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Dom. 29-3-20 (conteggio)

Un noto proverbio dice “mal comune mezzo gaudio”, ma si stenta ad applicarlo alla attuale bufera del coronavirus, che ovviamente, anche se si estende, non è verto motivo di gaudio. Però vale quella misura, del “mezzo”, perché, diciamolo pure, io lo vengo dicendo in una sfilza di domenicali, i dati nostrani hanno ancora oggi scarso riscontro altrove. E i nostri soloni, burocrati come Arcuri e Borrelli, non tentano minimamente di ragionarci sopra. Intanto, non è stato dato il giusto rilievo a un evento incredibile che da solo potrebbe spiegare l’enorme estensione del virus in Lombardia, la partita tra l’Atalanta e il Valencia disputatasi a Milano il 19 febbraio scorso, quando, certo, eravamo ben lontani dal presagire la sciagura che stava per investirci, ma quelle migliaia di spettatori potrebbero spiegare il diffondersi enorme dell’infezione in Lombardia, con particolare riferimento a Bergamo, di cui l’Atalanta è la squadra del cuore, e anche della diffusione in Spagna, seconda solo alla nostra. Però, partite ugualmente frequentate si sono disputate altrove, per esempio in Germania, senza queste conseguenze disastrose. Resta dunque il dato crudele, che proprio la Germania ha appena un decimo dei nostri morti e così si dica per gli altri Paesi del Nord. In simili condizioni, diviene vana pretesa la nostra di chiedere una compartecipazione a oneri sociali da parte di nazioni che non hanno un uguale riscontro di morti. E dunque, ritorniamo a meditare sull’eccezionalità della situazione nostrana. In proposito, siccome non posso credere a una volontà divina, da ateo qual sono, di inviarci una punizione biblica, devo ripetere quanto già detto nei miei precedenti domenicali:
1. Noi contiamo i morti in modo diverso dagli altri, senza alcun tentativo di isolare quelli per cui sia accertata la dipendenza dal coronavirus, e non da numerose malattie pregresse. Dateci i numeri dei morti nei passati inverni, e solo dal confronto potremo valutare davvero l’incidenza dovuta all’attuale contagio.
2. Diteci anche, inutili santoni delle conferenze stampa quotidiane delle ore 18, con quali criteri contate, con tanta assillante precisione, i numeri dei nuovi contagiati, visto che non sono persone sottoposte a tamponi, e che non si sono neppure presentate agli ospedali. Lo stesso vale beninteso per quelle dichiarazioni così puntuali circa i guariti.
3. Non ho mai trovato riposta neppure al quesito se sia stato opportuno oppure no istituire le zone rosse, condannare cioè gli abitanti di alcuni comuni a infettarsi inesorabilmente tra loro, invece che condurre una dovuta operazione di distinguere tra chi avesse avuto rapporti con persone venute dalla Cina, o risultasse portatore di uno stato febbrile significativo. Così si sono creati dei lazzaretti obbligati.
4. Il che si è ripetuto per tutte le case di riposo per anziani, ragione forse di una moltiplicazione di decessi nei loro casi.
5. Desta poi meraviglia il numero di decessi tra medici e infermieri al lavoro. Possibile che questi, sentendo su di sé non sintomi leggeri, da curare attraverso una quarantena, bensì gravi problemi respiratori, non si siano affrettati a valersi dei respirazione forzata, con le macchine a loro disposizione, e da loro stessi somministrate ai ricoverati in grave stato?
6. Infine, mi sembra inevitabile che l’attuale stato di clausura venga esteso fino a Pasqua e Pasquella, 12 e 13 aprile, ma voglio sperare che dopo si riaprano le porte, si faccia ripartire la nazione. C’è il sistema di rapida misurazione degli stati febbrili che consente di fare il vaglio tra positivi e no.

