Attualità

Boris Godunov

Sfrutto da qualche tempo le prime alla Scala nella serata di S. Ambrogio per tentare di farmi una qualche cultura in ambito di melodramma, devo dire con scarso esito, o con conferma dei pregiudizi che, da cultore dell’arte d’avanguardia, ho sempre nutrito quasi istintivamente contro tutto il teatro d’opera dei decenni centrali dell’Ottocento. Mi pare di aver detto altra volta che per me c’è del buono fino a Mozart e  Rossini, poi da Puccini e Debussy, mentre ho molti sospetti verso quanto ci sta in mezzo. In questa sede ho già manifestato molte perplessità per un’altra prima scaligera, dedicata all’Attila di Verdi. E anche nel caso del Boris Godunov non sarò certo esente da riserve. I 17 minuti di applausi ritengo che, più che premiare l’opera, siano l’omaggio che gli spettatori, la crèmedella società, fanno a se stessi, ben lieti di trovarsi in quella congrega di premiati dalla vita. Per carità, non intendo affatto esprimere dissenso pe il fatto che si sia scelta un’opera russa, sarebbe esiziale che per i torti attuali di Putin si volesse punire una grande storia culturale. Del resto, a ben vedere Boris Godunov è stato un Putin del suo tempo, o viceversa. Ma veniamo alla trama, che in definitiva deriva da Shakespeare, dal suo Macbéth (metto ben in evidenza l’accento sull’ultima, lo dico a Bruno Vespa, che si aggiorni. Ho avuto un grande docente di letteratura inglese, Carlo Izzo, che ci ricordava che il Mac è atono, e del resto non tutte le parole inglesi ritraggono l’accento, non scordiamoci che si dice evént, perhàpse così via). Ho una grande ammirazione per Puskin, fondatore della migliore poesia e narrativa russa, ma forse nell’ispirarsi alla tragedia shakespeariana è stato troppo soggetto al modello, dovrei fare un confronto tra i due testi, cosa che non si addice a questi miei brevi spunti. Non intervengo neppure sul valore musicale dell’opera di Musorgskij, cosa che non mi compete, ma sugli aspetti degli attori e della regia sì, posso avanzare le mie perplessità. Ebbene, il Basso Abdrazakov mi è sembrato, nell’assetto e nell’abbigliamento, inadatto alla parte, troppo paffuto e statuario, e poi perché quell’abito quasi da distinto signore dei nostri giorni, con tanto du cravatta? Molto  meglio i mendicanti e avventurieri, in abiti giustamente cenciosi. E una lode incondizionata alla presenza dello zarevic, non si sa bene se davvero ucciso da Godunov, ma quel bambino con vesti insanguinate è una delle poche note azzeccate della scena, si ricreda   Corrado Augias che ha criticato quel dettaglio per eccesso di realismo. Altro mio dissenso di fondo, le lodi che si sono fatte al coro, per cui evidentemente la Scala non ha fatto economie, assumendo una folla spropositata di comparse. Invece quella folla non conta niente, esattamente come succede ancora oggi, per questo aspetto l’opera dell’autore russo è davvero profetica. Che incidenza ha la popolazione su Putin? Caso mai, ce l’hanno solo gli attuali altolocati corrispondenti ai boiardi, come del resto è nell’opera, dove sono loro che controllano il loro eletto, e uno di loro  lo pugnala a morte quando  si ritiene che non serva più a nulla; Volesse il cielo che in Russia ci fosse qualche potente in grado di sopprimere il dittatore Putin. Il popolo, ignaro, consenziente, plaudente, non ci riuscirà   mai.

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