Letteratura

Inconcludenza dei Wu Ming

Non sono mai stato favorevole al collettivo che si presenta col nome di Wu Ming, al punto che, pur abitando nella medesima città, Bologna, nulla ho mi fatto per incontrali e per stabilire un dialogo diretto con loro,  nel che devo ammettere di sentirmi in colpa. Il tratto distintivo della loro ormai lunga produzione è di riferirsi di volta in volta a qualche grosso episodio storico, ma senza il coraggio o la volontà di affrontarlo in toto. Essi procedono invece a sminuzzarlo in una selva di dati marginali, quasi che andare al suo nocciolo centrale gli sembrasse nocivo o improduttivo. Clamorosi i modi in cui hanno dribblato, poniamo, la battaglia di Lepanto, o il dramma dei pellirosse d’America, o la Rivoluzione francese, Ora ci hanno provato in Ufo 78, sollevando, almeno per un interprete ostile e forse prevenuto come me, tanti problemi; Perché mai un gruppo che si dichiara di sinistra e del tutto laico va a indagare su un fenomeno come quello degli Ufo, che ovviamene presta il fianco a insinuazioni di carattere spiritualista, trascendente, di falsa religiosità, e così via? Si potrà dire che i nostri lo fanno tenendo i piedi  ben radicati al suolo, già in partenza andando a sorprendere una comitiva di scout, due dei qual si perdono nel nulla. Sono Jacopo e Margherita, che con la loro misteriosa scomparsa replicano noti episodi similari che troviamo sia nell’Avvenuradi Antonioni sia in un altro film famoso, Picnic aHanging Rock. Beninteso i nostri autori nulla fanno per nascondere una simile evidente citazione, ma che senso ha ricorrervi? E invece proprio questa scomparsa costituisce un filo conduttore dell’intera vicenda, ricomparendo di tanto in tanto, e infine trovando pure una soluzione, quando si scopre una grotta misteriosa che nelle sue latebre avrebbe potuto ingoiare i cadaveri dei due malcapitati, divenuta un covo dei brigatisti che vi hanno nascosto una vera e propria armeria. Questo infatti un altro  aspetto contradditorio nella strategia narrativa del gruppo,  il mettere in piano piano qualche episodio fatuo, ma di cogliere quasi di passaggio e preterintenzionalmente i fatti di forte rilevanza politica del nostro passato. In questo caso si tratta addirittura del sequestri Moro, con qualche risaputa battuta su tutti i passi falsi compiuti in buona o mala fede dai nostri investigatori, facendo comparire pure di  profilo l’ombra di Gladio. Ma dominano soprattutto le vacue, fatue, inconcludenti comparse degli Ufo, con tante inutili precisazioni sulle differenze tra gli UFO stessi e gli IFO, cioè gli Identifed flying objects, E forse ben pochi lettori sobo interessati ad apprendere la differenza che c’è tra ufologia, cioè un atteggiamento di inutile rigore scientifico nell’indagare su questi sfuggenti fenomeni, e invece la ifofilia, di chi li ama davvero e se ne fa vanto. I nostri si disperdono in questo mare di dati irrilevanti e perfino snervanti.

Devo dire che se duro è il mio giudizio sul gruppo nella sua totalità (ma da chi formato?), sono stato sempre più equo rispetto a una loro filiazione, costituita a quanto pare da un Wu Mng 2, che mi ha convinto col suo romanzo Tamira,e fatto accettare con qualche adesione il viaggio a piedi intrapreso da Bologna a MIlano, evitando, contestando, l’autostrada scorrente in parallelo (Il sentiero luminoso). In materia di questi viaggi carismtici,  però, la mia preferenza va decisamente a Enrico  Brizzi.

Wu Ming, Ufo 78, Einaudi stile libero, pp. 511, euro 21.

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