Attualità

dom. 14-10-18 (idoneazioni)

Faccio tacere una volta tanto la mia “vox clamantis in deserto” rivolta a denunciare il misfatto del Presidente Mattarella che ha regalato il Paese al duo di malfattori Salvini-Di Maio, nonostante che avessero del tutto proclamato il piano criminoso di portarci sull’orlo della bancarotta. Affronto invece un tema più in linea con la mia vecchia professione di docente universitario, anche se ai mie tempi non esisteva la modalità dell’idoneazione nazionale dei candidati a qualche avanzamento nei posti di insegnamento. Ora si deve acquisire una specie di abilitazione ai due ruoli di ordinario e di associato, con prove affidate a commissioni che lavorano on line, con l’obbligo di mettere poi in rete i rispettivi verdetti. Non ci sono limiti di posti, il che consente a queste commissioni di largheggiare nelle promozioni. Infatti, fino a questo livello, il sistema funziona bene, le commissioni si riuniscono abbastanza presto, e la messe degli idonei è larga. Ma poi i promossi devono affrontare delle colonne caudine, in quanto l’idoneità raggiunta è solo un primo passo, devono poi trovare qualche dipartimento dei vari Atenei che sia disposto a chiamarli, avendo nella sua dote la relativa quota di assunzione. La cosa è abbastanza facile quando si tratta dell’avanzamento di persone già incardinate, di ricercatori che sono stati promossi al rango di associati, e di questi ultimi dichiarati ordinari. Ma diventa invece difficile per chi è fuori dal sistema, e dunque esige una quota intera. Molti dunque degli idoneati restano fuori, sono costretti a lunghe attese, con l’ansia che i termini di validità del titolo raggiunto possano scadere. Sarebbe molto semplice ovviare a questo stato di cose, con un provvedimento che per giunta andrebbe del tutto nel senso di dare lavoro ai giovani e di evitare la fuga dei cervelli, che sono finalità proclamate a piene lettere da tutti i governi, compreso il precedente, quindi una volta tanto la mia non è un’accusa all’attuale governo gialloverde. Basterebbe mettere a disposizione una quota, che non ritengo molto rilevante, tale che ci fosse un posto per ogni idoneato, a prescindere dalle disponibilità esistenti presso i singoli dipartimenti e atenei. A questo modo l’assunzione sarebbe assicurata, si tratterebbe solo di aspettare il proprio turno, ma con l’animo tranquillo, sapendo che prima o poi questo arriverebbe. Non credo che la spesa per istituire un provvedimento del genere sarebbe eccessiva, d’altra parte esso andrebbe in una direzione del tutto giusta, in linea con i vari proclami annunciati, che però restano il più delle volte soltanto delle proclamazioni emesse a vuoto.

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