Attualità

Dom. 13-10-19 (hubs)

L’efferato attacco che Erdogan ha sferrato contro i Curdi ha almeno un vantaggio, di ricordarci che è ancora in atto l’accordo dell’UE di dare al dittatore turco ben tre miliardi all’anno perché trattenga l’emigrazione dall’Est, impedendole di invadere i Paesi dell’Europa dell’Est. Ebbene, come ho già detto più volte, questa mi sembra l’unica soluzione da adottare anche verso gli emigranti con provenienza dalla Libia. Inutile pensare di rimandarli in quel Paese infelice, soggetto a una guerra che fra l’altro ha la curiosa prerogativa di essere “dimenticata”. Che fine ha fatto l’aggressione di Haftar contro Tripoli? Quell’esecrabile tirannello è ancora inchiodato nei sobborghi della capitale libica? Succede al giorno d’oggi, nonostante il bombardamento massmediale, che taluni conflitti a un tratto scompaiano dall’orizzonte, come per esempio quello che sembrava dover portare a una sanguinosa guerra fratricida il Venezuela. Ma ritornando a noi, al momento evidentemente non si può pensare di rispedire i migranti sulle coste libiche. Il patto della Valletta, cioè di una distribuzione degli sbarcati in alcuni Paesi dell’UE che siano disposti ad accoglierli, mi sembra di malcerta esecuzione, e in ogni caso richiederebbe tempi lunghi, Quanto alla rispedizione dei salvati ai Paesi d’origine, questa mi pare rimanere una pia illusione, o quanto meno al momento riesce impossibile farli rientrare nei Paesi subsahariani, da cui la grande maggioranza proviene. E dunque, l’UE dia a noi una congrua somma, con nostro impegno a istituire delle hub, dei luoghi di accoglienza, ma condotti a regola d’arte, non dei colabrodo come lo sono stati fin qui, da cui i confinati sciamano fuori e invadono le nostre località, provocando quelle reazioni di cui si è avvantaggiato Salvini. Oppure si ammassano alle frontiere tentando disperatamente di varcarle verso la Francia o l’Austria. Siano queste non delle carceri ma dei luoghi di educazione allo svolgimento di quei lavori che, inutile negarlo, gli europei, gli italiani in primis, non vogliono più fare; domestici, badanti, braccianti. Dovrebbero essere dei contenitori intesi come centri di addestramento, cui le varie comunità di tutta Europa si potrebbero rivolgere per chiedere l’importazione di operatori secondo bisogno e necessità, naturalmente da retribuire in misura giusta, con l’assistenza dei sindacati. A questo punto, si dovrebbe ammettere lo sbarco nei nostri porti, che sono, non c’è nulla da fare, i più logici, naturali, razionali. Inutile predicare una alternanza degli accessi, che non possono non essere soggetti a una logica geografica, a un calcolo delle distanze. Accanto a una massiccia sovvenzione verso il nostro Paese, l’UE dovrebbe tornare a dotarsi di una flotta destinata al recupero sistematico dei naufraghi, in aggiunta a quanto già fanno le navi battenti bandiere di ong.

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