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Dom. 5-7-20 (desistenza 2)

Forse è lecito accantonare il dramma del coronavirus, anche se i “nuovi monatti” si impegnano allo spasimo per frenare, per impedire il ritorno alla normalità, ma sembra che finalmente la cittadinanza sia “vaccinata” contro il loro interessato terrorismo. Si affaccia di nuovo la questione delle votazioni regionali, il che ci riporta pari pari alla problematica già conosciuta nell’inverno scorso, al momento di quando noi emiliani eravamo andati alle urne, conclusosi per fortuna con l’ottimo successo di Bonaccini. Ora lo squalo Salvini si agita di nuovo, intravede la possibilità, molto probabile, che lo scontro del prossimo settembre si risolva a suo vantaggio, con un bel bottino di presidenze strappato agli avversari del governo giallo-rosso. Ma tranquilli, anche se a lui le cose andassero bene, non riuscirebbe a portarci alle elezioni, come non ce l’avrebbe fatta neppure se avesse vinto in Emilia Romagna. Si potrà sempre dire che un conto è la sorte del Paese, regolata da elezioni politiche generali, un altro l’esito di elezioni pur sempre locali. Inoltre, c’è anche di mezzo il referendum che sicuramente porterà alla riduzione dei membri del parlamento, con un laborioso processo di rifacimento dei collegi, roba lunga mesi. E ritengo molto improbabile che entro questa estate si riesca davvero a far nascere una nuova legge elettorale. Ciò detto, sarebbe comunque abbastanza debilitante il fatto che il centro-destra alle prossime regionali si portasse a casa un bel bottino, e dunque sono ragionevoli gli appelli, soprattutto del segretario del Pd Zingaretti, di non andare separati a quelle prove. Ma è anche difficile concordare su candidati unici, e dunque, di nuovo, non resta che raccomandare il ricorso alla desistenza. I Cinque stelle, che sanno bene quanto siano deboli nelle prove di carattere locale, se anche non vogliono rinunciare al rito di presentare candidati propri in ogni regione, facciano capire tra le righe che non ci credono troppo, che una rinuncia, una astensione, o una confluenza alla chetichella nelle liste dell’alleato non proprio amato, sarebbero opportune. Lo stesso va detto per l’Iv di Renzi. Se proprio non vuole rinunciare a porre nelle Puglie una candidatura Scalfarotto per legittima opposizione a Emiliano, accompagni quel gesto virtuale con un suggerimento “sottobanco” di non prendere la cosa troppo sul serio. E poi, come ho già detto più volte, proprio a Renzi si para innanzi lo spettro di una legge elettorale con sbarramento fissato al 5% dei suffragi. Come rimediare a questa strozzatura? Mi sembra che un sistema di voto non proporzionale ma per collegi non porti alcun giovamento a questa lista che non decolla, se non attraverso un accordo col vicino di casa, col Pd, termine a mio avviso di una confluenza che ritengo inevitabile e salutare per tutti.

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om. 28-6-20 (Galli)

