parla più. E del buco nell’ozono che sarebbe stato provocato dalle bombolette spray? Anche qui, allarme cessato. Peccato poi che i giovani di oggi non abbiano potuto ascoltare i saggi avvisi del migliore dei nostri meteorologi, Bernacca, che esortava a prendere in esame i periodi lungi, di decenni o meglio di secoli, prima di dire che è in atto una mutazione climatica. Ma certo, nelle nostre città bisogna eliminare le polveri sottili e quant’altro. Voi giovani che contributo date, coi vostri motorini, in questa direzione? In altre parole, prima di rivolgere un atto d’accusa indiscriminato verso gli adulti, è bene che pure i giovani assumano le loro responsabilità. E magari, a qualche prossima votazione, non diano in massa i loro suffragi al qualunquismo dei Pentastellati, sempre con la morale sottintesa di farla pagare a noi “grandi”.

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Dom. 10-3-19 (TAV)

Francamente mi sarei augurato che i pareri opposti sulla TAV provocassero davvero la caduta dello sciagurato governo giallo-verde, impostoci dall’ignavia di Mattarella, timoroso di doversi assumere i grattacapi insiti nel portarci subito a nuove elezioni, e dunque intento a rabberciare un governo possibile, anche se nel malo modo che “ancor ci offende”. Ma evidentemente a nessuno dei due contraenti giovava rompere in questo momento, meglio traccheggiare fino alle elezioni europee, adottando l’escamotage di far partire i bandi, ma con la riserva di poterli annullare. Però, dopo quella scadenza, non sarà più possibile prolungare la “melina”, e dunque, come dicono quasi tutti i pronostici, il governo cadrà, dopo averci inflitto gravi perdite per un intero anno. C’è pero da temere che i Pentastellati, avendo portato a casa il reddito di cittadinanza, possano risalire nei voti. Siccome il provvedimento non sarà ancora in opera, si dovrà vedere se l’elettorato dei Cinque Stelle sarà disposto a prolungare il credito a loro favore o se invece sarà già pronto a voltargli le spalle. Siccome sia il Pd sia FI sono in leggera risalita, il pur scarso apporto che potrà venire da parte loro dovrebbe portare alla conferma di una maggioranza in Europa ancora nelle mani delle forze positive, ovvero si può sperare che “portae inferi non praevalebunt”. Purtroppo è anche vero che la conduzione assicurata in tutti questi anni dagli organi europei è stata fiacca, piena di errori, di mancanze, e non si vede proprio chi avrà la forza di portarvi rimedio, anche nella migliore ipotesi che continui a governare il blocco tra i popolari e i socialdemocratici.

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Dom. 3-3-19 (crisi?)

La situazione politica italiana è molto confusa, e si rischia che neanche le prossime elezioni europee portino un chiarimento. Quasi di sicuro il M5S ne uscirà ridotto al 20% o giù di lui, come indicano i pronostici emessi da Pagnoncelli, ma anche la Lega è prossima a segnare il pieno dei suoi voti, che non dovrebbero andare molto oltre un 32%. Purtroppo però la somma risultante darebbe pur sempre la maggioranza ai giallo-verdi, che potrebbero arroccarsi in una posizione del genere resistendovi ad oltranza. La scelta risolutiva sembra nelle mani di Salvini, forse chiamato a decidere se per lui sia meglio rimanere all’interno di quel patto sciagurato, che però gli consente di ricattare e comunque di mantenere sotto controllo l’alleato ormai divenuto più debole, o se invece la coesistenza diventi impossibile, con rivolta proprio degli ambienti dell’Italia Settentrionale che mordono il freno e non tollerano l’immobilismo negli affari economici tipico di Di Maio e compagni. Certo, Salvini, uscendo dal governo e provocando nuove elezioni, sa di potersi rifugiare nella provvida trincea del centrodestra, che oltretutto riuscirebbe a controllare. Insomma, forse si porrà per lui il quesito, meglio sopportare i limiti che gli pongono i Pentastellati, o quelli che gli verrebbero da Berlusconi, nel caso di un suo rientro nell’unione di centro-destra? Certo, se i nostri affari economici andassero peggiorando, come è del tutto probabile, si potrebbe giungere alla crisi di governo, purtroppo non c’è nulla da sperare da parte del presidente Mattarella, il principale responsabile di questo pessimo stato delle cose, e assolutamente incapace di una mossa azzardata quale fu quella compiuta da Napolitano quando mandò a casa Berlusconi dando l’incarico del governo a Monti. Mattarella non è tipo da mandare a casa nessuno, se non ci è proprio tirato per i cappelli. E dunque, nubi, incertezze, navigazione a rilento, tra mille ostacoli.

