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Dom-31-5-20 (Bersani)

Credo che l’On. Bersani risulti simpatico a molti sia per l’indubbia onestà di uomo politico dai chiari e onesti intenti, sia soprattutto per le sue battute ormai proverbiali, anche se poi non resistono all’analisi. Lunedì scorso, nel salotto Gruber, ne ha detto una in apparenza brillante ma in realtà del tutto fallace. Ha osservato che al nostro governo ci vorrebbe una Ferrari, mentre abbiamo solo una Panda. Apologo divertente ma sbagliato, basti pensare che da anni la Ferrari viene surclassata dalla Mercedes, e che all’interno della squadra del Cavallino regna in genere la massima discordia, tanto dall’aver dovuto allontanare un pluri- vincitore del titolo mondiale quale Vettel perché si accapigliava regolarmente con LeClerc. Al confronto, le liti nella famiglia giallo-rossa sono roba da ridere. E poi, finiamola di dire che così non va, che la squadra è debole. In quale Paese si trova al governo una squadra forte, se non sia qualche dittatuira, come in Cina o in Russia? Teniamoci la congiunzione certamente non virtuosa che oggi abbiamo, e auguriamoci che regga, non imitiamo il catastrofismo del “filosofo” (sic) Cacciari, una sorta di Bartali che come noto ripeteva senza sosta la sua giaculatoria, “tutto sbagliato, tutto da rifare”. Tiriamo avanti così, che è ancora la migliore delle soluzioni. E smettiamola anche di dare addosso a Renzi, a schernirlo, a sputacchiarlo, come si fa con l’idolo di ieri oggi caduto. Il suo comportamento, anche nel caso dell’altro Matteo, è stato più che giusto, sono i Cinque stelle che si dovrebbero vergognare di volerlo mandare ora al processo, per ragioni del tutto simili a quelle che in passato, quando erano al governo con lui, lo avevano salvato. De resto, non è proprio Salvini che vuole il martirio a fini elettorali? Meglio quindi non concederglielo. E in linea di massima si dovrebbe rimettere in piedi il sacro istituto dell’immunità dei parlamentari, se almeno vengono accusati di reati di carattere ideologico, e non di crimini di carattere comune. E’ un istituto che viene dal mondo antico, dove fu creato fra l’altro per tutelare i tribuni della plebe.
Per non dimenticare del tutto la presenza del contagio, mi limito a ripescare dalle mie motivazioni due argomenti. Mi meraviglia la sottovalutazione di quell’ottimo strumento che è il termoscanner. strumento di pronta applicazione, basta che chi si presenta a qualche occasione pubblica abbia una temperatura superiore ai 37,5, per potergli infliggere la quarantena. E non capisco neppure perché si faccia tanto chiasso circa la dichiarazione o meno di zone rosse. In che senso potevano avere un potere salvifico, se non invece di condannare tutti i prigionieri di quella certa area, come ebrei in un ghetto, all’immancabile contagio? Come dissi a suo tempo, è proprio quel modello di immunità di gregge che si voleva attuare in Inghilterra. Quanto poi alla strage degli anziani, più che un’inchiesta regionale, inevitabilmente partigiana, ci vorrebbe una indagine parlamentare, anche per capire come mai noi siamo stati investiti per primi in Europa da un diluvio di contagi. Evidentemente i nostri virologi-monatti non hanno saputo dare i consigli giusti al momento opportuno. Avere avuto quel primato non è una ragione di superiorità, ma ancora una volta è stata la prova di una nostra fragilità costitutiva.

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Dom. 24-5-20 (Renzi 2)

