Attualità

Dom. 9-2-20 (prescirzione bis)

Ritorno un momento sull’esito delle elezioni regionali in Emilia Romagna, peraltro avvenute appena due domeniche fa. Senza dubbio queste hanno rimpannucciato le sorti del Pd, ma, come dal suo stesso interno molti hanno osservato, non è detto che quel successo trovi conferma nelle molte altre elezioni regionali che ci attendono. A questo proposito, ripeto una osservazione di crasso buon senso: mai possibile che non si possano unificare in un unico “electionj day”, almeno per quanto riguarda appunto l’appello regionale? Un tempo si poteva considerare opportuno condurre sondaggi periodici a breve scadenza degli umori dell’elettorato, ma al giorno d’oggi, con previsioni di voto che ci giungono quotidianamente, e sempre più valide, di tali frequenti sondaggi non abbiamo proprio bisogno. E anche se, come probabile, Salvini o la destra in genere vincessero in alcuni dei prossimi appuntamenti regionali, la possibilità di una crisi di governo sembra remota, anche per l’inciampo dovuto al referendum abrogativo del taglio dei parlamentari. Oppure no, si deve temere lo spettro della disputa accesa attorno alla prescrizione? Ma intanto, anche in questo caso, non sarebbe ora di adottare davvero modalità europee comuni, al pari di altri settori strategici, come l’età del pensionamento e il sistema di assistenza medica? Questi sarebbero davvero i passi unificanti, senza i quali diviene davvero difficile procedere alla pari sul piano dei bilanci economici. Ma torniamo alla fiera disputa che in questo momento scuote il governo attorno alla prescrizione, può essere questa una causa di crisi? Non certo il voto in sé, un governo può “andare sotto”, è già successo tante volte, questo non determina automaticamente una crisi, se non sbaglio ci vuole qualcuno che intenda trarne le conseguenze, potrebbero essere i Pentastellati che, se vedessero bocciato per colpa del cattivo Renzi un punto caratterizzante la loro identità politica, potrebbero obbligare Conte a presentare a Mattarella le dimissioni del governo, o potrebbe essere la minoranza a chiedere un voto di fiducia. E dunque, per un verso o per un altro, mi sembra che la navigazione di questo governo possa continuare la sua pur difficile marcia a singhiozzo, nonostante gli stolti commenti degli opinionisti che continuano a dire che questa maggioranza non ha un’anima. Ma in politica l’anima è solo un valore aggiunto, non indispensabile.

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