Letteratura

Fois, una ricaduta nel vecchio mondo antico

Mi dispiace di infierire nuovamente ai danni di Marcello Fois, ma il suo nuovo romanzo, “Luce perfetta”, Einaudi, mi appare perfino peggiore del precedente “Nel tempi di mezzo” del 2012 che avevo bollato con un “pollice verso” sull’”Immaginazione”. Mi dispiace in particolare di negare così facendo un minimo di solidarietà a chi pure, a quanto risulta, si è installato nella mia stessa città, non so bene per quali ragioni, ma rimanendo del tutto chiuso verso quanto una tale collocazione può implicare. Il mondo di Fois è barricato nel ricordo della Sardegna originaria, una regione che non porta bene ai suoi seguaci, se devo giudicare dalle prove molto simili, nella caduta nel negativo, della Murgia e di Niffoi. Ovvero, non si delinea la possibilità di una “nuova sardità”, come invece risulta una magnifica “nuova napoletudine” attraverso le opere di Ferrandino, di Lanzetta, e magari anche. pur nell’annacquamento complessivo, della Parrella. Qui l’insularità pesa come grave intralcio, trascina indietro, fa ritornare ai modi e ai copioni di Grazia Deledda, che magari nel loro tempo erano legittimi e apprezzabili, ma non possono essere ripresi a tanta distanza. Fra l’altro, Fois gioca una carta che si addiceva appunto alla narrativa ottocentesca, quando le ragioni di trama dominavano sovrane, e dunque, bastava mutarle per consentire di svolgere una nuova puntata, anche per rimettere a posto le cose compromesse nella puntata precedente, quasi in uno sfruttamento sistematico di tutte le combinazioni possibili, Oggi il”sequel” si concede solo alle telenovelas televisive, mentre una narrativa fiera delle proprie prerogative sa bene che la condizione umana, esistenziale muta continuamente i suoi termini e non si può ritornare sul luogo del delitto. Invece Fois ritiene che questa rivisitazione sia lecita e propizia, e dunque rimette in piedi personaggi già noti, replica su di loro le carte di un gioco già sfruttato. Ancora una volta c’è un fidanzamento ufficiale compromesso nell’ombra dal fatto che la sposa designata, Maddalena Pes, in realtà ama un altro, Cristian Chironi, al punto da concepire con lui un figlio, come intuisce una vegliarda che dei Chironi è la vivente vigile memoria. I due credono di aver ingannato il marito, Domenico Guiso, che fra l’altro è amico del cuore, quasi fraterno, di colui che gli ha sottratto l’affetto della donna. Ai nostri giorni si ammette una certa libertà nel ricorso al sesso, ma ciò non vale in un mondo soffocante di discendenza ottocentesca, e dunque scatterà un meccanismo di implacabile vendetta messo in atto dal marito e amico tradito, che sembrerà travolgere fino alla morte il rivale. Ma Fois non esita a ricorrere a tutte le più viete soluzioni del romanzesco, anche in deroga dei criteri di normale verosimiglianza, e dunque non serve che ci abbia fatto assistere in cronaca diretta alla fuga di Chironi, intrappolato dal subdolo avversario, dato in pasto alle forze dell’ordine dopo aver infilato nel bagagliaio del suo mezzo di trasporto un carico di armi di contrabbando. Crediamo, come tutti, che il baldo e ribaldo giovane sia annegato nella fuga, ma, ci insegna l’intera tradizione ottocentesca, mai fidarsi di un’ipotesi di morte per acqua, se non possiamo toccare con mano il cadavere. Infatti la vittima ricompare nel finale sotto altro nome, bello di fama e di sventura, divenuto un ricco possidente, quando peraltro il rivale ha già provveduto a uccidersi per rimorso. Quanto al figlio dell’unione illegittima, egli ha intuito il suo destino di irregolare, negato a un’esistenza di stampo normale, e fin da piccolo si è orientato verso l’ingresso in seminario e il sacerdozio, anche prima che la madre Maddalena venga a certificargli questa sua condizione. L’agnizione è collocata in apertura, infatti Fois ha l’illusione che basti rompere la sequenza dei fatti, imbrogliarla, farla procedere a salti, e così un po’ di interesse da parte dei lettori si può conquistare. L’unica consolazione è che in quest’opera vengono annullate tutte le possibilità di ripresa e di ulteriore svolgimento. Luigi Ippolito, il frutto del legame illegittimo, è ormai murato nella sua condizione di ecclesiastico, Maddalena, la madre fedifraga, si autopunisce addirittura sparendo alla vista di tutti. L’unica buona notizia è che non c’è più materia per proseguire nella saga e per abborracciarne una nuova puntata.
Marcello Fois, Luce perfetta, Einaudi, pp. 306, euro 20.

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