Letteratura

Barbollni e l’anoressia nella narrativa

Da tempo tra me e Roberto Barbolini esiste una solida amicizia e stima reciproca, con scambi di recensioni e interviste da una parte e dall’altra, ma ora sono molto stimolato da questo suo recente Breve, brevissimo in cui introduce, credo per la prima volta in ambito narrativo, due nozioni molto diffuse a livello igienico e dietologico, quelle di bulimia e al contrario d anoressia. Per intenderci, bulimici potrebbero essere i romanzi soliti, fatti di centinaia di pagine, e in passato anche Barbolini ne faceva uso, riempiendoli di ricordi familiari o di avventure nella sua Modena, già allora spingendo verso esiti favolistici, ma sempre distesi in un congruo numero di pagine. Ora ha fatto il salto, collegandosi del resto a un fondamentale filone della nostra letteratura, di cui un competente come lui è sicuramente consapevole. Si può partire dal Perelà di Palazzeschi, che di sé diceva “io sono leggero, leggero”. E lo stesso Marinetti, capofila dl Futurismo, lodava quella brevità, lieto che anche Massimo Bontempelli, in un primo tempo, lo seguisse per questa strada, stendendo romanzi fatti di poche righe. Poi, negli anni Trenta, era venuto il duo magistrale di Campanile e Zavattini. E’ vero che in molti caso gli auori non reggevano a quella loro stessa volontà di tagliar corto, rifluendo in estensioni normali, questo è capitato a Palazzeschi, a Bontempelli, a Zavattini, che si è fatto estensore di soggetti cinematografici, anch’essi provvisti di una lunghezza standard. Ma anche nel secondo dopooguera si è rtrovato chi volesse riprendere quella miracolosa staffeta, penso a Stefano Benni, allo stesso Calvino, che nella sue lezioni a Harvard ha messo proprio in testa a tutto il postulato della leggereza, Ora però Calvino se n’è andato, Benni al momento tace, preso da qualche crisi, e dunque il compito di continuare in questa felice catena spetta per intero al nostro Barbolini, A cui si può applicare pure un’altra nozione furoreggiante ai nostri giorni, quella dell’ibrido, che troviamo soprattutto im materia di motori automobilistici, ma che può valere anche in ambito narrativo. Infatti tutti questi lacert, densi, golosi, del nostro Barbolini sono delle perfette ibridazioni in cui entrano favole popolari, come quella di Biancaneve e dei Sette Nai, o di Cappuccetto Rosso, e comparse anche il nero Dracula, ma ognuna di esse, ovviamente, non è seguita per filo e per segno, bensì’ interrotta, mescolata con altri apporti, rubati dall’attualità più pungente, o addirittura dalla pubblicità. Barbolini, insomma è come un prestidigitatore che manovra un mazzo di carte scompigliandolo, “tagliandolo”, come si dice, tirandone fuori delle combinazioni a sorpresa che sconcertano, o titillano, divertono il lettore, che non sa mai che cosa lo attende alla prossima mossa di dita, di mani esperte, pronte al gioco.

Roberto Barbolini, Breve, brevissimo, Valleccchi, pp. 222, euro 16.

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