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Dom. 21-2-21 (Travaglio)

Un fatto incredibile di questi giorni è stato l’iniziativa presa dal segretario Pd Zingaretti di rinsaldare l’alleanza con i Pentastellati. Era semmai il momento buono per far riprendere al partito una completa libertà di mosse, nel nome di una eterogeneità tra i due sempre dichiarata, con l’alibi che l’alleanza era stata solo tattica, dovuta alla necessità di fermare il passo a Salvini e alla destra. Il bello è che Zingaretti era riluttante a stringere quell’alleanza, preferiva andare alle elezioni, nonostante sapesse bene che sarebbero state funeste per la sinistra, e avrebbero segnato il trionfo proprio di Salvini, fino poi a consentirgli anche di nominare il prossimo Presidente della Repubblica. Tutto questo per far fuori il blocco di parlamentari legati a Renzi. Fortuna ha voluto che Renzi, unica testa pensante della sinistra, ha compreso che in quel momento bisognava ingoiare la pillola amara e fare blocco con la squadra pentastellata. Ora come è evidente questa è sull’orlo di una auto-liquidazione, quindi è il momento peggiore per predicare un’alleanza con una forza così precaria. E poi, a quale vantaggio? Per ribadire una coloritura di sinistra, nel momento di dare pieni poteri a un Draghi, considerato tutto sommato un cripto-uomo di destra? Ma non sono proprio i grillini a essersi sempre dichiarati estranei alle qualifiche destra-sinistra? C’è poi in tutto ciò un sottinteso, che magari uno Zingaretti obbligato a recitare nel coro e a inneggiare come tutti all’avvento di Draghi, non osa dire. Lo ha detto invece, nella trasmissione della Gruber venerdì scorso 19 febbraio, il mefistofelico Travaglio, direttore del Fatto quotidiano, che è stato un delitto mandare all’aria l’ottimo governo di Conte, ad opera di quel miserabile che, nella sua versione, è oltre ogni limite Renzi. Come se Conte non si fosse affossato da sé, difendendo a oltranza il ministro della giustizia Malafede, o con la grottesca ricerca dei cosiddetti responsabili. Bisogna proprio ringraziare Renzi per aver dimostrato come quel tentativo fosse ormai insostenibile, destinato a morire di morte naturale, come Mattarella di lì a poco avrebbe dovuto constatare, e dunque è risibile che ancora ci siano i suoi inconsolabili sostenitori. Pazienza se tra questi c’è un difensore delle cause perse come Travaglio, molto più grave che tra le righe ci sia lo stesso Zingaretti, un segretario da sostituire al più presto e alla prima occasione.

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Dom. 14-2-21 (Cicerone)

Credo che, per la legge del taglione, si debba rivolgere contro Beppe Grillo la frase ciceroniana da lui scagliata contro Matteo Renzi, “Quo usque tandem abutere, Beppe, patientia nostra?”, cioè fino a quando continuerai a fare l’oracolo, il conduttore di una jacquerie, di una rivolta qualunquista e sgangherata, invece di rientrare nel tuo mestiere di comico, che sai fare così bene? Come la storia del pifferaio, hai guidato una schiera di sprovveduti a conquistare il Palazzo, per fortuna in vie pacifiche ma con il medesimo intento eversivo che ha mosso di recente i partigiani di Trump all’aggressione del Capitolium. Hai sfruttato la quasi normale avversione della gente normale verso le istituzioni, invece di convincerla della loro necessità. Hai predicato che si dovevano svuotare le sedi deputate come vili scatolette di cibo, portando una massa di spostati ad occupare il potere. Per fortuna in qualche prossima elezione di loro non rimarranno tracce consistenti, il fenomeno, come tutti i fatti improvvisi e occasionali, si dissolverà nel nulla. Meno male, però, che qualche lume di intelligenza politica non ti manca, ma nel segno della contraddizione repentina. Per esempio, hai capito che un anno fa non era proprio il caso di andare a nuove elezioni, che avrebbero consegnato il nostro Paese a Salvini e a tutta la destra retriva. Per un momento ti sei trovato d’accordo con Renzi, anche lui pronto a fermare il gesto suicida dell’improvvido Zingaretti, che predicava invece la necessità di andare alle elezioni, soprattutto per far fuori il nido di deputati ribelli stretti attorno all’odiato Renzi. Ma poi, di recente, contro di lui hai scagliato l’invettiva ciceroniana, non solo, ma hai pure ribadito il “Conte o morte” che era la piattitudine, il lasciar correre, l’impelagarsi nell’immobilismo assoluto. Salvo poi, con l’ennesima giravolta, cercare di persuadere il tuo popolo ad accettare un’improvvisa conversione a favore di Draghi, naturalmente, condendo il cambiamento di rotta con una parvenza, una pennellata di attualità, come se fosse nella vocazione dei tuoi Pentastellati farsi carico di quella transizione verde e ambientale di cui non si sono preoccupati nei due anni in cui sono stati al governo. Del resto, quelle tue recenti parole d’ordine sono solo un orecchiare temi alla moda, tutti da verificare. Abbiamo ancora bisogno che le fabbriche di auto sfornino i loro prodotti, e che magari l’lIva continui a produrre acciaio. E poi, perché parlare di un ponte o tunnel di congiungimento tra Calabria e Sicilia come se fosse una barzelletta tutta da ridere? Forse che i nostri vicini non sono riusciti addirittura a fare un tunnel sotto la Manica? Noi del resto siano stati capaci, a suo tempo, di creare una rete rispettabile di autostrade, e ora non andiamo poi male del tutto con l’alta velocità. Inoltre, affrontiamo il problema, è davvero possibile abbandonare i combustibili fossili a favore dell’elettricità producendola solo con le cosiddette fonti rinnovabili, o invece per averne un quantitativo sufficiente è necessario ricorrere a centrali termonucleari? Non vedo l’ora che tu abbandoni il piffero incantatore, o che riprenda a usarlo, come senza dubbio sai fare, sui palcoscenici teatrali.

