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Dom. 9-8-20 (Speranza)

I miei pochi lettori sanno che nelle puntate precedenti avevo inalberato il detto, riferito ai virologi, ovvero ai nuovi monatti, “finché c’è contagio c’è speranza”. Stranamente mi era sfuggita l’identificazione col nome di Speranza, ministro della salute, e dunque ora sono ben lieto di rovesciare la frase, dichiarando che “finché c’è Speranza (al ministero), c’è contagio”, nel senso che le sue incerte fortune restano a galla finchè circola il timore del contagio. Il personaggio è uno di quegli ultra-sinistri che se ne erano andati da Pd non sopportando Renzi, e costituendo la schiera di reprobi detta LEU. Non si vede perché mai, ora che il cattivo Renzi se n’è andato, non rientrino nell’ovile, e neppure perché l’attuale segretario Zingaretti non tenda loro la mano, col che anche nei pronostici il Pd si avvicinerebbe molto alla Lega. Coltivo anche il sogno che pure Italia viva vi rientri, visto il suo fallimento numerico, ma non di idee, in quanto Renzi resta la principale testa pensante di una sinistra magari non gradita da Speranza e compagni. Il quale ministro ha fatto una gaffe enorme, scordandosi di avvisare che col 31 luglio non era affatto scaduta la stupida regola della distanza sociale. Trenitalia aveva colto al balzo quella omissione accettando prenotazioni a posti completi sulle FR. Il divieto che Speranza si è affrettato a ribadire ha creato, come tutti sanno, un caos incredibile nei vacanzieri, suscitando un danno ben superiore a quello di eventuali contagi. Oggi leggo sul “Corriere” che ormai c’è una ribellione a livello regionale contro quell’assurdo criterio, che serve solo a Speranza a prorogare all’infinito i suoi poteri. In questo momento mi trovo a Cortina dove sono ferme le funivie, con la conseguente perdita di lavoro per tutti gli addetti e per i rifugi a cui si potrebbe comodamente accedere col mezzo pubblico. Ci sono casi estremi, come quello di Radio Cortina che nega l’accesso alle sue stanze, scomode da raggiungere salendo ben quattro pianerottoli privi di ascensore, e dunque non certo aperti a una frequentazione di massa. I cattivi ministri sono soprattutto in carico dei Pentastellati, come Bonafede, che invece dovrebbe essere subito ribattezzato in Malafede, in quanto ha rinunciato ad affidare a quel magistrato l’incarico di rilievo nelle carceri per paura della reazione dei mafiosi condannati al rigore del 41 bis. E pessima ministra è pure l’Azzolina, che non capisce che se non viene meno il criterio della distanza non può far ripartire l’anno scolastico. Magari si possono moltiplicare i banchi, ma non gli insegnanti, che erano già insufficienti prima del coronavirus, e lo sarebbero ben di più, se proprio nel rispetto dei precetti di Speranza si volessero moltiplicare le classi per consentire che ognuna ospiti solo una decina di allievi, tutti ben lontani tra loro, e magari anche sottoposti a tampone. Si sa che il tampone è la grande arma in mano a chi vuole perpetuare il contagio. Basta farne qualcuno di più, e il numero risale. Io non conosco nessuno che sia stato “tamponato”, nell’intera città di Bologna coi suoi 300-000 abitanti, O quanto meno, nessuno di mia diretta conoscenza. Come si sa, l’ultima Speranza dei nostri volonterosi nuovi monatti è il conteggio degli asintomatici, Quasi per definizione, se uno in questo momento non rivela di essere contagiato, resta sempre da giocare la carta di farne un asintomatico, e così il numero può salire.

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Dom. 2-8-20 (distanziamento)