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Dom. 22-3-20 (ancora virus)

Nei miei vari domenicali dedicati al corona virus ho sbagliato in un punto, nell’esprimere qualche dubbio che il contagio si potesse espandere in altri Paesi allo stesso ritmo subito da noi, invece pare che le macchie rosse, sulle carte geografiche, si stiano allargando. Però non è stata saggezza o previdenza, da parte nostra, nel prendere per primi certi provvedimenti, bensì l’esito di una aggressione che abbiamo subito con circa un mese o più di anticipo, e in una misura che al momento non ha riscontro altrove. E dunque, restano gli interrogativi, cui dovremo pur tentare di rispondere: perché noi con tanto anticipo e in misure così macroscopiche? Si noti che questi dati enormi riguardano sia il numero dei contagiati sia quello dei defunti, noi su entrambi i fronti abbiamo un record assoluto. Sul primo punto, ripeto la mia richiesta, rimasta priva di risposta: come avviene un conteggio così preciso, “ad diem” e “ad personam”, dei nuovi contagiati? E non sarebbe il caso di adottare parametri di misura unitari in tutta la UE, ora che anche gli altri Paesi sono interessati come noi? Noto un fideismo, un lassismo sconcertanti, in tempi in cui i vari commentatori si disputavano su ogni dato possibile, nei vari salotti televisivi. Ora l’interrogativo mi sembra impellente: come fa il commissario Borrelli a snocciolarci imperturbabile alle 18 di ogni pomeriggio il numero esatto dei nuovi contagiati? Come già dicevo, nella più parte dei casi si dovrebbe trattare di una autocertificazione, dato che si fa giustamente divieto, in presenza di eventuali sintomi, di accorrere negli ospedali per farsi eseguire un tampone, né c’è la possibilità di mandare dei monatti a eseguire sul posto una verifica del genere. Dunque, questi dati dovrebbero essere del tutto incerti e opinabili, altrettanto si dica dei guariti. Anche qui, si tratta di autocertificazioni? Ma veniamo al capitolo macabro dei decessi, in cui deteniamo un triste record mondiale, con concentrazione in alcune regioni. Anche qui, ci si vuole fornire un po’ di statistiche, quanti sono stati i deceduti nelle altre stagioni invernali? E non è che subiamo l’infausta decisione di aver costituito le cosiddette zone rosse, cioè di aver racchiuso come in lazzaretti espansi i poveri abitanti di certi Comuni, sul tipo di Lodi? In definitiva, abbiamo tanto stigmatizzato l’idea balorda del premier inglese Johnson di dare via libera al contagio, puntando a una immunizzazione di gregge, ma noi, prima di lui, abbiamo fatto lo stesso, invece che andare a sceverare, caso per caso, chi avesse frequentato dei cinesi, o avesse comunque chiari segni di contagio, abbiamo chiuso il recinto, a questo modo abbiamo costituito delle bombe esplosive che poi hanno trasudato attraverso gli interstizi andando a contaminare i territori limitrofi. Questo è un modo per spiegare un eccesso di morti, altrimenti arcano, o da affidare a un qualche demone perverso a noi ostile. Inoltre gli stessi ricoveri per anziani, ahimè, si sono mutati in orride camere a gas, provocandone le morti a catena, anche questo sarebbe un dato da appurare, ovvero quanti tra i deceduti non provenivano da focolari domestici ma si trovavano condannati a una inevitabile contaminazione di gruppo?

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dom. 15-3-20 (virus 4)