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Dom. 7-2-21 (Draghi)

Proseguo sulla falsariga del domenicale scorso. (In realtà, ormai sono piuttosto dei “sabatali”, li metto in rete il giorno prima) in cui riconoscevo il merito di Mattarella di aver dato al Presidente Fico il compito di verificare se era ancora possibile dar luogo a un Conte ter. Per fortuna, quando il martedì Fico è andato a riferire, merito di Mattarella è stato di aver considerato chiusa quella possibilità, che pure aveva vedovi e orfani inconsolabili, procedendo a due atti, entrambi risoluti e di buon livello. Primo, fugare per sempre l’ipotesi di andare a nuove elezioni, argomentando con un precisionismo tecnico a lui insolito i vari aspetti che rendevano impraticabile una simile soluzione. Risulta incredibile che da qualche parte, non cogliendo un simile risoluto diniego, si sia continuato a ripetere il monotono ritornello di andare a nuove elezioni, come se una eventualità del genere non fosse proprio nelle mani di chi, Mattarella, l’aveva appena negata. In secondo luogo, Mattarella ha invitato ad assumere l’incarico di governo la persona che in sostanza era sulla bocca di tutti, Mario Draghi, ma come ipotesi da verificare. Ovviamente, nel fare quel nome, Mattarella aveva preventivamente verificato una sua accettazione, anche se sub condicione. Detto tutto il bene possibile di queste varie decisioni del nostro Presidente, non ritiro affatto le accuse che gli avevo rivolto a suo tempo, di essere stato lui il colpevole della nascita dell’ircocervo del governo giallo-verde, e della conseguente crescita di Salvini e della Lega, a proporzioni che non rispondevano affatto a quel 17% di consenso ricevuto nel voto popolare. Salvini deve tutto a Mattarella. Se il presidente ci avesse mandato a votare di nuovo, cosa del tutto possibile in quanto allora non c’era nell’aria nessuna minaccia di contagio, avremmo avuto un onesto governo di centro-destra a guida Berlusconi, che avrebbe potuto tenere alla catena il bestione Salvini.
Detto ciò, devo confermare tutto il mio apprezzamento rivolto a Renzi, l’unica vera testa pensante della sinistra, nonostante le stupide, insulse scariche di odio che gli riversa la “vil razza d’annata” dei commentatori politici. Solo dalla bocca di qualcuno, Casini, Ambrosini, ho sentito uno schietto riconoscimenti dei meriti renziani. Si devono approvare le sue mosse in questo turbolento periodo, il giudizio negativo su un eventuale connubio Pd-Pentastellati, quando era chiaro il loro carattere di gruppo improvvisato, di puro qualunquismo. Questo però non ha esentato Renzi dall’indicare ai suoi la necessità di fare quell’ingrato matrimonio per fermare la presa del potere da parte di Salvini, cresciuto oltremodo per colpa di Mattarella. Ricordiamo che in quel momento il segretario Pd Zingaretti voleva andare al voto, cosa disastrosa per il suo stesso partito, solo per la volontà di far fuori il corpo estraneo e ribelle del gruppo di deputati di fede renziana. In quel momento fu saggio turarsi il naso e fare la difficoltosa alleanza con gli irrequieti e inconsistenti Pentastellati. In seguito, Renzi ha avuto modo di valutare quanto inconsistente fosse l’azione di Conte, bravo nel cerchiobottismo, nel bloccare i vari dossier, se fossero tali da mettere in crisi il suo ruolo, gradito dagli alleati solo per amore di quieto vivere. Da qui la rottura renziana, più che giustificata, anche per la stolida insistenza dell’altro blocco a non volergli concedere niente. Del resto, Renzi doveva aver fatto in privato le opportune consultazioni, dato che pur nel mezzo delle invettive che gli scagliavano contro, aveva detto. state tranquilli, non si va a nuove elezioni i e tra pochi giorni avremo una soluzione d alto profilo. Il cosiddetto “demolition man” in realtà è stato lui stesso demolito quando ha tentato una delle più nobili e lungimiranti imprese della nostra storia, la riforma costituzionale con l’abolizione dell’insulsa bjcamerale. Quasi tutti hanno dimenticato un altro suo merito, è lui che ha portato Mattarella al Quirinale. Tutti riempiono di lodi quell’inquilino, e intanto incrudeliscono, con la loro irritante mediocrità, contro chi sa vedere da lontano, costi quel che costi.

