Attualità

Domenicale 1

Ormai diciamo pure che ogni settimana stendo un mio “domenicale” toccando circolarmente i vari argomenti urgenti, apportandovi aggiunte o ritocchi in base all’incalzare degli eventi. Al primo posto sta sempre il dramma epocale dell’emigrazione, soprattutto per mare e dalle rive della Libia, che è quello che ci concerne di più, e nello stesso tempo è pure il più nefasto, col maggior numero di morti, mentre le vie di terra attraverso Turchia e Macedonia ecc. sono meno micidiali e più controllabili. Urge mettere a punto qualche forma di intervento, ora, oltre a Salvini e a Monsignor Galantino, ce lo chiede addirittura l’amministrazione Obama. Ripeto che l’unica possibilità, per i prossimi tempi, mi pare sia quella di istituire una barriera di contenimento, anzi, di respingimento. Forse ormai bisogna osare di entrare nelle acque territoriali libiche, portando le navi europee a intervenire a pochi chilometri da quelle coste impedendo che gommoni e barche colabrodo prendano il largo, costringendole a riportare subito il loro carico sulla terraferma. Chi può impedircelo? Se il governo di Tobruk ha davvero una sua legittimità, si può trattare con esso e farci dare una delega in tal senso, altre autorità sono illegali e dunque violabili, senza che, finché i nostri mezzi restano in mare, possano applicare pericolosi interventi e ritorsioni, come sarebbe se inviassimo una forza di occupazione sul suolo.
Noto poi che non esistono risposte da parte della CEI e del loquace Monsignor Galantino circa l’ospitalità che la Chiesa, in Vaticano o in suoi organi sparsi sul nostro territorio, sta dando agli emigranti. Un bravo prefetto, Morcone, ha dato invece una risposta a un altro mio quesito, riusciamo davvero a rimpatriare gli emigranti non legittimati in quanto fuggitivi da paesi sconvolti da guerre e rivoluzioni? La cosa è molto difficile, perché intanto gli sbarcati riluttano a farsi identificare, inoltre per riportarli in aereo nei luoghi d’origine occorrono convenzioni coi relativi Stati, se no questi non ne consentono neppure la discesa a terra. Insomma, L’operazione rimpatrio riesce assai ardua, e oltretutto espone questi disgraziati a rischi non meno gravi di quanto da loro affrontato nelle trasmigrazioni via mare.
I torti della CEI ora sono ribaditi dal numero uno Cardinal Bagnasco che si pone di traverso a una legislazione volta a concedere alle copie gay, non il diritto di un matrimonio in piena regola, ma almeno una parità di trattamento rispetto alle coppie coniugate. Caro Papa Francesco, dove sta la tua pretesa umanità dilagante, quella stessa che fa versare lacrime di commozione a Eugenio Scalfari? E perché il nostro Stato non ha protestato alla tua pretesa di indire tra capo e collo un Anno Santo, scaricato su Roma Capitale in un momento così travagliato della sua esistenza? Resto dell’idea che la Repubblica italiana doveva opporsi, o avvisare che l’evento avrebbe dovuto consumarsi per intero a carico della Città del Vaticano.
Vale poi la pena condurre una riflessione sul caso dei due Marò imprigionati a tempo indeterminato in India. Conta poco recriminare le colpe del passato, ma perché si è lasciato che la nave posta sotto la loro tutela, dopo l’episodio della uccisione di due pseudo-pescatori, approdasse a un porto indiano? Non era ovvio immaginare quanto ne sarebbe seguito, con arresto dei nostri due malcapitati, e ritorsione su di essi di tutti i guai di cui un Paese del Terzo Mondo, anche se in via di riscatto, si vuole vendicare su di noi, membri, anche se ultimi della classe, dell’opulento ed ex-colonialista Occidente? I due Marò avrebbero dovuto impedire, armi alla mano, al comandante di quella malcapitata imbarcazione l’approdo in un porto indiano, oppure la nostra Marina avrebbe dovuto provvedere a prelevarli con elicotteri. Poi, la trattativa è stata condotta malamente, bisognava condurla per vie private, a base di risarcimenti e contentini simbolici. L’essersi rivolti a un tribunale internazionale ha bloccato a tempi lunghi una soluzione, ormai ci vorrebbe un blitz d marines per liberare il povero ostaggio rimasto in mani indiane, diversamente temo che dovrà marcire quasi per sempre in esilio.

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