I virologi, ovvero, come li chiamo io, i “nuovi monatti” (ma a quanto pare sono unico nel fare questo riferimento manzoniano) esultano, sembrava che il contagio si stesse spegnendo, e che dunque potessero essere licenziati, ma per loro fortuna si sono accesi due focolai, uno in Campania, nei pressi di Caserta, e uno addirittura nella mia città, Bologna. E dunque, come ha fatto ieri sera un rappresentante illustre della categoria, Massimo Galli, ospite frequente del salotto Gruber, possono riprendere a predicare cautela. Ora, in certa misura, questo è giusto, nessuno può davvero sperare che un contagio così vasto se ne vada da un giorno all’altro, continueranno ad apparire qua e là, anche nel nostro Paese pur messo sotto stretta tutela dai muovi monatti, degli episodi, ma minori, localizzati. E poi il rimedio c’è, anche se, pare incredibile, nessuno osa proclamarlo apertamente, forse perché annullerebbe di colpo gli ipocriti ammonimenti dei nostri super-tutori. Questo è null’altro che quell’apparecchio semplice che si chiama termo-scanner. Costa molto? Forse sì, ma acquistarlo in massa sarebbe un’impresa di estrema utilità. Non lo si fa, non lo si dice perché rovinerebbe subito le sapienti trame dei nostrti monatti. I privati lo hanno capito e fanno buon uso di questo strumento efficace, lo sanno anche gli enti pubblici, dallo Stato ai Comuni, ma fingono di non saperlo, sarebbe troppo facile, semplificherebbe troppo la vita di tutti. Racconto una mia esperienza di giovedì scorso, in cui mi sono recato a Milano per firmare dediche di un mio libro in uscita. Stazione di Bologna, nessun controllo con il termo-scannner, ma passaggi sbarrati, difficile scendere in basso nell’inutile cassone dove si prendono le frecce rosse. Le scale mobili o con gradini, sbarrate, gli ascensori in tilt. Viaggiatori ansiosi per la paura di perdere i treni, ricerca disperata di qualcuno in grado di guidarci nei meandri, ce l’abbiamo fatti con lunghi peripli, stancanti per uno come me costretto ormai a procedere col bastone. A Milano salgo su un vagone della metropolitana, dove esiste un sistema di incredibile inutilità per distanziare i viaggiatori, con due sedili bloccati sui quattro di ogni fila, cosicché un handicappato come me deve chiedere il favore che qualcuno gli ceda uno dei posti non recanti le sbarre del divieto. Anche qui, perché non misurare agli ingressi con il solito aggeggio chi ha una temperatura superiore al lecito, che ovviamente anch’io in questo caso non ho dubbi, è da bloccare, da respingere. Poi mi sono concesso un buon pranzo, senza alcun problema, perché giustamente mi hanno preso la temperatura, poi mi sono messo al tavolo, servito a dovere. Il giorno prima avevo tentato di accedere alla biblioteca del mio ex-dipartimento, ma “verboten”, vi si accede solo su appuntamento e in due giorni fissi della settimana, il che vale per tutte le biblioteche di qualsivoglia istituzione, se pubblica. Morale della favola, esistono due categorie umane, i privati che hanno fatto del loro meglio per ripartire, gli basta l’uso delle mascherine e appunto le misurazioni istantanee della temperatura. Ci sono invece gli impiegati statali, comunali eccetera che, protetti dai virologi, riducono al massimo le loro presenze, tentano di lasciare chiuso o praticamente inaccessibile quanto si può. C’è il lavoro da fare da casa, streaming? Ma bravo chi lo controlla. Leggo delle peripezie poste dall’inizio dell’anno scolastico. Ma anche qui, invece di ritenere fisse e permanenti la condizioni poste dai monatti di regime, perché non affidarsi al controllo sistematico delle temperature? Chi è in regola, può entrare, e sedersi anche a poca distanza dai compagni. Potrebbe essere un portatore asintomatico? Pazienza, come dice il buon senso, se affibbia il contagio a un vicino, questo vedrà la sua temperatura salire e basterà allontanarlo. Ma i Galli del pollaio comandano, obbligano a operazioni, inutili, costose, ritardanti.

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Dom. 21-6-20 (Conte)