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Dom. 31-1-21 (Fico)

Questa volta devo partire dalle lodi dell’operato del Presidente Mattarella che mi sembra aver preso la decisione giusta. In qualche modo ha risposto all’osservazione di buon senso uscita dalla bocca di Renzi, dopo l’incontro di Iv al Quirinale, che cioè bisogna prima di tutto decidere dove si vuole andare e con quali mezzi. Dopo, ma solo dopo, si può pensare al nome del guidatore. Devo sottolineare la stupidaggine sia dei politici, Pd e Pentastellati, sia delle caterve di osservatori e notisti politici dei vari salotti televisivi che per giorni hanno continuato a dire che l’uscita dal governo effettuata da Renzi e compagni era assurda, incomprensibile, e via dicendo e stigmatizzando. Ma come, non era evidente a tutti che Conte stava facendo la melina, che narcotizzava qualsiasi decisione per non pagar dazio, per restare immobile al centro di un piccolo cosmo costruito su sua misura? Le richieste di Renzi erano le stesse, già avanzate proprio da Zingaretti e compagni, ma senza la capacità o volontà di cavar fuori un ragno dal buco, nel più ossequioso rispetto del manovratore. Ci voleva proprio l’azione forte di Renzi per mettere alle corde il governicchio di Giuseppi. Ora, con la spada di Damocle innalzata da Iv, i problemi devono essere davvero affrontati. A cominciare da quello della giustizia, che in definitiva è stato l’ineliminabile casus belli. Il governo non poteva tirare diritto facendo finta di niente senza risolvere il problema della prescrizione, che il ministro Bonafede (ma sarebbe meglio chiamarlo Malafede, visto come si è comportato in varie occasioni) voleva eliminare del tutto. E dunque, anche preso atto che tre su quattro partner della preesistente maggioranza hanno riproposto Conte, bisogna andare a snidarlo, gli si può ridare il mandato ma dopo averlo costretto, e con lui i suoi soci fin troppo pazienti e tolleranti, di dare risposte ai quesiti cruciali, incominciando proprio dal tema della prescrizione. E poi, via via, toccherà a tutti gli altri dossier che Conte ha accuratamente narcotizzato, messo nel frigo, come se si trattasse di vaccini da conservare con cura. Credo che alla fine salterà fuori il Conte ter, ma accompagnato da una serie di risposte efficaci sui vari temi, e proprio di questo l’esploratore Fico si dovrà fare carico. Sia detto en passant che la scelta caduta su di lui è stata senza dubbio la più felice e opportuna. Ora il suo compito non sarà quello di fare una specie di referendum sul nome del premier, ma di obbligare i partner a dare risposte di sostanza sui temi reali. E ci dovrà stare anche una qualche ipotesi di scelta dei ministri, con rimozione di quanti non si adattano a nuovo identikit. Per esempio, sarà ben difficile che Malafede posa tornare alla giustizia. Non si dica che il fare il nome dei ministri è prerogativa assoluta di chi sarà il premier, cioè di Conte. Evidentemente i nomi devono entrare nella esplorazione affidata a Fico, egli non potrà evitare di apporre un cartellino nominativo una volta che siano sati individuati i temi davvero portanti e le relative soluzioni.