Commentando i fatti del giorno. Rinvio di Salvini a processo. Nessuno può dubitare del mio sinistrismo, di socialdemocratico da sempre e di attuale iscritto al Pd, ma ho già detto in passato che male ha fattoi il giustizialismo dei tempi di Mami pulite ad abolire un istituto millenario come l’immunità, che a Roma interessava i tribuni della plebe e in seguito, in genere, nei parlamenti di tutto il mondo chi vi sedesse. Un deputato o senatore ha diritto all’immunità se quello che ha fatto trova giustificazione in ragioni collettive, di ideologia o di politica, mentre non ce ne sono per reati a carattere individuale. Per quanto nefanda, la politica di Salvini quando era ministro degli interni rientra nel primo tipo, e dunquw non lo si doveva deferire alla magistratura. Si aggiunga il fatto clamoroso che il governo giallo-verde, con Conte alla testa, lo aveva salvato in un’occasione del tutto simile, e dunque, con quale coerenza ora invece lo ha potuto condannare, per evidenti ragioni di opportunità politica?
Oggi sono in buona con la destra, perché condivo pure l’opposizione che sia Salvini sia la Meloni hanno gestito contro la sciagurata decisione del governo di prolungare l’emergenza antivirus fino alla metà di ottobre, I virologi, ovvero i nuovi monatti hanno vinto ancora. Vorrei far notare il grave guaio che ne viene per la ripresa dell’anno scolastico, se resta immutata la preclusione di stare vicini, magari seduti sullo stesso banco. Se questa stupida norma sopravvive, ne vengono conseguenze quasi ridicole, come quella di commissionare milioni di mono-banchi, richiesta assolutamente irrealizzabile in breve tempo. Ma la pretesa di non avere classi di più di una decina di utenti implicherebbe pure il raddoppio dei docenti, dove trovarli in così poco tempo? Oggi leggo una notizia confortante, che sui treni FR sarebbe possibile stare seduti l’uno accanto all’altro, e allora, perché non concedere la stessa possibilità agli alunni, senza bisogno di raddoppiare banchi e docenti? Dovrei ripetere, come ho già fatto innumerevoli volte, che basterebbe applicare sulla fronte di ogni studente all’ingresso dell’aula il termo scanner, impedendo di entrare solo a chi abbia un’alta temperatura, una verifica semplice e immediata. Ma i nuovi monatti non ci sentono da questo orecchio, continuano a cullarsi sotto il detto “finché c’è contagio c’è speranza”. Quel grande attore che oggi celebriamo, Alberto Sori, in uno dei suoi capolavori aveva proclamato qualcosa di simile, “Finché c’è guerra c’è speranza”.

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Dom. 26-7-20 (banchi)

Ma allora, la “patente”, di Paese massimamente sfigato, l’ Europa ce l’ha data, con esito miracoloso, forse con concessioni che non conosco bene ai Paesi “frugali” per convincerli ad avere pietà di noi. Ora la palla rimbalza dalla nostra parte, col problema di come affrontare la montagna di soldi in arrivo. Che peraltro non arriveranno troppo presto, da qui il dilemma se nel frattempo non ci convenga accettare il MES. Sembrerebbe di sì, se non ci fosse quel fatto curioso che i Paesi in condizioni simili a noi, Spagna, Portogallo e Grecia, pare che non lo vogliano. Ma al momento conta soprattutto la scadenza del 31 luglio, mi auguro proprio che Arcuri e compagni non abbiano partita vinta, che venga tolto l’obbligo del distanziamento sociale. Quante volte va ripetuto che il semplice strumento del termo scanner rende superfluo l’obbligo del distanziarsi di almeno un metro? Arcuri e la ministra Azzolina si sono fatti ridere dietro per la richiesta di avere in circa un mese la fornitura di tre milioni di banchi di scuola, .il che diverrebbe del tutto inutile se appunto si accettasse che gli scolari, qualora risultino alla prova del termo scanner privi di stato febbrile, si possono sedere accanto, anche a meno di un metro, come hanno sempre fatto. Fra l’altro, se i banchi si possono anche moltiplicare, l’operazione non riesce a livello di docenti, che ovviamente non si possono segare in due per raddoppiarne il numero, che era già scarso, figurarsi che cosa succederebbe se pretendessimo di comporre delle classi solo con una decina di allievi ciascuna
Ma un altro problema che bolle in pentola è quello della legge elettorale. Non vedo con quale vantaggio Renzi possa sostenere un sistema maggioritario, l’unica soluzione pare l’attaccarsi a un proporzionale con premi in su e sbarramenti in giù, per cui il Pd dovrebbe svolgere una grande impresa di riaccorpamento, riprendersi il LEU, e anche IV. Il privilegio di cui questa gode attualmente per i deputati fatti eleggere da Renzi quando era segretario hanno ben poche speranze di rielezione se non rientrano a testa bassa nel gregge comune.