Niente da fare, è rinata in pieno la mia adesione a Matteo Renzi, il cui intervento in Senato con decisione finale di respingere la mozione di sfiducia contro il Ministro della Giustizia Bonafede mi è sembrata un capolavoro di finezza. Lascio agli stolti massimalisti, come l’ipocrita e mefistofelico Marco Travaglio e il catastrofico Andrea Scanzi il compito di inveire contro di lui. Di sicuro, se presenti in loco, sarebbero stati tra quelli che lanciavano monetine contro Craxi all’uscita dell’hotel Raphael. Naturalmente nella loro irrisione stava la pretesa che Renzi avesse barattato il suo voto a favore del governo con richiesta di qualche strapuntino di favore per la sua strimìnzita compagine. Invece nobile è stata la sua professione di vicinanza istituzionale al capo del governo, al di là delle critiche che certo è lecito fargli, fino a mettere la sordina alle ragioni di ostilità proprio nei confronti del Ministro sul banco degli accusati. E quali sarebbero questi ignobili favori mercanteggiati sottobanco? L’insistenza sull’avvio dei cantieri, come se questa non fosse la via regia per ridare lavoro alle nostre aziende. E poi c’è stato l’ottimo esito conseguito dal numero due di Iv, la Bellanova, con i provvedimenti a favore delle migliaia di schiavi sottomessi al caporalato nelle nostre campagne. Si aggiunga la giusta rampogna contro la Ministra Azzolina, troppo frettolosa a a lasciare a casa migliaia di scolari, chiudendo anzi tempo le scuole, con gravissimi problemi per genitori che riprendono il lavoro e non sanno a chi affidare i figli. Tutto sta riaprendo, ma non la scuola, siamo unici nel mondo ad averla sprangata a priori, senza neppure attendere gli esiti del contagio.
Del resto, a proposito del riaprire o no, l’Italia è spaccata in due. I gestori di aziende private, baristi, ristoratori, barbieri eccetera, si affrettano a riaprire per evitare la crisi. Invece chi gode di uno stipendio assicurato, come l’infinita schiera dei bibliotecari in ogni organismo, o degli uffici postali, o di altri posti statali, rallentano, pongono regole assurde, si concedono solo su appuntamento e così via.
Ritornando alla questione Renzi. purtroppo resta a danneggiarlo la sbagliata scissione dal Pd, il che certo gli dà una liberà di manovra all’interno di questa legislatura, ma che cosa accadrà alle prossime elezioni, visto che i sondaggi per Iv non si avvicinano alla quota di sicurezza del 5%? Ci vorrebbe un riaccorpamemto delle varie mebra sparse del Pd, col rientro appunto di Leu e Iv, con una somma il che darebbe una somma molto vicina alla percentuale attribuita alla Lega.

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Dom. 17-5-20 (Romano)

Questa volta rinuncio a ripetere la mia solita filippica contro i virologi-nuovi monatti perché è sorta una voce ben più autorevole della mia a farsi beffe di loro, quella di Crozza, nella sua rubrica di venerdì 15 maggio scorso, che li ha commiserati, pensando a quando, dall’enorme evidenza in cui li ha posti il contagio, dovranno rientrare nei ranghi, ovvero nei loro tristi laboratori. L’evento del giorno è la liberazione di Silvia Romano, oltretutto passibile di venire associato a un altro memorabile evento, la ricorrenza dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle brigate rosse. Vado a esaminare i vari fatti collegabili a questi casi. Pagamento di un riscatto: lo si è sempre fatto, e dunque non c’era nessuna ragione per negarlo proprio nel caso della Romano. Qualcuno, il solito Salvini, ha osservato che chi va a cercarsi dei guai risponda di persona e non chieda una solidarietà pubblica, ma in proposito vorrei addirittura ricordare un fatto personale. Nel 2003 e 2004, quando in Cina imperversava l’epidemia SARS, io mi sono recato a Pechino perché stavo preparando la rassegna “Officina Asia” in cui era prevista proprio la partecipazione di un consistente numero di artisti cinesi. Allora ero direttore del Dipartimento arti visive dell’Università di Bologna, le cui impiegate fecero di tutto, rivolgendosi fra l’altro al rettore, per impedirmi di partire, temendo il rischio che io potessi rientrare magari come apportatore di contagio, ma mi feci scudo delle istituzioni ufficiali, i nostri Affari Esteri non ci avevano affatto vietato la possibilità di recarci in Cina, e dunque potei partire in piena legittimità. Devo dire che al mio ritorno proprio quelle impiegate che avevano cercato di impedirmi la partenza pensarono bene di mettersi in malattia per evitare un contatto con me, considerato pericoloso. Tornando alla nostra Romano, lei era partita per il Kenia, paese del tutto aperto al nostro turismo, anche nelle forme turpi dello sfruttamento sessuale. E dunque, non le si poteva certo impedire di recarsi in quel posto, oltretutto per fini benefici. Certamente ha fatto scandalo che, al termine della lunga prigionia, sia comparsa dall’aereo che la riportava indossando una veste islamica, con voluta decisione, in quanto i nostri agenti accompagnatori avevano fatto di tutto per dissuaderla. E dunque, bisogna pensare che la prigionia non sia stata per lei solo un orrido periodo di sofferenze e privazioni, ma che, conoscendo da vicino i suoi stessi rapitori, ne abbia condiviso alcune ragioni di fondo, aderendo anche all’insegnamento maomettano, e forse è intervenuto pure qualche legame sentimentale a confermarla nella sua decisione. Ma fin qui, di nuovo, non vi è stato alcun reato, diversamente sarebbe stato se la Romano si fosse presenta avvolta nell’abito nero dei foreign fighters, ovvero degli aderenti all’ISIS, formazione da noi posta fuori legge. Dunque, nulla da imputarle a termini di legge, starà a lei, col tempo, spiegare che cosa l’ha indotta alla volontaria assunzione sia dell’abito sia di quella professione di fede.
Veniamo ora al caso Moro, il cui sequestro, da parte dei Brigatisti, era rivolto non tanto a ottenere un riscatto in termini pecuniari, quanto un prezioso riconoscimento della loro esistenza come soggetto politico. In tale circostanza io già allora ho condiviso l’opinione maggioritaria, che non si dovesse cedere a quel ricatto, anche se ciò equivaleva a una condanna a morte del prigioniero. In quell’occasione mi dissociai, nel mio privato, dall’amato leader Craxi, che invece fu quasi l’unico tra gli esponenti politici di rilievo a esortare ad accettare la trattativa per il rilascio dell’ostaggio. A questo proposito ricordo la mia approvazione a posteriori circa la decisione del CLN di procedere senz’altro all’esecuzione di Mussolini, ovvero, quando si tratta di leader politici colpevoli di gravi reati comunitari, e suscettibili di essere recidivi, non ci può essere pietà, bisogna essere inflessibili nella condanna, costi quel che costi. A quell’epoca fui anche risoluto nel giudicare male, come indebiti, come segni di debolezza morale, i tentativi che Moro fece di ottenere comprensione da parte dei compagni di partito. Del resto non sono mai stato ammiratore di Moro, ritengo che la sua fama sia stata ingigantita a posteriori proprio per effetto della sua morte, a mio avviso egli è stato sempre l’uomo dei compromessi, ma non avrebbe mai sancito un incontro effettivo col PCI, si sarebbe limitato alla politica alquanto ipocrita delle “convergenze parallele”, un ossimoro condannato a una impossibile realizzazione. Naturalmente, sarebbe stato un bene per tutti, per la persona umana prima di tutto, e poi per la politica, che avrebbe potuto andare a “vedere” la tenuta del personaggio, se, senza pagare uno scotto, ce ne fosse stata la liberazione. In merito non capisco perché mai un leader come Romano Prodi, con tanti titoli di gloria raggiunti in seguito, non si decida a svelare l’enigma, cioè a dire da quale fonte occulta gli era giunto il suggerimento di accennare a Gradoli, attraverso una del tutto improbabile seduta spiritica, come possibile nascondiglio del sequestrato. Purtroppo si fece confusione tra il lago nei dintorni di Roma e la viuzza omonima proprio nell’Urbe, con l’incredibile dettaglio che lo stradario dell’epoca non la menzionava. Dei servizi segreti che si bloccano davanti a un particolare risibile come questo hanno dimostrato la loro insufficienza, o peggio ancora una volontà perversa di far sparire un personaggio divenuto scomodo.