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Dom. 24-1-21 (Italia viva)

Naturalmente è inevitabile ritornare sul tormentone della crisi governativa. Parto da una osservazione sarcastica uscita dalla bocca di Conte, nella sua auto-difesa l’altro giorno in Senato, quando ha osservato che gli obiettano di dar prova di due atteggiamenti opposti, da un lato, una tendenza ad accentrare, a essere imperativo, quasi dittatoriale, da un altro lato, di essere all’opposto propenso a moderare, attenuare, un colpo al cerchio e uno alla botte. Ebbene, la risposta è che in effetti egli è capace di entrambe queste reazioni. Se sente che il suo potere è messo in crisi da qualche soggetto preciso, gli si avventa contro, come un cane inferocito che mira alla giugulare dell’avversario. E’ stata questa la sua condotta nei confronti di Matteo Salvini, con grande sorpresa dell’interessato, e di tutti noi, in quanto nessuno fin lì aveva creduto Conte capace di tanta risolutezza. Ora la medesima ferocia l’ha rivolta contro l’altro Matteo, Renzi, perché di nuovo ha capito che da lui veniva la peggiore insidia al suo primato. Ma, tolti questi affondi, il nostro premier è uomo dei compromessi, svolge una specie di effetto narcotico, di sopimento di tutte le questioni che implichino una qualche decisione. Se si adotta una simile chiave, psicologica prima ancora che politica, il comportamento del premier è del tutto comprensibile, non può meravigliare nessuno, non fa una piega. Meravigliano, invece, suscitano disappunto, preoccupazione le condotte degli altri partner della vicenda. Confermo un giudizio del tutto negativo, anche se sono il solo ad avanzarlo, nei confronti del Presidente Mattarella, che al solito temporeggia, non chiama Conte a un redde rationem, gli dà tempo per continuare nella sua vergognosa campagna di acquisti di transfughi. Ma soprattutto è riprovevole la condotta di tutti i maggiorenti del Pd, col Segretario Zingaretti in testa, e il vice Orlando e via a scendere. Perché da parte loro l’ostracismo aprioristico verso Renzi? Non devono ammettere che egli ha cercato di togliere loro le castagne dal fuoco, obbligando Conte a rispondere ai tanti quesiti che loro stessi gli ponevano, ma fermandosi poi a mezza strada, senza osare di forzare la mano, di imporgli di giungere a qualche conclusione? Possibile che non capiscano che la quarta gamba c’è già, costituita proprio da Iv, che si è messa in una posizione strategica, preziosa, assai utile, da “libero” che può intervenire a salvare il governo quando sia necessario, mentre resta pronta a mandarne a picco le soluzioni fallaci e inconcludenti’ Se tra il premier in carica e l’ex c’è un conflitto personale, come detto sopra, che male ha fatto Renti al Pd, perché la sua vecchia compagine deve adottare verso di lui i toni del risentimento, della ripulsa a priori? E di nuovo, non toccherebbe a Mattarella svolgere una abile opera per cucire, o quanto meno per andare a “vedere” se i cocci si possono riaggiustare? Certo, una prima necessaria decisione sarebbe di obbligare Conte a dare le dimissioni, con garanzia di reincarico, in vista di un Conte ter, ma non lasciandogli una totale libertà di mosse, di decidere chi ammettere e chi escludere dal rinnovato banchetto. Possibile che i Pd non capiscano che la loro attuale politica, di rimettersi in toto nelle mani di Conte, è fallimentare? Ovvero, in lui il risentimento, la collera, la reazione violenta contro Renzi sono comprensibili, perfino ammissibili, non invece nei suoi ex-compagni di partito. Conte rifiuta questa via di riconciliazione? Ma qui ci dovrebbe essere la parte di Mattarella che dovrebbe imporgli di “mangiar questa minestra o saltar quella finestra”. Come detto, e come foglia di fico, resterebbe pur sempre la possibilità di lasciar fuori Renzi, a fare il “libero”, a entrare in gioco solo se necessario, ma già si profilano molte occasioni in cui un suo intervento appare già necessario, E poi sarebbe un modo per porre fine alla vergognosa campagna acquisti che Conte sta conducendo: Possibile, ripeto, che il Pd non comprenda che il suo “lasciar fare” si risolverebbe a suo danno? Se Conte vuole il “ter” di se stesso, si deve rassegnare a fare pace con Renzi, con una abile mediazione di Mattarella e del Pd.
PS. Mi si dirà che a non voler fare la pace con Renzi i più duri sono i Cinque stelle, che forse vogliono anche vendicarsi di lui per essere stato l’artefica dello scomodo governo giallo-rosso. Sappiamo che Di Maio aspettava solo di essere chiamato da Salvini come nuovo premier, e Conte ha mirato alla giugulare di quel Matteo proprio perché ha capito che lui stesso sarebbe stato fatto fuori. Ora anche Di Maio e compagni si devono rassegnare, se insistono nel voler castigare Renzi, che cosa gli resta, andare a elezioni anticipate, che li cancellerebbero dal Parlamento, o lasciare che Conte trovi a modo suo la quarta gamba, a forza di transfughi, contro cui loro stessi hanno già cominciato a bofonchiare?