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Dom. 19-7-20 (Giuseppi)

Come tutti, ho pronosticato lunga vita in qualità di premier al nostro “Giuseppi”, però deve evitare di uscir fuori dal suo ruolo di furbo mediatore tra eccessi opposti. Invece negli ultimi giorni l’ha fatto almeno in due occasioni, mi sembra lunedì scorso in cui ha rilasciato al “Fatto quotidiano” una dichiarazione recisa di revoca del mandato ai Benetton, per poi vedersi costretto a rimangiarsi tanta perentorietà accedendo a vie più moderate consigliate dai soci di governo, con successo di una raggiante De Micheli che è apparsa la vera trionfatrice in questo nodo. Poi c’è stata l’altra dichiarazione ugualmente ultimativa di voler prolungare lo stato di emergenza per il contagio fino al prossimo dicembre. Qui è toccato a un più prudente ministro Speranza fissare l’asticella al limite ben più ragionevole del 31 luglio. In particolare, se si prorogasse oltre questa data ormai prossima l’obbligo di mantenere le distanze previste, sarebbe un disastro, per la scuola e per tutte le manifestazioni culturali, sportive, associative, con grave danno per i rispettivi settori. Tutto questo, l’ho detto ormai fino alla noia, per la non accettazione del criterio elementare del termo scanner. Chi non è in stato febbrile, ha diritto di accedere in qualsiasi luogo, pubblico e privato, al chiuso o all’aperto, e anche di sedersi vicino a chi come lui o lei al momento non riveli uno stato di febbre, Se poi si tratta di un positivo asintomatico, che conta? Vorrà dire che contagerà un qualche vicino cui a sua volta sarà negato l’accesso. Ritorno anche su un altro mio chiodo fisso, che si dovrebbe indagare sull’assoluta anomalia cui l’Italia è andata soggetta, risentendo del contagio in maniera smisurata, rispetto ad altri Paesi europei. E’ questa solo una leggenda metropolitana, dato che poi il morbo si è esteso dovunque? No, la cosa resta sancita, siamo noi i primi, assieme alla Spagna, a recitare questa parte e a chiedere in nome di questa nostra disgrazia sovvenzioni particolari dall’UE, quindi in qualche modo chiediamo una “patente”, al modo del personaggio pirandelliano che voleva riconosciuto il suo ruolo di iettatore. Noi in qualche modo vogliamo che ci venga riconosciuto il ruolo di essere stati “grandi malati”, e di ricevere di conseguenza un trattamento di favore, cioè appunto una patente. Ma perché lo siamo stati, da cosa è dipeso questo non invidiabile privilegio? Purtroppo viene fuori una pennellata in più a scapito di un’Italietta fatta solo di pizzaioli e di mandolinari, che ora chiedono l’elemosina ai compassati e severi Paesi del Nord, andati soggetti al contagio in misure meno pesanti, forse perché non sovrastati da petulanti virologi, incapaci di prevedere e consigliare a tempo opportuno.

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Dom. 12-7-20 (Gabanelli)