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Dom. 10-5-20 (Bellanova)

Ho deprecato l’uscita di Matteo Renzi dal Pd, e considero sbagliata la creazione del partitino di Iv, che potrebbe non superare la soglia di sbarramento a prossime elezioni. Ma Renzi resta la migliore testa pensante dell’intera sinistra, nelle sue varie articolazioni. Chi ha letto (ma qualcuno l’ha fatto?) i miei attacchi ai nostri sussiegosi virologi, da me definiti come una schiera di “nuovi monatti”, può ben comprendere che sono del tutto d’accordo con lui nel riaprire il più e il prima possibile negozi al dettaglio, bar, ristoranti, eccetera, naturalmente rispettando alcune condizioni di sicurezza, come l’uso di mascherine, il rispetto delle distanze s e così via. Ma dobbiamo superare il ricatto dei “nuovi monatti” che ci minacciano agitando la possibilità che il virus abbia nuove impennate. Non lo si può escludere, ma bisogna andare a “vedere”, come nel gioco del poker, e non ritirarsi spaventati come loro pretenderebbero. Fra l’altro, vado insistendo nei miei domenicali che c’è un sistema sicuro per verificare i “positivi”, consistente nel termoscanner, di cui si dovrebbe fare un uso sistematico in ogni ingresso, di mezzi di trasporto, di uffici, di negozi. Se questo strumento rivela una temperatura al di sopra dei 37,5, vietato entrare, la persona torni a casa in quarantena. Ma può essere un portatore asintomatico, ci dicono i virologi, che certo non deflettono al primo ostacolo. Pazienza, vuol dire che se l’asintomatico attacca il contagio a un vicino, questo a sua volta risulterà affetto da un’alta febbre e non “passerà” al controllo del temoscanner. Tutti gli altri mezzi attorno a cui i nostri monatti si affannano sono di difficile applicazione, non parliamo delle famose “app”, che a quanto pare sono già scomparse dall’orizzonte, o dei prelievi di siero dai guariti, da iniettare come vaccini nei passibili di contagio. Quanto poi ai tamponi, resta un mistero sapere a chi vengono fatti e con quale criterio.
Un altro merito di Renzi è di avere al suo fianco la Bellanova, come ministro dell’agricoltura, cui si deve riconoscere il merito di aver suscitato un motivo di autentica sinistra grande come una casa, la copertura con norme sia sanitarie sia di equo compenso dell’infinita turba degli immigrati, schiavizzati nelle nostre campagne, e anche di badanti e persone di servizio, che magari tanti rigorosi officianti di sinistra si sono affrettati a mandare a casa, stante il lock down. E’ una vergogna dei sindacati non aver abbracciato questa causa nobilissima, Landini metta via la sua aria di padreterno, di Mosè che possiede le tavole della legge per la difesa del lavoro. Egli difende solo il lavoro inteso in termini corporativi, quello che si fa nelle fabbriche, e soprattutto da parte di impiegati statali e relativi pensionati. Gli altri, mi è stato spiegato, non sono iscritti a uno dei tre sindacati, e dunque non hanno diritto a essere tutelati. Per fortuna ci sono figure come la Bellanova che assumono questo compito sacrosanto.