L’argomento del giorno può essere una previsione sul destino cui può aspirare il premier Conte. In genere, mi sembra che per la maggior parte degli opinionisti egli possa navigare tranquillo, non si vede chi al momento chi lo possa sostituire, col rischio di provocare lo scioglimento delle camere e nuove elezioni, che nessuno nella maggioranza vuole. E in ogni caso sarebbero lontane, verrebbero a situarsi poco prima di andare al rinnovo della presidenza della Repubblica, o addirittura di una normale scadenza elettorale. Di recente, venerdì scorso su “Repubblica”, un notista come Francesco Verdirami accennava a una possibile insofferenza del Pd, e paura di perdere consensi, che lo potrebbe indurre a tentare un cambio di cavallo in autunno. Ma in realtà nessuno ci crede. Resta però l’interrogativo sul futuro di Conte, che certo non può aspirare a candidarsi per la Presidenza, nel ’22, carica molto onorifica ma di scarsa consistenza, per uno ancora giovane come lui. D’altra parte nessuno lo vede nella veste di un Cincinnato dei nostri giorni, disposto a rientrare nei panni del professionista seppure di altro bordo. Come allora rimanere in politica? In genere gli viene pure sconsigliato di crearsi un proprio partito, visto l’esito sfortunato dell’analogo tentativo fatto a suo tempo da Monti, in definitiva personaggio assai simile al nostro “Giuseppi”, balzato fuori all’improvviso nella veste di salvatore della patria, ma incapace poi di consolidare il ruolo in una lista propria. Forse Conte potrà candidarsi come autonomo nell’ambito dei Cinque Stelle, se arriveranno al traguardo elettorale ancora in buono stato. Molto più difficile farsi accogliere dal Pd, che sarà pieno di candidati con le carte più in regola. Approfitto dell’occasione per ripetere quanto già detto in qualche Domenicale del passato. Non si vede perché Il Pd non riaccolga il Leu, fuoriuscito soprattutto per ostilità verso Renzi, E anche quest’ultimo si troverà di fronte a una scelta drammatica, I sondaggi su Iv restano bassi, inferiori al 5% che sarà la massima soglia fissabile in una nuova legge elettorale, e dunque su Iv incombe il rischio di rimanere fuori dal Parlamento, con fuga dei seguaci alla ricerca di una salvezza personale. Eppure, Renzi continua ad apparirmi la migliore testa pensante del fronte della sinistra, con buona pace degli Scanzi e dei Travaglio che non mancano mai, nel salotto della Gruber, di qualificarlo con espressioni ingiuriose. Forse ci può stare un referendum tra gli iscritti al Pd per verificare se riprenderebbero tra loro un Renzi, che però dovrebbe fare atto di contrizione, cosa difficile da supporre.

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Dom. 14-6-20 (zona rossa)

Sarò persona di corto intelletto, come del resto dimostra questa mia stessa mania di insistere con un inutile blog, ma proprio non capisco tutto l’attuale arrovellarsi attorno alla questione della mancata indizione di una zona rossa a protezione delle località bergamasche di Alzano e Nembro. Se c’è una logica, l’isolare un’area sembrerebbe essere un provvedimento più a difesa degli esterni che degli interni. Avendo constatato che gli abitanti di quel certo territorio sono contaminati al massimo, bisogna evitare che portino fuori l’infezione. Tanto peggio per loro. Infatti la logica di un intervento del genere è di condanna dei residenti, costretti a un lazzaretto a cielo aperto, a procurarsi quella che è stata detta una immunità di gregge, come predicava il premier inglese, prima di cadere lui stesso in preda all’infezione. Semmai, il problema era di condurre accertamenti minuziosi sui residenti, applicando il più possibile i tamponi, e poi, perché quella da me tante volte lamentata svalutazione della misura semplice, di pronto effetto, del termoscanner? Insomma, bisognava accertare con cura chi, in quelle due località, fossero gli affetti di contagio, applicando gli stessi controlli anche ai lavoratori delle varie aziende rimaste in attività. Il problema cruciale, inspiegabile, vergognoso è stato quello della totale insufficienza degli ospedali di quei due paesi, proprio per queste ragioni invece di chiudere i confini, bisognava lasciarli aperti in modo da consentire il trasporto dei bisognosi di cure in altri ospedali vicini. Il nocciolo sta in questo, la totale impreparazione proprio degli istituti sanitari di quei due Paesi a reggere l’onda d’urto abbattutasi su di loro. Una risposta ce l’abbiamo già, un terzo dei morti è dipeso dal totale abbandono dei ricoveri per anziani, esposti al contagio in modo indiscriminato. Ma anche i ricoveri in apparenza a regola d’arte sono risultati manchevoli, insufficienti. Meglio era forse lasciare gli ammalati nelle loro case, farvi intervenire i medici curanti con bombole d’ossigeno. In conclusione, altro che intentare un processo per stabilire chi ha impedito la creazione di una zona rossa in quelle lande maledette, ci vuole un processo per certificare le colpe per non aver effettuato un controllo capillare sugli abitanti alla ricerca dei portatori di contagio, e soprattutto per aver lasciato le strutture sanitarie in uno stato di totale inadeguatezza.