Ancora sul pasticciaccio brutto del corona virus, che poi è ormai una tragicommedia dalle infinite complicazioni. Forse, a dire il vero, sta proprio avvenendo quella propagazione di bollini rossi capace di darci ragione, di dimostrare che qui in Italia siamo stati i primi della classe, ad avere il coraggio di assumere misure draconiane per fronteggiare la peste. Resta però l’interrogativo di fondo, perché proprio noi siamo stati vittime di questa invasione senza pari, non abbiamo commesso in merito qualche sbaglio? Ci sarà da indagare in proposito, a bocce ferme. E resto dell’avviso che ci distinguiamo per una solerzia degna di miglior causa. Prendiamo per esempio il conteggio “ad personam”, a singole unità, che ci perseguita in ogni ora del giorno circa l’implacabile crescita dei contagiati, in cui battiamo ogni concorrenza. Qualcuno ci vuole dire come si conteggiano i “positivi”? E’ l’effetto di una autodichiarazione, priva di controllo? Non credo che ci sia una schiera di diligenti monatti che ad ogni esternazione dei singoli circa un loro supposto stato di contagio, si affrettino a recarsi a domicilio per effettuare un tampone, che poi richiederebbe alcuni giorni per dare un esito. Se poi questi supposti positivi si recano ai pronto soccorso, commettono un gesto indebito, a meno che non siano in stato grave, da sottoporre subito a trattamenti di emergenza. Altrimenti, dovrebbero essere redarguiti e rimandati a casa. In definitiva, un medico dello Spallanzani di Roma ha dichiarato che l’80% dei contagiati se la cava con pochi giorni di ritiro domiciliare, e che la cosa non è molto peggiore di una pesante influenza. Resta poi il computo dei morti, ma ho invocato più volte che ci venga detto il numero statisticamente medio dei deceduti in ogni periodo invernale, solo su questa base, se risultasse un consistente incremento, si potrebbe incolpare il malefico influsso del morbo incondito. Quanto ai trasporti e al loro blocco, non si potrebbe far ricorso a quei dispositivi, pare di esito quasi immediato, che sono in grado di rilevare uno stato febbrile? Si dice che un sintomo sicuro del contagio sia una febbre superiore ai 37 gradi e mezzo. Si era detto di aver applicato questi congegni miracolosi alle prime avvisaglie del contagio, ma applicandolo alla cieca, a ogni arrivo in aereo, invece che concentraci a isolare i provenienti dalla Cina. Ma ora se ne potrebbe fare un uso appropriato ad ogni arrivo di viaggi in treno o in aereo, e perfino sui mezzi del trasporto urbano .
Trovo poi vergognoso che, mentre si sospendono servizi essenziali, e si pretende perfino di arrestare il lavoro in fabbrica, non si proceda a chiudere le borse, questo per permettere agli speculatori di tutto il mondo di continuare a fare i loro sporchi giochi. C’è da strabiliare che solo ieri si sia deciso, almeno, di sospendere quel vero e proprio latrocinio che consiste nel vendere allo scoperto titoli che non si possiedono, determinandone la caduta di valore, e poi riacquistandoli per coprire lo scoperto a prezzi ridotti, così lucrando un enorme profitto. In proposito altra volta, sull’”Unità”, quando ancora usciva, mi ero permesso di proporre qualcosa di temerario: dividere le azioni, utili senza dubbio per consentire al pubblico di partecipare al finanziamento delle aziende quotate in borsa, in una parte vincolata, con resa dei conti, dei profitti e delle perdite solo annuale, e una parte invece da lasciare ai giochi degli speculatori. Ciascun acquirente potrebbe così compiere una ragionevole scelta, se affidarsi a un andamento annuale, nel bene e nel male, o se partecipare a una specie di gioco alla roulette.

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Dom. 8-3-20 (virus 3)

