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Che fare degli immigrati?

L’argomento sconvolgente del giorno resta l’implacabile continua invasione dei poveri transfughi dalle coste della Libia, verso gli approdi, non solo nostri ma anche in pari misura forniti, come si è scoperto di recente, dalle isole greche. Questo afflusso enorme, bisogna cercare di arrestarlo, e il buon senso indica una sola strada, le imbarcazioni di un’Europa concorde si piazzino attendendo le scialuppe colpevoli di condurre questa tratta umana, e le obblighino a tornare indietro. Certo, la prima tentazione degli scafisti sarebbe di buttare in mare le loro misere vittime, che ovviamente occorrerebbe soccorrere, ma a quel punto le barche potrebbero essere affondate, e i loro colpevoli conduttori imprigionati, magari anche inseguendoli entro le acque territoriali libiche, non vedo quale potenza locale potrebbe protestare o adottare contromisure. Bisogna insomma far circolare un messaggio, che non si può più sperare di attraversare il braccio di mare tra l’Africa e noi, magari tentando anche la dissuasione con il lancio di manifestini ed altri mezzi di propaganda.
Primo dovere, dunque, arrestare la falla, l’emorragia mortale. Ma, secondo quesito, che fare di chi è già arrivato? Su questo aspetto si tace, o si devia sul problema di una loro sistemazione, sorvolando però su un altro aspetto: si pretende ancora di discriminare da chi ha validi motivi di fuga dai propri paesi e si presenta come vittima di guerre, e chi invece è immigrante puro e semplice? Un tempo si diceva che questi ultimi erano da rimandare ai luoghi di partenza, ma è possibile davvero effettuare il rimpatrio, e vi si sta procedendo? Se lo si volesse operare, dove sarebbero mai da riportare queste povere esistenze che hanno bruciato i ponti alle loro spalle? Dunque, diciamolo pure, chi c’è c’è, e l’Europa deve assorbire queste forze, trovare loro un lavoro, preoccupandosi ovviamente che l’afflusso si arresti, o si riduca di numero, così come in caso di incidente il primo compito è appunto di fermare l’emorragia e poi medicare la ferita. Ora Francia e Inghilterra si sono accorte di quale problema sia per loro il mancato assorbimento regolare di queste scomode presenze. Mi meraviglio che non se la prendano con noi, dato che chi preme al passaggio della Manica proviene sicuramente o dalle nostre coste o da quelle della Grecia. E allora, si prenda tutto il tempo che ci vuole, magari mantenendo gli sbarcati presso nostri siti, caserme abbandonate o altro. O seminari e altri luoghi ecclesiastici anche questi magari in abbandono, sarebbe il modo attraverso cui il Vaticano potrebbe dare un contributo all’immane problema, in luogo delle prediche di Papa Francesco, così ben intenzionate ma anche così prive di qualche peso reale. Abbiamo già troppi disoccupati per parte nostra? Ma si sa pure che c’è una quantità di lavori che i figli di un’Europa del benessere non vogliono più fare, per cui le braccia di nuovi arrivati non sarebbero del tutto superflue.

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