Letteratura

Costanza Savini e “quel ramo del lago di Garda”

Mercoledì scorso 21 marzo, alla presentazione del mio ultimo saggio Mursia, l’amico Roiss mi ha fatto conoscere la giovane narratrice Costanza Savini che mi ha consegnato sia una sua opera precedente, “Morte nei boschi”, co-firmata con Giorgio Celli, sia un appena uscito “Il lago in soffitta”, tutto di sua mano, entrambi usciti presso il mio medesimo editore, Mursia. Quando mi giungono prodotti non previsti e non annunciati in alcun modo, sono alquanto restio a spendere quel tanto di attenzione che ogni lettura richiede, in questo caso però mi ci sono accinto, sia per la pressione gentile dell’amico, sia per la comunanza di casa editrice, e devo dire con consenso crescente. In definitiva, siamo davanti a un caso non molto diverso da quello costituito dal romanzo di Marco Balzano, “Resto qui”, salutato da un buon successo di critica, e accolto favorevolmente anche da me in questa sede. Altrettanto spero che possa capitare pure al “Lago” della Savini, se non ostasse un editore non di uguale capacità pubblicitaria. In fondo, siamo a una variante del ricorso alla categoria del “vero”, che costituisce pur sempre un buon punto di partenza per ogni “storia”, di cui non va mai dimenticata l’origine dalla categoria greca dell’”id”, del vedere coi proprio occhi. Occorre però che intervengano anche opportuni arricchimenti di trama, ovvero appropriati affondi nel verosimile, e che quindi dalla piatta presenza della “storia” si passi a un esito di “poesia”. Nel caso di Balzano, la singolarità di sapore documentario, di rispetto verso un “vero” storico, sta nell’intrattenerci su reazioni e sentimenti che provavano gli abitanti altoatesini del ceppo originario germanofono quando furono sottoposti alla violenza italianizzante del regime fascista. Anche qui in partenza c’è l’andare a sfruttare un singolare cantuccio della storia recente, quando la protagonista, Nina del Meis, più giovane rispetto ai personaggi di Balzano, trovandosi immersa nei disgraziati anni della seconda guerra mondiale, affronta, subito all’inizio, uno “sfollamento “ della famiglia bolognese fino a una località sul lago di Garda, Costermano, ritenuta più sicura, E intanto, già un vivace sapore del tempo ce lo rende il viaggio stesso di trasferta, compiuto in baroccio trainato da un cavallo, essendo ormai divenuto, nei primi ’40, assai difficile trovare come mezzo di trasporto un’auto o furgone. Singolare, e fonte di appezzabili conseguenze, il fatto che questa famiglia di sfollati sia costretta a dividere l’abitazione con un generale tronfio e pomposo al servizio della Repubblica di Salò, del resto propinqua sullo stesso Lago, nella ben nota e famigerata località di Salò, dove il Duce risiedeva in una villa Feltrinelli. Il generale, come del resto la famiglia Del Meis, possiede una abbondante serie di figli, detti con epiteto divertente Generalini. Se i genitori mantengono le distanze, le rispettive figliolanze si consorziano in gustose avventure adolescenziali che hanno un primo scopo nella costruzione di una rudimentale teleferica. Del resto pure il capofamiglia, il Generale in persona, medita di affidarsi a qualche marchingegno della stessa natura, intuendo che la fine della Repubblica di Salò è ormai imminente e bisogna pensare a vie di fuga. Uno dei motivi di fascino, nel nome del “vero”, di quanto ci viene narrato dalla Savini sta proprio nel descrivere il clima di tragedia, di impazzimento, di erotismo da ultimo colpo in canna, che si respira in quell’angolo sperduto d’Italia, dove a dominare ci sono proprio i due temi indicati nel titolo del romanzo, il Lago, misterioso, sfuggente, con le sue nebbie, le sue notti nel buio, ma anche la soffitta, che come in tanta letteratura classica diviene meta di perlustrazioni dei Generalini e di Nina, con una serie di avvincenti scoperte. Ci sono strani e misteriosi armadi, si scoprono cassapanche contenenti corpi mummificati di sacerdoti, forse vi si custodisce pure il favoloso tesoro di Dongo. Infatti si accenna alla possibilità che nottetempo quel luogo così caro alle fantasie infantili dei giovani abitanti venga pure visitato dal Duce in persona. Insomma, la nostra Savini gioca abilmente tra il “vero” e l’immaginario di esplorazioni e avventure fantastiche, forse perfino con ricchezza eccessiva, dimostrando di possedere troppe frecce al suo arco, troppi assi nella manica. Forse in una prossima occasione dovrebbe selezionare meglio tra tanta ricchezza di spunti, che alcune volte le scappano di mano e affondano in una eccessiva ambiguità. Ma il composto risultante, la torta finale appaiono succulenti, appetitosi.
Costanza Savini, Il lago in soffitta. Mursia, pp. 225, euro 17.

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