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Dom. 17-1-21 (demolitori)

Oggi ovviamente è d’obbligo esaminare la crisi di governo che ci assedia. Comincerò col reiterare le mie accuse al presidente Mattarella, il peggiore della nostra storia, se si eccettuano i golpisti Gronchi e Segni. A lui dobbiamo l’infausto governo giallo-verde, per la sua paura a portarci, allora a nuove elezioni, che certo avrebbero visto la vittoria della destra, ma moderata, ancora dominata da Forza Italia, con un Salvini in sott’ordine, mentre la paziente attesa di Mattarella gli ha permesso di crescere, di giganteggiare. Ora avrebbe dovuto escludere il ricorso ai cosiddetti costruttori, che in realtà, capeggiati come sono da Mastella, sono i distruttori di maggioranze, a lui si deve il crollo del secondo governo Prodi, e dunque si tratta di una pessima genia a cui un Presidente che si rispetti avrebbe dovuto vietare il ricorso. Ma il fatto è che lo stringersi tutti attorno a Conte risponde al criterio di fare ricorso all’usato sicuro, senza sorprese, e chi se ne frega se il suo recovey fund era demenziale, con cifre allogate alla cazzo di cane, come puri riempitivi? Su questo punto quasi tutti hanno dato ragione alle critiche mosse da Renzi, mentre Zingaretti si è sempre limitato a inutili fervorini e ammonimenti, senza alcun effetto sulla controparte. Dunque, ci stava il richiamo all’ordine di Renzi, forse bastava che lui tirasse un po’ meno la corda e accettasse di andare a un tavolo di trattativa per rivedere i numero del recovery fund e altre cose. Ma la durezza delle invettive scagliate contro di lui risponde solo al corruccio di chi si è visto stanato, costretto a uscire dal riparo dei provvedimenti ronronnanti di Conte. Poi, la oscena permissione venuta dal Presidente codardo di fare ricorso ai transfughi. Ora resta solo da sperare che Conte non riesca a raggranellarne un numero sufficiente, che venga bocciato al Senato, e dunque, oborto collo, suo e di Mattarella, sia costretto a salire al Colle per dare le dimissioni. Naturalmente tutti, proprio in nome dell’usato sicuro, saranno pronti a suggerire un Conte ter, e forse Renzi a quel punto sarà reimbarcato, perché da solo non riesce a completare la sua lungimirante operazione e mandare a casa Conte, dovremo sopportarcelo, con le sue prudenti ma inconcludenti mediazioni, fino alla nuova scadenza elettorale, quella tra due anni, quando ci si potrà sbarazzare di lui, e si scioglieranno come neve al sole gli inconcludenti Cinque stelle, puro frutto non di populismo ma di qualunquismo. E con loro c’è da sperare che se ne vada pure il malefico loro ispiratore Grillo, che torni a fare il comico. Se invece Conte tenterà di proseguire con una pattuglia raccogliticcia, racimolata alla bell’e meglio, la navigazione del governo sarà di sicuro più accidentata e difficile, L’unica consolazione è che nessuno vuole davvero delle elezioni anticipate, e dunque al momento l’unico rimedio pare proprio essere un Conte ter, con l’obbligo dei suoi partner di rimangiarsi tutte le ingiurie scagliate contro Renzi.