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Dom. 2-5-20 (ancora i monatti)

E così la congrega dei “nuovi monatti”, dei virologi “scienza ritegno”, per dirla con Massimo Gramellini, hanno vinto, ricattando Conte, riducendo la auspicata fase 2 a essere solo di ampiezza pari a uno e mezzo, forse ancora meno, come ha osservato Sallusti, obbligandomi a essere una volta tanto d’accordo con lui e col suo “Giornale”. E si è anche rinnovata la mia fiducia verso Matteo Renzi, pure lui sostenitore di un’apertura di più ampia portata. Peccato che egli abbia compiuto il gesto scellerato della scissione dal Pd. Un compito che mi piacerebbe assumermi sarebbe di ricostituire un’unità globale del Pd, riprendendo al suo interno sia IV sia LEU e ogni altro frammento. Si raggiungerebbe una percentuale di voti non molto lontana dalla soglia della Lega. Ritornando ai virologi e ai loro ricatti, certo che rimanere chiusi per un anno, risvegliarci in autunno quando il contagio fosse del tutto sparito, sarebbe una soluzione sicura, ma nel frattempo tante categorie di lavoratori morirebbero di fame, farebbero fallimento, certamente non protetti dai sindacati, che si prendono cura solo dei lavoratori delle fabbriche. Agire all’ingrosso è più sicuro, lasciando al loro triste destino la minutaglia dei bottegai, ristoratori, agenti del turismo e simili. Del resto, si tratta di una piccola borghesia estranea ai destini della classe operaia, l’unica da tutelare. Ritornando ai virologi, inutile ripetere che essi non hanno previsto e impedito il massacro degli anziani nei ricoveri, pari a forse un terzo dei decessi, di cui invece ci forniscono ogni giorno un computo meticoloso, senza dirci chi sono, come muoiono, e come è successo che noi siamo ancora i secondi nel mondo a lamentare una simile strage. Temo inoltre l’arma di ricatto che questa congrega ha nelle sue mani, i tamponi, che non si sa bene a chi vengono fatti e in quale misura. E’ un po’ come il pedale dell’acceleratore nelle auto, basta premere un poco e il tutto segna un balzo in avanti, tanto da giustificare i saggi ammonimenti ad avere pazienza ad aspettare, limitandosi a tirare la cintura di un buco in più.

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Dom. 26-4-20 (Manzoni)

