Attualità

dom. 28-10-18 (Pd

Il Pd è affondato in una serie di “mea culpa”, di fervorini sterili in cui si invocano mutamenti di tono, di condotta, mentre in politica contano le “cose” che ci si deve proporre di fare, a correzione di errori che ci sono stati, e proprio i punti che hanno dato il successo alla coalizione gialloverde ci dicono dove e in che modo si deve agire, per parare i loro colpi. Purtroppo uno dei punti dolenti non è nelle mani dei partiti italiani, deve intervenire l’EU, infatti è inutile, è risibile che si fissi, seppur legittimamente, per ogni Paese aderente i limiti del deficit da rispettare, se prima non si decide, tutti assieme, una questione strategica, a quale età consentire il pensionamento dei lavoratori. Non si possono lasciare le mani libere ai singoli stati in una materia del genere, pretendendo che però rispettino i criteri di spesa. Questo lo deve fare l’autorità comune europea, altrimenti i singoli Paesi subiscono il ricatto populista del ritornare alla età pensionabile che la Fornero ha innalzato, non per capriccio ma per porre rimedio a un precedente momento in cui la nostra economia versava in cattivo stato. E ci stiamo ritornando, se si lascia al governo la possibilità di rimettere il limite del pensionamento ai 62 anni. E’ ovvio che il “popolo” plauda a una proposta del genere, e voti in suo favore, se non interviene una imposizione europea, che fissi proprio un limite uguale per tutti, come condizione “sine qua” non per rimanere in Europa.
L’altro punto in cui il Pd deve rimediare al passato sta nell’aprire vaste possibilità di lavoro ai giovani, ben al di là dell’insufficiente Job’s Act, e beninteso scartando con sdegno l’ipotesi assistenzialista su cui pure i Pentastellati “ci marciano”, attirando a sé quasi per intero il voto giovanile. Bisogna trovare i modi di aprire concorsi, assunzioni, anche a costo di sforare i limiti di spesa, invece che per dare sussidi agli sfaticati e abbassare l’età dell’andare in pensione, che invece sono i due assi di briscola dell’alleanza di governo.
Infine, la questione immigrati, dove il Pd, come forza di governo, ha sbagliato non certo nell’assicurare l’accoglienza di quanti sono stati affidati alle carrette del mare, ma nel distribuirli poi sul nostro suolo senza procurare loro una sistematica possibilità di lavoro, di inserimento nella società. Prendiamo atto di due fallimenti, della politica di Minniti verso la Libia, troppo malmessa per fornire una sponda di accoglimento degli aspiranti all’immigrazione in condizioni sopportabili. Non so che mai riuscirà a fare la conferenza–monstre prevista nei prossimi giorni. E inappellabili sembra pure la risoluzione degli altri Paesi a prendersi ciascuno una quota di immigrati, anzi, pretendono addirittura di riportarci quelli che di straforo siano riusciti a varcare i confini. Quindi, teniamoceli, cercando di ricavarne un impiego razionale, e facendoci pagare dall’Europa il disturbo, allo stesso prezzo che viene concesso alla Turchia per chiudere la rotta da Est a Ovest. Noi possiamo chiudere quella da Sud a Nord, ma alle stesse condizioni, ed è quanto possiamo e dobbiamo pretendere con voce ferma dall’UE.

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