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Dom. 24-2-2019 (Conte)

Il “Corriere della sera” di oggi ospita un colloquio con Giuseppe Conte dove il premier fa una patetica dichiarazione che il suo governo non cadrà. Lui è l’ultima persona a poter fornire garanzie in questo senso, è solo un fragile vaso di coccio tra due vasi di ferro. Tutti i pronostici, compreso quello emesso dall’agenzia di “rating” Fitch, preconizza che dopo le elezioni europee andremo a nostra volta a nuove elezioni politiche. Evento che, a mio avviso, avrebbe dovuto scattare esattamente un annoi fa, risparmiandoci tutti i guai prodotti dalla gestione gialloverde del potere, Mi pare che si avvicini l’esito cui saremmo giunti appunto un anno fa se non fossimo stati trattenuti da un pavido presidente della Repubblica, timoroso delle difficoltà che certo avrebbe dovuto affrontare se avesse messo in cantiere lo scioglimento di un Parlamento appena eletto. Nel frattempo, la Lega ha aumentato nei sondaggi, e anche nelle elezioni già avvenute, la sua quota di consensi, mentre perfino un Berlusconi redivivo si sta impegnando con ritrovata energia a fare la sua parte, e dunque, con l’aggiunta della ruota di scorta dei Fratelli d’Italia della Meloni, questo tripartito dovrebbe essere molto vicino a godere di una maggioranza, col che rientreremmo in una corretta vicenda di alternanza, tra destra e sinistra, come si addice ai paesi di buona tradizione democratica. Continua invece l’abitudine deplorevole di farsi scherno del Pd, imputandogli a guaio la lotta vivace tra i diversi contendenti alle primarie. Il bello è che quei tanti commentatori pronti a prendersi beffe della discorde pluralità dei candidati in campo, sono gli stessi che a suo tempo hanno accusato Renzi di essere troppo tirannico, troppo portato a una conduzione monografica del potere. Su di lui purtroppo si è abbattuta la tegola delle accuse rivolte ai suoi genitori. Se egli è davvero convinto della loro innocenza, ha ragione nel difenderne la causa e minacciare ritorsioni, diversamente avrebbe fatto meglio a trincerarsi dietro il detto pur giusto che le colpe dei padri non ricadono sui figli. Fatto curioso, era da considerarsi del tutto pretestuosa l’accusa che gli venne rivolta di averci messo troppo la sua faccia, al momento del referendum costituzionale, ma in quel caso non poteva affatto nascondersi, lo avrebbero chiamato comunque in causa, in fondo il vero fine dei contrari alla riforma era proprio di sbarazzarsi di lui. Questa volta invece, trattandosi di una questione privata, egli poteva tenersi nell’ombra, trincerandosi dietro un magnanimo atto di fiducia nell’indipendenza della magistratura.

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Dom. 17-2-19 (Abruzzo)