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Dom. 7-6-20 (concerto)

Oggi voglio parlare da un semplice fatterello capitatomi nei giorni scorsi, quando mi sono presentato a un bancomat vicino a casa per ritirare dei soldi.. Come ormai avviene per quasi tutti questi apparecchi, il loro accesso è posto all’interno di stanze e non sulla strada. Quello del mio caso era vigilato da un inserviente che con un termoscanner mi ha preso la temperatura, verificando che questa non eccedeva il limite consentito e dunque mi ha fatto entrare. Io ho apprezzato molto questo intervento semplice e diretto, addirittura arringando, all’uscita, i pochi altri in attesa di accedere a loro volta, predicando che quello è il mezzo giusto da adottare, rapido, di facile applicazione. Come infatti mi pare che stia accadendo alle stazioni ferroviarie e ad ogni altra via di comunicazione. Naturalmente la genia dei virologi-monatti non si arrende facilmente, è pronta a obiettare che io in quel momento potevo essere un positivo asintomatico, pronto ad attaccare il mio contagio a qualche vicino, ma la risposta di buon senso è che questo tale a sua volta, se infettato, dovrà raggiungere lo stato febbrile di allarme ed essere bloccato a qualche ingresso e condannato ala quarantena. Non escludo certo questa misura precauzionale, come pure l’uso di mascherine, ma solo in locali chiusi. Di rimbalzo, mi si permetta di dire di nuovo qualcosa di male del nostro pur riverito, con plauso unanime, Presidente Mattarella. Ho assistito al concerto del lunedì 1° giugno avvenuto ai Giardini del Quirinale, preceduto da una allocuzione presidenziale. Naturalmente ovvia, io avrei potuto anticiparla per scommessa, nei luoghi comuni, anche se ammetto che da quella posizione ufficiale è ben difficile scostarsi, E poi, che dire del concerto, con una scelta sofisticata di brani, da musica da camera, per una preziosa congrega di fini amatori. Inoltre, perché quel vuoto, era possibile, data la vastità dello spazio, invitare una campionatura di pubblico, pour obbligandolo a rispettare le distanze di sicurezza. Magari ci poteva stare proprio una selezione di medici e infermieri, poco dopo premiati con giuste onorificenze. Ma la fantasia, l’estro fanno difetto al nostro smorto Presidente, peraltro non molto diverso per questo aspetto da altri suoi predecessori, solo Napolitano a suo tempo è stato capace di compiere un gesto di coraggio, e proprio per questo ora è soggetto ad attacchi. Purtroppo l’opinione pubblica italiana è pronta a lodare i comportamenti neutri, banali, retorici, e invece a infierire contro chi abbia tentato di cambiare qualcosa, vedi i Craxi e i Renzi, e beninteso Napolitano stesso, a lungo anche lui bolso e neutro, poi all’improvviso vigile, pronto a gesti audaci.

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Dom-31-5-20 (Bersani)