Sono come tanti un ammiratore di Milena Gabanelli, che oltretutto, a sua detta, è stata in passato una mia allieva al bolognese corso DAMS, tuttavia talvolta mi sembra che ecceda nel complicare oltre il giusto i casi affrontati. Questo è successo lunedì scorso 6 luglio, in una delle ultime puntate del “Data room”, ospitato dal telegiornale di Mentana, in cui appunto ha complicato le cose parlando di diversi ceppi del virus, diversamente dalla tesi che ce ne sarebbe stato uno solo partito da Wuhan, e questi virus più pericolosi sarebbero giunti tra di noi già all’inizio dell’anno o prima ancora, provenienti dalla Germania. Io sarò una mente limitata, ma sono affezionato a certe evidenze, come il fatto che il coronavirus ha avuto il suo luogo d’origine in Wuhan, data la travolgente irruenza con cui vi si è manifestato, propagandosi da lì attraverso voli aerei e altri mezzi di trasporto, prima del lockdown praticato dalle autorità cinesi. Aggiungo che ritengo molto verosimile che una tale monogenesi si spieghi come una fuoriuscita del morbo da laboratori di Wuhan in cui si coltivavano i virus del precedente Sars, non certo allo scopo di una guerra batteriologica, ma solo per ragioni sperimentali. Noi avevamo preso subito dei provvedimenti, facendo un ricorso sistematico al termo scanner, ma in modo stupidamente indiscriminato, applicandolo ad ogni arrivo, di treno o di aereo, da qualsivoglia località. Poi invece abbiamo fatto ricorso ai tamponi nei confronti di nostri connazionali provenienti dalla località cinese, organizzando addirittura dei voli riservati a loro. Questa era la via giusta, ma il buon senso, di cui io tento di dare prova in queste mie inutili riflessioni, avrebbe voluto che controllassimo appunto i voli provenienti con scalo, per esempio, a Francoforte, principale hub europeo, o da altri terminal equivalenti. Dalla Germania, per riprendere le tesi Gabanelli, non è arrivato un germe sconosciuto, ma solo viaggiatori cinesi che non sono atterrati direttamente a Fiumicino o alla Malpensa. Solo se si ammette questa nostra stupida imprevidenza, da mettere in conto agli errori dei virologi, si riesce a comprendere perché noi siamo stati il primo Paese europeo devastato dall’invasione del contagio. Non ci sono ragioni, geografiche, ambientali, antropologiche, per spiegare quell’invasione, se non attribuendola a nostri errori di condotta. Non dimentichiamo che eravamo apparsi come un Paese deplorabile, da onorare con luminarie, ma anche sotto sotto col nascosto pensiero che da mandolinari come noi non c’era da aspettarsi altro. E in effetti almeno nei primi tempi siamo stati noi a infettare i Paesi vicini, che non per nulla ci vietavano l’accesso. Forse, a parziale ammenda di questa nostra iniziale cecità, si potrebbe dire che quell’invasione così devastante è stata provvidenziale perché ci ha portato a prendere certi provvedimenti di contenimento prima degli altri Stati, così da diventare un modello di efficienza. Ma certo, se poi il virus si è diffuso negli altri Paesi europei, con buona pace della Gabanelli ciò non è dipeso dalla Germania, e non c’è stato nessun ceppo più violento. Ora speriamo che sia una fake news quella del morbo che potrebbe provenire dal Kazakistan. Quanto poi alla pretesa del nostro premier Conte di prolungare lo stato di emergenza per tutto l’anno, pare proprio che sia un tentativo per rafforzare la sua leadership, per metterla al riparo da attacchi altrui. Confermo la mia fiducia nella validità del termo scanner per bloccare i portatori di uno stato febbrile denunciante un grado di positività. Ora sì che si può applicare questo strumento quasi a scala universale, rendendo possibili i contatti. E non ascoltiamo i virologi, troppo interessati, al pari di Conte, a prolungare oltre il giusto lo stato di emergenza.

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Dom. 5-7-20 (desistenza 2)

Forse è lecito accantonare il dramma del coronavirus, anche se i “nuovi monatti” si impegnano allo spasimo per frenare, per impedire il ritorno alla normalità, ma sembra che finalmente la cittadinanza sia “vaccinata” contro il loro interessato terrorismo. Si affaccia di nuovo la questione delle votazioni regionali, il che ci riporta pari pari alla problematica già conosciuta nell’inverno scorso, al momento di quando noi emiliani eravamo andati alle urne, conclusosi per fortuna con l’ottimo successo di Bonaccini. Ora lo squalo Salvini si agita di nuovo, intravede la possibilità, molto probabile, che lo scontro del prossimo settembre si risolva a suo vantaggio, con un bel bottino di presidenze strappato agli avversari del governo giallo-rosso. Ma tranquilli, anche se a lui le cose andassero bene, non riuscirebbe a portarci alle elezioni, come non ce l’avrebbe fatta neppure se avesse vinto in Emilia Romagna. Si potrà sempre dire che un conto è la sorte del Paese, regolata da elezioni politiche generali, un altro l’esito di elezioni pur sempre locali. Inoltre, c’è anche di mezzo il referendum che sicuramente porterà alla riduzione dei membri del parlamento, con un laborioso processo di rifacimento dei collegi, roba lunga mesi. E ritengo molto improbabile che entro questa estate si riesca davvero a far nascere una nuova legge elettorale. Ciò detto, sarebbe comunque abbastanza debilitante il fatto che il centro-destra alle prossime regionali si portasse a casa un bel bottino, e dunque sono ragionevoli gli appelli, soprattutto del segretario del Pd Zingaretti, di non andare separati a quelle prove. Ma è anche difficile concordare su candidati unici, e dunque, di nuovo, non resta che raccomandare il ricorso alla desistenza. I Cinque stelle, che sanno bene quanto siano deboli nelle prove di carattere locale, se anche non vogliono rinunciare al rito di presentare candidati propri in ogni regione, facciano capire tra le righe che non ci credono troppo, che una rinuncia, una astensione, o una confluenza alla chetichella nelle liste dell’alleato non proprio amato, sarebbero opportune. Lo stesso va detto per l’Iv di Renzi. Se proprio non vuole rinunciare a porre nelle Puglie una candidatura Scalfarotto per legittima opposizione a Emiliano, accompagni quel gesto virtuale con un suggerimento “sottobanco” di non prendere la cosa troppo sul serio. E poi, come ho già detto più volte, proprio a Renzi si para innanzi lo spettro di una legge elettorale con sbarramento fissato al 5% dei suffragi. Come rimediare a questa strozzatura? Mi sembra che un sistema di voto non proporzionale ma per collegi non porti alcun giovamento a questa lista che non decolla, se non attraverso un accordo col vicino di casa, col Pd, termine a mio avviso di una confluenza che ritengo inevitabile e salutare per tutti.