Siamo ancora immersi nel “pasticciaccio brutto” del corona virus, per cui dovrei ripetere quanto già detto nei domenicali precedenti. Comunque, riassumendo, o si dimostra che in Italia, in Lombardia, si è impiantato un ceppo autonomo di quel virus, ma non si capirebbe chi ce lo ha fatto piovere addosso, il destino, una contraria congiunzione di astri? O questa possibilità non esiste, il virus ha preso massiccia origine a Wuhan e dintorni, e allora siamo stati noi a non gestirne bene gli arrivi dalle nostre parti, a differenza degli altri Paesi del mondo intero, con eccezione della Corea, ma per ovvie ragioni di vicinanza con la fonte prima dell’infezione. E dunque, è colpevole l’intera sfornata dei nostri pseudo-tecnici, a cominciare dal vacuo, occhi spenti, linguaggio involuto e incomprensibile, Borrelli, responsabile della protezione civile. Noi dovevamo procedere alla ricerca dei provenienti dalla Cina obbligandoli alla quarantena protettiva. Chiudendo invece in sacche i constatati casi positivi, come è avvenuto a Lodi e dintorni, e ora addirittura in un’intera regione, la Lombardia, abbiamo trasformato questi luoghi in delle specie di navi da crociera, di quelle da cui soprattutto gli italiani hanno il divieto assoluto di scendere, ma con l’effetto di contagiare tutti gli altri imbarcati, costretti a una vicinanza forzata. Oppure, altro fattore rovinoso, come ha detto col buon senso che lo distingue il conduttore domenicale di “questa non è la Rai”, Massimo Giletti, abbiamo ecceduto nei controlli, nell’applicazione dei tamponi. Ricordiamoci del detto “chi cerca trova”, o di una possibile variante del “cherchez la femme”, che diventa “cercate con pervicacia i portatori di questo virus”, anche per cenni minimi, senza riuscire a distinguere tra loro e la banale influenza stagionale. Quanto ai morti, siamo all’umor nero, in quanto ce ne snocciolano i numeri, ma accompagnandoli per lo più dall’avviso che sono anziani e vittime di gravi patologie. Dunque, qual è l’influsso del corona virus, in quale percentuale entra nell’esito infausto? Per favore, dateci i numeri statistici della mortalità dei mesi invernali, quale si è verificata negli anni passati. Solo una eventuale eccedenza potrebbe divenire la spia di un preciso influsso del virus. Ci siamo consolati con l’assurda pretesa di non essere stati i malaugurati affossatori di noi stessi, ma al contrario i bravi e prudenti primi della classe, che hanno fatto i compiti col rigore che ci voleva. Ma gli altri non ci hanno seguiti, la malattia oltre frontiera non si è estesa a macchia d’olio. Dovunque sono pronti ad additarci come colpevoli, rifiutando la nostra presenza, e perfino quella dei nostri prodotti alimentari. Eravamo già gli ultimi della classe per sviluppo economico, ora lo siamo per scarsità di igiene, per attitudine alla malattia, divenuti una misera congrega di untori che ogni paese civile allontana con sdegno da sé. Qualcuno, a posteriori, dovrà pagare per un esito così disastroso.

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Dom. 1-3-20 (ancora virus)