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Dom. 10-1-21 (Trump)

E’ inutile che io insista nelle mie geremiadi contro i virologi o nuovi monatti, riconosco solo un intervento giusto nel coprifuoco fissato alle 22 per eliminare le movidas, davvero fonti di contagio, mentre si dovrebbero non martoriare i ristoranti tenendoli chiusi, nelle fasce rosse e anche arancione, o comunque impedendogli il servizio per la cena. Quanto alla chiusura di musei, mostre, cinema, teatri, mi sentirei di farmi promotore di una invasione di Palazzo Chigi nello stile di quella dei giorni scorsi avvenuta a Washington. A proposito della quale, però, c’è una evidenza che si impone, che cioè le forze di polizia della capitale l’hanno permessa, o per incuria, o forse meglio per una loro incorreggibile vocazione di destra, quella per cui i loro colleghi nei vari States hanno ucciso per lo meno un nero al mese negli ultimi tempi. Il presidente Biden dovrà intervenire appena può in materia, punire, rimuovere, destituire i colpevoli di questo modo di agire. Ma ha pure ragione di procedere con cautela nei confronti di Trump, un tentativo di rimuoverlo inasprirebbe i suoi ultimi vagiti e gli darebbe perfino, Dio non voglia, un’aureola di martirio. Ma ceto voglio sperare che l’accesso ai bottoni per far partire una scarica di armi nucleari non sia solo nelle sue mani, che ci sia qualche partner che si dovrebbe associare nel premere sul bottone, e quindi di impedire la partenza dei missili. Ci potrebbe essere nel tiranno Trump la tentazione di chiudere col famigerato “Pera con tutti i Filistei”. Per esempio, lanciare una bombetta contro l’Iraq o contro la Corea del Nord potrebbe essere nel suo stile.

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Ricordo di Silvia Spinelli

Una scarna notizia di cronaca annunciava, qualche giorno fa, la scomparsa di Silvia Spinelli. Forse molti non sanno che Silvia era stata a lungo l’animatrice della Galleria d’arte più intraprendente e d’avanguardia a Bologna, negli anni cruciali attorno al ’68 e oltre. Non per nulla si era data il nome beneaugurante di Galleria Duemila. Apparteneva a Giancarlo Franchi, detto familiarmente Gianchi, figlio dei due proprietari di quello spazio, uno stretto budello a fianco della farmacia Sacchetti, posta all’angolo tra Via D’Azeglio e via Marsili. GIanchi era una sorta di “idiot de famille”, posso ben usare questo epiteto in sé inglorioso in quanto il grande Sartre lo ha applicato all’ancor più grande Gustave Flaubert. Gianchi non era da tanto, ma di sicuro i genitori, e i due fratelli, lo consideravano inadatto a una normale vita di relazione e di affari, perduto in un suo regno di innocenza ingegnosa, da naif col dono dell’arte, per cui l’unica soluzione era proprio di lasciargli la gestione di quello spazietto minimo. Ma, come molti “inetti”, Franchi possedeva una sua genialità nascosta, se non altro per la capacità di scegliere bene da chi farsi aiutare, e appunto la sua scelta era andata a favore della Spinelli, lasciandosi guidare da lei, che a sua volta aveva piena fiducia in me, cosicché abbiamo costituito un terzetto capace di prestazioni avanzatissime. Io in quel momento, anni ’60 e ’70, ero il critico d’arte di punta a Bologna e collaboravo con le più reputate Gallerie del territorio, la Foscherari, la Nuova Loggia, la G 7, ma per gli interventi più avanzati e temerari mi valevo proprio di quella trincea posta in prima linea. Silvia del resto apparteneva a una famiglia con validi titoli nell’arte, basti pensare alla sorella Romana, magnifica pittrice, e moglie dello scultore Quinto Ghermandi. Qui non posso certo rifare la storia della Duemila, dopo la morte di tutti rappresentanti della famiglia Franchi, e ora finita in pessime mani. Basterà ricordare che esponevamo già Mimmo Paladino quando era pressoché ignoto. Perfino Enzo Cucchi si presentò tremebondo al nostro giudizio, ma in quel momento usava la foto, non era ancora giunto alla pittura. Però proprio in quel luogo così sperimentale ho messo alla prova sia Franco Vaccari, sia Germano Olivotto, non esitando a invitarli poi, alla Biennale di Venezia del ’72, come validi esponenti del comportamento, in una famosa rassegna, voluta da Francesco Arcangeli, in cui si mettevano a confronto le due drammatiche alternative del momento, opera e appunto comportamento. Dalla Duemila potevano venire solo i campioni della seconda alternativa. Tra tanti eventi, ricordo una performance di Giuseppe Chari, al termine della sua carriera, quando non compiva più neppure il gesto assurdo e minimale di distruggere un pianoforte sulla scena, ma si prestava a ogni possibile domanda, meglio se provocatoria, che gli potesse venire dal pubblico. Tra i tanti aspetti sperimentali messi alla prova dalla Duemila non potevano mancare quelli riguardanti la poesia visiva in tutti i suoi molteplici aspetti. Per questo aspetto io fui Galeotto perché tra gli altri invitai anche Ugo Carrega a presentare la sua poesia cosiddetta simbiotica, che era un perfetto congiungimento tra elementi verbali e oggetti fisici. Devo dire che tra gli aspetti sperimentali dell’esistenza pratica di Silvia c’era anche una vivace vita sentimentale, tanto da averle fatto partorire un figlio in giovane età, da un padre rappresentante di una grande ditta di vini, che poi lo avrebbe voluto avere al suo fianco, ma lui ha preferito stare accanto all’esistenza più avventurosa della madre. Negli anni di gestione della Duemila Silvia aveva contratto regolare matrimonio, ma poi non aveva resistito al fascino di Ugo Carrega seguendolo a Milano e dando vita con lui a una Galleria in via degli Orti. Ma poi lo aveva lasciato, aprendo un nuovo spazio tutto suo, “Avida dollars”, in pieno quartiere universitario, e richiamando in scena i vecchi eroi degli anni di gloria. Però, andata via lei, la Duemila aveva iniziato il percorso in discesa, fino alla sua cessione a dei continuatori indegni del suo passato. Ora a noi superstiti si impone un dovere imperativo, convincere il MAMBO a fare la mostra riparatrice di quel lungo pezzo di storia di prima qualità. Ma senza l’aiuto di Silvia, sarà ben difficile realizzare quest’impresa.