Credo che l’On. Bersani risulti simpatico a molti sia per l’indubbia onestà di uomo politico dai chiari e onesti intenti, sia soprattutto per le sue battute ormai proverbiali, anche se poi non resistono all’analisi. Lunedì scorso, nel salotto Gruber, ne ha detto una in apparenza brillante ma in realtà del tutto fallace. Ha osservato che al nostro governo ci vorrebbe una Ferrari, mentre abbiamo solo una Panda. Apologo divertente ma sbagliato, basti pensare che da anni la Ferrari viene surclassata dalla Mercedes, e che all’interno della squadra del Cavallino regna in genere la massima discordia, tanto dall’aver dovuto allontanare un pluri- vincitore del titolo mondiale quale Vettel perché si accapigliava regolarmente con LeClerc. Al confronto, le liti nella famiglia giallo-rossa sono roba da ridere. E poi, finiamola di dire che così non va, che la squadra è debole. In quale Paese si trova al governo una squadra forte, se non sia qualche dittatuira, come in Cina o in Russia? Teniamoci la congiunzione certamente non virtuosa che oggi abbiamo, e auguriamoci che regga, non imitiamo il catastrofismo del “filosofo” (sic) Cacciari, una sorta di Bartali che come noto ripeteva senza sosta la sua giaculatoria, “tutto sbagliato, tutto da rifare”. Tiriamo avanti così, che è ancora la migliore delle soluzioni. E smettiamola anche di dare addosso a Renzi, a schernirlo, a sputacchiarlo, come si fa con l’idolo di ieri oggi caduto. Il suo comportamento, anche nel caso dell’altro Matteo, è stato più che giusto, sono i Cinque stelle che si dovrebbero vergognare di volerlo mandare ora al processo, per ragioni del tutto simili a quelle che in passato, quando erano al governo con lui, lo avevano salvato. De resto, non è proprio Salvini che vuole il martirio a fini elettorali? Meglio quindi non concederglielo. E in linea di massima si dovrebbe rimettere in piedi il sacro istituto dell’immunità dei parlamentari, se almeno vengono accusati di reati di carattere ideologico, e non di crimini di carattere comune. E’ un istituto che viene dal mondo antico, dove fu creato fra l’altro per tutelare i tribuni della plebe.
Per non dimenticare del tutto la presenza del contagio, mi limito a ripescare dalle mie motivazioni due argomenti. Mi meraviglia la sottovalutazione di quell’ottimo strumento che è il termoscanner. strumento di pronta applicazione, basta che chi si presenta a qualche occasione pubblica abbia una temperatura superiore ai 37,5, per potergli infliggere la quarantena. E non capisco neppure perché si faccia tanto chiasso circa la dichiarazione o meno di zone rosse. In che senso potevano avere un potere salvifico, se non invece di condannare tutti i prigionieri di quella certa area, come ebrei in un ghetto, all’immancabile contagio? Come dissi a suo tempo, è proprio quel modello di immunità di gregge che si voleva attuare in Inghilterra. Quanto poi alla strage degli anziani, più che un’inchiesta regionale, inevitabilmente partigiana, ci vorrebbe una indagine parlamentare, anche per capire come mai noi siamo stati investiti per primi in Europa da un diluvio di contagi. Evidentemente i nostri virologi-monatti non hanno saputo dare i consigli giusti al momento opportuno. Avere avuto quel primato non è una ragione di superiorità, ma ancora una volta è stata la prova di una nostra fragilità costitutiva.

