Letteratura

“Il Verri” ci ricorda che la poesia deve far male

La gloriosa rivista “Il Verri” pone il suo ultimo numero, il 72, all’insegna de “La poesia fa male” in cui si riconosce subito un grido di battaglie delle avanguardie vecchie e nuove, che sta nel prendere la poesia “in gran dispitto”. I conformisti di tutte le stagioni la prendono per il verso dritto, la accarezzano, chi si oppone procede alla rovescio, come ci aveva esortato Corrado Costa, da un “audiotape” che abbiamo ascoltato con adesione totale, quando nel 2003 a Bologna avevamo festeggiato il quarantennale dalla nascita del Gruppo 63. La voce di Costa, purtroppo ormai scomparso, così ci ammoniva: “zucconi, questo è il retro, voltate il disco”. Noi invece avevamo capito che il nostro destino, la nostra missione erano di ripetere entusiasti “questo è il retro”. Del resto sappiamo bene che anche i medicinali per essere davvero utili alla salute all’inizio devono “fare male”. Purtroppo la direttrice Milli Graffi se n’è andata poco prima che uscisse questo numero della rivista, che le era sta affidata dal marito Giovanni Anceschi, erede a sua volta del “Verri” lasciatogli dal padre fondatore Luciano, e da lui girato alla consorte per la sua maggiore competenza in campo letterario. Purtroppo questo numero pur in sé felice e appropriato si pone all’ombra di altri lutti, è scomparso Nanni Balestrini, grande maestro di questo prendere la poesia, e tutto il sistema delle arti, alla rovescio. E se n’è andato pure Paolo Fabbri, cooptato nel comitato di redazione. Per fortuna è sano e vegeto. malgrado i suoi novant’anni, Angelo Guglielmi, e vorrei proprio cominciare con un commento sul suo intervento, che osserva una grande verità. Questo nuovo secolo si è aperto come in sordina, con spiccata differenza rispetto a Ottocento e Novecento, che erano iniziati con la detonazione di movimenti arrischiati, violenti, ben decisi a fare la differenza. Invece il 2000 è partito quasi in silenzio. A dire il vero proprio Angelo non era stato con Balestrini e con me quando avevamo creduto che il secolo scorso fosse sano e vitale fino alla fine, celebrando un’ondata eccezionale di narratori negli incontri di RicercaRE, a Reggio Emilia. Quando poi, cacciati via da quel nido ospitale, sempre Balestrini e io stesso abbiamo voluto trasferirci a Bologna, con RicercaBO, la narrativa è apparsa alquanto languente, priva di esiti memorabili, tanto che Nanni aveva preferito andarsene alla chetichella per concentrarsi nella sua pratica totale dell’intero sistema delle arti. Però, quando la narrativa fallisce, ricordandoci che non è tropo presente nel DNA nazionale, la poesia non manca mai, seppure mostrandosi pronta a coltivare il retro, cioè in sostanza a indentificarsi con l’anti-poesia. Di cui era ottima esponente la stessa Graffi, tanto che io l’aveva inserita, nell’80, in un pamphlet intitolato “Viaggio al termine della parola”. Ma poi, diciamolo pure, avevo litigato con lei proprio per l’ostracismo che aveva rivolto contro tutti i nuovi arrivati anni Novanta del secolo scorso, da me raccolti all’insegna di “E’ arrivata la terza ondata”. Ora proprio questo numero dimostra che Milly si era ricreduta, infatti vi sono presenti Bajno e Cepollaro, che in definitiva hanno aperto questo “post”, rispetto alla seconda ondata dei Novissimi, e dello stesso Balestrini. Chissà perché, è assente l’altro membro di quel trio, Lello Voce. Ho detto di una certa insufficienza che l’attuale RicercaBO deve lamentare sul fronte della narrativa, ma non su quello della poesia, forse più presente nel nostro codice genetico. In fondo, lo stesso Gruppo 63 si era rivelato proprio con in poeti Novissimi. E anche l’attuale RicercaBO può vantare un fenomeno di punta in ambito poetico, anche se ovviamente preso pur sempre alla rovescio. Si tratta di quell’ambiguo e contradditorio atteggiamento battezzato da Marco Giovenale e amici “Prosa in prosa”, come di vede, una ennesima applicazione del criterio di rovesciamento, di convinta pratica dell’antitesi. Vedo con piacere che Milly, lasciandoci, si è completamente ricreduta verso questi ultimi post-Novissimi. Infatti in questo numero della rivista, oltre a Giovenale, sono ospitati altri partecipi dello stesso fenomeno, quali Andrea Inglese e Alessio Broggi. Dunque, è davvero completo, esauriente il fronte di quanti seguono il precetto di Costa e coltivano assiduamente il “retro”, ben consapevoli che la poesia giusta è quella che deve far male.

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