Siamo in presenza di un”pasticciaccio brutto”, rispetto a cui quello narrato da Gadda è roba da ridere. Non si sa bene se siamo stati, in Europa, i primi della classe o invece gli ultimi, pronti a pratiche autolesionistiche, a infliggerci da soli il ruolo di untori, roba da far chiudere le frontiere a chiunque provenga dall’Italia. Confesso che ho visionato le mappe dei Paesi confinanti quasi desideroso di vedervi fiorire i bollini rossi, indici del diffondersi del contagio, ma così non è stato, o comunque in genere viene subito detto che i vari casi accertati hanno pur sempre una derivazione da qualche arrivo dal nostro Paese. All’inizio ci eravamo comportati bene, trovo per esempio che sia stato giusto sospendere i voli da e per la Cina, e anche sottoporre a quarantena (che poi è solo un paio di settimane) quanti venivano recuperati da Wuhan o da altri luoghi sicuramente esposti al contagio, mandandoli a sostare alla Cecchignola o in altre strutture pubbliche. Si sarebbe dovuto continuare per questa via, credo che fosse possibile risalire a chi fosse venuto da quelle sponde attraverso l’unico mezzo possibile, il volo areo. Le compagnie mantengono per qualche tempo le liste dei loro viaggiatori? Se questo non avviene, suppongo che sarebbe stato comunque possibile avere un elenco di chi fosse giunto a noi da quei paraggi, magari sfruttando anche l’interesse stesso di questi trasvolatori a sottoporsi a un’indagine. Si doveva insomma agire “ad hominem”, anche nei casi di Lodi, Codogno e paraggi. Nessuno pensa che da noi sia esistito un centro di diffusione autonoma del virus, e dunque anche da quelle parti il problema era di risalire alla fonte, di scoprire chi, provenendo dalla Cina, fosse stato l’involontario latore del contagio. Invece si è preferito agire all’ingrosso, erigendo barriere di contenimento, e così lasciando che all’interno delle zone bloccate il contagio si espandesse liberamente. Non solo, ma toccava a noi estendere il controllo su chi fosse in partenza per l’estero, se risultasse aver avuto contatti con persone provenienti dalla Cina. E c’è pure il sospetto che molte volte si siano assunti parametri troppo rigidi, incapaci di fare la differenza tra casi di banale influenza e invece di sicura infezione da Corona virus. Tragicomici poi gli elenchi dei deceduti, quasi sempre preceduti da osservazioni che in ogni caso si è trattato di anziani già vittime di varie gravi patologie: Ma allora, nel loro decesso c’è stato un intervento del virus oppure no? E non sarebbe meglio mettere a confronto il numero delle vittime per presunto contagio con quello di decessi mediamente delle statistico ai nostri giorni? Come mi è capitato di osservare, lo stesso criterio dovrebbe funzionare anche per Wuhan e dintorni, in cui una mortalità di due migliaia di soggetti, in una popolazione di dieci milioni di abitanti, potrebbe risultare un dato non enorme o fuori misura. Procedendo in questi modi inconsulti, ci siamo tirati addosso la peste, la qualifica di untori ufficiali, di Paese da terzo mondo, da cui ci vorranno mesi o anni per rimediare e risollevarci. Si sentono bollettini disastrosi per quanto riguarda il turismo, uno dei nostri beni-rifugio, dove fioccano le disdette, che ormai investono in pieno il periodo pasquale e già lambiscono perfino le ferie estive. Certo, oggi, nel mezzo della tempesta, le bocce devono rimanere ferme, ma in seguito sarà inevitabile andare alla ricerca dei colpevoli, e solo tra politici e tecnici, i giornali altro non hanno fatto che il loro inevitabile mestiere di portavoce, magari col megafono, dell’inevitabile inflazione mediologica. Ma il capo della protezione civile, un reticente e confuso Angelo Borrelli, potrà rimanere al suo posto? Chi ce lo ha messo, e per quali suoi pregi e titoli pregressi? E si salverà dal dubbio lo stesso capo del governo, l’abile, furbetto Conte, sempre sospeso tra il dire e il non dire? Certo è che per effetto congiunto di tanti errori e passi falsi ci siamo tirati addosso un macchia di vaste proporzioni, un virus ben più micidiale rispetto a quello contro cui si è preteso di sparare a colpi di cannone.

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Dom. 23-2-20 (corona)

L’argomento del giorno non può non essere l’eventuale epidemia di Corona. Metto di proposito il termine minimizzante di “eventuale”, dato che fin qui il fenomeno è stato di limitatissima diffusione. Trovo infelice il fatto che un competente, Fabrizio Pregliasco, convocato venerdì scorso nel salotto della Gruber, abbia osato far balenare lo spettro della Spagnola, con i suoi milioni di vittime. Al momento siamo in presenza, fuori dalla Cina, di un numero ridottissimo di casi, e comunque tutti con matrice da chi sia provenuto da quel Paese, e siccome lo si lascia solo per via aerea, piuttosto che sbarrare scuole, negozi, eccetera ci sarebbe da fare una ricerca oculata di chi negli ultimi mesi sia venuto di là, e condurre solo su di lui i debiti accertamenti. Del resto, nella Cina stessa l’epidemia è stata ben lungi dal diffondersi a macchia d’olio. Considerato che nei primi tempi di incubazione il regime aveva tentato di tacere, condannando al silenzio un primo medico che aveva lanciato l’allarme, risulta che il tutto resta concentrato nell’infermi di Huhan e spazi limitrofi, dove peraltro impazza con numeri non altissimi, Che sono mai un migliaio di morti in una comunità di ben dieci milioni di abitanti? In che misura eccedono rispetto ai dati statistici di una normale mortalità? Ma che cosa è avvenuto in quella sede per provocare un disastro così concentrato, che sembra oltretutto aver preso l’avvio in un luogo ben preciso, il locale mercato del pesce? Che cosa hanno mangiato i bravi abitanti della città dannata? Hanno bevuto sangue di pipistrelli, o di serpenti, che sarebbero stati i colpevoli del passaggio dagli animali agli esseri umani? Insomma, credo che indagini ravvicinate e condotte a tappeto in un’area così ben delimitata dovrebbero dare risultati apprezzabili. Se addirittura non si debba ricorrere alla spiegazione di una fuoriuscita di virus tenuti in vita, dai tempi della SARS, non certo per concepire una improbabile guerra batteriologica, ma anche solo per un giusto impulso scientifico di trovare gli opportuni vaccini. Una fuga di un virus alimentato a forti dosaggi spiegherebbe l’incrudelire dell’infezione in un territorio così ristretto. In conclusione, si adottino pure provvedimenti di salvaguardia, ma “con juicio”, per dirla con Manzoni, grande cantore di un’epidemia virale con cui quella attuale per fortuna ha ben pochi tratti in comune. E sempre sfruttando l’esempio manzoniano, stiamo ben attenti a creare una categoria di untori, guardandoci soprattutto dal colpevolizzare le colonie cinesi tranquillamente residenti e attive presso di noi da lungo tempo.