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Dom. 3-1-21 (ancora Renzi)

Sono fortemente tentato di riprendere la mia fedeltà a Matteo Renzi, ora che gli vengo scagliate contro per dileggio tante monete simboliche, nei programmi televisivi, come in via reale era successo a suo tempo a Bettino Craxi. Pare proprio che gli Italiani non tollerino chi esce dal gregge e lo vogliano punire. Ma al contrario Renzi resta l’unica testa pensante della sinistra, l’unico che ha compreso come a suo tempo la sola via per scongiurare il ricorso a elezioni che avrebbero aperto la strada all’altro Matteo, era di superare ogni ritrosia e di fare alleanza con i Pentastellati, magari turandosi il naso. L’unico errore da lui commesso è stato quello di uscire da Pd, invece di tentare di riconquistarlo. Ma che bisogno ne aveva, potendo contare sicuramente su un numero di parlamentari aderenti a lui a prova di bomba? Ora ha ragioni da vendere nelle critiche contro l’immobilismo, il “piétiner sur place” di Conte, abile a seguire la politica del colpo al cerchio e alla botte. Giuste le critiche rivolte all’attuale premier, e del resto sotto sotto condivise dalla maggior parte dei Pd. Però, resta pure la necessità di non tirare troppo la corda, di evitare assolutamente che si vada a nuove elezioni. C’è qualcuno che dice che questo, poi, non è un male. Lo si doveva dire a Mattarella, due anni fa, che dopo il responso ambiguo delle urne temporeggiò a lungo, fino a partorire l’orrida combinazione del governo giallo-verde, origine di tanti mali. Se si andasse alle urne negli immediati prossimi tempi, ci sarebbe tuttora l’alto rischio di una vittoria del fronte delle destre, con relativa possibilità di dominare l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Qualcuno parla dell’effetto Churchill, quando il popolo inglese ebbe il coraggio di mandare a casa il vincitore della guerra preferendogli i Laburisti, ma ora un fenomeno del genere sarebbe del tutto ai danni della sinistra, facilmente imputabile di cattiva conduzione della questione contagio. E dunque, spero che la saggezza politica di Renzi sappia trovare il giusto equilibrio tra il tirare la corda ma non fino in fondo, fermandosi al momento giusto. Fra l’altro, tra i meriti di Iv, la compagine di Renzi, c’è anche quello di essere l’unica formazione politica a dire apertis verbis che è ora di farla finita con la dittatura dei virologi, e di riaprire tutto quello che si può. In questo ambito, ritengo opportuno segnalare un fenomeno su cui meditare, pare che nella mia città, a Bologna, sia quasi sparita una presenza abituale in questa stagione, quella dell’influenza: Che cosa significa un dato del genere, se non che la politica dei tamponi, fatta “alla carlona”, come ha detto giustamente la Annunziata in uno dei suoi ultimi incontri, ha messo sul conto del covid quanto altro non è che una banale influenza. Del resto, che ci sia aria di famiglia, tra l’una e l’altra infezione, l’hanno detto tutti. Fra gli altri, lo ha detto pure qualche virologo, poi sopraffatto dal coro interessato dei colleghi per i quali l’affermazione e la persistenza del contagio è un dogma a priori. Qualcuno ha detto cioé che il covid altro non è che un’influenza, nel novanta per cento dei casi non più grave di quella sua anticipatrice. E le morti? Ma quando ci si deciderà a andare a vedere quanto siano dovute proprio al covid, non come concausa, in quadri clinici già di per sé disperati, ma come indubitabile, unico fattore di mortalità?