Si parla tanto della “fase due” intesa a superare il “lock down”, ma in realtà questa, seppure alla chetichella, è già cominciata. Infatti in questi giorni 1. Ho parcheggiato la mia auto in centro città (Bologna); 2. Ho acquistato colori per la mia attività pittorica, e cartucce per la stampante; 3. E libri alla Libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana, che però, unici, mi hanno imposto mascherina e guanti; 3. Acquistato fiori per il compleanno di mia mogle; francobolli da un tabaccaio. E ovviamente, comprato generi alimentari, giornali in edicola. Noto con soddisfazione che non sono più il solo a predicare contro i “nuovi monatti”, ovvero contro la nutrita congrega dei virologi e di altri competenti. Una penna arguta come Massimo Gramellini li ha apostrofati definendoli “scienza ritegno”, che mi pare convenirgli in pieno. Per fortuna il governo ha deciso di scavalcarli, qualcuno di loro vorrebbe che portassimo le mascherine fino all’arrivo di un vaccino, cioè per mesi e mesi. Le loro responsabilità sono evidenti e, passata la tempesta, li dovremo chiamare a un “redde rationem”. Nulla hanno fatto per impedire il massacro dei nostri anziani nei ricoveri il cui numero di decessi temo che sia pari a un terzo del conto totale che i monatti-becchini ci fanno avere puntualmente in ogni ora del giorno, e senza dirci, a parte gli anziani da loro condannati, chi sono gli altri a morire, a quale età, in quali condizioni. Sempre a volersi rifare al grande modello manzoniano, questo ci insegna che gli appestati abbienti, come Don Rodrigo, temevano l’arrivo dei monatti a portarli al lazzaretto, dove la morte era quasi inevitabile. Don Rodrigo si rivolge al Griso, che crede fedele, per far venire un medico, che forse, dati i limiti della scienza di quei tempo, poco avrebbe potuto fare, ma sempre meglio che essere portato al lazzaretto., Chissà se molti di questi deceduti, se fossero rimasti nelle loro case affidati a qualche medico curante sollecito a portargli bombole d’ossigeno, non si sarebbero salvati. Dal Manzoni possiamo passare a un altro grande della narrativa, Louis Ferdinad Celine, che io mi vanto di aver studiato a fondo, quindi sono tra i pochi a sapere che questo autore, prima di indossare la sua maschera (non mascherina, per carità!), cioè l’incalzante, inesorabile “io di merda”, si era laureato con una tesi sul virologo (per stare in materia) Semmelweiss, che a metà dell’Ottocento aveva scoperto il virus che gli ostetrici acquisivano mettendo le mani nei cadaveri e poi, senza lavarsi, negli uteri delle povere giovani madri senza padri. Le quali piangevano, non volevano essere portate in ospedale, dove la morte era quasi sicura, mentre le puerpere benestanti etano accudite nelle case e si salvavano. Forse anche da noi qualche persona in più si sarebbe salvata se non ospedalizzata a forza. Comunque, dateci le categorie di questi deceduti, e non solo una arida somma aritmetica. Poi a carico dei nostri “scienza ritegno” resta il fatto grave di non aver impedito che l’Italia fosse investita per prima e nella misura superiore dall’ondata del contagio. Non è stato un nostro merito sperimentarlo per primi, ma un demerito di cui dovremo cercare le ragioni. E forse siamo stati i suoi principali trasmettitori al resto dell’ Europa.
Quanto poi alla vera e propria fase 2, per carità, lasciamo perdere tamponi e altro, basta dotare tutti gli ingressi di un semplice strumento quale il termoscanner, e bloccare chiunque riveli una temperatura superiore ai 37,5, spia rapida e preziosa che permetterebbe di isolare i sospetti di positività. E firmiamo tutti un manifesto di protesta contro la ministra Azzolina che, in controtendenza rispetto all’intero universo, ha deciso di testa sua che gli alunni non debbano tornare a scuola, Dove li metteranno padri e madri se, come si spera, ben presto torneranno al lavoro?

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Dom. 19-4-20 (termoscanner)