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Dom. 24-5-20 (Renzi 2)

Niente da fare, è rinata in pieno la mia adesione a Matteo Renzi, il cui intervento in Senato con decisione finale di respingere la mozione di sfiducia contro il Ministro della Giustizia Bonafede mi è sembrata un capolavoro di finezza. Lascio agli stolti massimalisti, come l’ipocrita e mefistofelico Marco Travaglio e il catastrofico Andrea Scanzi il compito di inveire contro di lui. Di sicuro, se presenti in loco, sarebbero stati tra quelli che lanciavano monetine contro Craxi all’uscita dell’hotel Raphael. Naturalmente nella loro irrisione stava la pretesa che Renzi avesse barattato il suo voto a favore del governo con richiesta di qualche strapuntino di favore per la sua strimìnzita compagine. Invece nobile è stata la sua professione di vicinanza istituzionale al capo del governo, al di là delle critiche che certo è lecito fargli, fino a mettere la sordina alle ragioni di ostilità proprio nei confronti del Ministro sul banco degli accusati. E quali sarebbero questi ignobili favori mercanteggiati sottobanco? L’insistenza sull’avvio dei cantieri, come se questa non fosse la via regia per ridare lavoro alle nostre aziende. E poi c’è stato l’ottimo esito conseguito dal numero due di Iv, la Bellanova, con i provvedimenti a favore delle migliaia di schiavi sottomessi al caporalato nelle nostre campagne. Si aggiunga la giusta rampogna contro la Ministra Azzolina, troppo frettolosa a a lasciare a casa migliaia di scolari, chiudendo anzi tempo le scuole, con gravissimi problemi per genitori che riprendono il lavoro e non sanno a chi affidare i figli. Tutto sta riaprendo, ma non la scuola, siamo unici nel mondo ad averla sprangata a priori, senza neppure attendere gli esiti del contagio.
Del resto, a proposito del riaprire o no, l’Italia è spaccata in due. I gestori di aziende private, baristi, ristoratori, barbieri eccetera, si affrettano a riaprire per evitare la crisi. Invece chi gode di uno stipendio assicurato, come l’infinita schiera dei bibliotecari in ogni organismo, o degli uffici postali, o di altri posti statali, rallentano, pongono regole assurde, si concedono solo su appuntamento e così via.
Ritornando alla questione Renzi. purtroppo resta a danneggiarlo la sbagliata scissione dal Pd, il che certo gli dà una liberà di manovra all’interno di questa legislatura, ma che cosa accadrà alle prossime elezioni, visto che i sondaggi per Iv non si avvicinano alla quota di sicurezza del 5%? Ci vorrebbe un riaccorpamemto delle varie mebra sparse del Pd, col rientro appunto di Leu e Iv, con una somma il che darebbe una somma molto vicina alla percentuale attribuita alla Lega.