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Dom. 16-2-20 (Conte)

Naturalmente l’argomento del giorno è la politica irritante di Matteo Renzi, la sfida continua alla maggioranza di governo, anche se in definitiva l’opinione di tutti è che egli non voglia spingere il gioco fino al punto di provocare una crisi di governo. Per un partitino come il suo l’andare ad elezioni sarebbe una morte sicura. E neppure gli altri ci vogliono andare, quindi staranno tutti ben attenti a non superare una certa soglia nelle dispute. Del resto, lo dicevo già in un precedente domenicale, che male ci sarebbe se il Parlamento, in nome della sua sovranità, bocciasse quanto il ministro della giustizia Bonafede sta combinando attorno alla prescrizione? Forse che il governo non può andare “sotto”, se non c’è nessuno che ne ricavi le conseguenze andando a rassegnare le dimissioni a Mattarella? Certo, l’IV dovrebbe rinunciare a chiedere la sfiducia di Bonafede, che sarebbe come voler togliere la pietra di sostegno di un intero edificio. Ma se evitando il ricorso a un simile atto estremo ci fosse semplicemente il rifiuto di una riforma pasticciata col voto delle opposizioni, che male ci sarebbe? Se poi andiamo a vedere il vero fine renziano, questo non si limita a cercare un maggiore grado di visibilità, pretesa quasi infantile se il rischio è di far crollare l’intero castello di carte. Il vero obiettivo è Conte e una sua possibile sostituzione al vertice del governo. E anche in questo caso che male ci sarebbe? Non dovremmo farla finita di lodare ad ogni passo questo Conte, accorto e prudente a non fare passi falsi, per esempio a difendere tutti i torti del passato regime per non scontentare i Pentastellati, a loro volta protesi a difendere certi atti compiuti quando erano al governo con Salvini? Un Conte che appunto tutela con cura il provvedimento Bonafede passato col precedente governo, e si guarda bene dall’intervenire sui trattati di cosiddetta sicurezza. Insomma, timido, incerto, con un unico merito indiscutibile, di avere messo alla gogna Salvini obbligandolo a uscire di pista, ma per il resto, solo un abile temporeggiatore, che il Pd non osa mettere in discussione, anche se è il simbolo tangibile della mancanza di discontinuità tra il regime giallo-verde e il giallo-rosso che è venuto a sostituirlo. Non ci sarebbe forse uno scatto di energia a sostituire Conte con Draghi o con Gualtieri? Ma Renzi lo può insinuare da battitore libero, sapendosi però sotto copertura per il fatto che i due partner maggiori di lui non vogliono andare ad elezioni. E loro come la pensano? I Pentastellati sarebbero disposti a fare a meno di Conte, e Zingaretti a insidiare quella specie di architrave sfidando i partner di maggioranza? Che poi su Renzi fiocchino da tutte le parti accuse, contumelie, beffe, la cosa ovviamente rattrista un suo ex-sostenitore come me, e vi scorgo anche l’amaro destino di un’Italia sempre pronta a trafiggere chi, bene o male, ha tentato di cambiare le cose. Ieri Craxi, oggi Renzi.

