Attualità

Dom. 27-10-19 (IV)

Purtroppo il mio divorzio dallo stato di ardente, generoso sostenitore di Renzi è irreversibile, non trovo proprio possibili giustificazioni alla sua scissione. Magari lo avesse fatto in passato quando fu bollato dalle due sconfitte successive, al referendum costituzionale e alle ultime elezioni politiche, sarebbe stato più naturale, in tanti davano per scontato che volesse imitare l’esempio di Macron, e proprio il fatto che allora non avesse compiuto una opzione del genere mi faceva sperare che in lui ci fosse la decisione di rimanere dentro il Pd. Ora invece lo ha fatto, ma senza le motivazioni che hanno assicurato il successo a Macron. In Francia la socialdemocrazia, per il malgoverno di Hollande durante la sua infelice presidenza, compromessa da ridicole imprese amatorie, era scesa a livelli a una sola cifra, il che non è affatto avvenuto nel caso del Pd, che tutto sommato resta in Italia il partito meglio strutturato, fra l’altro non si vede perché mai il cauto e compiacente Zingaretti non riaccolga i fuorusciti del LEU e simili, ora che il da loro odiato Renzi ha tolto il disturbo,. Purtroppo, andandosene, Matteo ha dato ragione a posteriori a quanti lo hanno sempre accusato di essere poco di sinistra, e di aver spostato troppo a destra il Pd, fino quasi a snaturarlo. Insomma, tutte le accuse lanciate nei suoi confronti hanno trovato giustificazione e conferma. Oltretutto la nascita di quel partitino reca offesa temo insanabile alla nobile causa di una socialdemocrazia finalmente unita nel nostro Paese, dopo che per decenni nella balena bianca DC le due anime, di destra, maggioritaria, e di sinistra, minoritaria, erano state costrette a una unità contro natura. E poi ancora la causa unitaria risultò spaccata tra il PCI, troppo lento e cauto a scindere le sue responsabilità dal ramo sovietico, e il PSI di Craxi, incapace anch’esso di staccarsi dalla Balena bianca. Ora avremo i due tronconi, con l’ulteriore pessima conseguenza che Renzi non potrà rispettare uno dei cardini della sua coraggiosa riforma costituzionale, per aver tentato la quale gli si dovrà confermare un grande merito storico. Uno dei punti caratterizzanti era di trasportare anche nelle elezioni politiche l’ottimo sistema che abbiamo per i Comuni, quando grazie al ballottaggio al massimo nel giro di due settimane sappiamo chi sarà il sindaco. Se quello stesso ballottaggio maggioritario fosse stato introdotto nel sistema elettorale politico, l’esito sarebbe stato lo stesso, Ora invece, come avviene per tutti gruppuscoli, Renzi dovrà farsi paladino del sistema proporzionale, anche se magari con alto indice di sbarramento. Perché senza dubbio potrà crescere la nomea di essere un tipico social-traditore, portato a pescare voti al centro e alla destra, ma con ciò ribadendo l’impossibilità di giungere a una possibile unità della sinistra nel nostro Paese. Per cui mi trovo a dovergli augurare un massimo di insuccesso, per punizione di un gesto gratuito ed inutile.

Standard