Sulle elezioni svoltesi domenica scorsa nella regione Abruzzo il verdetto è unanime, la differenza di consensi emersa tra la Lega e i Cinque stelle suona una campana a morto per la loro alleanza di governo, ben difficilmente questa si manterrà dopo le elezioni europee della prossima estate, i gialloverdi forse non festeggeranno assieme neppure il ferragosto. Purtroppo questa unanimità di referti si guarda bene dal fare un passo indietro, lasciando solo al mio ronzio di insetto trascurabile il compito di ribadire quanto da tempo mi affanno a proclamare, l’enorme errore del presidente Mattarella di non averci fatto andare a nuove elezioni, procedendo invece a rabberciare una alleanza che appariva disastrosa già sulla carta, per evitare l’imbarazzo che senza dubbio gli avrebbe procurato l’indire una nuova tornata eletoorale, ma che era cosa del tutto ammissibile, come ora conferma per l’ennesima volta un nostro vicino quale la Spagna. Se nuove elezioni ci fossero state, come era legittimo pretendere, avremmo avuto subito un governo di Lega più Forza Italia più Fratelli d’Italia, come ci arriveremo, ma con un anno di ritardo, il che ha consentito alla disastrosa alleanza concessa da Mattarella di distruggere risorse e di infliggere gravi colpi alla nostra stabilità.
Chi mi legge (ma forse non c’è più nessuno) sa bene quanto avverso io sia a Di Maio e alla sua banda, il che però non mi esime dal riconoscere due punti a suo favore. Sono del tutto d’accordo, e già l’ho detto in passato, sul suo tentativo di far reggere l’Alitalia, la compagnia di bandiera, su nostre forze autonome. I servizi essenziali di trasporto e comunicazione (come dell’assistenza medica e della scuola) devono rimanere nelle mani dello stato. E trovo anche nel giusto l’impegno dei Pentastellati di bloccare la pretesa delle autonomie regionali. Non si possono privilegiare le ricche regioni del Nord a danno di quelle disastrate del Sud, le autonomie da concedere, o da rifiutare, devono essere le stesse da un capo all’altro del Paese, se non si vogliono alimentare mosse secessioniste. Vedo con piacere che anche il mio punto di riferimento costante, Matteo Renzi, si è pronunciato oggi proprio in questo senso, contro la Regione Emilia Romagna, colpevole di un “tu quoque”, anche tu allineata con le regioni destrorse nel voler ottenere uno statuto speciale.

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ORLAN e il “fattaccio brutto” di venerdì scorso

Forse domenica scorsa 3 febbraio qualcuno tra i miei pochi lettori si attendeva di veder comparire un mio commento sul “fattaccio brutto” accaduto nella sera del venerdì precedente nel corso dell’evento dedicato alla performer francese ORLAN, quando io, a circa metà dell’incontro, venendo meno ai miei doveri di ospitante, me ne sono andato in malo modo abbandonando la sala, con la quasi unanime disapprovazione di tutti i presenti. Ora la settimana intercorsa mi ha consentito di “elaborare il lutto”, come si usa dire, e quindi di poter fornire la mia versione, spero la più oggettiva possibile. In fondo, si è trattato di un equivoco, causato anche dalla mancanza di incontri diretti tra l’artista e me, dovuti ai suoi continui spostamenti dalla sede sua solita di Parigi, per cui abbiamo dialogato solo da lontano, e ci siamo incontrati “de visu” solo la sera prima. ORLAN ha creduto di essere invitata a tenere una sua propria conferenza, arricchita da momenti performativi svolti in presa diretta, da qui la sua ansiosa richiesta che ci fosse un traduttore professionale, per rendere conto al nostro pubblico, per lo più ignaro della lingua francese, di ogni sua parola. Io invece intendevo svolgere come sempre un dialogo con lei, volto anche a precisare come la sua presenza alle “Settimane” si inserisse nel quadro generale, con quali intenti e in quali modi. Avevamo concordato una lunga lista di immagini del suo percorso, purtroppo tutte statiche, prive di sequenze in movimento, e dunque ritenevo che fosse facile per me illustrarle al nostro pubblico, facendone un riassunto per lei e ovviamente dandole il diritto di aggiungere ogni utile informazione ulteriore. Lei invece intendeva gestire in proprio la serata, accrescendo la statica successione delle immagini con corposi e perfino violenti interventi diretti, delegando me al ruolo di passivo traduttore, cosa per cui sicuramente ero inadatto. Né da parte sua c’era comprensione per i miei sforzi di seguirla con le mie senza dubbio stentate traduzioni, per esempio quando io ho presentato la sua invenzione-tipo, di una monaca col seno scoperto pronta a brandire una croce, ho parlato di “profanation”, lei invece mi ha subito corretto dicendo che semmai era una “de-sacralisation”. C’era un pubblico di maestrine dell’Italo-francese pronte anche loro a bollare ogni mio errore di traduzione, e nel complesso a considerarmi come un disturbatore, come una presenza incongrua e inopportuna. Il momento di rottura è avvenuto quando sullo schermo è apparso uno dei suoi “mésu-rage”, dove ho creduto che fosse facile illustrare la crasi tra la misura e la “rabbia” espressa dal “rage” francese, mentre ORLAN, che sempre si era rifiutata a una tranquilla posizione seduta accanto a me ma voleva dominare in piedi la platea, si è messa a ululare, in una manifestazione fin troppo accesa di “rage”, che sembrava essere anche rivolta contro la mia inadeguatezza. A quel punto ho abbandonato la nave, comprendendo che io nulla potevo fare per dirigerne, o almeno pilotarne il corso, me ne sono andato dalla sala tra i fischi del pubblico. Non so se ci sarà un avvenire per questi incontri in cui. esaurita la serie di perfomer italiani, dovrei continuare a insistere su presenze straniere, che per fortuna, trattandosi di personalità anglofone, in ogni caso richiederebbero la partecipazione di un traduttore completamente esperto. Ma chissà, un Bob Kushner, anche per ricordare una nostra amica come Holly Solomon, e il Pattern Painting di cui è stata sostenitrice. O un concerto sgangherato e folle di Charlemagne Palestine…

