Attualità

Dom. 24-3-19 (quotidiani)

Oggi mi guardo bene dal pronunciarmi sul vistoso argomento del momento fornito dalla “via della seta” e dalle diverse valutazioni che se ne danno, mentre preferisco accennare a un problema di cui io stesso sono testimone. Pare impossibile, in un momento come questo dove tutta la cronaca viene esposta a un commento immediato sotto la luce dei “social”, come di un enorme lente di ingrandimento cui nulla sembra sfuggire. Ma al contrario ci vengono nascosti con destrezza certi fatti clamorosi, forse perché sarebbe imbarazzante entrare nel dettaglio, cercare di fornirne una qualche spiegazione. Mi riferisco per esempio a taluni sorprendenti cambiamenti nella direzione di grandi quotidiani, passati sotto un totale silenzio. Qualche tempo fa alla direzione del “Fatto quotidiano” Antonio Padellaro è stato scalzato a vantaggio di Travaglio, ma nessuno ci ha detto perché questo sia avvenuto, anche se nelle stanze segrete beninteso tutti i ben informati lo sanno, ma preferiscono non dirlo in pubblico. Un quotidiano più importante come “La repubblica” ha cambiato ben due volte la direzione, e anche in questo caso il silenzio circa le ragioni è stato assordante. Una lunga direzione di Ezio Mauro a un tratto è stata sostituita da quella di Mario Calabresi, appena tre anni fa, cui ha fatto seguito quasi immediato una recente a favore di Carlo Verdelli. Forse in questo caso una spiegazione potrebbe essere fornita da una errata riforma grafica avvenuta sotto la direzione di Calabresi, anche se forse non a causa sua, per cui si sono sovvertiti i criteri di buon senso, rimpicciolendo fino ai limiti dell’illeggibilità i titoli degli articoli. Se questa è una delle ragioni del siluramento di Calabresi, ma chissà quale sia l’argomento giusto da adottare, si spiega il totale cambiamento di stile impresso dal direttore Verdelli, che ora adotta titoli a caratteri di scatola, mai visti in quel quotidiano, e ovviamente anche nel suo rivale, il “Corriere della sera”. E’ un modo di reagire a un calo delle vendite tentando di produrre una sorta di rumore a livello grafico per attirare l’interesse di utenti sempre più distratti? Infatti alla base di tutto c’è la crisi del cartaceo, per cui temo che la tiratura, anche dei nostri due maggiori quotidiani, sia in caduta libera, al punto che non si pubblicano più i dati relativi. Sull’onda di queste riflessioni insisto in un esame comparato dei due nostri massimi organi. Il Corriere vince per l’inserimento quotidiano di una eccellente vignetta stesa da Gianelli, forse non particolarmente elegante a livello grafico, ma sempre puntuale, estrosa, indovinata a livello tematico. “La repubblica” reagisce malamente ricorrendo ad Altan, che senza dubbio è più inventivo a livello grafico, ma molte volte difficile di comprensione, affidato a una intelligenza snob, pretenziosa e rarefatta. Il quotidiano romano si prende una rivincita grazie all’”amaca” di Michele Serra, che in genere ha toni giusti, di apprezzabile impegno politico e sociale, mentre il corrispondente trafiletto giornaliero di Massimo Gramellini sul Corriere appare più leggero, sfizioso, nutrito di quisquiglie. Se il confronto si estende ai due supplementi domenicali, darei la vittoria alla “Lettura” del Corriere, più ricca e ampia, se non altro per la buna idea di aprire ogni numero con la riproduzione di un’opera d’arte in copertina, cosa di cui io stesso sono stato un beneficiario circa un anno fa, ricavandone la possibilità di far conoscere a un vasto pubblico il mio ritorno a un’attività pittorica. Il Robinson del giornale concorrente non ha avuto quest’idea, e in genere mi sembra ridotto nel numero delle pagine, ha però una eccellente rubrica a cura di Domenico Gnoli, consistente in una intervista in cui il redattore approfondisce un dialogo con qualche esponente del mondo culturale, e anche in questo caso non mi posso lamentare, essendo stato chiamato in causa in una di queste puntate. E dunque, su questo fronte dovrei giungere almeno personalmente a decretare un risultato di parità.

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