Attualità

Dom. 19-1-20 (Libia e Pd)

I maggiori problemi del momento li ho già esaminati, quindi non mi resta che ricorrere a un “repetita iuvant”. Questione Libia, di cui si discute proprio in questo momento a Berlino, mentre digito i miei appunti solitari. Ripeto che è stato un errore non mandare una nostra forza militare a seguito della richiesta di Serraz, capo legittimo della Tripolitania. Non lamentiamoci se poi egli ha fatto intervenire i Turchi per difendersi dall’aggressione, evidente, ingiustificato, di Haftar. Abbiamo truppe in luoghi di nessun nostro interesse strategico, come l’Afganistan, l’Iraq, le alture del Golan, con partecipazione decisa per compiacere gli USA o l’ONU, non le abbiamo mandate nell’unico scenario che invece per noi costituisce interessi vitali. Inoltre è comica, assurda, gratuita la pretesa che a Berlino si riesca ribadire l’unità libica. Haftar è un cliente incontentabile, a meno di non dargli una intera regione, Bengasi, la Cirenaica. Ovvero, come già diceva la saggezza dell’Ad dell’Eni, l’unica soluzione percorribile è quella federativa, due regioni, con salomonica divisione dell’accesso ai pozzi petroliferi, solo così si può sperare in una pace di qualche tenuta.
L’altra questione, di natura totalmente diversa, è il proposito del Pd di cambiare pelle, di rinnovarsi. Hanno ragione i commentatori che giudicano risibile, inconsistente una pretesa del genere. Il Pd deve prima di tutto porre rimedio ai due problemi che ne hanno determinato la sconfitta alle elezioni di due anni Fa. Primo, dare lavoro ai giovani, che infatti hanno abbandonato in massa il Pd passando ai Cinque Stelle o disertando le urne. E non si speri che ora le Sardine rimedino, è un fenomeno vago e capriccioso, in definitiva sempre in attesa che si risolva il problema di base. Ho detto non so quante volte che in merito bisogna seguire il modello del New Deal roosveltiano, cioè lo Stato deve creare posti di lavoro. Purtroppo il renziano Job’s Act ha dato troppa fiducia ai “capitani coraggiosi” della nostra industria, che tali non sono. Tocca alla comunità rimediare, mettendo sul piatto miliardi di euro. Per esempio, il ministro Franceschini, invece di fare la fatua riforma dei direttori di museo, avrebbe dovuto far partire un concorso per centinaia di posti di addetti alla conservazione dei beni culturali, magari ampliando la portata di questo ambito fino a includere tutti i centri civici della nazione, da dotare di personale per gestire biblioteche, emeroteche, attività culturali. Ho pur segnalato l’inutilità di una riforma universitaria che a quanti ottengono la laurea triennale non dà alcuno sbocco professionale obbligandoli per forza ad accedere al biennio magistrale. Invece questi triennalisti senza farli attendere si dovevano immettere sul mercato in ogni settore, anche in quello sanitario che ora a quanto pare manca di personale. Insomma, ci vorrebbe una vasta operazione di pubbliche spese per creare posti di lavoro, senza attendere le dubbie assunzioni da parte di imprese private.
L’altro fronte che ha portato alla sconfitta del Pd è quello dei migranti, non di averli accolti nei nostri porti, ma di averli rinchiusi in centri con l’invito tacito ad andarsene, o di averli imposti alle varie comunità. Bisognava invece istruirli, avviarli a quale utile attività lavorativa, seppure di basso livello, ma con regolare retribuzione. Se non si affrontano alle radici questi due drammatici problemi, tutto il resto è vacuo, impotente bla-bla.

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