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Dom. 10-2-19 (Calenda)

Carlo Calenda è senza dubbio un personaggio piacevole, disponibile, pieno di buona volontà, ma le sue modalità d’intervento ricordano da vicino, purtroppo, quelle già tenute, con esito negativo, da Giuliano Pisapia, l’ex-sindaco di Milano che nei tempi scorsi aveva tentato pure lui di creare una strana compagine intermedia, al di sopra delle parti, con vaghi propositi di conciliazione, che però avevano finito per farlo apparire “ a Dio spiacente e agli nimici suoi”. Lo stesso mi pare che stia accadendo anche per gli sforzi di Calenda di creare una terza cosa, non contro i partiti o le forze già esistenti, ma al di sopra di loro, ingenuamente trasversale, assicurando d’altra parte di non voler agire pro domo sua, di non candidarsi a svolgere un ruolo preciso in questo proposto “rassemblement” generalista. Si potrà dire che qualcosa del genere è riuscito clamorosamente a Grillo, ma perché lui partiva da zero, rivolgendosi a tutti gli esclusi, a quanti non erano iscritti o partecipi in nessuna coalizione già in atto, e dunque il suo intervento a gamba tesa non pestava i piedi a qualche formazione già in corso d’opera. Invece l’appello di Calenda sfonda delle porte aperte, in quanto l’afflato europeista è proprio di tutte le già esistenti liste e candidature di sinistra, mentre molto limitata è l’utilità di volersi sporgere al di fuori della mischia, nel tentativo di pescare in altre acque. Il che del resto è comune a tutti i suoi concorrenti dichiarati, i quali ovviamente sognano di riportare all’ovile i compagni di sinistra attratti dai Cinque Stelle, o i centristi delusi da Berlusconi e in rotta rispetto alle mosse destriste della Lega. Oltretutto, credo che nuocciano questi appelli lanciati da chi nello stesso tempo vuole rimanere fuori dalla mischia. Perché a suo tempo Calenda non si è presentato alle elezioni del 4 marzo scorso, e addirittura perché ha esitato a iscriversi al PD, nonché a mettersi in corsa per divenirne segretario? Salvo poi, all’improvviso, cambiare rotta, quanto meno nel senso di divenire un umile iscritto al Partito, senza ulteriori ambizioni al suo interno, ma enunciando una macro-ambizione sopra le righe, di bypassare i compagni volonterosi che si battono dentro le file, nelle forme canoniche. Questo tentativo di Calenda, a mio avviso destinato a cadere nel nulla come già quello di Pisapia, un esito positivo lo avrà, di scoraggiare Renzi dal seguire quello stesso cammino, di rimanere aderente al Pd, attendendo che per lui si apra l’ora di un grande ritorno, visto che purtroppo i successori saranno deboli. E’ già scontato che alle prossime primarie nessuno dei concorrenti superi il 50% dei voti, e dunque starà all’assemblea produrre qualche più o meno abile compromesso.

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Dom. 3-2-19 (Diciotti)