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Dom. 27-12-20 (vax)

Evviva, dunque i vaccini sono arrivati. Io non sono certo un “no wax”, quindi mi vaccinerò, se arriverà il mio turno, e se lo potrò fare senza sottostare a file o turni gravosi, e se nel frattempo la loro elaborazione così affrettata non avrà rivelato degli inconvenienti. In proposito ci si può fidare dell’Europa, che ha fatto il suo dovere, ci ha già spedito una prima quota, e si può anche credere nella distribuzione cui procedono le Forze Armate. Ma ci saranno in tempo medici e infermieri, siringhe per procedere alle inoculazioni? L’impagabile commissario Arcuri avrà agito in tempo utile o coi suoi soliti ritardi, di cui peraltro viene premiato col conferimento di sempre nuovi compiti? Ma purtroppo i tempi per una vaccinazione di massa sono lunghi, si rischia di arrivare al prossimo autunno, quindi bisogna evitare che i nuovi monatti estendano la loro dittatura a oltranza. A questo scopo, ecco alcuni punti per cui battersi. Primo, smetterla di fare i tamponi “alla carlona”, come la Annunziata ha avuto il coraggio di dire proprio in faccia ad Arcuri. Non sappiamo con quale criterio vengono eseguiti. Inoltre essere contagiati non è così grave come pretendono. Il 90% di contagiati se la caverebbe solo con la quarantena a domicilio, il guaio è che i medici di base a domicilio non ci vanno, e allora chi si ritiene colpito si precipita negli ospedali determinandovi le lunghe code che ci vengono rinfacciate per alimentare il clima di terrore. Secondo. Il numero dei decessi dovrebbe essere controllato, che siano provocati davvero dal covid e non dalle immancabili cause naturali che gravano soprattutto sugli anziani. Terzo. Tra le misure in atto, che i nuovi monatti cercheranno senza dubbio di prolungare, sono accettabili solo l’uso delle mascherine e il coprifuoco alle ore 22. Tutti gli altri divieti sono da respingere, e dunque, quarto, occorre riaprire musei, mostre, cinema, teatri che sono luoghi sottoponibili a controlli sicuri, e non di massa. Quarto, riapertura delle scuole in presenza, a tutti i livelli. Al solito, un’intervista della Annunziata, domenica scorsa, a una esperta italiana, anche se residente in Danimarca, ha avuto la risposta che le scuole sono tra i luoghi meno soggetti a rischi di contagio. Inoltre le lezioni a distanza e on line sono diseducative, elitarie, incontrollabili. Un’affermazione del genere può apparire contradditoria da parte di un mcluhaniano a oltranza come me, ma io ho plaudito alle proposte innovative del profeta canadese se il lavorare on line da casa riguardava persone mature. Per esempio è un ottimo sistema per le donne, che possono conciliare, col lavoro domestico affidato al computer, la custodia dei figli. Il sistema invece ha tutti i possibili inconvenienti se affidato a giovani bisognosi di contatti umani diretti.
Per questi obiettivi ci dovremo battere nei prossimi tempi, attraverso appelli, mozioni, lotte da combattere con ogni mezzo, per sottrarci alla dittatura dei virologi, e dei ministri Franceschini e Speranza, meglio perderli che mantenerli. Purtroppo non ci sarà rimpasto, e anche in questo caso questi due famigerati sarebbero protetti proprio da tutti gli interessati al mantenimento del contagio il più a lungo possibile.

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