Letteratura

Tyler, un ragazzo che non si ferma sulla soglia

Sono molto grato alla Casa editrice Guanda che mi ha fatto omaggio di tre romanzi scritti da autrici a me fin qui sconosciute, ma di cui ho dovuto riconoscere la buona qualità, e oltretutto molto divaricate, ciascuna di loro intenta a svolgere un copione con nessun contatto con quello delle vicine, così da fornire una bella tastiera di stili e tematiche. La domenica scorsa ho parlato dell’irlandese Maggie O’Farrell, che indagando su un figlio del grande Shakespeare ci ha introdotto in un mondo di magie e sortilegi. Ora è la volta di Anne Tyler, statunitense, alle soglie degli 80 anni, e il panorama, fornitoci dal suo “Un ragazzo sulla soglia”, non potrebbe essere più diverso: si tratta di un’elegia accorata e dimessa dedicata all’uomo qualunque che vive nella grande città, imbozzolato in una mediocrità che è pure il suo conforto, la sua difesa quasi animalesca, come un insetto racchiuso e difeso nel suo nido, costretto a una triste solitudine, dato che una compagna d’altri tempi lo ha lasciato, e ora questo protagonista, di nome Mikar, deve fare tutto da sé, pensare ai pasti, al bucato, a come tenere in ordine il piccolo appartamento in cui se ne sta rintanato. Del resto, questa per lui non è una punizione, dato che a una piccola routine del giorno per giorno, egli si sa adattare perfettamente, trovandola pienamente confacente alla sua mediocrità, di cui è nello stesso tempo consapevole e perfino orgoglioso. L’intera cultura statunitense ci ha presentato tante volte le vicende di un borghese “piccolo piccolo”, anche al cinema, si pensi a un attore quale Ernest Borgnine, che sapeva passare disinvoltamente dal ruolo di un bellicoso avventuriero o invece a quello di un povero impiegato, giunto addirittura vergine e con mille titubanze alla soglia del matrimonio. Un simile panorama di ordinaria piattezza e banalità è infranto a un tratto dall’apparire del ragazzo annunciato nel titolo, che è in sofferenza per la mancanza di un padre capace di dare un equilibrio a un’esistenza sottoposta causa di un tale vuoto a inquietudini, sbagli, e rifiuti. MIkah si intenerisce, di fronte a questo soggetto incerto e travagliato. Giungiamo perfino a sospettare che possa scoprire di essere in presenza di un figlio, nato da una delle sue poche relazioni sessuali con una certa Lorna, ma non è così, si stabilisce però tra i due un rapporto di effettiva paternità surrogata, ovvero da quel momento il nostro Micah non è più solo, deve rivedere tuto il diario della sua esistenza per dar posto a quell’ospite imprevisto, che non si ferma solo sulla soglia, come dice il titolo, ma entra dentro, mette radici, come una pianta portata dal vento, ma capace di trovare un terreno fertile su cui crescere. Anna Tyler tratta tutto ciò con tocchi precisi, moderati, ma coerenti e appropriati nel loro succedersi. Prossimo appuntamento, il romanzo di una scrittrice africana, Petina Gappah, che ci mostra addirittura un ritratto del grande esploratore Livingstone, immedesimandosi nei panni di una donnetta di scarsa cultura. Come si vede, niente di più lontano, dai due romanzi di cui ho parlato.
Anne Tyler, Un ragazzo sulla soglia, pp. 220, euro 17.

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