Le varie questioni connesse al nodo tormentoso dei migranti sono sempre all’ordine del giorno, mi rassegno quindi a condurre una sintesi di tanti interventi che nei domenicali scorsi ho già svolto in materia.
1. Ho riconosciuto un unico punto a favore di Salvini, relativo alla sua ostilita per le navi “non governative”, che in effetti, nelle loro regole d’ingaggio, dovrebbero mettere in conto il modo con cui sbarazzarsi dei naufraghi salvati, senza dubbio con loro merito. Ho fatto ricorso a una rozza metafora, sarebbe come dei gitanti che non si preoccupano dei rifiuti dei loro pasti e altro, pretendendo di lasciarli ai casolari incontrati sulla strada. E dunque è giusto, in linea di principio, chiudere i nostri porti a questi dilettanti, liberi escursionisti del salvataggio.
2. Ma Salvini ha avuto torto marcio nel caso della Diciotti, perché in quella circostanza il salvataggio era stato effettuato da una nostra nave, e dunque era più che giusto portare i naufraghi in uno dei nostri porti. Sembra quindi pure giustificata l’azione legale intentata nei suoi confronti, con richiesta al tribunale dei ministri e al senato di dire di sì al suo possibile arresto. Ma, riconosciuta in astratto la legittimità di quell’atto, quasi sicuramente non se ne farà nulla, la maggioranza giallo-verde si pronuncerà contro, e del resto, se condanna ci fosse, ne verrebbe un vantaggio propagandistico che farebbe salire alle stelle le previsioni elettorali a favore della Lega.
3. Resterà però il problema dei salvataggi, da fare fin quando non cesserà del tutto il fenomeno migratorio. E quindi è stato giusto istituire via via, con diverse etichette, a cura nostra o dell’intera UE, delle misure di pattugliamento e di recupero dei naufraghi. In alternativa, ci sarebbero le vie incerte del respingimento, e della chiamata in soccorso di motovedette libiche, ma si sa quante difficoltà ci siano nel fare affidamento sulle capacità di questi scomodi interlocutori d’oltremare.
4. Ma che fare dei profughi, una volta raccolti a bordo, dato che sarebbe nefanda l’ipotesi di voltare il capo dall’altra parte e di lasciarli crepare? Qui sta il punto, la soluzione salomonica di spartirli tra i vari Pesi UE non funziona, o solo col contagocce, ci abbiamo provato in passato, incontrando solo dei rifiuti. E se ce li prendiamo, sappiamo bene che non si può poi ricorrere alla restituzione al mittente, il governo attuale lo ha promesso, ma non riesce a farlo se non in numeri esigui, irrilevanti, dato che i poveri esuli hanno bruciato i ponti alle loro spalle, nessuno è pronto a riprenderseli.
5. In questo ambito ha funzionato, almeno pare, l’intervento della Turchia, a tenersi i migranti avviati lungo la rotta dall’Est, purché ampiamente foraggiata dall’UE. Ebbene, ho già detto che anche sul nostro fronte la soluzione dovrebbe essere la stessa, ricevere una congrua somma dall’UE per divenire anche noi un simile luogo di accoglienza, da condurre in modi razionali, impedendo che la malavita ci speculi, e che questi luoghi siano dei colabrodo tali da consentire, o quasi imporre, che i reclusi se ne vadano, a invadere le nostre strade, o a premere ai confini per tentare di passare in Francia, con gli esiti disastrosi che ben conosciamo. La colpa del Pd quando era al governo è stata di tollerare entrambe queste vie, il lasciare il controllo della spesa per questi centri nelle mani di ladroni, e il chiudere un occhio, il permettere l’evasione di massa, a invadere le nostre vie, da qui il sentimento xenofobo di cui la Lega è stata profittatrice
6. E’ una balla inconsistente pretendere che questi invasori tolgano il lavoro ai nostri giovani, al contrario, sarebbe una mano d’opera da usare adeguatamente, con paghe ragionevoli e con legittime forme di tutela del lavoro. I sindacati su questo versante hanno gravi colpe, nulla hanno fatto per proteggere queste fasce dallo sfruttamento del caporalato. Da questi centri i residenti dovrebbero uscire a ragion veduta, quando si profili per loro una possibilità di impiego secondo tutte le regole, sia in Italia sia all’estero.
7. Salvini è di nuovo colpevole, suscettibile di denuncia, nella misura che con la sua legge di sicurezza ha voluto marciare in senso contrario, smantellare questi centri d’accoglienza, assecondando il fenomeno pernicioso del l’esodo dei migranti dai luoghi previsti, con conseguente invasione delle nostre strade. In merito, ci stava molto bene un ricorso alla corte costituzionale proclamato dai nostri presidenti di regione e sindaci, ma questo c’è stato?
8. In alternativa, la costituzione di centri di soggiorno per i reduci dai Paesi subsahariani potrebbe essere prevista in Libia stessa, ma si sa che quanto esiste da quelle parti in tale senso viene considerato dai candidati a quella reclusione come una orrida prigionia, cui sono pronti a sottrarsi anche ricorrendo al suicidio. Ma un intervento dell’ONU non potrebbe fare qualcosa in una materia del genere, per esempio mettendo sotto protezione con invio di truppe alcune di queste riserve potenziali, rendendole vivibili?
9. A lungo termine, ma ci vorranno decenni, e questo forse sarà il problema dominante del secolo appena iniziato, dovremo tentare di rendere abitabile la popolazione malridotto dei paesi subsahariani, andando a impiantare industrie da quelle parti, che fra l’altro potrebbero fornire un’occasione di lavoro per la nostra mano d’opera. Da noi, inutile illuderci, il PIL è destinato a diminuire progressivamente, e le due uniche soluzioni a lunga portata saranno di diminuire gli orari di lavoro o appunto di mandare le nostre maestranze a consentire il decollo industriale di Paesi attualmente sottosviluppati. Ma campa cavallo…

