Attualità

Dom. 14-5-23 (Riforme)

La Meloni sembra decisa ad affrontare il capitolo di riforme della costituzione, c’è da farle gli auguri, tanto le imprese del genere sono sempre risultate difficili e condannate a esiti negativi. Se si parla di una elezione diretta di tutti i cittadini quanto al presidente della Repubblica, non so se il gioco valga la candela, forse basterebbe rendere meno bizantina la sua elesizone da parte del Parlamento. Per esempio, a maggioranza semplice dei parlamentari dopo due o tre tentativi a maggioranza assoluta. Molto più consistente una elezione diretta del presidente del consiglio, col che si raggiungerebbe l’ipotesi cara a Renzi di adottare lo stesso sistema che si usa per l’elezione del sindaco, ma allora bisognava aderire al suo tentativo di riforma che prevedeva l’abolizione del senato, o comunque dell’inutile bicameralismo, che quasi solo il nostro Stato attua. Io ho caldeggiato quella riforma, e addirittura eretto una Colonna dell’infamia di manzoniana memoria, con alla testa Zagrebelsky, per indicare a pubblica condanna coloro che hanno impedito quella fondamentale riforma. E’ passata solo la più inutile delle riforme, quella che ha ridotto il numero dei parlamentari, ma mantenendo le due camere. Temo che sia proprio questo un ostacolo non indifferente a trasferire in ambito nazionale il criterio dell’elezione del sindaco, dove si ha a che fare con una sola camera, di consiglieri, e non di due, con tutte le difficoltà insite. Ad ogni modo, penso che non se ne farà niente, e che noi rimarremo il Paese del Gattopardo, condannati a fingere dei cambiamenti ma per lasciare le cose al punto di prima.

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