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Dom. 17-5-20 (Romano)

Questa volta rinuncio a ripetere la mia solita filippica contro i virologi-nuovi monatti perché è sorta una voce ben più autorevole della mia a farsi beffe di loro, quella di Crozza, nella sua rubrica di venerdì 15 maggio scorso, che li ha commiserati, pensando a quando, dall’enorme evidenza in cui li ha posti il contagio, dovranno rientrare nei ranghi, ovvero nei loro tristi laboratori. L’evento del giorno è la liberazione di Silvia Romano, oltretutto passibile di venire associato a un altro memorabile evento, la ricorrenza dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle brigate rosse. Vado a esaminare i vari fatti collegabili a questi casi. Pagamento di un riscatto: lo si è sempre fatto, e dunque non c’era nessuna ragione per negarlo proprio nel caso della Romano. Qualcuno, il solito Salvini, ha osservato che chi va a cercarsi dei guai risponda di persona e non chieda una solidarietà pubblica, ma in proposito vorrei addirittura ricordare un fatto personale. Nel 2003 e 2004, quando in Cina imperversava l’epidemia SARS, io mi sono recato a Pechino perché stavo preparando la rassegna “Officina Asia” in cui era prevista proprio la partecipazione di un consistente numero di artisti cinesi. Allora ero direttore del Dipartimento arti visive dell’Università di Bologna, le cui impiegate fecero di tutto, rivolgendosi fra l’altro al rettore, per impedirmi di partire, temendo il rischio che io potessi rientrare magari come apportatore di contagio, ma mi feci scudo delle istituzioni ufficiali, i nostri Affari Esteri non ci avevano affatto vietato la possibilità di recarci in Cina, e dunque potei partire in piena legittimità. Devo dire che al mio ritorno proprio quelle impiegate che avevano cercato di impedirmi la partenza pensarono bene di mettersi in malattia per evitare un contatto con me, considerato pericoloso. Tornando alla nostra Romano, lei era partita per il Kenia, paese del tutto aperto al nostro turismo, anche nelle forme turpi dello sfruttamento sessuale. E dunque, non le si poteva certo impedire di recarsi in quel posto, oltretutto per fini benefici. Certamente ha fatto scandalo che, al termine della lunga prigionia, sia comparsa dall’aereo che la riportava indossando una veste islamica, con voluta decisione, in quanto i nostri agenti accompagnatori avevano fatto di tutto per dissuaderla. E dunque, bisogna pensare che la prigionia non sia stata per lei solo un orrido periodo di sofferenze e privazioni, ma che, conoscendo da vicino i suoi stessi rapitori, ne abbia condiviso alcune ragioni di fondo, aderendo anche all’insegnamento maomettano, e forse è intervenuto pure qualche legame sentimentale a confermarla nella sua decisione. Ma fin qui, di nuovo, non vi è stato alcun reato, diversamente sarebbe stato se la Romano si fosse presenta avvolta nell’abito nero dei foreign fighters, ovvero degli aderenti all’ISIS, formazione da noi posta fuori legge. Dunque, nulla da imputarle a termini di legge, starà a lei, col tempo, spiegare che cosa l’ha indotta alla volontaria assunzione sia dell’abito sia di quella professione di fede.
Veniamo ora al caso Moro, il cui sequestro, da parte dei Brigatisti, era rivolto non tanto a ottenere un riscatto in termini pecuniari, quanto un prezioso riconoscimento della loro esistenza come soggetto politico. In tale circostanza io già allora ho condiviso l’opinione maggioritaria, che non si dovesse cedere a quel ricatto, anche se ciò equivaleva a una condanna a morte del prigioniero. In quell’occasione mi dissociai, nel mio privato, dall’amato leader Craxi, che invece fu quasi l’unico tra gli esponenti politici di rilievo a esortare ad accettare la trattativa per il rilascio dell’ostaggio. A questo proposito ricordo la mia approvazione a posteriori circa la decisione del CLN di procedere senz’altro all’esecuzione di Mussolini, ovvero, quando si tratta di leader politici colpevoli di gravi reati comunitari, e suscettibili di essere recidivi, non ci può essere pietà, bisogna essere inflessibili nella condanna, costi quel che costi. A quell’epoca fui anche risoluto nel giudicare male, come indebiti, come segni di debolezza morale, i tentativi che Moro fece di ottenere comprensione da parte dei compagni di partito. Del resto non sono mai stato ammiratore di Moro, ritengo che la sua fama sia stata ingigantita a posteriori proprio per effetto della sua morte, a mio avviso egli è stato sempre l’uomo dei compromessi, ma non avrebbe mai sancito un incontro effettivo col PCI, si sarebbe limitato alla politica alquanto ipocrita delle “convergenze parallele”, un ossimoro condannato a una impossibile realizzazione. Naturalmente, sarebbe stato un bene per tutti, per la persona umana prima di tutto, e poi per la politica, che avrebbe potuto andare a “vedere” la tenuta del personaggio, se, senza pagare uno scotto, ce ne fosse stata la liberazione. In merito non capisco perché mai un leader come Romano Prodi, con tanti titoli di gloria raggiunti in seguito, non si decida a svelare l’enigma, cioè a dire da quale fonte occulta gli era giunto il suggerimento di accennare a Gradoli, attraverso una del tutto improbabile seduta spiritica, come possibile nascondiglio del sequestrato. Purtroppo si fece confusione tra il lago nei dintorni di Roma e la viuzza omonima proprio nell’Urbe, con l’incredibile dettaglio che lo stradario dell’epoca non la menzionava. Dei servizi segreti che si bloccano davanti a un particolare risibile come questo hanno dimostrato la loro insufficienza, o peggio ancora una volontà perversa di far sparire un personaggio divenuto scomodo.