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Dom. 27-1-19 (piccolo è bello)

Nella nostra televisione è terminato il duopolio tra Rai e Mediaset, si è introdotta la Sette dell’editore Urbano Cairo, con un telegiornale della sera condotto da Enrico Mentana che ormai è divenuto il mio preferito, e i vari talk show di successo, sul tipo di Otto e mezzo, Di martedì, Questa non è l’Arena, e altri ancora. Tra i meriti del telegiornale di Mentana, al lunedì, c’è pure quello di fornire previsioni sulle percentuali di voto ad oggi dei vari partiti, dove purtroppo il mio Pd non si schioda da un 17%, mentre continua a volare alta la Lega. E ancora, c’è pure l’utile servizio costituito dal “Data room” in cui Milena Gabanelli ci bombarda con le sue cifre statistiche, E proprio nel domenicale scorso notavo quanto pesante, grave di conseguenze, fosse stato il dato da lei fornitoci circa l’enorme quantità di miliardi giacenti nelle casse dello stato e di altri enti pubblici, ma non utilizzati a favore di una nostra crescita economica. Per fortuna lunedì scorso, 21 gennaio, la brava giornalista ci ha comunicato invece un dato incoraggiante, pare cioè che nel nostro Paese, nonostante la crisi degli anni passati e l’attuale ristagno, il “piccolo è bello” abbia continuato a sopravvivere, almeno nelle regioni nordiche, dove sono tuttora in azione tante piccole aziende capaci di rinnovarsi sul piano tecnologico e addirittura di assumere personale, stimolate da una loro ottima capacità di incrementare l’export. E dunque le diagnosi un tempo formulate da Giuseppe De Rita, insistenti proprio sul fatto che per stendere un giudizio veritiero sul nostro stato economico bisogna considerare il portato di una micro-economia, resisterebbero ancora, anche se nel frattempo anche la voce di De Rita, nei suoi editoriali affidati al “Corriere”, si è fatta incerta e confusa. Siamo al punto che queste piccole imprese cercano, ma non trovano, mano d’opera, anche se magari si tratterebbe di maestranze richieste per svolgere un lavoro manuale di basso profilo. Ma i nostri giovani sono del tutto riluttanti a occupazioni del genere, sognano un posto tranquillo in banche, o comunque lavori a mani pulite in qualche organismo del parastato, o in qualche grande azienda, se addirittura, come succede al Sud, contano su una vita in panciolle supportata dal reddito di cittadinanza. Se c’è una questione mal posta, sta nell’accusa che l’invasione dei famigerati immigranti porterebbe via il lavoro ai nostri giovani. Sappiamo bene che a questa gente venuta dal mare vengono affidati proprio quei lavori di basso profilo cui i nostri ragazzi sdegnosamente si rifiutano. Da qui, la necessità di riconoscere, inquadrare, legittimare questa forza lavoro, anche per sottrarla al misero destino di ciondolare nelle nostre strade a chiedere l’elemosina. E’ questa la incontrollata invasione che turba tanti nostri cittadini e li spinge a optare per la Lega, a gonfiarne i voti oltremisura. Lo capirà, il nuovo leader della CGIL, il prevedibile vincitore Landini, che ormai bisogna affrontare e risolvere questi enormi problemi incombenti sulla nostra società? Da un lato, trovare modalità flessibili per dare alle piccole aziende la mano d’opera di cui hanno bisogno, da un altro, regolamentare l’avvio dei migranti a servizi senza dubbio di basso livello, ma utili per la comunità e ben regolamentati.

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