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om. 28-6-20 (Galli)

I virologi, ovvero, come li chiamo io, i “nuovi monatti” (ma a quanto pare sono unico nel fare questo riferimento manzoniano) esultano, sembrava che il contagio si stesse spegnendo, e che dunque potessero essere licenziati, ma per loro fortuna si sono accesi due focolai, uno in Campania, nei pressi di Caserta, e uno addirittura nella mia città, Bologna. E dunque, come ha fatto ieri sera un rappresentante illustre della categoria, Massimo Galli, ospite frequente del salotto Gruber, possono riprendere a predicare cautela. Ora, in certa misura, questo è giusto, nessuno può davvero sperare che un contagio così vasto se ne vada da un giorno all’altro, continueranno ad apparire qua e là, anche nel nostro Paese pur messo sotto stretta tutela dai muovi monatti, degli episodi, ma minori, localizzati. E poi il rimedio c’è, anche se, pare incredibile, nessuno osa proclamarlo apertamente, forse perché annullerebbe di colpo gli ipocriti ammonimenti dei nostri super-tutori. Questo è null’altro che quell’apparecchio semplice che si chiama termo-scanner. Costa molto? Forse sì, ma acquistarlo in massa sarebbe un’impresa di estrema utilità. Non lo si fa, non lo si dice perché rovinerebbe subito le sapienti trame dei nostrti monatti. I privati lo hanno capito e fanno buon uso di questo strumento efficace, lo sanno anche gli enti pubblici, dallo Stato ai Comuni, ma fingono di non saperlo, sarebbe troppo facile, semplificherebbe troppo la vita di tutti. Racconto una mia esperienza di giovedì scorso, in cui mi sono recato a Milano per firmare dediche di un mio libro in uscita. Stazione di Bologna, nessun controllo con il termo-scannner, ma passaggi sbarrati, difficile scendere in basso nell’inutile cassone dove si prendono le frecce rosse. Le scale mobili o con gradini, sbarrate, gli ascensori in tilt. Viaggiatori ansiosi per la paura di perdere i treni, ricerca disperata di qualcuno in grado di guidarci nei meandri, ce l’abbiamo fatti con lunghi peripli, stancanti per uno come me costretto ormai a procedere col bastone. A Milano salgo su un vagone della metropolitana, dove esiste un sistema di incredibile inutilità per distanziare i viaggiatori, con due sedili bloccati sui quattro di ogni fila, cosicché un handicappato come me deve chiedere il favore che qualcuno gli ceda uno dei posti non recanti le sbarre del divieto. Anche qui, perché non misurare agli ingressi con il solito aggeggio chi ha una temperatura superiore al lecito, che ovviamente anch’io in questo caso non ho dubbi, è da bloccare, da respingere. Poi mi sono concesso un buon pranzo, senza alcun problema, perché giustamente mi hanno preso la temperatura, poi mi sono messo al tavolo, servito a dovere. Il giorno prima avevo tentato di accedere alla biblioteca del mio ex-dipartimento, ma “verboten”, vi si accede solo su appuntamento e in due giorni fissi della settimana, il che vale per tutte le biblioteche di qualsivoglia istituzione, se pubblica. Morale della favola, esistono due categorie umane, i privati che hanno fatto del loro meglio per ripartire, gli basta l’uso delle mascherine e appunto le misurazioni istantanee della temperatura. Ci sono invece gli impiegati statali, comunali eccetera che, protetti dai virologi, riducono al massimo le loro presenze, tentano di lasciare chiuso o praticamente inaccessibile quanto si può. C’è il lavoro da fare da casa, streaming? Ma bravo chi lo controlla. Leggo delle peripezie poste dall’inizio dell’anno scolastico. Ma anche qui, invece di ritenere fisse e permanenti la condizioni poste dai monatti di regime, perché non affidarsi al controllo sistematico delle temperature? Chi è in regola, può entrare, e sedersi anche a poca distanza dai compagni. Potrebbe essere un portatore asintomatico? Pazienza, come dice il buon senso, se affibbia il contagio a un vicino, questo vedrà la sua temperatura salire e basterà allontanarlo. Ma i Galli del pollaio comandano, obbligano a operazioni, inutili, costose, ritardanti.

