Attualità

Dom. 19-8-18 (passanti)

Chiodo scaccia chiodo, si potrebbe dire. Appena domenica scorsa, 12 agosto, commentavo l’incidente bolognese avvenuto sulla tangenziale, ma sembra già dimenticato, oscurato dalla ben più grave catastrofe genovese. Eppure anche l’incidente di Bologna poteva chiudersi con un tragico bilancio, non inferire a quello della città ligure. C’è stato un solo morto, ma bastava che l’onda di fuoco levatasi dal tamponamento di un’autocisterna con altro veicolo andasse a investire le auto in marcia nella carreggiata contigua, o che colpisse le abitazioni poste a gomito lungo il percorso, e il numero delle vittime poteva crescere a dismisura. Quale il rimedio? Spero che se ne tragga la morale che bisogna abbandonare la folle idea del raddoppio dell’attuale tangenziale, con tutti i pericoli ad essa collegati, e che si rilanci il progetto alternativo, il passante a Nord, in aperta campagna, dove evidentemente incidenti di questa natura, non certo da escludere, non farebbero vittime civili. Ma purtroppo un giro di valzer del sindaco di Bologna ha allontanato questa soluzione soltanto per compiacere, a fini elettorali, i comuni del circondario, che non vogliono essere disturbati dal transito di auto e camion nelle loro vicinanze, o non vogliono subire la perdita di qualche fazzoletto di terreno agricolo. Purtroppo I Pentastellati, se utilmente si oppongono alla sciagurata ipotesi dell’allargamento della tangenziale nell’attuale nociva collocazione, non lo fanno certo a favore del passante in area sicura, ma nel nome della “decrescita felice”, dell’accontentarsi dell’esistente. E’ la stessa concezione che li ha portati, a Genova, a opporsi all’ipotesi, anche là, di un passante a debita distanza dai centri abitati. Eppure, venendo finalmente a Genova, questa pare proprio essere l’unica soluzione ipotizzabile. Certo nessuno può pensare a un rabberciamento del ponte nell’attuale collocazione, appoggiandosi ai due mozziconi residui. Chi si fiderebbe a transitare su una simile incerta e precaria passerella? E dunque, bisogna pensare a una possibilità alternativa, rispettando alcuni criteri che si impongono dopo i due drammatici casi recenti: porre i tracciati a distanza di sicurezza da insediamenti abitativi, e possibilmente anche da rotaie ferroviarie. Compito difficile, a tempi lunghi, ma proprio non vedo quali alternative ci possano essere, a meno che non si possa costruire un ponte in acciaio scorrente a poca distanza da quello andato giù, avendo cura che non passi sopra le teste di case e aziende. Tra parentesi, è da esecrare lo sciacallaggio di Di Maio, io personalmente non avrò pace finché non lo vedrà sprofondare nel nulla, con rammarico che sia stato salvato, come mi è capitato dire, da un provvido, per lui, salvataggio da parte di Mattarella, che gli ha permesso di formare il governo della protesta gratuita. Tra le varie voci emerse alla tv in questa occasione la più saggia e avveduta è stata quella di Di Pietro, che ha ricordato come il governo non si possa costituire in qualità di parte civile, in un eventuale processo contro i Benetton, in quanto sarebbe correo, infatti la concessione prevede che al governo resti un compito di controllo per verificare lo stato dei manufatti. Pare che per interventi del genere il ministero apposito non abbia fondi, ma questo non diminuisce le sue responsabilità, almeno su un piano formale e giuridico. Ma quello che conta per Di Maio è di dare addosso, di istigare all’odio, alla vendetta, soprattutto nei confronti del passato regime, da qui i fischi che nella cerimonia delle esequie di ieri hanno accolto i rappresentanti del Pd. Perfetto risultato ottenuto da Di Maio, nella sua pervicace continuazione della campagna elettorale.

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