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Dom. 9-2-20 (prescirzione bis)

Ritorno un momento sull’esito delle elezioni regionali in Emilia Romagna, peraltro avvenute appena due domeniche fa. Senza dubbio queste hanno rimpannucciato le sorti del Pd, ma, come dal suo stesso interno molti hanno osservato, non è detto che quel successo trovi conferma nelle molte altre elezioni regionali che ci attendono. A questo proposito, ripeto una osservazione di crasso buon senso: mai possibile che non si possano unificare in un unico “electionj day”, almeno per quanto riguarda appunto l’appello regionale? Un tempo si poteva considerare opportuno condurre sondaggi periodici a breve scadenza degli umori dell’elettorato, ma al giorno d’oggi, con previsioni di voto che ci giungono quotidianamente, e sempre più valide, di tali frequenti sondaggi non abbiamo proprio bisogno. E anche se, come probabile, Salvini o la destra in genere vincessero in alcuni dei prossimi appuntamenti regionali, la possibilità di una crisi di governo sembra remota, anche per l’inciampo dovuto al referendum abrogativo del taglio dei parlamentari. Oppure no, si deve temere lo spettro della disputa accesa attorno alla prescrizione? Ma intanto, anche in questo caso, non sarebbe ora di adottare davvero modalità europee comuni, al pari di altri settori strategici, come l’età del pensionamento e il sistema di assistenza medica? Questi sarebbero davvero i passi unificanti, senza i quali diviene davvero difficile procedere alla pari sul piano dei bilanci economici. Ma torniamo alla fiera disputa che in questo momento scuote il governo attorno alla prescrizione, può essere questa una causa di crisi? Non certo il voto in sé, un governo può “andare sotto”, è già successo tante volte, questo non determina automaticamente una crisi, se non sbaglio ci vuole qualcuno che intenda trarne le conseguenze, potrebbero essere i Pentastellati che, se vedessero bocciato per colpa del cattivo Renzi un punto caratterizzante la loro identità politica, potrebbero obbligare Conte a presentare a Mattarella le dimissioni del governo, o potrebbe essere la minoranza a chiedere un voto di fiducia. E dunque, per un verso o per un altro, mi sembra che la navigazione di questo governo possa continuare la sua pur difficile marcia a singhiozzo, nonostante gli stolti commenti degli opinionisti che continuano a dire che questa maggioranza non ha un’anima. Ma in politica l’anima è solo un valore aggiunto, non indispensabile.

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Dom. 1-2-20 (corona)