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Dom. 21-6-20 (Conte)

L’argomento del giorno può essere una previsione sul destino cui può aspirare il premier Conte. In genere, mi sembra che per la maggior parte degli opinionisti egli possa navigare tranquillo, non si vede chi al momento chi lo possa sostituire, col rischio di provocare lo scioglimento delle camere e nuove elezioni, che nessuno nella maggioranza vuole. E in ogni caso sarebbero lontane, verrebbero a situarsi poco prima di andare al rinnovo della presidenza della Repubblica, o addirittura di una normale scadenza elettorale. Di recente, venerdì scorso su “Repubblica”, un notista come Francesco Verdirami accennava a una possibile insofferenza del Pd, e paura di perdere consensi, che lo potrebbe indurre a tentare un cambio di cavallo in autunno. Ma in realtà nessuno ci crede. Resta però l’interrogativo sul futuro di Conte, che certo non può aspirare a candidarsi per la Presidenza, nel ’22, carica molto onorifica ma di scarsa consistenza, per uno ancora giovane come lui. D’altra parte nessuno lo vede nella veste di un Cincinnato dei nostri giorni, disposto a rientrare nei panni del professionista seppure di altro bordo. Come allora rimanere in politica? In genere gli viene pure sconsigliato di crearsi un proprio partito, visto l’esito sfortunato dell’analogo tentativo fatto a suo tempo da Monti, in definitiva personaggio assai simile al nostro “Giuseppi”, balzato fuori all’improvviso nella veste di salvatore della patria, ma incapace poi di consolidare il ruolo in una lista propria. Forse Conte potrà candidarsi come autonomo nell’ambito dei Cinque Stelle, se arriveranno al traguardo elettorale ancora in buono stato. Molto più difficile farsi accogliere dal Pd, che sarà pieno di candidati con le carte più in regola. Approfitto dell’occasione per ripetere quanto già detto in qualche Domenicale del passato. Non si vede perché Il Pd non riaccolga il Leu, fuoriuscito soprattutto per ostilità verso Renzi, E anche quest’ultimo si troverà di fronte a una scelta drammatica, I sondaggi su Iv restano bassi, inferiori al 5% che sarà la massima soglia fissabile in una nuova legge elettorale, e dunque su Iv incombe il rischio di rimanere fuori dal Parlamento, con fuga dei seguaci alla ricerca di una salvezza personale. Eppure, Renzi continua ad apparirmi la migliore testa pensante del fronte della sinistra, con buona pace degli Scanzi e dei Travaglio che non mancano mai, nel salotto della Gruber, di qualificarlo con espressioni ingiuriose. Forse ci può stare un referendum tra gli iscritti al Pd per verificare se riprenderebbero tra loro un Renzi, che però dovrebbe fare atto di contrizione, cosa difficile da supporre.

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Dom. 14-6-20 (zona rossa)

