Attualità

Dom. 20-10-19 (dazi)

A dire il vero in precedenti domenicali ho già detto tante cose ancora valide, ma d‘altra parte “repetita iuvant”, come è nella questione dei dazi, oggi attuale più che mai. Questi non sono un male in assoluto, anzi, costituiscono una ragguardevole arma di difesa, quando un’industria decide di delocalizzare i suoi stabilimenti per spostarli in sedi dove il lavoro costa meno. E’ la ragione che ha permesso a Trump di vincere la presidenza, perché aveva ragione di sottoporre a dazi le auto che la Ford andava a costruire in Messico, dove gli operai costano meno che a Detroit. E anche in Europa si dovrebbe ragionare allo stesso modo, dovrebbe nascere una alleanza dei sindacati, almeno di quelli di sinistra, per attuare una politica del genere. Prendiamo il caso della Whirlpool, perché chiude lo stabilimento di Napoli? Quella ditta cessa in assoluto la sua attività, o la trasferisce in Paesi dove appunto il lavoro costa meno? Nel primo caso non c’è nulla da fare, nel secondo può funzionare proprio l’imposizione di un dazio, se poi quell’azienda vuole reintrodurre in Italia i prodotti costruiti altrove e a costi più vantaggiosi, il che vale anche per la Fiat, che non può pretendere di vendere presso di noi le auto costruite in Brasile a costi minori. La UE, col pieno appoggio dei sindacati, dovrebbe attestarsi su questa barricata. Però si dà il caso che trasferimenti del genere avvengano “intra moenia”, cioè a favore di Paesi appartenenti alla UE, ma dove il lavoro operaio costa meno che da noi. Male si è fatto nell’ammettere delle nazioni di questo genere nella nostra Unione, si doveva pretendere che prima di accoglierli avvicinassero le loro retribuzioni alle nostre, ma se anche questo non è avvenuto, si dovrebbe lo stesso concedere un diritto di dazio a compenso di gravosi dislivelli di questo genere.

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