Arte

Contemplatori della luna

Artribune del 12 agosto scorso ha avuto una eccellente idea, di dedicare un articolo ad artisti ramosi che si sono impegnati sul tema della luna. Direi che ne è risultata la sconfitta dell’iconografia, a vantaggio della mia fenomenologia degli stili. Forse i selezionatori delle immagini hanno puntato su una loro differenziazione, ma in ogni caso mi pare evidente che gli stili, i contesti dei singoli autori hanno prevalso sul tema. Si parte, in ordine cronologico, da un paesaggio del Guercino, quando nella sua gioventù rispondeva in pieno al carattere campestre dell’ origine da Cento, non ancora attratto dalle forme più culte dei Carracci. I quali da parte loro riservavano le vedute naturali sullo sfondo delle vicende romanzesche che dipingevano da giovani sulle pareti bolognesi In seguito ho dato per buona una Danza campestreattribuita a Gudo Reni, dove però dominano figurette di danzatori, come alacri insetti zampettanti. Poi viene il  grande Poussin, ma si sa bene che lui aveva stabilito una divisione dei lavori, lasciando al Lorrain di occuparsi del paesaggio, mentre per sé riservava il tema maiuscolo delle figure umane, nel mito e nella storia. Il che vale anche per il nostro Sebastiano Ricci, un eclettico che però, anche lui, preferiva decisamente la figura al dato paesistico. Poi vengono due massimi cultori della luna, per i quali si spreca l’etichetta di Romanticismo. Caspar Davud Friedrich ci dà le sue enigmatiche figure che ci voltano la schiena, a significare che il loro interesse va all’infinito che si apre alle loro spalle, in un anticipo su Leopardi, Poi viene William Turner, i cui dipinti sono quasi degli anticipi di esplosioni nucleari che scuotono e sconvolgono l’universo.  Infine con Edouard Manet scendiamo a una visione laica e mondana, di un porto fragoroso di attrezzi e di lavori in corso. Naturalmente la rassegna potrebbe continuare, sempre ricca di casi dissonanti tra loro, ma non dai relativi contesti stilistici.

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