Attualità

Dom. 27-1-19 (piccolo è bello)

Nella nostra televisione è terminato il duopolio tra Rai e Mediaset, si è introdotta la Sette dell’editore Urbano Cairo, con un telegiornale della sera condotto da Enrico Mentana che ormai è divenuto il mio preferito, e i vari talk show di successo, sul tipo di Otto e mezzo, Di martedì, Questa non è l’Arena, e altri ancora. Tra i meriti del telegiornale di Mentana, al lunedì, c’è pure quello di fornire previsioni sulle percentuali di voto ad oggi dei vari partiti, dove purtroppo il mio Pd non si schioda da un 17%, mentre continua a volare alta la Lega. E ancora, c’è pure l’utile servizio costituito dal “Data room” in cui Milena Gabanelli ci bombarda con le sue cifre statistiche, E proprio nel domenicale scorso notavo quanto pesante, grave di conseguenze, fosse stato il dato da lei fornitoci circa l’enorme quantità di miliardi giacenti nelle casse dello stato e di altri enti pubblici, ma non utilizzati a favore di una nostra crescita economica. Per fortuna lunedì scorso, 21 gennaio, la brava giornalista ci ha comunicato invece un dato incoraggiante, pare cioè che nel nostro Paese, nonostante la crisi degli anni passati e l’attuale ristagno, il “piccolo è bello” abbia continuato a sopravvivere, almeno nelle regioni nordiche, dove sono tuttora in azione tante piccole aziende capaci di rinnovarsi sul piano tecnologico e addirittura di assumere personale, stimolate da una loro ottima capacità di incrementare l’export. E dunque le diagnosi un tempo formulate da Giuseppe De Rita, insistenti proprio sul fatto che per stendere un giudizio veritiero sul nostro stato economico bisogna considerare il portato di una micro-economia, resisterebbero ancora, anche se nel frattempo anche la voce di De Rita, nei suoi editoriali affidati al “Corriere”, si è fatta incerta e confusa. Siamo al punto che queste piccole imprese cercano, ma non trovano, mano d’opera, anche se magari si tratterebbe di maestranze richieste per svolgere un lavoro manuale di basso profilo. Ma i nostri giovani sono del tutto riluttanti a occupazioni del genere, sognano un posto tranquillo in banche, o comunque lavori a mani pulite in qualche organismo del parastato, o in qualche grande azienda, se addirittura, come succede al Sud, contano su una vita in panciolle supportata dal reddito di cittadinanza. Se c’è una questione mal posta, sta nell’accusa che l’invasione dei famigerati immigranti porterebbe via il lavoro ai nostri giovani. Sappiamo bene che a questa gente venuta dal mare vengono affidati proprio quei lavori di basso profilo cui i nostri ragazzi sdegnosamente si rifiutano. Da qui, la necessità di riconoscere, inquadrare, legittimare questa forza lavoro, anche per sottrarla al misero destino di ciondolare nelle nostre strade a chiedere l’elemosina. E’ questa la incontrollata invasione che turba tanti nostri cittadini e li spinge a optare per la Lega, a gonfiarne i voti oltremisura. Lo capirà, il nuovo leader della CGIL, il prevedibile vincitore Landini, che ormai bisogna affrontare e risolvere questi enormi problemi incombenti sulla nostra società? Da un lato, trovare modalità flessibili per dare alle piccole aziende la mano d’opera di cui hanno bisogno, da un altro, regolamentare l’avvio dei migranti a servizi senza dubbio di basso livello, ma utili per la comunità e ben regolamentati.

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