Sono ben lieto di aver paragonato i sapienti e supponenti virologi che oggi invadono tutti gli spazi televisivi ai monatti di manzoniana memoria, anche se ovviamente si tratta di una nuova specie con caratteristiche ben diverse. Intanto, è emerso il loro incredibile torto di essersi dimenticati dei delitti che si compivano ai danni dei poveri anziani dei ricoveri, esposti senza tutela all’aggressione del virus. Un terzo o un quarto dei decessi in numero spropositato che noi dobbiamo lamentare, e che ci pongono ai primissimi posti di un simile nefasto conteggio su scala internazionale, si devono proprio a queste incredibili dimenticanze dei nostri Borrelli e Arcuri e così via. Purtroppo le indagini aperte dalla magistratura si pronunceranno al solito con anni di ritardo, o daranno esiti esigui e controversi, quindi gli eventuali colpevoli possono stare sicuri che non pagheranno. Il mio riferimento ai monatti della peste manzoniana vale soprattutto per un aspetto, non certo di una delittuosità intrinseca dei nostri virologi, i quali sono senza dubbio illustri professionisti ben pagati, mentre i monatti della tradizione erano gentaglia, delinquenti della più bassa specie. Ma il tratto comune consiste nell’augurarsi che questo stato di pestilenza si prolunghi il più possibile. Per i monatti in senso proprio era il prolungarsi della licenza a taglieggiare, a derubare le povere vittime. Nulla di simile da parte dei nuovi monatti, che però hanno in comune con quei loro lontani complici il desiderio che questo stato di disagio si prolunghi all’infinito, dato che ne traggono notorietà, li si invita a ogni ora del giorno nei vari programmi televisive. Certo, è lapalissiano che se rimanessimo in “lock down” a tempo indeterminato, fino all’estate, sarebbe il modo migliore per evitare rischi di contagio, ma il cavallo morirebbe per inedia, per sfacelo economico e sociale. Fra l’altro, insisto in ogni mio domenicale a chiedere con quale criterio si conteggino i positivi. Supponiamo che io, toccando ferro, riconosca in me i tipici sintomi, febbre alta, difficoltà respiratorie, chi mai verrebbe a farmi un tampone? E beninteso mi guarderei bene dal chiedere un ricovero, forse denuncerei questa mia condizione alterata al medico di famiglia, e forse solo da lui partirebbe l’indicazione di aggiungere una unità al numero dei positivi, il cui calcolo quindi è del tutto cervellotico, e non è da trascurare che i nostri nuovi monatti, proprio al fine di mantenere una simile condizione a loro favore, giochino al rialzo dei numeri. Basta fare qualche tampone in più, e così la curva del contagio si rialza, se ne dimostra la pericolosità non ancora terminata, si chiede il rinvio di qualsiasi riapertura.
Io invece mi schiero totalmente a favore di chi esorta a riaprire. Fra l’altro, ho verificato che c’è davvero un sistema rapido e abbastanza sicuro per accertare uno stato di positività, è il termoscanner, un apparecchietto che misura subito l’esistenza di uno stato febbrile superiore alla norma. Basterebbe munire di un simile strumento tutti gli ingressi a negozi e aziende riaperti per individuare all’istante chi sia in presunto stato di positività, e che dunque debba essere allontanato, e invitato a imporsi una volontaria quarantena domestica. Naturalmente, è pure giusto che in vista di una riapertura generale si mettano in atto turni di lavoro differenziati, viaggi in autobus o in metrò essi pure a intervalli misurati, eccetera. E si studino pure delle norme per consentire il rientro a scuola degli alunni. La loro costrizione a starsene nei rispettivi domicili alla lunga diventa insostenibile. Se i genitori ritornano al lavoro, chi bada ai minorenni costretti a casa? Come può il ministri della scuola prendere decisioni autonome, dissonanti da quanto viene stabilito dal governo?

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Dom. 12-4-20 (aprire)