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Dom. 10-5-20 (Bellanova)

Ho deprecato l’uscita di Matteo Renzi dal Pd, e considero sbagliata la creazione del partitino di Iv, che potrebbe non superare la soglia di sbarramento a prossime elezioni. Ma Renzi resta la migliore testa pensante dell’intera sinistra, nelle sue varie articolazioni. Chi ha letto (ma qualcuno l’ha fatto?) i miei attacchi ai nostri sussiegosi virologi, da me definiti come una schiera di “nuovi monatti”, può ben comprendere che sono del tutto d’accordo con lui nel riaprire il più e il prima possibile negozi al dettaglio, bar, ristoranti, eccetera, naturalmente rispettando alcune condizioni di sicurezza, come l’uso di mascherine, il rispetto delle distanze s e così via. Ma dobbiamo superare il ricatto dei “nuovi monatti” che ci minacciano agitando la possibilità che il virus abbia nuove impennate. Non lo si può escludere, ma bisogna andare a “vedere”, come nel gioco del poker, e non ritirarsi spaventati come loro pretenderebbero. Fra l’altro, vado insistendo nei miei domenicali che c’è un sistema sicuro per verificare i “positivi”, consistente nel termoscanner, di cui si dovrebbe fare un uso sistematico in ogni ingresso, di mezzi di trasporto, di uffici, di negozi. Se questo strumento rivela una temperatura al di sopra dei 37,5, vietato entrare, la persona torni a casa in quarantena. Ma può essere un portatore asintomatico, ci dicono i virologi, che certo non deflettono al primo ostacolo. Pazienza, vuol dire che se l’asintomatico attacca il contagio a un vicino, questo a sua volta risulterà affetto da un’alta febbre e non “passerà” al controllo del temoscanner. Tutti gli altri mezzi attorno a cui i nostri monatti si affannano sono di difficile applicazione, non parliamo delle famose “app”, che a quanto pare sono già scomparse dall’orizzonte, o dei prelievi di siero dai guariti, da iniettare come vaccini nei passibili di contagio. Quanto poi ai tamponi, resta un mistero sapere a chi vengono fatti e con quale criterio.
Un altro merito di Renzi è di avere al suo fianco la Bellanova, come ministro dell’agricoltura, cui si deve riconoscere il merito di aver suscitato un motivo di autentica sinistra grande come una casa, la copertura con norme sia sanitarie sia di equo compenso dell’infinita turba degli immigrati, schiavizzati nelle nostre campagne, e anche di badanti e persone di servizio, che magari tanti rigorosi officianti di sinistra si sono affrettati a mandare a casa, stante il lock down. E’ una vergogna dei sindacati non aver abbracciato questa causa nobilissima, Landini metta via la sua aria di padreterno, di Mosè che possiede le tavole della legge per la difesa del lavoro. Egli difende solo il lavoro inteso in termini corporativi, quello che si fa nelle fabbriche, e soprattutto da parte di impiegati statali e relativi pensionati. Gli altri, mi è stato spiegato, non sono iscritti a uno dei tre sindacati, e dunque non hanno diritto a essere tutelati. Per fortuna ci sono figure come la Bellanova che assumono questo compito sacrosanto.

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Dom. 2-5-20 (ancora i monatti)

E così la congrega dei “nuovi monatti”, dei virologi “scienza ritegno”, per dirla con Massimo Gramellini, hanno vinto, ricattando Conte, riducendo la auspicata fase 2 a essere solo di ampiezza pari a uno e mezzo, forse ancora meno, come ha osservato Sallusti, obbligandomi a essere una volta tanto d’accordo con lui e col suo “Giornale”. E si è anche rinnovata la mia fiducia verso Matteo Renzi, pure lui sostenitore di un’apertura di più ampia portata. Peccato che egli abbia compiuto il gesto scellerato della scissione dal Pd. Un compito che mi piacerebbe assumermi sarebbe di ricostituire un’unità globale del Pd, riprendendo al suo interno sia IV sia LEU e ogni altro frammento. Si raggiungerebbe una percentuale di voti non molto lontana dalla soglia della Lega. Ritornando ai virologi e ai loro ricatti, certo che rimanere chiusi per un anno, risvegliarci in autunno quando il contagio fosse del tutto sparito, sarebbe una soluzione sicura, ma nel frattempo tante categorie di lavoratori morirebbero di fame, farebbero fallimento, certamente non protetti dai sindacati, che si prendono cura solo dei lavoratori delle fabbriche. Agire all’ingrosso è più sicuro, lasciando al loro triste destino la minutaglia dei bottegai, ristoratori, agenti del turismo e simili. Del resto, si tratta di una piccola borghesia estranea ai destini della classe operaia, l’unica da tutelare. Ritornando ai virologi, inutile ripetere che essi non hanno previsto e impedito il massacro degli anziani nei ricoveri, pari a forse un terzo dei decessi, di cui invece ci forniscono ogni giorno un computo meticoloso, senza dirci chi sono, come muoiono, e come è successo che noi siamo ancora i secondi nel mondo a lamentare una simile strage. Temo inoltre l’arma di ricatto che questa congrega ha nelle sue mani, i tamponi, che non si sa bene a chi vengono fatti e in quale misura. E’ un po’ come il pedale dell’acceleratore nelle auto, basta premere un poco e il tutto segna un balzo in avanti, tanto da giustificare i saggi ammonimenti ad avere pazienza ad aspettare, limitandosi a tirare la cintura di un buco in più.

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