E’ impossibile che anch’io, pur nel mio piccolo, rinunci ad affrontare l’enorme questione legata a Corona virus, anche se sarebbe come ricalcare il noto esempio di S. Agostino in meditazione sulla natura di Dio, accusato, da un angelo, di pretendere di misurare l’oceano con un misero cucchiaino. Tanto più che nulla c’è da eccepire sulle misure prese dal nostro Paese per fronteggiare quel male oscuro, misure corrette, solo l’insopportabile propagandista che è Salvini ha tentato di sfruttare pure quest’occasione. Anche la Cina si sta comportando in modo irreprensibile, tranne forse una iniziale reticenza ad ammettere la presenza dell’epidemia. Ma è ammirevole la prontezza con cuo procede a erigere un nuovo ospedale nella città minacciata. Tuttavia, passata l’emergenza, qualche domanda dovremo pur farcela, non sarà del tutto un caso che ben due epidemie abbiano colpito la stessa area, prima la Sars, nel 2003-2004, ora, anche se a quasi vent’anni di distanza, il Corona virus. C’è un nesso tra questi due tragici eventi? Qualcosa del genere non è accaduto in altre aree pur immensamente abitate, non in India, non in Brasile e terre limitrofe del continente Sudamericano. C’è l’Ebola, endemica nell’Africa suhsahariana, che però nulla ha a che fare con il flagello cinese. Ma proprio per quello africano si può imputare una scarsità di igiene delle popolazioni, e magari pure la loro cattiva nutrizione, i fenomeni periodici di disastrosa siccità. Qualcosa del genere si deve ripetere per il continente cinese? Mancanza di igiene dei milioni di popolazione? Un cibarsi di animali, per lo più mangiati crudi? O addirittura una ipotesi atroce, che cioè nei laboratori di quelle città siano stati conservati i virus del precedente flagello per studiarli meglio, e che ce ne sia stata una fuga, che cioè il contagio non sia avvenuto per cause naturali bensì artificiali, che insomma ci sia di mezzo la mano dell’uomo. In ogni caso, per fugare dalle nostre parti ogni traccia di ingiustificata psicosi, penso che tutti dovremmo imitare il gesto proclamato dal Sindaco Sala di Milano, andare a pranzo nei prossimi giorni in qualche ristorante cinese.

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Lunediade 27-1-20

Ora che si ha l’esito di massima delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, posso procedere alla mia, marginale, valutazione personale affidandola a un Lunediade, come già altre volte quando il voto decisivo avveniva di domenica. Non deve stupire la vittoria di Binaccini, pochi ne dubitavano, ma è anche vero che la Lega si è avvicinata ed è divenuta competitiva. Bonaccini ha approfittato di quale punto in più, rispetto a quanto ricevuto dai partiti in lista sotto il suo cappello, proveniente, senza dubbio, da elementi Cinque Stelle, e forse, ma temo molto pochi, dalle Sardine, fenomeno che resta confuso e in buona misura illeggibile. Vorrei che qualche esperto dei flussi elettorali fosse in grado di dirci quanti di loro sono andati davvero a votare. Io personalmente, nel mio seggio, non ho visto facce giovanili. In sostanza, hanno ragione i commentatori che osservano come il voto di ieri abbia rimesso in piedi il bipartitismo, tenuto conto della sconfitta palese dei Pentastellati, con quella loro stolta decisione, assunta in Emilia Romagna, di non rifugiarsi in una provvida desistenza, ma adottando il proposito masochista di farsi misurare, e di rendere così evidente la loro attuale pochezza, forse tra le ragioni del passato indietro di Di Maio, non si sa bene fino a quale punto colpevole di voler costretto i suoi compagni a misurarsi con una lista distinta da quella di Bonaccini. Ma ovviamente tutto bene per il governo, a proposito del quale avevo già intonato il “resistere resistere resistere”. A favorire la vittoria di Bonaccini c’è stato proprio il suo abile sganciarsi dall’agone nazionale e governativo, giocando fino in fondo la carta del localismo. Mi pare che il governo possa al momento dormire tranquillo, Conte da tempo si è autonomizzato rispetto al fronte Pentastellato, assumento un abile ruolo di arbitro equidistante, nessuno, tra i Pd, si può fare avanti per disputargli quel ruolo, e tanto meno dal suo gruppo interno. Corre la balorda ipotesi che a quel ruolo concepisca qualche ambizione Renzi, ma non si vede bene con quale appoggio. Forse lo poteva fare se non avesse compiuto il gesto suicida di andarsene dal Pd, relegandosi nella marginalità. D’altra parte, inutile rivendicare l’utilità di un sistema elettoorale maggioritaria. Finché esisteranno i Cinque stelle e l’Italia Viva, questo da loro non verrebbe mai accettato, mentre non si vede bene perché Leu e compagni non chiedano di rientrare nel PD, accolti con giubilo da Zingaretti e compagni, ora che se n’è andato il cattivo e temuto Renzi che li aveva messi in fuga. Inoltre, se appunto si impone un proporzionale con lo sbarramento al 5% i partitini della sinistra non possono sperare salvezza se non rientrando nella casa comune.

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