Giovedì scorso 9 aprile si è tenuto un interessante incontro nel salotto Gruber tra quattro protagonisti, divisi due contro due a sostenere tesi diverse. Da un lato c’era un rappresentante della categoria che, se qualcuno mi segue, sa bene come io la riporti ai monatti di manzoniana memoria. Nel caso si trattava di Massimo Galli, direttore dell’ospedale Sacco di Milano, abbastanza in linea con lui risultava il ben noto opinionista di “Repubblica” Massimo Giannini. Dall’altra parte si ponevano Lucia Mattioli, vice-presidente di Confindustria, e l’anche lui ben noto al pubblico dei media Luca Telese. Questi due ultimi, con cui io concordo pienamente, ammonivano che bisogna tornare appena possibile ad “aprire”, a ripartire con le aziende e le attività produttive, altrimenti rischiamo di curare sì il cavallo, ma di farlo morire, se non per morbo, per inedia. Perché invece oso riportare Sacco, e con lui tanti altri virologi o comunque pretesi esperti in materia, come Prelasco, e l’impacciato Borrelli, e lo scostante Arcuri, alla categoria dei monatti? A prima vista, non pare proprio che ci sia nulla in comune tra quella feccia che approfittava della peste per ricattare i poveri infettati, per effettuare latrocini e altri crimini, ma soprattutto augurandosi che quel clima di sospensione di ogni legge durasse il più possibile. Naturalmente i nostri competenti sono austeri e stimati professionisti, ritengo che ricevano un congruo trattamento economico, ma il tratto che condividono con quella famigerata categoria è la speranza, anche se inconfessata, che il morbo duri il più possibile, in quanto a loro porta, se non soldi, almeno posizioni di rilievo, di prestigio, facendone delle specie di tutori dell’ordine collettivo. Il nostro premier procede con cautela, ritengo che sia stato inevitabile per lui estendere il blocco fino al 3 maggio, ma intanto ammette che certe attività possano riprender anche prima. Il Galli, fregandosi le mani di nascosto compiacimento, afferma invece che dovremo aspettare anche fine giugno, o magari andare all’autunno, e i suoi degni compari più o meno la pensano come lui. Ma non ci sono serviti in nulla, non hanno previsto la mole dei contagiati che si è abbattuta su di noi, non ci hanno detto, Borrelli e compagni, come si riesce a contare con tanta precisione il numero giornaliero dei contagiati, se non rimettendosi a una autocertificazione degli interessati, tanto, non c’è nessuno che si rechi nei vari domicili a fare tamponi in loco, e giustamente è fatto divieto di andare negli ospedali, se il coronavirus si presenta in forme leggere. Del resto, credo che si debba diffidare degli ospedali. I nostri pseudo-sapienti non hanno previsto quello che è avvenuto nelle case di riposto degli anziani, lasciati ammucchiati a infettarsi reciprocamente, il che forse spiega l’alto numero di decessi che dobbiamo lamentare. Io per quanto mi riguarda ho aderito ben volentieri all’appello lanciato da Vittorio Sgarbi per una riapertura delle mostre, per fortuna il buon senso di Conte pare che arrivi per conto suo all’apertura delle librerie. Ma, mi chiedo, come ha permesso a un suo ministro, della scuola, di formulare una dichiarazione del tutto prematura, che l’anno scolastico è terminato, che gli alunni non torneranno più sui banchi? Se dopo il 3 maggio riprenderanno le attività, i genitori a chi lasceranno i figli, gli si dovrà fornire un esercito gratuito di baby sitter? E come potranno tollerare, i bambi e gli adolescenti, una clausura prolungata, quando si sa bene che in molte famiglie non esistono i conforti delle comunicazioni skype o simili? All’inizio di tutto si diceva che esistono degli strumenti di pronta applicazione che consentono di misurare la febbre delle persone. Ci sono davvero questi congegni? Se sì, un loro uso sistematico permetterebbe di individuare rapidamente i positivi impedendogli ovviamente l’ingresso in mostre, librerie, luoghi di lavoro. In questo mio “cahier de doléances” un posticino spetta ai sindacati, che restano imperturbabili i difensori del grande numero, del lavoro operaio o impiegatizio, di coloro che, se anche stanno a casa, hanno la cassa integrazione. Ma Landini e soci non hanno capito che oggi esistono mille forme di lavoro precario, molto difficili da risarcire, a meno che il sistema non riparta. E’ comodo occuparsi degli operai in fabbrica, molto più scomodo darsi da fare per i poveri trasportatori di cibi, o raccoglitori nelle piantagioni. C’è una folla di diseredati, di precari, se si vuole di parassiti, come nel regno animale, che non mangiano se la macchina produttiva non si rimette in movimento. Ma anche le aziende, se per un fermo prolungato perdono quote di mercato e di esportazione, forse dovranno poi ricorrere a licenziamenti, con i conflitti e diatribe che ne seguiranno.

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Dom. 5-4-20 (ripartire)

“Giuseppi” Conte non si sta comportando male, in questo pur drammatico frangente, come ha riconosciuto anche un giudice severo quale il senatore a vita Mario Monti, intervenendo qualche sera fa nel salotto televisivo della Gruber. In particolare, lodo la cautela con cui ha indicato un termine vicino come possibile sospensione delle norme restrittive, il 13 aprile. Il nostro attuale modello di riferimento non può non essere la peste manzoniana, da cui apprendiamo che c’erano i negazionisti, come Don Ferrante, alla cui categoria temo di avvicinarmi io stesso. E poi c’erano i monatti, intenti a sfruttare la situazione di generale disagio, augurandosi di vederla durare a lungo, Ebbene, anche tra di noi ci sono dei monatti, per carità, non in senso materiale, ma psicologico, persone che per uno spontaneo masochismo o compiacimento nel predire un indefinito protrarsi dello stato abnorme, predicano che dovremo aspettare, forse il “liberi tutti” potrà avvenire a metà maggio, o forse più in là. Tra questi c’è pure Borrelli, pessimista a oltranza, che snocciola i numeri dei contagiati, ma senza dirci come si contano, su questo ci vorrebbe un accordo, magari comune all’intera UE. C’è poco da fare, non possiamo rimanere in questo stato di sospensione, bisogna riaccendere i motori, ripartire, se no i danni, economici ma anche psichici, diverrebbero più gravi di tutti i possibili danni da contagio. Si potrebbe concedere una decina di giorni in più, arrivare quasi a fine aprile, ma poi i ragazzi dovranno tornare a scuola, se no, chi li tiene chiusi in casa, soprattutto i minorenni, quando i genitori dovranno pur tornare al lavoro? Lo dicevo anche in un mio precedente domenicale, pare che esistano certe macchinette che consentono di misurare all’istante lo stato febbrile delle persone, si sa che un indizio fondamentale di positività sta in una temperatura che superi i gradi 37,5. Bene, si istituiscano dovunque degli sbarramenti per bloccare chi, da un simile rilevamento pronto e diretto, risulti essere positivo, si facciano passare gli altri. E si pensino pure tutti gli opportuni accorgimenti che possano costituire altri generi di filtri. A questo dovrebbe pensare la coorte dei virologi, che invece si fregano le mani compiaciuti di questo stato che dà loro importanza, fino a sperarne una proroga quasi all’infinito.
PS Sempre tenendo presente il modello manzoniano, ricordiamo che quella peste fu spazzata via da un temporale. Purtroppo noi, nelle regioni a Nord, le più colpite dal contagio, siamo da giorni e giorni soggetti a un sereno spaventoso, innaturale, siamo immersi in un’atmosfera secca, invasa dalle polveri sottili, coltura ideale per i virus di qualsivoglia specie.