Sarò persona di corto intelletto, come del resto dimostra questa mia stessa mania di insistere con un inutile blog, ma proprio non capisco tutto l’attuale arrovellarsi attorno alla questione della mancata indizione di una zona rossa a protezione delle località bergamasche di Alzano e Nembro. Se c’è una logica, l’isolare un’area sembrerebbe essere un provvedimento più a difesa degli esterni che degli interni. Avendo constatato che gli abitanti di quel certo territorio sono contaminati al massimo, bisogna evitare che portino fuori l’infezione. Tanto peggio per loro. Infatti la logica di un intervento del genere è di condanna dei residenti, costretti a un lazzaretto a cielo aperto, a procurarsi quella che è stata detta una immunità di gregge, come predicava il premier inglese, prima di cadere lui stesso in preda all’infezione. Semmai, il problema era di condurre accertamenti minuziosi sui residenti, applicando il più possibile i tamponi, e poi, perché quella da me tante volte lamentata svalutazione della misura semplice, di pronto effetto, del termoscanner? Insomma, bisognava accertare con cura chi, in quelle due località, fossero gli affetti di contagio, applicando gli stessi controlli anche ai lavoratori delle varie aziende rimaste in attività. Il problema cruciale, inspiegabile, vergognoso è stato quello della totale insufficienza degli ospedali di quei due paesi, proprio per queste ragioni invece di chiudere i confini, bisognava lasciarli aperti in modo da consentire il trasporto dei bisognosi di cure in altri ospedali vicini. Il nocciolo sta in questo, la totale impreparazione proprio degli istituti sanitari di quei due Paesi a reggere l’onda d’urto abbattutasi su di loro. Una risposta ce l’abbiamo già, un terzo dei morti è dipeso dal totale abbandono dei ricoveri per anziani, esposti al contagio in modo indiscriminato. Ma anche i ricoveri in apparenza a regola d’arte sono risultati manchevoli, insufficienti. Meglio era forse lasciare gli ammalati nelle loro case, farvi intervenire i medici curanti con bombole d’ossigeno. In conclusione, altro che intentare un processo per stabilire chi ha impedito la creazione di una zona rossa in quelle lande maledette, ci vuole un processo per certificare le colpe per non aver effettuato un controllo capillare sugli abitanti alla ricerca dei portatori di contagio, e soprattutto per aver lasciato le strutture sanitarie in uno stato di totale inadeguatezza.

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Dom. 7-6-20 (concerto)

Oggi voglio parlare da un semplice fatterello capitatomi nei giorni scorsi, quando mi sono presentato a un bancomat vicino a casa per ritirare dei soldi.. Come ormai avviene per quasi tutti questi apparecchi, il loro accesso è posto all’interno di stanze e non sulla strada. Quello del mio caso era vigilato da un inserviente che con un termoscanner mi ha preso la temperatura, verificando che questa non eccedeva il limite consentito e dunque mi ha fatto entrare. Io ho apprezzato molto questo intervento semplice e diretto, addirittura arringando, all’uscita, i pochi altri in attesa di accedere a loro volta, predicando che quello è il mezzo giusto da adottare, rapido, di facile applicazione. Come infatti mi pare che stia accadendo alle stazioni ferroviarie e ad ogni altra via di comunicazione. Naturalmente la genia dei virologi-monatti non si arrende facilmente, è pronta a obiettare che io in quel momento potevo essere un positivo asintomatico, pronto ad attaccare il mio contagio a qualche vicino, ma la risposta di buon senso è che questo tale a sua volta, se infettato, dovrà raggiungere lo stato febbrile di allarme ed essere bloccato a qualche ingresso e condannato ala quarantena. Non escludo certo questa misura precauzionale, come pure l’uso di mascherine, ma solo in locali chiusi. Di rimbalzo, mi si permetta di dire di nuovo qualcosa di male del nostro pur riverito, con plauso unanime, Presidente Mattarella. Ho assistito al concerto del lunedì 1° giugno avvenuto ai Giardini del Quirinale, preceduto da una allocuzione presidenziale. Naturalmente ovvia, io avrei potuto anticiparla per scommessa, nei luoghi comuni, anche se ammetto che da quella posizione ufficiale è ben difficile scostarsi, E poi, che dire del concerto, con una scelta sofisticata di brani, da musica da camera, per una preziosa congrega di fini amatori. Inoltre, perché quel vuoto, era possibile, data la vastità dello spazio, invitare una campionatura di pubblico, pour obbligandolo a rispettare le distanze di sicurezza. Magari ci poteva stare proprio una selezione di medici e infermieri, poco dopo premiati con giuste onorificenze. Ma la fantasia, l’estro fanno difetto al nostro smorto Presidente, peraltro non molto diverso per questo aspetto da altri suoi predecessori, solo Napolitano a suo tempo è stato capace di compiere un gesto di coraggio, e proprio per questo ora è soggetto ad attacchi. Purtroppo l’opinione pubblica italiana è pronta a lodare i comportamenti neutri, banali, retorici, e invece a infierire contro chi abbia tentato di cambiare qualcosa, vedi i Craxi e i Renzi, e beninteso Napolitano stesso, a lungo anche lui bolso e neutro, poi all’improvviso vigile, pronto a gesti audaci.

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