Attualità

Dom. 25-3-18 (presidenze)

La partita che si è giocata tra venerdì 23 e sabato 24 marzo per l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento è risultata controversa ma in definitiva di facile soluzione per il semplice fatto che di poltrone da spartirsi ce n’erano due, una per ciascuno dei gruppi vincitori delle recenti elezioni. Molti vi hanno scorto il delinearsi di un’alleanza anche per il governo, tra la Lega, che ha fortemente strattonato, fin quasi al limite di rottura, gli alleati di Forza Italia, e la controparte dei Cinque stelle. Ma la partita risulterà ben più difficile quando, per dirla col titolo di un film, ci sarà una solta “poltrona per due”, non vedo proprio come Salvini e Di Maio possano giungere a un accordo tra chi di loro sarà disposto a fare un passo indietro in vista del premierato. A questo scopo Salvini si deve trascinare dietro i riluttanti berlusconiani, diversamente gli resterebbe solo la prospettiva di fare il numero due del concorrente, più ricco di lui in parlamentari a proprio nome. Del resto, anche a pensare che al fine di quell’alleanza la componente berlusconiana si voglia tirare indietro, come si farà a distinguere tra gli eletti nei collegi nominali chi appartiene chi? Insomma, ci sarà uno scontro all’ultimo sangue Salvini-Di Maio, con un nulla di fatto. Continuo a ritenere che l’ipotesi più probabile resti ancora quella di un governo del Presidente per andare a nuove elezioni, con tutta calma, perché si è visto che i Paesi se la passano bene, e forse addirittura meglio, in assenza di governi formalmente istituiti. Inoltre, come ritoccare la legge elettorale per evitare il ripetersi di una situazione di stallo? Ci vorrebbe il ballottaggio, o qualcosa di simile, come un forte premio di maggioranza, ma a chi, a un singolo partito o a una coalizione? E sarebbe possibile ipotizzare, come nei giochi di borsa, un “rimbalzo” a favore del perdente Pd, o, come dicono in tanti, questo verrebbe del tutto “asfaltato”?
Intanto, come sempre ha ragione Renzi nel lamentare la insipienza del giudizio di Napolitano, che la colpa del Pd sarebbe stata di magnificare troppo i risultati del proprio operato. Ma può un governo in carica fare altro, se non mettere l’accento sui risultati conseguiti? Sono gli altri che possono promettere la luna, non dovendo rendere conto di quanto già fatto.
Ma certo resta da chiedersi dove il Pd abbia sbagliato nel suo modo di gestire il potere in questi pochi anni. Rimando a prossime puntate un’analisi più dettagliata, al momento mi limito a ricordare un motivo già da me accennato, il mancato rispetto del New deal roosveltiano, cioè un intervento massiccio con miliardi di euro per sostenere il lavoro giovanile. Si è data troppa fiducia ai pretesi “capitani coraggiosi” del privato, che hanno lucrato i tagli alle tasse ma poi si sono affrettati a licenziare, o a trasferire all’estero le attività o i soldi guadagnati. Da vecchio docente del DAMS, avevo varie volte predicato che si doveva procedere a massicce assunzioni di laureati per i vari centri civici, biblioteche di quartiere, cineteche e quant’altro. Franceschini ha impegnato soldi per una inutile riforma consumista. Il problema non era nominare dei direttori capaci di conquistare ai musei un maggior numero di visitatori, bensì di aprire concorsi per assumere in gran numero giovani addetti al sistema culturale del Paese. E anche sull’altro fronte che è risultato disastroso, degli immigrati, su cui ha giocato spudoratamente la Lega, non si è sbagliato nel sistema del salvataggio in mare, o di possibili, per quanto assai stentati, accordi con la Libia. Si è sbagliato nel permettere che gli immigrati evadessero facilmente dai centri di accoglienza andando a occupare le nostre strade. Oggi, come tutti sanno, ogni cinquanta metri incontriamo un extracomunitario col cappello in mano che chiede soldi per un caffè o un panino, Anche in questo caso ci vorrebbe una possibilità di larga assunzione, con adeguata retribuzione, per avviare questa mano d’opera a un servizio civile, quello cui i nostri giovani sono del tutto refrattari, sognando per sé solo lavori di alto profilo e di buone paghe, preferendo in alternativa di essere mantenuti da padri e da nonni usciti indenni dalla crisi.

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