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Dom. 29-3-20 (conteggio)

Un noto proverbio dice “mal comune mezzo gaudio”, ma si stenta ad applicarlo alla attuale bufera del coronavirus, che ovviamente, anche se si estende, non è verto motivo di gaudio. Però vale quella misura, del “mezzo”, perché, diciamolo pure, io lo vengo dicendo in una sfilza di domenicali, i dati nostrani hanno ancora oggi scarso riscontro altrove. E i nostri soloni, burocrati come Arcuri e Borrelli, non tentano minimamente di ragionarci sopra. Intanto, non è stato dato il giusto rilievo a un evento incredibile che da solo potrebbe spiegare l’enorme estensione del virus in Lombardia, la partita tra l’Atalanta e il Valencia disputatasi a Milano il 19 febbraio scorso, quando, certo, eravamo ben lontani dal presagire la sciagura che stava per investirci, ma quelle migliaia di spettatori potrebbero spiegare il diffondersi enorme dell’infezione in Lombardia, con particolare riferimento a Bergamo, di cui l’Atalanta è la squadra del cuore, e anche della diffusione in Spagna, seconda solo alla nostra. Però, partite ugualmente frequentate si sono disputate altrove, per esempio in Germania, senza queste conseguenze disastrose. Resta dunque il dato crudele, che proprio la Germania ha appena un decimo dei nostri morti e così si dica per gli altri Paesi del Nord. In simili condizioni, diviene vana pretesa la nostra di chiedere una compartecipazione a oneri sociali da parte di nazioni che non hanno un uguale riscontro di morti. E dunque, ritorniamo a meditare sull’eccezionalità della situazione nostrana. In proposito, siccome non posso credere a una volontà divina, da ateo qual sono, di inviarci una punizione biblica, devo ripetere quanto già detto nei miei precedenti domenicali:
1. Noi contiamo i morti in modo diverso dagli altri, senza alcun tentativo di isolare quelli per cui sia accertata la dipendenza dal coronavirus, e non da numerose malattie pregresse. Dateci i numeri dei morti nei passati inverni, e solo dal confronto potremo valutare davvero l’incidenza dovuta all’attuale contagio.
2. Diteci anche, inutili santoni delle conferenze stampa quotidiane delle ore 18, con quali criteri contate, con tanta assillante precisione, i numeri dei nuovi contagiati, visto che non sono persone sottoposte a tamponi, e che non si sono neppure presentate agli ospedali. Lo stesso vale beninteso per quelle dichiarazioni così puntuali circa i guariti.
3. Non ho mai trovato riposta neppure al quesito se sia stato opportuno oppure no istituire le zone rosse, condannare cioè gli abitanti di alcuni comuni a infettarsi inesorabilmente tra loro, invece che condurre una dovuta operazione di distinguere tra chi avesse avuto rapporti con persone venute dalla Cina, o risultasse portatore di uno stato febbrile significativo. Così si sono creati dei lazzaretti obbligati.
4. Il che si è ripetuto per tutte le case di riposo per anziani, ragione forse di una moltiplicazione di decessi nei loro casi.
5. Desta poi meraviglia il numero di decessi tra medici e infermieri al lavoro. Possibile che questi, sentendo su di sé non sintomi leggeri, da curare attraverso una quarantena, bensì gravi problemi respiratori, non si siano affrettati a valersi dei respirazione forzata, con le macchine a loro disposizione, e da loro stessi somministrate ai ricoverati in grave stato?
6. Infine, mi sembra inevitabile che l’attuale stato di clausura venga esteso fino a Pasqua e Pasquella, 12 e 13 aprile, ma voglio sperare che dopo si riaprano le porte, si faccia ripartire la nazione. C’è il sistema di rapida misurazione degli stati febbrili che consente di fare il vaglio tra positivi e no.

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