Attualità

Dom. 11-10-20 (Vaticano)

Papa Francesco gode sicuramente di buona stampa per le sue incessanti predicazioni a favore dell’accoglienza, della pace, del rifiuto di ogni discriminazione tra i vari membri della comunità umana, e beninteso un simile giudizio positivo risale indietro ai suoi predecessori, a partire dal forse più innovativo fra tutti, Giovanni ventitreesimo. Però uno spirito laico come io sono non può mancare di rimproverare a tutti loro alcuni gravi torti teologici. Per un verso, non si sono certo esentati dal proclamare l’uguaglianza tra uomo e donna, ma allora, perché non concedere anche alle donne l’esercizio del sacerdozio? Il fatto che non ce ne sia una autorizzazione nei Vangeli non è certo una buona ragione, sarebbe come voler essere terrapiattisti perché la rivoluzione copernicana non compare nei testi sacri. Io mi sono chiesto per quali ragioni resiste questo curioso interdetto, in uno dei miei primi blog ne ho indicato un motivo se si vuole alquanto esteriore e risibile, infatti allora qualcuno aveva riferito con commento divertito quel mio parere. Che cioè la Chiesa teme che una sacerdotessa consacrata possa rimanere incinta. Se il sacerdote ha rapporti sessuali, non lo si vede, mentre nella sua eventuale collega se ne vedrebbero segni fin troppo eloquenti. Un altro motivo che genera forte perplessità sta nella condanna della contraccezione. Capisco che la Chiesa condanni in un credente la risoluzione di non fare figli, ma dovrebbe riconoscere il diritto di pianificare le nascite secondo le proprie possibilità, e soprattutto cessare di considerare l’accoppiamento come una sorta di peccato che può essere perdonato solo se destinato alla procreazione. Si sa quanto proprio le nascite incontrollate mettano a rischio le popolazioni del terzo mondo. Ma in definitiva mi si potrebbe controbattere che appunto da coscienza laica non mi devo impicciare in quesiti teologici. Ora però c’è un altro grave motivo di dissidio, provocato dal caso Becciu. Questo cardinale sarà anche il peggiore dei criminali, ma secondo le leggi di uno stato laico avrebbe diritto a vari gradi di giudizio, prima della condanna definitiva, invece nello Stato del Vaticano è stato soggetto al gesto dispotico di un padre padrone che lo ha condannato ed espulso per sua imperscrutabile decisione. Insomma, siamo in presenza di uno stato teocratico estraneo a tutti criteri della democrazia occidentale. Per questo verso il Tevere resta molto largo, separa decisamente le due sponde.

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